I Teleri del Carpaccio hanno la straordinaria capacità di farci viaggiare verso terre straniere. Tra i capolavori della maturità dell’artista, i teleri realizzati per la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone (detta anche degli Schiavoni) contengono alcune delle sue immagini più note.
Nel dipingere, Carpaccio adottò molteplici ‘registri’ personali, dal giocoso al teatrale, dall’aneddoto alla satira, giungendo anche a supremi vertici di poesia, psicologismo, drammaticità e profondità spirituale. Fu per questi aspetti che Carpaccio fu di fatto uno degli inventori della pittura europea “di genere”, riconosciuto come un insuperato “narratore di storie”; infatti fu sempre celebrato soprattutto per i suoi cicli, ovvero serie coordinate di tele (teleri) che tramandano articolati racconti sacri.
Seguendo la tradizione avviata dopo la metà del Quattrocento da pittori come Gentile e Giovanni Bellini, Lazzaro Bastiani o Giovanni Mansueti, Carpaccio realizzò ben quattro cicli narrativi completi per le suddette Scuole veneziane: di Sant’Orsola; Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone (o degli Schiavoni); degli Albanesi; di Santo Stefano.
I nove dipinti del ciclo, creati da Carpaccio tra 1502 e 1507, di dimensioni più contenute rispetto ai precedenti di Sant’Orsola, sono dedicati a più devozioni: Cristo, Girolamo, Giorgio e Trifone (quest’ultimi considerati i tre santi nazionali dalmati), con alcuni episodi emblematici per ciascuno.
La Scuola Dalmata di devozione, detta degli Schiavoni (slavi) era - ed è tuttora - soprattutto un luogo di aggregazione nazionale per gli immigrati dalla Dalmazia, regione di antica presenza veneziana lungo la costa orientale dell’Adriatico (corrispondente alle attuali Croazia e Montenegro).
Le Scuole a Venezia erano confraternite, “scuole di mestiere”, ossia corporazioni di arti e mestieri, e le scuole di Nazione, ove si riunivano persone provenienti da uno stesso paese. Le Scuole non sono luoghi di formazione, bensì associazioni costituite essenzialmente da laici raggruppati in comunità con varie ragioni d’essere, prevalentemente di tipo assistenziale.
Possono essere inclusi in rari casi i clericali, sollecitati per compiti di ufficio religioso, ma erano prevalentemente costituite da componenti provenienti dalla classe borghese, mercantile e imprenditoriale che, affiancandosi a quella patrizia, trovavano riconoscimento di prestigio sociale e di immagine. In particolare le Scuole veneziane sono suddivise in scuole di nazione (Venezia intesa come “città mondo”, mediante gruppo geografici connotati culturalmente), che raggruppano individui della stessa nazionalità; di arti e mestieri, altrimenti note come corporazioni, con funzione primariamente devozionale; di devozione propriamente dette, nascono in seno alle parrocchie e possono anche distaccarsi da questa mediante l’istituzione di una sede indipendente.
Nel 1502 Paolo Vallaresso, provveditore a Corone, donò alla Scuola le reliquie di San Giorgio e fu anche il committente dei due teleri originari di San Giorgio, dipinti da Vittore Carpaccio. Tra il 1502 e il 1511 egli dipinse i teleri che si possono ancora ammirare all’interno dell’edificio al pian terreno.
Analisi dei Teleri
San Giorgio e il Drago
Il più famoso è San Giorgio e il drago, che ritrae un giovane cavaliere misterioso nel momento dello scontro con il terribile mostro. Chi non conosce la storia di San Giorgio e del suo destriero? Secondo la Legenda aurea dobbiamo arrivare fino a Selene, una città della Libia terrorizzata da un drago che esigeva ogni giorno una giovane vittima umana per placare la sua fame.
