Ricetta Pop It Panino: Panini Furbi e Rapidissimi

A volte cerchiamo nel pane il conforto e la fragranza dei tempi antichi, delle cose fatte come una volta, e allora ci rivolgiamo ai profumi del lievito madre, al fascino delle farine poco raffinate e delle varietà di grano antiche, ai ritmi lenti delle lunghe lievitazioni.

Altre volte, semplicemente vogliamo dei panini buoni e soffici per accompagnare la cena o l'aperitivo, e soprattutto li vogliamo subito! Eh già, ma come si fa? Il pane come la pizza è una di quelle cose che sono buonissime se comprate al volo, ma che se le vogliamo fare in casa hanno bisogno di ore: non è tanto il tempo della preparazione che scoraggia, ma il tempo della fermentazione, l'attesa della crescita, in cui l'home baker se ne sta con le mani in mano aspettando che le forme lievitino.

Ma se abbiamo poco tempo e troppa fame? Ci sono alcuni trucchi: uno è quello di rivolgersi alla tradizione, all'antica storia del pane azzimo, che dagli ebrei in fuga dall'Egitto al chapati indiano è presente presso tutti i popoli, perché è stato il primo pane realizzato dall'uomo, prima ancora della scoperta dei lieviti. E però i vari azzimi, più o meno morbidi, sono comunque dei pani sottili, delle specie di focacce o piadine.

E se invece vogliamo la mollica, un po' di morbidezza, un po' di sofficità? Anche qui, esiste il rimedio. Ecco la ricetta per fare dei panini furbi e rapidissimi, ma non meno buoni.

Il Segreto della Lievitazione Chimica

Il segreto sta nella lievitazione chimica: ehi, attenzione, perché oggi quando si parla di chimica relativamente al cibo, a tutti si drizzano subito le antenne. La chimica è diventata sinonimo di artificio, di contraffazione, di dannoso per la salute. Ma tutto è chimica: tutti i processi culinari, da un semplice uovo in padella alla fermentazione che porta dal mosto al vino, sono governati da leggi chimiche.

In particolare, riguardo alla lievitazione, esiste il lievito di birra (sono dei funghi unicellulari, Saccharomyces cerevisiae) ma esiste anche il lievito in polvere, che di solito è usato non in panificazione ma per dolci e biscotti: i processi sono diversi, ma lo scopo è lo stesso, cioè produrre quel tanto di CO2 che permetta agli impasti di espandersi e così cuocersi meglio, ed essere più leggeri.

Il lievito chimico produce la CO2 in maniera istantanea - a differenza del lievito di birra e della pasta madre che dipendono dal lavoro di microorganismi - in presenza di liquidi e soprattutto di calore. Questo vuol dire che la crescita avverrà direttamente nel forno. Perché non usarlo allora oltre che per le torte, anche per il pane? Certo che si può, ma con qualche accorgimento e adattamento.

Per esempio, impossibile far lievitare una forma di pane di grandi dimensioni: infatti sono dei panini quelli che andremo a preparare.

Panini al latte, morbidissimi, buoni sia dolci che salati.

Ricetta dei Panini Veloci

Data la rapidità della preparazione, la prima cosa da fare è accendere il forno a 200 gradi, in modo da non dover aspettare poi che raggiunga la temperatura.

  1. Setacciare la farina e una bustina di lievito chimico.
  2. Aggiungere un cucchiaino raso di sale e 250 grammi di acqua, non tutta subito. Si può sostituire una parte di acqua con l'equivalente di latte, per un risultato ancora più morbido.
  3. Impastare bene e lentamente, aggiungere anche un giro d'olio: alla fine il panetto dovrà essere liscio ed elastico, non troppo morbido.
  4. Lasciare sulla spianatoia coprendo con la ciotola, giusto il tempo che si rilassi e diventi maneggevole.
  5. Dividerlo in 12 parti uguali, formare delle palline, spennellarle con un po' di uovo sbattuto e se si vuole passarle nei semi di sesamo o di papavero.
  6. Infornare, abbassare la temperatura a 180 e cuocere per 20-25 minuti.

E si, sono proprio loro, quei sofficissimi bocconcini di pasta brioche che spesso troviamo nei buffet arricchiti da tante farce golose, tra salumi, salse, creme salate e dolci. Un impasto, mille possibilità. Questi panini al latte infatti sono molto versatili e facilissimi da fare.

Possiamo lasciarli vuoti e gustarli accompagnati ad un caffellatte a colazione, o a seconda della merenda che preferiamo (dolce o salata) farcirli come più ci piace. Tra creme spalmabili dolci e salate, salumi vari o pesti abbiamo infinite possibilità, e soprattutto abbiamo sia il salato che il dolce con un unico impasto!

