Gasperini: Aneddoti, Ricordi e Passione per il Calcio

Un viaggio nel mondo del calcio attraverso le parole di Gian Piero Gasperini, tra aneddoti personali, ricordi di carriera e riflessioni sul calcio di oggi.

In un'intervista rilasciata all'ex rugbista Augustin Creevy sul suo canale YouTube, Paulo Dybala ha condiviso aneddoti su Cristiano Ronaldo ai tempi della Juventus. "Era molto professionale nelle cure e nella routine, non si discostava da nulla" - confessa Paulo - "Arrivava all'ora prevista, alle 8 o alle 9 del mattino, e fino a quando non se ne andava lo vedevi sempre andare in palestra, farsi fare i massaggi, o fare la terapia con il fisioterapista, le docce fredde, la sauna, mangiare… Non saltava mai nulla."

Dybala racconta anche un aneddoto su Maradona: "Mi hanno mandato la maglietta di Diego come regalo. Un giorno è venuta Claudia (Villafañe, ndr) e le ho detto: 'Scusa per quello che sto per fare', e lei ha risposto: 'No, quella firma non è di Diego'. 'Buttala via', le ho detto."

Infine, Paulo racconta anche un retroscena del suo passato: ”Quando avevo poco più di 12 anni ho vissuto in una casa famiglia con altri ragazzi, poi mi sono trasferito nella pensione dell'Instituto. Abbiamo dovuto imparare a essere responsabili e non era facile a quell’età. Dopodiché, siamo andati tutti nella pensione del club. Cucinavano per noi, ma facevamo le pulizie da soli, ognuno per conto proprio. Dovevamo stare attenti alle nostre cose. C'erano degli orari da rispettare; non si poteva arrivare in ritardo. Dovevamo essere tutti in camera entro le 10. Mi è servito molto”.

Parlando di calcio moderno, Dybala ha sottolineato: “Il calcio oggi è molto fisico. Quindi se non sei preparato, ti passano sopra. Sono tutte bestie, corrono così veloci che fanno paura. Negli ultimi anni ho fatto molto pilates. Mi ha aiutato moltissimo a livello muscolare".

Gasperini, intervenuto durante la presentazione del libro di Luigi Garlando, l'Album dei sogni, a Bergamo, ha condiviso le sue riflessioni sull'Atalanta e sul calcio in generale.

“Quando sono venuto a Bergamo, ho visto che ha sempre giocato una squadra dove era fondamentale l’esperienza, il fare risultato arrivando ai 35 punti, mai un passo un po’ più lungo della gamba. Io da avversario ho sempre visto lo stadio pieno, l’ho sempre percepito come un gruppo compatto, unito. Inizialmente vedevo Bergamo come Bilbao. C’era un settore giovanile incredibile, con molti giocatori interessanti. Ho sempre visto una squadra di ragazzotti che andavano sparati, ho fatto difficoltà a far passare questo messaggio, non c’era nessuna cultura in questo senso, eravamo lontani anni luce. La gara col Napoli ha dato una svolta."

Gasperini ha continuato: "Poi abbiamo cambiato, c’è stata un’evoluzione: sei anni nel calcio sono qualcosa di enorme. Siamo stati molto bravi a modificare, di Bergamo c’è solo Scalvini. Ci sono stati due anni di pandemia, oggi non è uguale a tre anni fa, c’è qualcosa di diverso anche nella gente. "Per me aver aperto una strada è un grande orgoglio. Devi studiare, la competizione è elevata. Oggi c’è una competizione incredibile."

E ancora: "Noi dobbiamo prendere sempre le decisioni prima, devi intuire chi sta meglio o meno. Giochiamo contro un avversario, lo puoi studiare, ma non dipende solo da noi. È facile dire “la gara col PSG”, potevamo andare in semifinale. Ma è troppo facile. Se le cose vanno bene non devi toccare niente, gli errori ti permettono di migliorare. L’umiltà non è stare zitti se ti fanno un torto, mettersi un po’ in disparte. L’umiltà è quando non ti basta, quando vuoi migliorarti. Quando ci dicono che non abbiamo vinto niente rispondo: “Non abbiamo vinto niente? Abbiamo battuto tutti i record."

