Michele Martino "Spaghetto": Chi Era Questo Personaggio Televisivo?

È scomparso all'età di 76 anni Michele Martino, meglio conosciuto come "Spaghetto", una figura pubblica molto nota a Caserta. Ironico, istrionico e dissacrante, era una presenza costante per le strade della città, specialmente nel centro storico.

A dare il triste annuncio della sua scomparsa sono stati i suoi fratelli Ugo, Domenico, Vincenzo e Francesco, e la sorella Consiglia. Le esequie si sono celebrate presso la chiesa SS.

Lo pseudonimo "Spaghetto" rifletteva il suo carattere: pratico, determinato e sempre pronto all'azione. Anche la moglie Celestina lo chiamava così. Era un uomo dal carattere forte e dalla fibra resistente. Trent'anni fa, un incidente sul lavoro lo aveva visto cadere da un'impalcatura, riportando traumi che avrebbero fermato chiunque, ma non lui. Dopo una lunga convalescenza, era tornato al lavoro come sempre. Aveva 83 anni e lascia la moglie e due figlie, Barbara e Sonia.

Michele Martino "Spaghetto"

L'Eredità di "Spaghetto" nella Comunità

Era un personaggio per la comunità, aveva 83 anni: le esequie sabato scorso a Pocaia. Era un personaggio per la comunità.

Max Mariola: Da Chef Televisivo a Ristoratore a Milano

Lo chef romano Max Mariola aprirà a settembre il suo ristorante a Milano. L’annuncio arriva direttamente da una storia andata “on air” qualche ora fa sul profilo Instagram da 1,3 milioni di follower. Prenotazioni addirittura già aperte, dice scherzando il cuoco televisivo, per un locale nuovo di zecca in Via San Marco. “Chef italiano, docente di corsi, conduttore tv, papà e triatlonista”, recita la sua biografia social, riassumendo le tante sfaccettature di un personaggio amato ed esuberante.

Nato a Roma nel ’69, ha imparato a cucinare dalla mamma per poi dedicarsi all’insegnamento e infine, complice la grande verve comunicativa, approdare in televisione. Dal 1999 è in forze a Gambero Rosso Channel, con programmi dedicati alle tavole regionali, alla pesca, alla cucina alla brace e poi soprattuto ai panini. Che anche grazie a lui - va detto - hanno acquistato una nuova dignità gastronomica. Saranno questi i piatti che si gusteranno anche “dal vivo” nel suo locale? Difficile dirlo; il menù, naturalmente, non è ancora noto. Quello che si sa (e che si vede dal progetto che lui stesso mostra) è che c’è in cantiere un grande locale con tanto di giardino tra San Marco e Porta Nuova. Una prima volta per il cuoco romano. “Pensate che bello quando verrete a fare l’aperitivo”, chiosa lo chef, che promette aggiornamenti passo passo: “Vi farò vedere tutto, anche i piatti che faremo. Ci sarò io a portarvi la pasta. Preparatevi che si parte. A fine settembre fuochi d’artificio!”.

Una nuova apertura, quella di Mariola, che si aggiunge all’infilata di insegne capitoline sbarcate di recente nel capoluogo lombardo. Ha un anno e mezzo Velavevodetto, l’avamposto milanese del testaccino Flavio, col suo repertorio di carbonara, polpette e supplì. Ancora più recente l’esordio di Dal Cordaro, che nel 2022 ha festeggiato 100 anni di storia romana aprendo una sede anche al Nord. Ma ancora prima Felice (a Roma sta a Testaccio, qui in Via del Torchio), che dal 2017 ha “esportato” la sua memorabile cacio e pepe.

Lo chef Max Mariola

Barilla e la Campagna "Come in Famiglia"

Lo spot introduce il nuovo posizionamento globale di Barilla, “Come in famiglia”, che sottolinea il ruolo del cibo nel favorire lo stare insieme Con il nuovo spot televisivo globale, Barilla lancia ufficialmente “come in famiglia”, una piattaforma di brand ispirata alla storia vera di Luigi Montanini (in arte Pasticcino) e costruita su un’idea semplice ma potente: condividere un pasto può avvicinarci, anche in un mondo che spesso ci tiene separati.

Realizzata dall’agenzia creativa LePub e pianificata a livello globale da Publicis Connected Ideas, la campagna trae ispirazione da una storia vera che affonda le radici in due simboli iconici della cultura italiana: la pasta e la Formula 1. La campagna rievoca la vita di Luigi Montanini, detto Pasticcino: un cuoco italiano che, a partire dal suo primo Gran Premio nel 1979, ha trascorso più di un decennio in giro per il mondo della Formula 1.