Il corpo di San Giorgio sembra quasi immobile, come un fermo immagine nel momento in cui il fendente sprigiona tutta la sua forza e la sua energia mortale. Una volta liberata la principessa dal suo crudele destino, la riporterà nella sua città in festa e dai suoi genitori ai quali chiederà, come ringraziamento e riconoscimento in cambio del suo gesto, la conversione al cristianesimo di tutta Selene. Non è quindi previsto nessun matrimonio con la bella principessa, perché la conversione al cristianesimo da parte degli infedeli era in quel momento la priorità. Siamo all’inizio del Cinquecento, e i Turchi continuano ad essere una minaccia per Venezia e i suoi possedimenti nel mare Mediterraneo.
La parte sinistra dell’albero ha rami secchi e spogli, e in secondo piano si vedono edifici di fantasia mescolati ad altri realmente esistenti, che ricordano il lontano Oriente pagano, gli infedeli. E la principessa pagana dov’è? Essendo la figlia del re di Selene ci si immagina di doverla trovare a sinistra, assieme alla sua famiglia e alla sua gente. Sembra in attesa del risultato ma il suo sguardo per nulla preoccupato ci fa capire che sa già come andrà a finire. Ha capito tutto e infatti ha già superato il confine e attende il momento della sua liberazione. Ci troviamo fuori dalle mura della città, in un terreno disseminato di ciò che resta dei pasti del drago. Sparsi nella terra arida e brulla vediamo resti di cadaveri, avanzi di scheletri e di ossa, di brandelli di corpi abbandonati.
Questa storia per i confratelli della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni si cala perfettamente nel contesto veneziano a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. Per Venezia è un periodo di scontro con i turchi, popolazione che inizia ad occupare gradualmente i territori della Serenissima. Il drago con cui san Giorgio si sta scagliando non è solo la rappresentazione della Legenda aurea, bensì è anche la metafora del nemico per eccellenza dei Venezia, i turchi d’Oriente. Questo perché i cannoni turchi-ottomani utilizzati all’epoca avevano una forma che ricordava quella di un serpente e la bocca simile a quella di un drago che sputava il fuoco che colpiva gli eserciti nemici.
Un ulteriore contrasto è dato dal paesaggio: la principessa si trova su un prato verdeggiante, contrapposto al deserto in primo piano. Sulla destra, in prossimità della principessa si vede il lato positivo, esemplificato dalla presenza di un’aiuola, una chiesa cristiana e un sentiero che conduce alle due possibilità di fede, da quella più solitaria dell’eremo a quella collettiva, della civitas.
Nel Battesimo dei Seleniti, nella fastosa scena, viene rappresentata l’ideologia cristiana del matrimonio, con la sconfitta del male da parte del bene: prima la Principessa era pronta alle nozze mortali con il drago e poi invece si consacra a quelle salvifiche grazie al battesimo e quindi con Cristo.
Ecco che nella parte inferiore del dipinto vi sono due animali rappresentati in primo piano: un pappagallo rosso il cui verso, nell’immaginario collettivo medievale, suonava come un ave, il saluto che l’arcangelo Gabriele rivolge a Maria al momento dell’Annunciazione. Per questo è un emblema di innocenza, fedeltà e purezza, ed è uno dei suoi simboli. A fianco sulla sinistra si trova un turbante bianco e rosso che era quello indossato da Maometto. Poi è rappresentato un levriero che simboleggia oltre alla caccia, un animo pronto, vivace e costante nel seguire un’impresa. Sulla destra, in ginocchio vi è un servo che regge il copricapo con tre corni, utilizzato dal Qasaw al-Gawri, sultano mammelucco dal 1501 al 1516. Questi due simboli del potere ottomano, posti nella parte inferiore del dipinto, e proprio davanti ai Seleniti in atto di battezzarsi erano un invito, agli infedeli, alla conversione.

San Trifone e il Basilisco
Nel dipinto di San Trifone viene rappresentato il basilisco, questo essere velenoso e tossico, che secondo la mitologia greca, nacque dal sangue della testa di Gorgone tagliata da Perseo.