"Se incontri i più forti prendi degli schiaffi, ma cresci. Sali, sali, sali, poi c’è il declino: la capacità è spostarlo un po’ più in là. L’Europa ha portato i nostri giocatori ad essere i più bravi, la Champions è stata straordinario. Non ho mai pensato che eravamo i più forti, ma siamo stati i più bravi. nell’ultimo periodo siamo stati meno bravi, ma i ragazzi si impegnano: non ci sono litigi, in questo periodo siamo stati meno bravi, speriamo in queste sei partite di ripartire."

Ricordando i suoi inizi, Gasperini ha detto: "Il mio debutto fu a Palermo, al fianco di Montesano". Ricorda la prima volta che fu rappresentato in figurina, fu con la maglia del Palermo. "Ma non ero ancora in Serie A, la prima singola fu solo al Pescara".

"Per la mia generazione le figurine erano un’assoluta novità. Vedere i nostri idoli fotografati, poterli raccogliere, un’emozione indescrivibile, anche perché non era come adesso, le partite in tv passavano di rado e i campioni non li vedevi in faccia spesso".

Quali furono quelle preferite da Gasp? "Tante: Rivera, Mazzola… Io giocavo sul tavolo di casa, facendo le formazioni e la partita con una pallina di carta. Mi è servito per imparare. Poi scambiando le figurine a scuola sono nati i primi direttori sportivi".

Era un momento indimenticabile quando, una volta professionisti, arrivava il fotografo della Panini al campo d’allenamento. "Sempre di mattino presto, sempre con il sole in faccia - ricorda Gritti -. A Brescia sembravo un cadavere nella foto: maglia bianca, occhiaie, pelle smorta…".

Oggi i tempi sono cambiati e i calciatori forse ancora di più. "Potenzialmente sono uguali a noi - riflette Gasperini -. Ma è il mondo a essere cambiato… la vita era più difficile ai nostri tempi, oggi i giocatori sono agevolati. Io e Gritti andavamo da soli a trattare il contratto anno per anno, davanti al presidente e ai dirigenti. Ci preparavamo il giorno prima, era una battaglia. Ma queste cose ti fanno crescere.

Non sono mancati momenti di tensione per Gasperini. Dopo una partita persa dall'Atalanta a San Siro, l'allenatore è stato protagonista di una lite con alcuni tifosi del Milan. Uscendo dallo stadio con la propria auto personale per tornare a casa, l'allenatore nel traffico è stato affiancato da una vettura con a bordo tifosi rossoneri che, riconoscendolo, hanno iniziato a urlargli addosso. Nella clip, diventata virale, a un certo punto si sente: "Non hai mai vinto un c...". Gasp allora ha lanciato il panino che stava mangiando, che attraverso il finestrino è finito nell'altra automobile.

Storie di Serie A: Alessandro Alciato intervista Gian Piero Gasperini #RadioSerieA

Lo Stadio Renato Curi: 50 Anni di Storia

Quella del 5 ottobre è una data storica per lo sport perugino e più generalmente umbro. Lo stadio Renato Curi compie oggi cinquant'anni di vita e tante sono le vicissitudini che vi si sono susseguite. Basti citare alcune ricorrenze positive, come quel Perugia che nel 1978/79 sfiorò lo scudetto risultando comunque la prima squadra capace di non perdere nemmeno una partita nell'arco di un campionato (ci riuscirono poi il Milan nel 1991/92 e la Juventus nel 2011/12) e le partite della nazionale, oltre che la famosa partita del 14 maggio del 2000 che costò lo scudetto ai bianconeri.

Altri eventi invece sono stati decisamente meno positivi, come la scomparsa di chi ha dato il nome allo stadio il 30 ottobre del '77 e come le varie retrocessioni.

La sindaca Vittoria Ferdinandi non è voluta mancare a questo evento: "Sono felice di essere qua. Ringrazio Vossi e gli uffici tecnici che si occupano di sport. Impegno, dedizione e passione per promuovere certi valori è una cosa impagabile. Lo sport non è solo agonismo, ma crescere e mandare nel mondo i nostri talenti. Inoltre è cultura, identità ed inclusione, cosa che la nostra comunità ha bisogno. Non esistono nemici ma avversari. Superare i propri limiti è palestra di vita. Questa non è una celebrazione di un monumento, ma di una parte integrante della città. È importante tornare a vivere lo stadio come nelle nostre generazioni. Non c'era bisogno di appuntamenti ma ti ritrovavi in quello specifico settore".