Per tutti gli anni Ottanta è diventato un’istituzione non ufficiale nei paddock, creando un inaspettato spazio di aggregazione in uno degli ambienti più stressanti attraverso pasti improvvisati, spirito generoso e innumerevoli piatti di pasta condivisi tra una gara e l’altra. «Abbiamo lanciato “come in famiglia” per rispondere a un bisogno universale: il desiderio di una connessione più profonda con gli altri - ha spiegato Ilaria Lodigiani, chief category & marketing officer di Barilla -. In Barilla abbiamo sempre visto il cibo come qualcosa di più di un nutrimento: è un gesto di generosità, un ponte tra le persone. In un’epoca in cui molti sono disconnessi, questa campagna mette in luce la ricchezza emotiva nascosta nei gesti quotidiani. La storia di Pasticcino è una vivida illustrazione di come un piatto di pasta possa trasformare un’interazione quotidiana in un momento di scambio significativo. Ma è anche un omaggio allo stile di vita italiano, dove cibo, relazioni e cultura sono profondamente intrecciati. Dalla pasta al paddock, ogni elemento di questa campagna è stato accuratamente realizzato per riflettere il patrimonio italiano. È questo il senso di Come in famiglia».

Per dare vita a questa visione con credibilità e ricchezza emotiva, Barilla ha ricreato l’ambientazione del paddock degli anni ’70 con una straordinaria attenzione ai dettagli. La produzione è stata supportata da consulenti e storici professionisti della F1 per garantire una ricostruzione visiva autentica - fino alle auto, agli attrezzi, alle luci e allo spirito di cameratismo che un tempo definiva quell’epoca.

«Con “come in famiglia” abbiamo voluto fare molto di più che raccontare una storia, abbiamo voluto esprimere una verità culturale: in un mondo che si muove più velocemente che mai, il semplice atto di condividere un pasto è ancora una base per noi - aggiunge Bruno Bertelli, global ceo di LePub e CCO LePub Worldwide -. La storia di Pasticcino, ambientata nell’epoca d’oro della Formula 1, offre una potente metafora: adrenalina e competizione da un lato, calore e connessione umana dall’altro. Questo contrasto parla di ciò che questa piattaforma rappresenta davvero: rallentare, creare spazio per l’altro e trovare un significato nei rituali quotidiani. È una storia profondamente emozionante, che colloca Barilla nel posto che le è sempre appartenuto: al centro della cultura».

Il film è la prima delle numerose espressioni di Come in famiglia, una piattaforma globale che guiderà la comunicazione di Barilla attraverso i mercati e i canali per tutto il 2025 e oltre. Distribuita su tv, digital, ooh, social media e altro ancora, la campagna sarà adattata in diversi Paesi, consentendo a ciascun mercato di dare vita alla piattaforma in un modo che risulti rilevante a livello locale, pur rimanendo fedele ai valori fondamentali di Barilla.

Barilla Come in Famiglia

Il Caso di Liliana Resinovich e la Morte di Claudio Sterpin

La morte di Claudio Sterpin ha scosso l’opinione pubblica che ora si interroga sul destino delle indagini relative alla morte di Liliana Resinovich, scomparsa da Trieste la mattina del 14 dicembre 2021 e ritrovata cadavere tre settimane più tardi nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico giuliano. La testimonianza di Sterpin però è in possesso degli inquirenti, che l’hanno cristallizzata in un incidente probatorio richiesto da Nicodemo Gentile, legale dei famigliari di Lilly.

“Il mio pensiero è a Claudio come personaggio importantissimo per Trieste perché è stato un grande maratoneta. Dopo tutto quello che lui ha detto su Liliana, la cosa è diversa”, ha dichiarato ospite in studio a “Chi l’ha visto?” Sebastiano Visintin, vedovo della donna e indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Visintin ha sempre sostenuto che Sterpin abbia infangato il nome della moglie, utilizzando l’espressione “facevamo l’amore con le mani”, espressione che Sterpin ha in realtà chiarito in più occasioni come relativa a un amore platonico.