Di ricette se ne trovano tante in giro, ma io con questa mi sono trovata bene. Ho modificato leggermente quella delle mie treccine dolci, adattando così l’impasto anche per uno sfizioso spuntino salato.

Consigli Utili

I panini al latte sono molto semplici da fare, l’unica attenzione da avere e consiglio che vi do è di preparare l’impasto la sera prima, così quindi la sera prima iniziamo a preparare i nostri panini impastando, con la planetaria o a mano, la farina con il lievito ed il latte.

Ottenuto un impasto elastico aggiungiamo anche lo zucchero, successivamente l’uovo. La mattina seguente prendiamo il nostro impasto e formiamo i panini. Porzioniamo quindi l’impasto creando tante palline della stessa dimensione, io ho scelto di farli di 40 grammi.

Posizioniamo le palline di impasto in una teglia foderata da carta forno. Assicuriamoci di lasciare abbastanza spazio tra una pallina e l’altra. A questo punto aspettiamo i tempi di lievitazione, le palline dovranno raddoppiare di volume, ci vorranno più.

A lievitazione conclusa possiamo spennellare la superficie dei nostri panini con un tuorlo miscelato ad un po’ di latte. A questo punto possiamo lasciarli “nudi” come ho fatto io o arricchirli cospargendoli di semi, come quelli di sesamo, chia, o semi vari: questo darà ai panini un aspetto più.

A cottura ultimata lasciamo raffreddare i nostri panini al latte e sono subito pronti da mangiare. Possiamo farcirli con creme dolci o arricchirli con salumi e formaggi, insomma a voi la scelta.

Si conservano qualche giorno ben chiusi in un sacchetto ma possono essere anche congelati. Io ho fatto una bella scorta, li ho congelati e quando mi va ne tiro fuori qualcuno: mezz’oretta a temperatura ambiente e sembrano come appena fatti, se riscaldati leggermente ancora più.

Amo molto questi tipi di impasti, le brioche danno sempre tante soddisfazioni, e poi sono sempre buone. Se vuoi prova anche le treccine dolci, un impasto brioche altrettanto soffice per le colazioni più.

Tamago Sando: un panino giapponese farcito con uova e maionese.

PANINI al LATTE - SOFFICI e IRRESISTIBILI🥰❤️🥖

Popover: Panini Magici Senza Lievito

Sono tanti i nomi con cui vengono identificati i popover, dei panini senza lievito nati in America e perfetti per accompagnare pietanze dolci e salate. Anche noti come panini magici, la preparazione ricorda quella degli Yorkshire pudding: una pastella densa viene cotta in uno stampo bollente a forma di muffin dando vita a un panino vuoto all’interno dalla caratteristica forma a fungo.

La ricetta originale americana tuttavia arriva proprio dell’Inghilterra: furono i coloni del Maine che fondarono la città di Portland in Oregon a portare la ricetta. Da allora la preparazione ha subito qualche modifica, ma la ricetta dei panini dolci non ha mai smesso di essere preparata e di conquistare il favore del pubblico.

Preparazione dei Popover

  1. Riunite in una ciotola il latte e le uova e sbatteteli con una frusta da cucina.
  2. Unite quindi la farina e un pizzico di sale e mescolate di nuovo in modo da ottenere una pastella, senza preoccuparvi che risulti troppo liscia.
  3. Coprite con pellicola per alimenti e lasciate riposare in frigorifero per un’ora.
  4. Imburrate poi gli stampi per muffin e metteteli in forno a 200°C, vuoti, fino a che non saranno incandescenti.
  5. Sfornate e versate all’interno la pastella velocemente, riempiendoli per metà, quindi cuocete a 200°C per 20 minuti.

Una volta gonfi e dorati sono pronti per essere gustati. Ricordate di non aprire mai il forno in cottura. I vostri panini magici sono pronti per essere serviti sia con preparazioni dolci che salate e sono tra le ricette facili e veloci che dovreste tenere presente quando volete stupire i vostri ospiti.

I popover vanno consumati caldi, appena sfornati. Raffreddandosi infatti tendono a sgonfiarsi e a perdere la loro caratteristica consistenza.

Puok: Il Panino come Espressione di Sé

Non chiamatela hamburgheria e non definitelo street food. Puok è la massima espressione di Egidio Cerrone, napoletano, una laurea in Biotecnologie Mediche, che nel 2016 decide di trasformare la sua passione per il cibo e per la scrittura (tutto nasce dal suo blog Le avventure culinarie di Puok e Med) in un locale vero e proprio con l'intenzione di raccontare se stesso, la sua vita e le sue passioni.

