Negli ultimi anni, diversi scandali e allerte alimentari hanno portato al ritiro di milioni di hamburger dai supermercati. Questi episodi sollevano interrogativi sulla sicurezza alimentare, la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza delle filiere.

Scandalo Burger King e la Tracciabilità della Carne
Dopo lo scandalo che ha coinvolto un fast food di Burger King, dove è stata ritrovata carne di cavallo in hamburger di manzo, ben 10 milioni di hamburger sono stati ritirati dal mercato.
Questo ha evidenziato un problema di tracciabilità e frode al consumo, con la vendita di un prodotto diverso da quello dichiarato, all'insaputa dei consumatori.
Inizialmente, c'è stato anche un sospetto sulla sicurezza alimentare, con il Ministro dell'Ambiente che ha ipotizzato la presenza di un farmaco veterinario potenzialmente cancerogeno, in ragione di precedenti episodi legati alla carne equina macellata.
Burger King ha gettato al macero migliaia di hamburger e ha deciso di cambiare il proprio fornitore di carne in via volontaria e precauzionale.
La decisione di Burger King ha seguito quella dei supermercati e ha tenuto conto della chiusura di un impianto di macellazione della ABP Foods a Silvercrest (Irlanda), dopo la scoperta di carne di cavallo nelle analisi.
ABP avrebbe chiamato in causa un terzo fornitore, che rifornisce anche l’Europa continentale, come causa della presenza di carne di cavallo.
La Food Standard Agency (FSA) ha identificato tre impianti positivi al DNA equino, e le indagini sono ancora in corso.

L'Importanza della Trasparenza e dell'Origine della Carne
L'episodio dimostra che, in situazioni di opacità, i problemi di qualità possono essere associati a rischi per la sicurezza alimentare. La trasparenza diventa quindi un requisito fondamentale.
Come nel caso del Sudan Rosso, il colorante cancerogeno presente nelle spezie, è difficile ricostruire filiere lunghe e complesse, dove l’opacità regna sovrana, scoprendo intermediari di intermediari.
Quel che fa pensare è che una spezia (come la carne) è un alimento relativamente semplice, sul quale non ci dovrebbero essere filiere così complicate e difficili da ricostruire in caso di problematiche di ritiro alimentare.
In base al reg. 1169/2011, l’origine della carne diverrà obbligatoria per carne equina, suina, pollame, ovicaprini, a decorrere dal 13 dicembre 2014.
Non è tuttavia ancora chiaro cosa si debba intendere per “origine”, se luogo di ultima trasformazione o invece luogo in cui l’animale è stato allevato.
Entro 13 dicembre 2013 la Commissione dovrà relazionare al Parlamento europeo e al Consiglio su questi delicati aspetti.
I consumatori della BEUC hanno espresso chiaramente che l'origine deve essere la nazione di provenienza, senza inganni.
Inoltre, nel caso di carne usata come ingrediente (ad esempio, negli hamburger), vi sarà la circolazione dei primi testi della Commissione (art. 26.6) circa le opzioni.
Non è ancora chiaro se e come questa dichiarazione in etichetta verrà resa obbligatoria, ma ci si attende un report entro il 2014.
Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la definizione di “ingrediente primario” (tale definizione a norma dell’art. 26.3 è rilevante in quanto in caso la provenienza/origine dell’ingrediente primario sia diversa da quella dell’ alimento finale, va sempre indicata).
La Situazione in Irlanda
Ad oggi la situazione è intricata: in Irlanda, la parlamentare Linda McAvan ha sottolineato come l’indicazione dell’origine negli hamburger debba essere data solo se l’hamburger è composto al 99% di carne.
In ogni caso, ricordiamo che la indicazione quantitativa degli ingredienti non è la norma in base alla nuova legislazione: all’ Articolo 22 “Indicazione quantitativa degli ingredienti”, si sottolinea come vada espressa solo se l’ingrediente figura nella denominazione di vendita; o nell’etichettatura, anche tramite immagini e grafici, che suggeriscano al consumatore la sua presenza; o se comunque tale ingrediente connota il prodotto finale.
La ratio del legislatore è stata quella di usare una logica promozionale: metti la percentuale solo se vuoi promuovere il prodotto.
Ecco alcuni esempi di ritiri di hamburger dai supermercati:
| Supermercato | Motivo del Ritiro | Dettagli del Prodotto |
|---|---|---|
| Il Gigante | Errore di etichettatura (mancanza data di scadenza) | Hamburger di bovino di razza chianina, lotto 25-2839 |
| Tesco | Presenza di carne di cavallo e maiale non dichiarata | Hamburger "beef" |
| Tigros | Errore di etichettatura (data di scadenza errata) | Hamburger di scottona, lotto 664258 |
| Conad | Presenza di istamina oltre i limiti accettabili | Filetti di alici Sapori e Dintorni |
Errori di Etichettatura e Richiami Precauzionali
I supermercati Il Gigante hanno diffuso un richiamo precauzionale riguardante un lotto di hamburger di bovino di razza chianina, prodotti dalla Coprocar S. Nicolò.
Il richiamo è dovuto a un errore di etichettatura: sulle confezioni non è indicata la data di scadenza, elemento fondamentale per la sicurezza alimentare.
Per motivi di sicurezza, si raccomanda di non consumare gli hamburger oltre la data di scadenza indicata.
Chiunque sia in possesso del prodotto richiamato può restituirlo al punto vendita dove è stato acquistato.
Sul sito del Ministero della Salute è apparsa una allerta alimentare riguardante un lotto di hamburger di filiera di scottona perché, per un errore in fase di etichettatura, è stata indicata la data di scadenza sbagliata.
Il motivo del richiamo è dunque da rintracciarsi in un'errore in fase di etichettatura che ha portato ad indicare un'errata data di scadenza.
Il prodotto segnalato può essere restituito al punto vendita d’acquisto.
Il Ministero della Salute ha pubblicato un ennesimo richiamo alimentare per un lotto di confezioni di hamburger di scottona a causa di un’errata data di scadenza.
Si consiglia quindi, a scopo precauzionale, di non consumare il prodotto oltre la data di scadenza corretta oppure di riportarlo presso il punto vendita nel quale è stato acquistato.
Carne di Cavallo e di Maiale non Dichiarata negli Hamburger Tesco
Sull'etichetta c'è scritto "beef", intesa come carne bovina, ma dentro gli hamburger e altri prodotti venduti dalla Tesco, la maggiore catena di supermercati britannica, e da altri supermarket c'erano anche notevoli quantità di carne di cavallo e di maiale.
Non un danno per la salute di chi li mangia, ma comunque un imbroglio nei confronti del consumatore. E, ancora più grave, un'offesa per chi - musulmano o ebreo - non può mangiare ad esempio carne di maiale per motivi religiosi.
La Tesco e gli altri empori hanno immediatamente ritirato tutti i prodotti in questione dai banchi di vendita e interrotto ogni rapporto con i distributori da cui li avevano ricevuti, almeno fino a quando un'inchiesta non rivelerà come è successo.
Il perché è facilmente immaginabile: per scopi di lucro, considerato che la carne di cavallo e di maiale costa meno di quella di mucca.
Analizzando 27 campioni di hamburger, presi da due stabilimenti in Irlanda che sono tra i fornitori della Tesco e di altre catene di supermercati, gli ispettori hanno riscontrato tracce di carne di cavallo nel 37 per cento dei casi e di maiale nell'85 per cento.
Oltre che in Irlanda, le marche di hamburger "taroccati" venivano confezionati in uno stabilimento nella contea inglese dello Yorkshire, anch'esso ora messo temporaneamente al bando dalla Tesco.
Oltre agli hamburger, anche pasticci di carne e lasagne, esaminati dagli ispettori, sono risultati positivi al test per riscontrare la presenza di carne di maiale.
Altri Richiami Alimentari
Tra gli ultimi richiami pubblicati dal Ministero della Salute si segnalano:
- Un lotto di torrone alle mandorle a marchio Torrone Marisa per possibile presenza di aflatossine.
- Alcuni lotti di yogurt Kyr Parmalat ai gusti pappa reale, fragola e albicocca e miele per “fragilità del collo dei vasetti di vetro”.
- 18 dolci con marchio Mascherpa, tra cui tiramisù non vegani ma anche mousse, cheesecake e brownie per rischio allergeni.
- Un lotto di filetti di alici del marchio Sapori e Dintorni per la presenza di istamina al di sopra del limite accettabile.
- Un lotto di carne di cinghiale per la presenza di Salmonella.

