L'Inconfondibile Tristezza della Torta al Limone: Un Viaggio Emozionale Attraverso il Cibo

Nel suo significato originario, il termine greco σύμβολον, da cui deriva l’italiano “simbolo”, indicava un mezzo di riconoscimento, di controllo, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia. L’etimologia del termine contiene dunque il senso di un’unità spezzata che tende al ricongiungimento, un collegamento implicito tra due oggetti ora separati ma che un tempo avevano fatto parte di una stessa totalità. Da qui il significato del termine è passato a indicare un oggetto “che sta al posto” di qualcos’altro, traslando l’idea della connessione dal piano della realtà (le due parti del bastone) a quella delle idee (il senso di amicizia tra le due famiglie).

In ambito letterario, pochi generi in epoca moderna si sono serviti del simbolo come il racconto breve. La short story, per l’economia imposta dalla sua lunghezza ridotta e per la struttura conclusa che lo caratterizza, ha bisogno di poggiare la propria struttura su nuclei tematici forti e circoscritti, che ne limitino le derive ed esercitino una forza centripeta. Qualunque lettore abituale di racconti brevi registra immediatamente la presenza di questi “concentrati di senso” non appena li incontra, e li deposita nella propria memoria sapendo che quegli elementi combinati insieme andranno a comporre il senso del racconto.

È stato Immanuel Kant, nella Critica del giudizio (1790), a tracciare la distinzione fondamentale tra simbolo e segno. Il simbolo, per Kant, è una forma particolare di segno che ha in sé determinazioni ulteriori e indefinite; di qui nasce la vaghezza del senso del simbolo, la sua allusività e inesauribilità. In altre parole, il simbolo è un segno ma è anche qualcos’altro: un segno dai contorni sfumati, potremmo dire, circondato di un alone più o meno ampio di significati collaterali o periferici.

Nel 2011, Aimee Bender pubblica in Italia il romanzo L'inconfondibile tristezza della torta al limone, dove la protagonista Rose sperimenta le emozioni di chi ha cucinato il cibo che mangia. Questo romanzo esplora le dinamiche familiari e la crescita personale attraverso una lente sensoriale unica.

L'inconfondibile tristezza della torta al limone - Aimee Bender

La Trama e le Emozioni di Rose Edelstein

Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida Rose Edelstein scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato, mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione. Ma il peggio è che le torte preparate da sua madre, una donna allegra ed energica, acquistano prima un terrificante sapore di angoscia e disperazione, e poi di senso di colpa.

Rose racconta la sua infanzia, a partire da quel pomeriggio in cui mangia una fetta di torta, assaporando allo stesso tempo sia gli ingredienti di cui è composta, che i sentimenti della madre che l’aveva preparata, con una estrema chiarezza. È molto interessante come ogni sfumatura venga colta, un gesto o uno sguardo sfuggente, un lampo di emozione, il barlume di un nuovo sentimento. Le emozioni sono il perno della narrazione, sia quelle percepite che quelle “assaggiate”.

C’è una scena, fortissima, nella quale Rose maledirà questa sua capacità, un momento straziante in cui, in lacrime, chiederà alla madre di “toglierle la bocca”. Come si fa a sopportare il vuoto di tua madre quando hai solo 9 anni? Odiavo quella situazione: era come leggere il suo diario, contro la mia volontà. Rose dovrà tenere per sé questa sua capacità. Sua madre non la capisce, suo fratello ha altro per la testa, suo padre raramente fa il genitore e le amiche pensano a tutt’altro. Solo George, un amico del fratello, per brevi momenti, la prenderà per mano.

Per tutto il periodo della pre-adolescenza, la sua migliore amica sarà Eliza. Ci sono momenti in cui Rose invidia le bocche degli altri, quei momenti in cui ringrazia i prodotti confezionati dei distributori automatici; ma ci sono anche passaggi in cui la gelosia per la sua amica sarà totale. Nei sandwich che la madre di Eliza prepara c’è qualcosa che Rose non ha mai assaggiato a casa sua. Una gelosia che diventa quasi incomprensione quando l’amica le racconta come passa il tempo in famiglia.

In alcuni passaggi, la tristezza di Rose è quasi disarmante. Una tristezza mista a paura, mista a voglia di “normalità”. Crescendo Rose dovrà scendere a patti con questo suo “dono”, come lo chiama George, e soprattutto si renderà conto che nella sua famiglia non c’è nulla di “normale”. L'inconfondibile tristezza della torta al limone ha fatto vivere in prima persona le emozioni di Rose, nonostante io non possa minimamente capire come si possa essere sentita. È stato come se, durante la lettura, fossi stata in reale pena per lei. È stato come se, terminato il libro, fossi scesa dalle montagne russe.