Come lo fa? Ecco allora Django, Piggy Blinder, Los Pollos e mille altre ricette che, nelle due sedi di Puok (a Spaccanapoli e al Vomero), rappresentano ciò che più gli piace. Ancora: “Puok è partito con una cucina di pochi metri quadri, poi il primo laboratorio, poi il secondo e così via. Ora stiamo capendo come fare per allargare ancora, e molto di più, i nostri orizzonti creativi per creare i panini del futuro.

Già, perché le ricette di Egidio hanno una particolarità: vengono dal passato, oppure dal futuro. Ci racconta: “Ogni panino di Puok ha sicuramente un perché, una storia da raccontare o una storia da creare. Alcuni panini rappresentano un mio ricordo, altri la mia voglia di innovare.

Nonna Assunta è uno di quei panini che da Puok trasformano un ricordo privato in memoria condivisa. È il tributo di Egidio alla nonna, custode di pranzi affettuosi e di un piatto che per lui era pura felicità: il ruoto di patate al forno carico di cipolle.

Quel sapore dell’infanzia è diventato il primo vero fuori menù di Puok, nato nel primo laboratorio: hamburger, provola, patate al forno con cipolle e maionese al pepe. “Nonna Assunta è il mio ricordo più importante, la mia felicità gastronomica fanciullesca, è il ruoto di patate al forno della persona alla quale ho voluto più bene al mondo.

Certe ricette, invece, vengono dal futuro. “Genovese Astrospaziale è la mia voglia di sperimentare e di portare il panino nel futuro, pur partendo da una ricetta tradizionale. È la genovese napoletana all’ennesima potenza, una variante del piatto di pasta, la mia proposta personale. Un futuro che sa di passato, ed è il mio panino preferito.

In altre parole, un vero Neapolitan Pulled Beef impregnato del sugo di cipolle e dei suoi aromi. Tutto questo racchiuso in una rosetta napoletana fragrante. Il risultato? L’anima di Napoli non manca mai, anche se il panino arriva da un mondo lontano.

“Genovese Astrospaziale è stato un apripista, un modo di raccontare Napoli alle future generazioni, ma anche a chi viene da fuori e vuole provare un concentrato della città tra le mani. In Puok l’anima della città è sempre presente, non solo per le ricette tradizionali da cui spesso attingiamo, ma anche per l’approccio creativo.

Forza Panino!, verrebbe da dire per concludere, per citare Elio e le Storie Tese in un contesto così pop e in attesa di provare la prossima ricetta. “Per noi il panino è un piatto importante della cucina, ci piace davvero, fa parte del dna di ogni napoletano che adora aggiustarsi in mezzo al pane qualsiasi cosa trova a tavola. Lavoriamo ogni giorno per renderlo credibile e degno di creatività umana, di ambizione, di continua ricerca”.

Il Panino Perfetto: I Segreti di De Santis

Fai già parte della nostra community? Il panino perfetto? Ce lo raccontano due ospiti speciali del numero di giugno 2025 de La Cucina Italiana: le “paninare”, ovvero le storiche addette alla preparazione del sandwich di De Santis, piccola leggenda dello street food milanese. Fondato in corso Magenta nel 1964 dai coniugi Dina e Renzo De Santis, oggi è presente anche a Roma, Londra e Tokyo, in quest'ultima con un pop up store nel quartiere di Shibuya.

Abbiamo ospitato due di loro, Angela Mainolfi e Marie Calaj nelle cucine di redazione per un giorno: le signore, un'esperienza ventennale alle spalle nell'arte del panino, hanno realizzato per noi 7 deliziose versioni un'inclusa una ricetta molto estiva, con crudo e melone, dedicata proprio a noi de La Cucina Italiana. Infine, ci hanno svelato tutti i trucchi per preparare anche a casa un panino perfetto.

Tra piccoli trucchi, stagionalità e prodotti eccellenti. Eccoli qui.

Come Costruire un Panino a Regola d'Arte

Signore, come si costruisce il panino perfetto?

«Partendo da una regola base: il ripieno va assemblato a freddo a parte, stratificato con cura ricalcando la forma e l'ingombro del panino. E solo all'ultimo, quando il pane è ben tostato, spostato sul pane stesso. Seconda regola: il pane. Va scelto con molta cura».

Qual è il pane più adatto da utilizzare?

«Il nostro consiglio è una ciabatta, molto sottile con poca mollica. Un trucco in più? Levate un po' di mollica per dare spazio e più sofficità al ripieno».