Ciclo di San Girolamo
Nel ciclo di San Girolamo il leone è l’animale-star assoluto. Nell’antichità era considerato emblema di forza e fierezza. Appare anche nell’iconografia sacra e in quella profana con vari significati. I bestiari medievali rappresentano alcune simbologie che lo collegano a Gesù.
Quando cammina vagando, il leone cancella le sue tracce, così come ha fatto Gesù, che inviato dal Padre ha tenuto celate le “impronte” della sua divinità. Nei bestiari medievali si dice che, per stanare i serpenti, si riempie la bocca di acqua, la versa nella tana, e con un soffio li trascina fuori e li uccide calpestandoli con le zampe: allo stesso modo si comporta Gesù con il maligno.
L’iconografia religiosa riprende tali concetti e nelle immagini del cervo che calpesta il serpente allude al trionfo del bene sul male. Nel dipinto I funerali di San Girolamo il leone ora è in lontananza e emette un lamento di dolore alla perdita del suo amico Girolamo.
Intrigante è la presenza di una lucertola in primissimo piano sul cartellino. Il termine “fantasia” è un termine centrale negli scritti di Filarete, che, nel suo trattato, definisce “fantasia” come “un processo immaginativo che è complemento ed estensione del pensiero razionale”. Filarete era un grande ammiratore dell’architettura bizantina a Venezia. Fu probabilmente Leonardo a chiamare per primo il pittore “fintore”, in origine lo era solo lo scultore. Con questa dicitura Carpaccio, quindi, voleva evidenziare che il compito dell’artista era quello di rappresentare la realtà, ma anche di inventare.

Sant’Agostino nello Studio
Nel Sant’Agostino nello studio si vede un piccolo cane, un simpatico esemplare di proto-terrier. Grazie agli interventi di ripulitura e di restauro sovvenzionati da Save Venice è venuta alla luce la presenza, in origine, dietro la figura del cane, di un ermellino, piccolo animale dal candido manto che è simbolo di purezza e castità. In apparenza questo dipinto è un po’ un outsider rispetto ai tre cicli dei tre santi protettori della scuola.
La supposizione più attendibile è quella che questo in effetti sia un ritratto. Vi sono varie ipotesi su chi possa rappresentare, forse il Vescovo Leonino o ancor meglio il Bessarione in abiti vescovili, commemorandolo a trent’anni dalla sua morte, in quanto nel 1464 concedette alla Scuola un’importante indulgenza. Vi sono naturalmente vari elementi che ne affermano la veridicità di tale ipotesi: nel quadro viene rappresentato l’astrolabio Regiomontano, strumento essenziale per uno studioso di astronomia, come il Bessarione, inoltre si vede il sottile binocolo appoggiato sullascrivania del santo, e sulle scansie lignee sono appoggiati i libri e i codici.

Lo Stile di Carpaccio
Carpaccio si formò e coltivò la sua arte osservando la tradizione pittorica veneziana dei Bellini, dei Vivarini, così come di altre influenti personalità e tendenze artistiche, guardando alla lezione dei toscani, dei ferraresi, di Antonello da Messina, dei tedeschi (si pensi a Dürer) e dei fiamminghi.
Sempre nello stile di questo artista, sono tutti quadri ricchi di particolari, capolavori di questo pittore originale con uno stile unico nel panorama degli artisti del suo tempo.
Vittore Carpaccio, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
Tabella Riassuntiva dei Teleri
| Tela | Soggetto Principale | Simbolismo |
|---|---|---|
| San Giorgio e il Drago | San Giorgio, il Drago, la Principessa | Lotta tra il bene e il male, conversione al cristianesimo |
| Battesimo dei Seleniti | Seleniti, Pappagallo, Turbante, Levriero | Ideologia cristiana del matrimonio, invito alla conversione |
| San Trifone e il Basilisco | San Trifone, Basilisco | Sconfitta del male |
| Funerali di San Girolamo | San Girolamo, Leone, Lucertola | Dolore per la perdita, trionfo del bene |
| Sant'Agostino nello Studio | Sant'Agostino, Cane, Ermellino, Astrolabio | Purezza, conoscenza, ritratto commemorativo |