Il Simbolismo del Cibo e le Dinamiche Familiari

Attraverso il cibo, Rose scopre i sentimenti, non sempre consapevoli, di chi ha cucinato. Da quel momento Rose svilupperà una potente empatia nei confronti delle persone, stabilendo un’infallibile collegamento tra cibo cucinato e stati d’animo. Infine il fratello maggiore Joseph, il più enigmatico della famiglia, una sorta di genio solitario, che evita tutte le relazioni umane ( ad eccezione di un unico amico) comprese quelle con i suoi familiari. Non si fa toccare, fugge il contatto oculare e il suo sguardo è talmente angosciante e imbarazzante per tutti che, durante la cena, o legge libri oppure gli mettono davanti al piatto le scatole di cibo cosicchè lui possa leggere le etichette ed estraniarsi dal contesto.

Lei contiene tutto: i tradimenti della madre, le sparizioni del fratello, il silenzio un po’ fobico del padre, osservandoli in silenzio ed amandoli teneramente.

Interpretazioni e Analisi del Romanzo

“L’inconfondibile tristezza della torta al limone” è un libro surreale. Ma lieve, gradevole, a tratti divertente. E’ una fiaba moderna, che scorre con leggerezza sebbene avvolta da un velo di tristezza e malinconia. Racconta con toni leggeri, e a volte con ironia, una storia complessa: la storia di una famiglia, una storia complicata da vicende insolite, di cui Rose, il fratello, ma anche il padre e la madre, ognuno a modo suo, sono protagonisti.

Durante i difficili anni dell’adolescenza Rose si trova a vivere in prima persona i problemi emotivi e sentimentali della madre, ma anche la frustrazione, o la noia, o la fretta, di tutti coloro che cucinano ciò che lei poi mangerà, come i cuochi di ristoranti e fast food o della mensa scolastica. Sono anni durante i quali i problemi in famiglia si complicano, e durante i quali Rose impara a convivere con la sua condizione senza però riuscire ad accettarla. Colpa del senso di vuoto sentito nella torta al limone, delle grida d’amore percepite in un sandwich, dell’adulterio rivelato da un roastbeef con patate.

La Quiche Lorraine: Una Ricetta con Emozioni Nascoste

Le ricette presenti ne “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” sono sempre inserite nella narrazione, gli ingredienti fanno parte di discorsi e descrizioni, non vengono mai dati come ingredienti di ricette vere e proprie. E’ perciò probabile che questa Quiche Lorraine non sia la Quiche Lorraine originale francese, perlomeno nelle dosi, in quanto le quantità, tutte, le ho ipotizzate io.

Scovare la ricetta tra le righe, assemblare gli ingredienti, andando un po’ a naso e un po’ ad esperienza, per me è stato un vero divertimento. E una gran soddisfazione. E alla fine ce la siamo mangiata proprio di gusto questa golosa Quiche Lorraine.

Ingredienti per la Quiche Lorraine (ispirata al libro):

  • Pasta brisée
  • Panna
  • Latte
  • Prosciutto
  • Noce moscata
  • Pepe
  • Prezzemolo (opzionale)

Preparare la brisée lavorando velocemente la farina, il burro ammorbidito ma freddo e l’acqua fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Pepare. Montare la panna. Stendere la pasta brisée (sottile) con il matterello e sistemarla su una teglia tonda ricoperta di carta forno. Io ho usato una tortiera. Ritagliare la pasta in eccesso. Usando una teglia da 24 un po’ di pasta in eccesso ci sarà. Potete utilizzare i ritagli per realizzare alcune piccole decorazioni. Mia figlia si è offerta di aiutarmi e ha realizzato due piccole rose, quattro foglie e una coccinella. Ormai la conoscete mia figlia, le decorazioni sono la sua passione. Cuocere in forno statico per 30-35 minuti a 180-200 gradi.

Circa 10 minuti prima di sfornare, cioè quando il ripieno sarà rappreso a sufficienza, perlomeno in superficie, aggiungere le decorazioni. E godetevela. Il prezzemolo: avrebbe dovuto esserci, viene espressamente menzionato da Rose, ma - mea culpa - l’ho dimenticato. Mi sono ricordata del prezzemolo solo quando la quiche era già in forno!

Innanzi tutto vi segnalo che ho volutamente ignorato il sale (seppur citato) e anche lo zucchero. Quest’ultimo l’ho omesso perché non mi sembrava indicato in una preparazione salata, cioè “salata senza sale”. In secondo luogo vi rassicuro: la mia quiche lorraine, pur essendo senza sale aggiunto, è risultata saporita al punto giusto e con sapori ben bilanciati. Di certo grazie al prosciutto, ma grazie anche alla noce moscata che, associata al pepe, dà gusto e sapore, e poi il suo inconfondibile aroma in questa quiche ci vuole, lo dice Madame Dupont!

Personaggio Emozioni Percepite da Rose Impatto sulla Vita di Rose
Madre Angoscia, disperazione, senso di colpa Difficoltà nel rapporto, incomprensione
Fratello Joseph Enigmatico, distante Difficoltà di connessione, mistero
Eliza (amica) Normalità, calore familiare Invidia, desiderio di una vita diversa

tags: #l #inconfondibile #tristezza #della #torta #al