Quanti ingredienti inserire?

«Da tre fino a sette o otto ingredienti».

Come si scelgono prodotti di qualità?

«Guardate sempre con attenzione l'etichetta dei prodotti: devono essere di alta qualità e se possibile scegliete quelli con denominazione di origine protetta DOP o di IGP. Per esempio la fontina dovrebbe essere DOP d’Alpeggio e non una senza denominazione. Un panino perfetto è un piatto semplice e sofisticato al contempo».

Come si abbinano gli ingredienti?

«Sarebbe consigliabile individuare una proteina (carne o pesce , elemento fondamentale per un panino. Nel caso di proposta vegana o vegetariana optate per formaggi misti, verdure fresche o cotte magari in abbinamento a sott’olio e salse a piacimento. Per creare un ulteriore effetto croccante, suggeriamo l’utilizzo di frutta secca o fresca tagliata molto sottile e anche verdure croccanti».

Quale deve essere la proporzione tra pane e “imbottitura”?

«La farcitura deve essere maggiore rispetto alla grammatura del pane selezionato. Il rapporto è pari a 1/3 di pane e per 2/3 di farcitura».

Come si taglia il pane?

«Utilizzate un coltello seghettato (il classico coltello da pane) e riponete la mano sopra al pane per bloccarlo alla base di appoggio e tagliarlo esattamente a metà in orizzontale».

Come si stratificano gli ingredienti?

«Consigliamo di fondere nel tostapane (preferibilmente a piastra con una buona potenza), il formaggio già riposto all’interno delle due falde di pane. Salvo casi eccezionali, come nel caso di utilizzo di un petto di pollo scaloppato, gli altri ingredienti vanno aggiunti a freddo».

Come si rispettano le consistenze?

«Non c’è una regola esatta sul rispetto delle consistenze all’interno del panino ma c’è una lunga ricerca per bilanciare consistenze e sapori. Tutti i nostri panini sono studiati nel minimo dettaglio per creare armonia al palato».

Come si rispettano e abbinano i sapori (acido, amaro, dolce, piccante, salato)?

«Riteniamo che la scelta dei 5 sapori debba essere fatta sulla base del gusto personale. L’abbinamento degli ingredienti può ricercare l’armonia o il contrasto. Per voi per esempio abbiamo composto un panino stagionale, con la dolcezza e la freschezza del limone, la cremosità della robiola e il sapore intenso delle olive taggiasche».

Qual è la temperatura perfetta per il pane?

«Non c’è una regola fissa sulla temperatura del pane perché dipende dalla scelta del pane e dalla piastra posseduta. In linea generale però il pane deve essere tostato in maniera tale da avere una doratura sulla parte esterna e lasciare l’interno morbido».

Quali ingredienti devono essere caldo e quali freddi?

«Pane caldo, formaggio a seconda della tipologia: Un esempio? Un caprino fresco, da lasciare freddo, sta benissimo in abbinamento con mozzarella sia fusa che fresca. Poi optate salumi, pesce, verdure (fresche e sott’olio ) e salse da lasciare rigorosamente fredde, altrimenti ammollano il panino».

Tamago Sando: Il Panino Giapponese all'Uovo

Quando portiamo questo spirito nella cucina italiana, non stiamo “imitando”. Stiamo scegliendo un’idea: fare poco, ma farlo bene. Pane morbido, ripieno cremoso, taglio pulito. E un risultato che piace a chi ama i sapori gentili, ma anche a chi vuole una merenda che sa di comfort.

Se vuoi capire meglio cos’è un konbini, puoi leggere anche qui: guida ai konbini.

Perché il Tamago Sando è Diverso

Il cuore del tamago sando o egg sandwich giapponese è l’uovo, certo. Però non è la solita insalata di uova “a pezzi grossi”. Qui la consistenza conta: una parte delle uova si schiaccia fino a diventare quasi crema, e una parte resta in briciole morbide. In mezzo, una maionese piena, che lega tutto.

Un altro trucco semplice è la forchetta: schiaccia, gira, schiaccia ancora. Così ottieni una crema liscia, ma con qualche briciola, che è proprio quella sensazione morbida che si cerca. Poi c’è il pane: spesso è lo shokupan, un pane al latte soffice, quasi dolce. In Italia puoi partire da un pane in cassetta di qualità, o da un pan bauletto morbido. E se ti piace l’idea konbini fino in fondo, togli la crosta e fai un taglio netto, da vetrina.

Consiglio della nonna: se vuoi quella cremosità “da konbini”, non lesinare sul tempo di riposo. Metti il ripieno in frigo anche solo 15 minuti. Si compatta e si spalma meglio.

