Lucio Battisti è una figura iconica nella storia della musica leggera italiana, noto per la sua evoluzione artistica e le sue collaborazioni innovative. La sua carriera, segnata da successi e sperimentazioni, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama musicale italiano e internazionale.

Gli Inizi e l'Ascesa al Successo
Dal 1969, con l’esordio omonimo, la sua carriera è una crescita esponenziale di vendite, accompagnata da almeno un’uscita ogni anno. Negli ultimi due, nessuno è meglio di lui in classifica per distacco: ”la musica leggera” in Italia è Lucio Battisti. Personalmente metto il salame secondo solo alla coppa nella mia personalissima classifica dei piaceri della vita quando parliamo di insaccati. Certo, come tanti altri salumi “Salame” al singolare è solo da usare se si vuole indicarne una quantità, tipo “Passami il salame!”.
L'Importanza di Mogol
La collaborazione tra Mogol e Battisti è considerata una delle più importanti nella storia della musica italiana. Insieme hanno creato canzoni che sono diventate dei veri e propri classici, capaci di emozionare e far riflettere. Mogol ricorda che, quando scriveva una canzone, non descriveva il paese, ma viveva in Italia ed evidentemente metteva qualcosa di riconoscibile. Testi come "La canzone del sole", "I giardini di marzo", "Emozioni", "Pensieri e parole" sono autobiografici.
Mogol ricorda che, quando scriveva una canzone, non descriveva il paese, ma viveva in Italia ed evidentemente metteva qualcosa di riconoscibile. Testi come “La canzone del sole”, “I giardini di marzo”, “Emozioni”, “Pensieri e parole” sono autobiografici. Persino quando mi hanno portato “Space Oddity” di David Bowie, l’ho riscritta come “Ragazzo solo, ragazza sola” perché non sentivo come mia la storia di un astronauta che parla con la sua base.
Le loro canzoni sono un meccanismo perfetto che, a distanza di molti anni, ancora impressionano. Ci sono decine di canzoni sue che venero, almeno 3/4 per ogni album. C’è il Volume 2 che per me è un manuale di scrittura, di arrangiamento e pure di produzione. Con gli amici una volta ho fatto questo gioco in macchina: io mettevo pezzi anni ’60 italiani a paragone con coi corrispettivi inglesi dell’epoca. Era davvero impressionante la qualità produttiva e di scrittura di Battisti. Acqua Azzurra, acqua chiara è un classico e la prendono tutti come tale, però è sconvolgente. Ma anche Mi ritorni in mente: nessuno è mai riuscito a eguagliare quella leggerezza nelle parole. Sembra tutto facile, ma non è così. E poi c’è anche l’ultima parte della carriera. Questa opera di distruzione, di ricollocamento, di voglia di scrostarsi di dosso l’etichetta del cantante pop.
"Anima Latina": Un Punto di Svolta
Il successivo esempio di “rottura” è quello, a mio avviso, che merita maggiore attenzione e quello su cui voglio soffermarmi in questo articolo: Anima Latina. L’ispirazione per questo disco nasce da un lungo viaggio compiuto da Battisti fra Argentina e Brasile nel ‘74, al ritorno dal quale Battisti inizia la registrazione dell’album che durerà circa sei mesi.
Nel 1975, nonostante l’album Anima latina fosse primo in classifica, ben due tracce, Il salame e Anonimo, furono ufficialmente censurate dalla Rai. Nel caso della seconda, «perché è usato il termine “masturbarsi”, che Mogol non abolirà mai» spiegava il Corriere della Sera in una recensione del disco.
Anima Latina respira, si fa spazio attraverso il movimento e porta a quella commozione che solo la Bellezza può indurre, potente e inarrestabile ProtoHouse, organica, materica, ideale, familiare da sconosciuta. Due minuti e mezzo strumentali che potrebbero durare per sempre, poi la voce entra a cantare un testo che è negli occhi di un europeo che guarda il Sudamerica prima che il brano diventi un gioioso samba di percussioni e cori che sanno di liberazione e gioia.
In "Anima latina", infatti, si perdono le tracce del Battisti nazional-popolare e si scopre un musicista impegnato a rifuggire la melodia semplice e immediata che aveva contraddistinto la sua produzione precedente e che lo aveva reso uno dei cantanti più amati d'Italia, ma nel contempo anche detestato da quelle frange estremiste della critica militante che coglievano nella semplicità delle canzoni d'amore a firma Mogol-Battisti un disimpegno reazionario rispetto alla canzone di protesta e di denuncia sociale proposta dai cantautori "impegnati".
recensione ANIMA LATINA di Lucio Battisti
Analisi dei Brani Chiave di "Anima Latina"
- Abbracciala, abbracciali, abbracciati: La voce di Battisti è iperriverberata, aerea, celestiale, tanto da rendere quasi impossibile la percezione delle parole in alcuni passaggi.