I Rischi del Consumo di Carne Scaduta
I pericoli maggiori legati al consumo di carne scaduta sono da rintracciarsi nella possibile presenza di stafilococchi e salmonella.
In questi casi si va generalmente incontro a manifestazioni gastroenteriche che si possono manifestare anche a distanza di poche ore dal consumo della carne scaduta.
I sintomi, così come le conseguenze, sono variabili a seconda della quantità assunta e del soggetto.
L'Inchiesta di Report sul Macello Bervini Primo Srl
Troppa carne a buon mercato - Presadiretta 08/02/2021
L’inchiesta di Report ha sollevato un gravissimo allarme sulla sicurezza alimentare, documentando presunte pratiche illecite all’interno del macello Bervini Primo Srl, in provincia di Mantova.
L’accusa centrale riguarda lo scongelamento e la rietichettatura di carne congelata scaduta, venduta con tutta probabilità a ristoranti, supermercati e operatori della ristorazione.
Secondo il servizio, il processo si svolgeva in più fasi. Dopo questa operazione, di solito effettuata di venerdì sera, gli addetti il sabato rimuovevano con un coltello la parte superficiale della carne di colore più scuro e in alcuni casi marrone, eliminando così la parte deteriorata.
A questo punto la carne veniva riconfezionata, congelata nuovamente e rietichettata con una nuova data di scadenza.
Secondo Report questa operazione, volta a nascondere lo stato del prodotto, costituisce un grave rischio per la salute pubblica.
Le immagini e la documentazione raccolta sono state sottoposte all’ATS Valpadana il 15 ottobre, che un mese fa circa ha deciso di bloccare e sequestrare le celle e il tunnel di congelamento con all’interno 180 tonnellate di carne.
Non è scattato invece il sistema di allerta e di richiamo per i lotti distribuiti a ristoranti e operatori del settore perché Bervini non ha fornito le informazioni necessarie.
A fronte delle accuse, la Bervini Primo Srl ha respinto con fermezza ogni accusa di rivendita di carne scaduta.
La trasmissione ha sollevato nuove inquietanti rivelazioni che, partendo dall’Emilia, arriverebbero fino a Bari e metterebbero in luce possibili legami tra il meccanismo del riciclaggio della carne e l’ombra della criminalità organizzata.
Alla luce di queste nuove rivelazioni, è urgente che l’ATS Val Padana - e, se del caso, la magistratura - facciano chiarezza su alcuni punti chiave.
Il fatto che carne scaduta possa essere stata reimmessa nella filiera alimentare per mesi o anni senza essere bloccata solleva un allarme per la salute pubblica.
Lo scandalo Bervini arriva a poche settimane di distanza da quello de La Pellegrina.
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