La cosa più bella è che questo panino è “pop” senza essere complicato. Ti basta una ciotola, una forchetta e uova buone. E se vuoi, puoi giocare con un dettaglio: un pizzico di senape dolce, una punta di pepe, o un filo di aceto di riso. Piccoli tocchi, senza perdere la semplicità.

Versioni Senza Glutine e Senza Lattosio

Se mangi senza glutine, il trucco sta tutto nel pane. Scegline uno in cassetta morbido, che non si sbricioli al taglio. Scaldalo un attimo tra le mani o in padella, giusto per renderlo più elastico. Poi farcisci quando è freddo, così resta pulito.

Per la versione senza lattosio, di base sei già a posto: uova, sale, un grasso cremoso. Se usi maionese pronta, controlla l’etichetta. Se la fai in casa, puoi usare olio di riso o di semi e un goccio di limone. E se vuoi un gusto più rotondo, aggiungi un cucchiaio di yogurt senza lattosio, ma solo se lo tolleri.

Se stai seguendo un percorso FODMAP: valuta le quantità e punta su ingredienti semplici. Qui trovi una guida completa: dieta FODMAP: guida completa.

Questo è il punto del “ponte”: prendere un’idea lontana e renderla accogliente. Come facciamo spesso su NonnaPaperina, dove le ricette nascono per non lasciare nessuno fuori.

Il Ponte con i Tramezzini Italiani

Se ti stai chiedendo perché il tamago sando ci parla così tanto, la risposta è semplice: noi italiani abbiamo già la cultura del panino “gentile”. Pensa ai tramezzini del bar, alle merende con pane e uova, ai toast che salvano una serata. Il Giappone prende quella stessa idea e la porta all’estremo della pulizia: pochi ingredienti, una consistenza ben studiata, un taglio che invoglia.

C’è anche un altro punto in comune: la nostalgia. Il tamago sando, nella sua forma più base, ha qualcosa di infantile e rassicurante. È il sapore dell’uovo che conosci, ma reso più rotondo dalla maionese e dal pane morbido. È il tipo di boccone che non ti stanca e che ti fa pensare: “ne mangerei ancora”. Non serve renderlo “gourmet”, anzi. Più lo tieni semplice, più funziona.

Abbinamenti e Idee per Servirlo

Il tamago sando è buono da solo, ma diventa ancora più piacevole se lo servi come fanno spesso i konbini: con qualcosa di fresco accanto. Un’insalata di cetrioli e riso (anche solo cetrioli e sale), qualche pomodorino, una ciotolina di frutta.

Se lo porti a tavola a metà mattina, pensa a una tazza di tè verde o a un tè leggero: pulisce la bocca e fa risaltare il ripieno. Vuoi una variante “da domenica”? Aggiungi un filo di erba cipollina o un pizzico di paprika dolce. Vuoi una variante “da pranzo in ufficio”? Metti una foglia di lattuga croccante, così aggiungi struttura. Vuoi una variante più sapida? Un accenno di salsa di soia al posto del sale fa la sua figura. Piccoli tocchi, senza cambiare l’anima del panino.

Infine, pensa al formato: triangoli piccoli per un buffet, metà panino per una merenda, panino intero per un pranzo veloce. Se ti piace l’effetto “konbini”, avvolgilo nella carta da forno e chiudilo con lo spago. È pratico, resta ordinato e fa subito atmosfera. E quando lo apri, è come scartare un regalo.

FAQ sul Tamago Sando

  • Che cos’è il tamago sando? È un panino giapponese farcito con uova e maionese, nato come cibo pratico e diventato famoso anche grazie ai konbini.
  • Qual è il pane giusto per farlo? Lo shokupan è quello classico. In Italia va bene un pane in cassetta morbido e di qualità, anche in versione senza glutine.
  • Posso farlo senza lattosio? Sì: usa burro senza lattosio o omettilo, e scegli una maionese che ti è adatta. Il ripieno resta cremoso lo stesso.
  • Quanto devono cuocere le uova? Con 9 minuti hai un tuorlo che non diventa asciutto. Se ti piace più sodo, sali a 10 minuti, ma non andare oltre.
  • Quanto dura in frigo? Meglio mangiarlo entro 24 ore. Tienilo ben chiuso, così il pane non assorbe odori e resta morbido.
  • Posso prepararlo per una gita o per la scuola? Sì, è uno dei suoi punti forti. Avvolgilo bene e portalo in borsa termica. In questo modo resta sicuro e buono.

Ricette giapponesi ne abbiamo? Certo che si!

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