Spaghetti al Diserbante: Ricetta e Pericoli del Glifosato nella Pasta

Il tema della presenza, anche se in tracce, di glifosato nella pasta in vendita nei nostri supermercati è un argomento ricorrente nel dibattito mediatico da diversi anni.

La questione è stata rilanciata dalla rivista «Il Salvagente», nel numero di settembre, dove sono state condotte analisi di laboratorio su 20 confezioni di spaghetti di altrettanti marchi. I risultati hanno documentato la presenza in tracce in 7 diversi prodotti, 6 dei quali realizzati con frumento acquistato da altri Paesi.

Ma cosa significa tutto questo per la nostra salute? E quali sono i reali pericoli legati all'assunzione di glifosato attraverso la pasta e altri alimenti?

Ecco un'analisi approfondita della questione, basata su studi scientifici, pareri di esperti e informazioni provenienti da diverse fonti.

Cos'è il Glifosato e Perché è Controverso?

Il glifosato è un erbicida sistemico, il più diffuso al mondo, brevettato nel 1974 dalla Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Storicamente prodotto dalla Monsanto (acquisita nel 2018 dalla multinazionale farmaceutica Bayer) e aggressivamente commercializzato con il nome Roundup, oggi è prodotto anche da altre aziende chimiche con nomi quali Accord e Rodeo.

Il 20 marzo 2015, la IARC (International Agency for Research on Cancer), agenzia specializzata dell’OMS, ha classificato il glifosato nel gruppo 2A come “potenziale cancerogeno per l’uomo” e come fortemente correlato all’insorgenza della celiachia.

Tuttavia, l’EFSA (l’organismo per la sicurezza alimentare della Ue) lo ha declassato a "probabilmente cancerogeno" (più precisamente come '2a', ossia agente la cui cancerogenicità è confermata sugli animali ma non sull'uomo, n.d.r.), nonostante l’esistenza di studi indipendenti che hanno rivelato la sua pericolosità.

Inoltre, in una dichiarazione dell’EFSA, il glifosato non è stato ritenuto sicuramente interferente ormonale.

Queste valutazioni contrastanti hanno generato un acceso dibattito scientifico e politico sulla sua sicurezza e sul suo impatto sulla salute umana e sull'ambiente.

Glifosato nella Pasta: Quali Sono i Rischi Reali?

I quantitativi del diserbante rilevato nelle analisi sono talmente piccoli da non rappresentare un rischio immediato per la persona. In entrambi i casi gli esperti hanno indicato una soglia di 0.5 milligrammi per chilo di peso corporeo.

Una dose che, considerando il quantitativo di glifosato massimo che può esserci nel frumento in commercio nell’Unione Europea, è comunque impossibile da raggiungere. Questo è quanto si può affermare con ragionevole certezza tenendo conto dei consumi di pasta degli italiani: tra i 23 e i 25 chili a testa in un anno.

Usare l’erbicida per la coltivazione del grano, dunque, non è vietato. Nemmeno in Italia, dove però dal 2016 ci sono comunque alcune restrizioni in più. Il glifosato non si può usare infatti prima della raccolta, ma eventualmente soltanto prima della semina.

Il glifosato non può comunque essere mai utilizzato in prossimità di luoghi sensibili quali scuole, ospedali, strutture per anziani, binari della ferrovia.

Queste sono le disposizioni in vigore fino a gennaio del 2022, termine entro il quale il comitato permanente insediato in seno alla Commissione Europea avrà completato il processo di revisione dei limiti massimi di residui di glifosato negli alimenti.

Nel frattempo, però, i consumatori possono comunque continuare a mangiare la pasta senza troppi assilli.

L'Effetto Cocktail e la Necessità di una Valutazione Complessiva

Non basta dire: i livelli sono infinitesimali dunque va bene così. E, sempre prendendo come riferimento l’ultimo test effettuato, vi sono marche che sono riuscite effettivamente a tenere questo erbicida fuori dalla pasta, dunque è possibile farlo.

I livelli considerati sicuri e innocui, tra l’altro, come avvenuto nel caso di altre sostanze (il bisfenolo, ad esempio) a volte vengono ridiscussi e rivisti dalla comunità scientifica.

C’è poi un altro discorso fondamentale da considerare: l’effetto cocktail. Tutte sostanze in livelli a norma di legge, tutte a piccolissime dosi. Anzi, c’è chi già sostiene che l’effetto cocktail sia molto pericoloso.

In conclusione dunque, le infinitesimali tracce di glifosato nella pasta possono non essere un problema di per sé, ma lo sono nel momento in cui siamo “circondati” da residui di sostanze di ogni genere che assumiamo con il cibo (ma anche respiriamo camminando per strada o nelle nostre case.