Visintin è stato protagonista di un botta e risposta con la conduttrice Federica Sciarelli e con il fratello della vittima Sergio Resinovich, in collegamento da Trieste. Quando a Visintin vengono poste delle domande, tra cui perché avrebbe bloccato il numero di Sterpin dopo la scomparsa della moglie, l’uomo risponde: “Non siamo qua a fare un processo”. In merito invece agli hard disk, che avrebbe affidato a una coppia di amici e ora sotto la lente degli inquirenti, Visintin ha spiegato di averli dati poiché temeva di morire a propria volta.

Nonostante la morte di Sterpin, il fratello Sergio Resinovich spera nel prosieguo delle indagini, che dovranno chiarire molti punti, a partire dall’epoca della morte: “Ho chiesto a un medico di parte e lui mi ha detto: è morta lo stesso giorno” della scomparsa, ha raccontato Sergio. Che sull’ex cognato è lapidario: “Io non ho niente da dire a un indagato, dovrà parlare con la procura. È indagato per l’omicidio della moglie, e io reputo che sia un femminicidio. Sempre lì a dir bugie, a pensare che la gente debba credere a lui”.

“Chi l’ha visto?” ha mandato inoltre in onda le ultime interviste a Sterpin realizzate dalla trasmissione. In una il maratoneta risponde alle accuse di Visintin di aver infangato Liliana Resinovich: “Noi facevamo l’amore seduti al tavolo, tenendoci solo per mano e chiamandoci amore. A nessuna delle mie mogli ho detto le cose che ho detto a Liliana. In un altro punto dell’intervista ha aggiunto: “Io non ho mai pensato sia stato Sebastiano a uccidere Liliana. A far uccidere sì. Cioè lui sa chi è stato, sa che è successo, secondo me, non può essere altrimenti.

Liliana Resinovich

Peppe Guida: Il "Papa della Pasta" su Netflix

Peppe Guida nel docufilm di NetflixNoodles e Spaghetti è la nuova serie di Chef Table su Netflix che vede protagonisti quattro cuochi: Evan Funke a Los Angeles che racconta la sua passione per la pasta fresca imparata a Bologna, Guirong Wei a Londra che ha arricchito la cucina Xian con la cultura del grano, la cambogiana Nite Yon e Peppe Guida definito dalla giornalista americana Faith Willinger “Il Papa della Pasta”.

Una occasione per entrare bene nella cultura dell’entroterra della Penisola Sorrentina attraverso la storia di Peppe che, insieme alla moglie Lella, ha realizzato due sogni: riuscire ad avere la stella al proprio ristorante che inizialmente aveva aperto come pizzeria e poi aprire a Montechiaro. Gli americani sono imbattibili nel creare storie emozionali, a costo di inventarle come abbiamo visto, e ci sono riusciti alla grande anche stavolta con un bel montaggio, a volte però un po’ lento, in cui lo chef stellato di Vico Equense non ha dovuto far altro che raccontarsi e raccontare la storia d’amore con la moglie Lella, scomparsa prematuramente a soli 52 anni nel marzo 2019.

Questo docufilm, che dura meno di un’ora decisamente godibile, ha due grandi protagonisti sullo sfondo: il Vesuvio e il mare, ossia i due elementi che hanno sempre fatto di questo territorio uno dei più fertili e popolati del mondo fin dall’antichità creando un paesaggio unico in cui acqua, terra, fuoco si fondono in continuazione e si scambiano i ruoli. Ecco perchè qui siamo alle origini di gran parte della cucina italiana, certamente alle origini del piatto che rappresenta l’Italia all’estero nel bene e nel male: gli spaghetti al pomodoro di cui parla Ippolito Cavalcani sin dal 1837 nel suo Trattato Teorico Pratico. La cucina italiana parte dalla campagna, dalla fame della vita contadina ma anche dalla voglia di godere il cibo e la capacità di farlo con poco. Non a caso scorrono i piatti più semplici di Peppe, dall’iconico spaghetto al limone alla Devozione, dagli spaghetti al sapore di mare con le pietre di scoglio all’aria fritta.