Non solo aspetti agonistici dunque: "Siamo qui per festeggiare la storia della nostra città. Qualcuno voleva definirla piccola provincia, ma ha sempre avuto una grande ambizione". Poi sulla riqualificazione iniziata da pochi giorni: "Restaureremo la gradinata, poi copriremo la curva nord. Che questo momento possa accompagnarci verso il rilancio di questa squadra, anche se non sta vivendo un momento facile. Mi auguro che presto si possa tornare ad essere grandi ed ambiziosi".

Su quel prato ci giocava anche Pierluigi Vossi, che oggi è assessore allo sport e rivela: "Questo evento nasce in ufficio assieme ai miei collaboratori. Ci siamo messi a pensare a cosa potevamo fare. Questo stadio evoca tanti ricordi di famiglie, persone, imprenditori e operai. Tutti hanno una storia da raccontare. Ero in curva sud e ammaliato da quel campo e dalle gradinate. Era particolare. anche come calciatore. Ora stiamo mettendolo in sicurezza. È un monumento storico che resterà indipendentemente da chi vestirà questa maglia".

I Protagonisti di un'Epoca

Tra i giocatori e gli allenatori che hanno lasciato un'impronta c'è sicuramente Walter Novellino: "I miei primi ricordi sono legati alla partita con il Cagliari. Se sono diventato ciò che sono oggi lo devo ad Ilario Castagner. Il falso nove lo ha inventato lui. Avevo 22 anni, mi disse di gioca dove volevo ma che sarei dovuto andare su Benetti. Menava tutti ma la voglia era tanta. Quando Vannini arrivava da dietro dovevo crossare. Ceccarini infine è l'unico che non mi ha fatto vedere palla".

Franco Vannini, meglio conosciuto come Il Condor, quello scudetto al Grifo lo avrebbe potuto regalare se non si fosse infortunato, ma le sue gesta restano nella memoria collettiva: "I gol? Ne ho fatti pochi. Ma quello alla Lazio non si scorda mai. È un simbolo che rimarrà perché segnato sotto la Nord". L'ex centrocampista aveva un modo di giocare che influenzerà molto il calcio che verrà: "Mi inserivo da dietro, il tempo me lo dava Walter". In pochi in realtà immaginavano che stava nascendo una grande squadra: "Nessuno si aspettava la vittoria della B così come ciò che abbiamo fatto in A. La tifoseria ci ha adottato, ci ha dato affetto e li abbiamo ripagati con i risultati". Si dice che abbia marcato Tardelli: "Giocavo a centrocampo, anche gli altri marcavano me. Si inseriva anche lui e lo aspettavo. In occasione del gol alla Juventus l'ho anticipato". Quella squadra si fece largo anche grazie ad uno stile di gioco inusuale per il periodo: "Con Ilario si giocava a zona. Ci scambiavamo le posizioni e ciò ci ha portato più equilibrio. Il gioco era basato sugli esterni".

Si è molto dibattuto sulla differenza tra i compensi economici ricevuti oggi ed allora: "Non prendevamo molto. Avrò preso circa 12 milioni, poi siamo arrivati a 27-30. C'erano i premi partita e abbiamo avuto la fortuna di fare buoni campionati. Questi sacrifici sono stati ripagati dall'affetto dei tifosi e ci ha fatto vivere degli anni belli".

Dici Renato Curi e a Fabrizio Ravanelli quasi scendono le lacrime: “Entrarvi mi ha dato sempre sensazioni incredibili. Ricordo quando papà mi portava alla partita, era una religione venirci. Preparavamo le uova al tegamino panini e si partiva con la 500. Far parte di questa storia è qualcosa di incredibile. Vannini ha creduto in me quando ero nel settore giovanile. Venire qui con gente che erano miei idoli è emozionante. Così come rappresentare un paese come Mugnano”.