- Due Mondi: Dà il la alle atmosfere latineggianti dell’album, con un ritmo incalzante e il perfetto dualismo tra le voci di Lucio e di Mara Cubeddu dei Flora Fauna Cemento che descrive le contrapposizioni e i contrasti tipici dell’antagonismo tra i due sessi.
- Anonimo: Il testo descrive la torbida relazione tra una ragazza e un ragazzino più piccolo di 10 anni, è indubbiamente quello che tratta la tematica sessuale in maniera più esplicita, e pare che sia autobiografico.
- Anima Latina: Un sublime ibrido tra sonorità brasiliane ed elettroniche, unito ad un testo che descrive alla perfezione il momento in cui “musica e miseria diventan cosa sola”.
- Il Salame: Tornano le tematiche sessuali, ma stavolta affrontate dall’ottica di due bambini, che cercano di scoprirsi a vicenda senza riuscirci a causa dell’innocenza tipica dell’infanzia.
- Macchina del Tempo: Affronta la contrapposizione tra l’amore libero e l’amore inteso come proprietà, che causa un profondo malessere e disagio esistenziale e che spinge i due ad allontanarsi reciprocamente.

Le Polemiche e le Censure
Nel 1975, nonostante l’album Anima latina fosse primo in classifica, ben due tracce, Il salame e Anonimo, furono ufficialmente censurate dalla Rai. Nel caso della seconda, «perché è usato il termine “masturbarsi”, che Mogol non abolirà mai» spiegava il Corriere della Sera in una recensione del disco.
Fin dal suo esordio sulla scena, Lucio Battisti era emerso come un personaggio particolarmente controverso agli occhi dei benpensanti, che non vedevano di buon occhio il suo anticonformismo, che emergeva chiaramente già dalle sue scelte stilistiche. Per non parlare dell’accanimento sui suoi capelli, che suscitavano reazioni a dir poco basite, manco avesse scelto di presentarsi in scena con una cresta punk o una cascata di boccoli dalle tinte fluo.
Nel 1971 si vociferava, ad esempio, che Supermarket, una traccia estratta dall’album Amore e non amore, sarebbe stata esclusa a priori dalla programmazione «per un troppo insistente uso di parole scopertamente simboliche», come riportava un articolo di Annabella. Stessa sorte per Dio mio, no, spiegava un altro servizio di Bella: «I censori si sono scandalizzati per la storia di questa fanciulla che va in casa del suo ragazzo e a un certo punto, consumata una cenetta a base di carne e caviale, domanda dov’è il letto, scompare nell’altra stanza e si ripresenta in pigiama!» tuonava il giornalista Roberto Buttafava, che pure faceva notare che siamo lontanissimi dall’erotismo esplicito di canzoni come Je t’aime... Moi non plus, uscita due anni prima e ben nota anche in Italia.
L'Eredità di Battisti
Oggi mancano la sua voce e la sua scrittura. Ma forse ciò di cui mi spiace di più è non poter più rinnovare l’esperienza di vederlo sorridere. Spesso ho fatto anche delle sue cover dal vivo. Per esempio Don Giovanni, del periodo panelliano. Dischi come Il nostro caro angelo e Anima Latina sono stati davvero formativi per me.
Ha fatto scelte coraggiose, non a caso è uno dei pochi artisti italiani davvero stimati all’estero. David Bowie era suo fan, così come lo è Caribou. Pensa solo a Il Veliero, che è forse il primo pezzo house della storia. Battisti aveva una visione del futuro che lo rende speciale, un innovatore. Alcune delle sue cose, com’è naturale che sia, oggi sono un po’ invecchiate: ma c’è sempre questa aria sempreverde attorno a lui che non andrà mai via. Lo si sente sia nei pezzi famosi che in quelli meno famosi.
Se c’è però un pregio che più di tutti ha fatto brillare il cantautore laziale, è certamente la sua costante attenzione a quello che succedeva di là delle Alpi. Un orecchio teso che gli ha permesso di rimodulare i canoni del bel canto. Insomma, il perito elettrotecnico è riuscito a dare forma e sostanza a una formula che spesso funziona soltanto nella teoria: immergere il geometrico sound angloamericano nel calore melodico mediterraneo.