Invenzioni e ricette che hanno almeno duecento anni e che si tramandano da generazione in generazione, garantite dalla mamma di Peppe, una figura italiana iconica tipica nell’immaginario americano. Nel docufilm Peppe riesce a trasmettere i valori che fanno grande la cucina italiana: la famiglia riunita a tavola, la semplicità e la qualità assoluta dei prodotti, l’anarchia di esecuzione delle ricette affidate all’inventiva: tutte caratteristiche che si contrappongono all’archetipo francese della pedante codificazione delle ricette, della capacità di far emergere la tecnica rispetto ai prodotti e in ambienti professionali e non familiari. Ed è proprio questo che piace ai turisti e al pubblico americano altrimenti una trattoria come Ballato non potrebbe mai essere una meta preferita di vip come Taylor Swith nel cuore cementificato di Manhattan. E li, a parte la cotoletta alla mlanese, si incontrano proprio gli stessi piatti che potresti mangiare a Montechiaro. Autenticità e personalizzazione, proprio quello che negli ultimi anni molti ristoranti fine dining hanno perso quasi del tutto purtroppo.

Giuseppe Di MartinoCome ben spiegato lo spaghetto al pomodoro, che fa arricciare il naso a tanti cuochetti di batteria, è quella semplicità che viene da una complessità storica enorme. Anzi da tre complessità. La cultura del grano, che segna il nostro paese sin dai tempi dei Romani, quella del pomodoro venuta dalle Americhe e infine quella dell’olio d’oliva che risale agli antichi greci. Tre percorsi straordinari di sapere alimentare che sono alla base della Dieta Mediterranea che Ancel Keys ha codificato (non inventato). E i semplici spaghetti al limone ci parlano della cultura degli agrumi portata dagli arabi. Perchè l’Italia, un pontile nel Mediterraneo è questo, almeno sino ad oggi: includere tutto, trasformarlo e farlo diventare italiano.

Giuseppe Di Martino, uno dei pochi imprenditori meridionali ad avere davvero visione, ossia comprendere che il territorio è un asset fondamentale del proprio business di cui andare orgogliosi, riesce bene a sintetizzare nel video questi concetti. Per chi come noi conosce Peppe Guida da tempo immemore, non può non fare i complimenti alla produzione per aver saputo ricreare l’atmosfera che si respira a Villa Rosa nella frazione di Montechiaro, qui dove il tempo sembra essersi fermato per sempre. Nel video la moglie Lella è un personaggio che sostiene la storia proprio come ha tenuto in piedi l’avventura professionale di Peppe. L’evocazione di chi non c’è più è uno dei tratti caratteristici che distinguiono gli uomini dagli animali e nulla come la cucina in Italia ha questo potere. Chi non ricorda il piatto preferito che ci ha cucinato o che piaceva ad un caro che abbiamo perso?

Peppe e Lella co Francesco appena natoVoglio però precisare che dalla visione del docufilm non esce un messaggio retrò, nostalgico. Anzi emerge con chiarezza che il successo dello chef nasce dalla voglia di migliorarsi oltre che dalla naturale ambizione che ciascuno di noi ha quando si impegna fare qualcosa. L’alleggerimento delle ricette tradizionali, inventare spaghetti con il limone e il provolone del Monaco significa tenere i piedi nella tradizione con una visione moderna ma al tempo stesso leggibile a tutti perché avanguardia non è quella che fa leccare i piatti ai clienti, ma è un movimento fatto di persone che anticipano il percorso della grande massa, non si distanziano, non si disuniscono per usare un termine alla Sorrentino. Se non piaci a chi ti conosce bene come puoi pensare di essere apprezzato da chi non ha mai avuto rapporti con te? Oggi c’è un italiano che non mangerebbe lo spaghettino al limone, visione moderna e sgrassata di un piatto di pasta? Proiezione nel futuro anche come capacità di reagire alle crisi.

La scomparsa di Lella e il Lockdown sono stati una spinta a reagire, a raccontarsi sul web, il che per un boomer come Peppe (e come me) è stata una vera e propria rivoluzione culturale. Forse questa è la parte più entusiasmante del filmato, la capacità di reagire e di tenere vivo il ricordo di chi è scomparso proprio portandone avanti il lavoro in forma moderna e aggiornata. E in questo Rossella, la figlia di Peppe, ha lo stesso talento innato della mamma. Come Francesco, mutone, quello del padre.

Peppe Guida

Tabella: Confronto tra Chef Peppe Guida e Chef Max Mariola

Caratteristica Peppe Guida Max Mariola
Stile di cucina Tradizionale, con un tocco moderno Variegato, dalle tavole regionali ai panini gourmet
Presenza televisiva Chef Table (Netflix) Gambero Rosso Channel
Ristorazione Villa Rosa (Montechiaro) Nuovo ristorante a Milano
Filosofia Valorizzazione del territorio e della famiglia Passione per il cibo e la comunicazione

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