Altro pezzo di storia importante è rappresentato da Claudio Tinaglia: “A 17 anni ho fatto il mio esordio in C, poi abbiamo vinto il campionato di B. Con Walter condivido la De Martino, il mercoledì qualcuno poteva giocarci. Ho ricordi indelebili, la gente ci ha sempre supportato. Sono orgoglioso di aver vestito questa maglia”.

Un altro dei protagonisti, che saprà farsi valere anche con altre maglie (Roma in primis), è Michele Nappi: “Il passaggio dal Santa Giuliana al Curi fu davvero un bel salto di qualità. E' stato costruito in tre mesi: è vero che c'erano aziende fiore all'occhiello di questa città che portavano innovazione e tecnologia. Fu un miracolo. La cosa più importante è il pubblico che c'era. Già un'ora e mezza prima era pieno, questo ci dava quel qualcosa in più”. Una rivelazione: "Firmai il contratto dopo la vittoria con la Lazio. Se ero il più pagato? No, assolutamente".

C'è stato poi spazio per il video messaggio di auguri del presidente federale Gabriele Gravina, ma degna di essere menzionata è la presenza di parenti di giocatori ed allenatori che tanto hanno dato a questa società e che non sono più in vita.

Toccante il ricordo di Federico Castagner, figlio di Ilario: "Papà ha considerato questo stadio anche come fosse una sua creatura. Se non avessero vinto quel campionato lo stadio sarebbe stato magari costruito più avanti. Io ci sono nato e ho fatto il raccattapalle. Si sono vissuti dei bei momenti come anche alcuni tristi. Mi stupisco a vedere la gente che andava allo stadio. Si vendevano tutti i biglietti, probabilmente qualcuno in più".

I Progettatori di un Miracolo

La costruzione dello stadio può esattamente definirsi in questo modo. L'ingegner Fabio Maria Ciuffini, che ricoprì un ruolo di primaria importanza, spiega perché: "La storia inizia nel natale del 1974. quando Ghini, D'Attoma e Castagner invitarono sindaco e vice sindaco a pranzo. C'era una grandissima torta con una lettera A. Il Santa Giuliana non era più idoneo e bisognava fare uno stadio nuovo. Ci sarebbero voluti quattro anni almeno. Allora si decise di farne uno provvisorio. Arrivò a Perugia Carraro, presidente del Coni, e chiesi dei soldi. Non mi rispose. Bisognava usare le risorse del comune. È così fu. Ecco perché secondo me dovrebbe continuare a chiamarsi stadio Comunale Renato Curi".

Qualche aneddoto: "La prima idea era quella di utilizzare dei tubi innocenti. Che però sarebbe costata tanto anche in termini di manutenzione. Andai da Ghini che mi suggerì di farlo in acciaio". Ciuffini chiude con un rammarico: "La nostra intenzione era quella di creare una struttura fruibile per tutta la settimana. Dopo 50 anni ancora non è stato fatto. Credo sia ora di completarlo".

Malgrado i suoi 99 anni la mente del progetto, l'ingegner Luigi Corradi, parla di quei momenti con estrema lucidità: "Ricordo quel mese di maggio come il più ricco di soddisfazioni nei miei riguardi per i rapporti umani costruiti in quel tempo. Vennero da me Fabio Ciuffini e D'Attoma. Il 2 ottobre del 75 il Perugia avrebbe dovuto incontrare il Milan. Ci volevano due anni inizialmente per costruirlo...".

I Narratori

Tanti i giornalisti impegnati a seguire le vicende di quel periodo. Uno di questi è Remo Gasperini: "Il Curi è stato costruito da imprenditori perugini, ma la cosa che impressionava erano i tifosi che si radunarono per vederlo crescere". Il Perugia dei Miracoli appassionò davvero tutti: "Questa squadra è entrata nel cuore di tutti, anche di chi il calcio non lo conosceva. E' un simbolo di unione della città con la gente".

Infine Claudio Sampaolo, che ha rivelato un aneddoto che diede risalto ulteriore a quel gruppo di giocatori che seppe stupire contro ogni previsione: "Trapattoni diceva che venire a giocare a Perugia era come farlo a Manchester. Boniperti fece ingrandire la foto del gol di Curi per farla vedere ai giocatori con cui rinegoziava i contratti.

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