Come Ridurre l'Esposizione al Glifosato: Consigli Pratici

L’opzione più drastica per essere certi di non imbattersi nemmeno in tracce di glifosato è rappresentata dal consumo esclusivo di prodotti di origine biologica.

Come difenderci dal rischio glifosato nella pasta?

Più praticabile è quella che favorisce la scelta di una dieta variegata: utile a favorire l’assunzione di tutti i nutrienti, ma anche a «diluire» eventualmente la presenza di contaminanti. Contaminanti, chimici in questo caso, che comunque non sono mai rilevabili nei piatti degli italiani in concentrazioni pericolose.

Ecco alcuni consigli pratici per ridurre l'esposizione al glifosato:

  • Scegliere prodotti biologici: i prodotti biologici sono coltivati senza l'uso di pesticidi sintetici, incluso il glifosato.
  • Preferire prodotti italiani: in Italia, l'uso del glifosato è più regolamentato rispetto ad altri paesi, come il Canada.
  • Variare la dieta: una dieta varia aiuta a ridurre l'esposizione a qualsiasi singolo contaminante.
  • Lavare accuratamente frutta e verdura: anche se non elimina completamente i residui di pesticidi, il lavaggio accurato può contribuire a ridurli.
  • Informarsi sulla provenienza degli alimenti: conoscere la provenienza degli alimenti può aiutare a fare scelte più consapevoli.

Alternative alla Pasta Tradizionale: Alla Ricerca di Grani Antichi e Filiera Corta

Benché a partire dal 2016 in Italia si sia disposto tramite Decreto la revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato, il suo utilizzo è purtroppo ancora molto diffuso in alcuni paesi, tra cui il Canada.

È proprio dal Canada, e più precisamente dalle aree agricole di Manitoba e Alberta, che l’Italia importa ingenti quantità grano duro.

Uno studio condotto dall’associazione GranoSalus ha dimostrato che in alcuni marchi di pasta italiani sono presenti, seppur entro i limiti di legge, tracce di glifosato.

28 Pastai è il primo pastificio di Gragnano IGP che certifica, tramite l’ente internazionale Bureau Veritas, l’assenza di pesticidi e glifosato nei grani. Usano una miscela di 5 grani duri italiani, provenienti delle Colline Frentane che per geografia e clima fresco e asciutto, che favorisce un controllo naturale di funghi potenzialmente dannosi per il raccolto, risultano tra i luoghi migliori in Italia.

Tramite arature profonde, prima del raccolto e l’utilizzo di strumenti come lo “striatore” si garantisce, senza utilizzare alcun diserbante, l’assenza di erbe infestanti in modo naturale.

La "Dirty Dozen" e l'Importanza di Scegliere Alimenti Consapevolmente

Cibi contaminati da batteri, virus, parassiti e sostanze chimiche sono responsabili di oltre 200 malattie, ha stabilito l’Organizzazione Mondiale della Salute.

Alcuni di essi - a partire dalle mele e dalle fragole - compaiono immancabilmente nell’annuale classifica dei 12 cibi più contaminati dai pesticidi, la famosa e inquietante “Dirty Dozen”.

“Se vogliamo mangiare frutta e verdura esente da glifosato dobbiamo mangiare quella biologica o biodinamica certificata ed evitare le aziende - anche quelle più famose - che lo utilizzano in gran copia e i prodotti che vengono da zone di produzione dove persone scafandrate irrorano i terreni di questa sostanza.

Bisogna andare in negozi che vendono prodotti biologici sicuri o ortolani che comprano da piccoli produttori locali, da verificare. Possibilmente di persona. Non bisogna fidarsi mai. E nel dubbio scegliere un prodotto meno perfetto all’apparenza: mele brutte, irregolari, per esempio, hanno meno probabilità di essere trattate.

Il glifosato non è presente solo in frutta e verdura, ma in molti cibi: pasta, farine e farinacei - soprattutto in quella delle grandi aziende che comprano la maggior parte del grano da Paesi nordamericani come il Canada, in cui le leggi sono più permissive.

Sotto pressione dei consumatori, molti grande aziende italiane produttrici di pasta stanno optando per "Grano 100% italiano": un report dell'autunno scorso de Il Salvagente, rivista leader nei test di laboratorio a difesa dei consumatori, aveva trovato glifosato in abbondanti quantità in 27 marchi di pasta "italiana".

Il glifosato si trova anche in carne, latte e derivati: oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, colza, soia per i quali l’erbicida viene abbondantemente usato, accumulandosi nella carne degli animali e nei prodotti derivati di cui poi ci nutriamo.

“Non è l’uso occasionale che dà problemi - continua Balducci - perché noi abbiamo capacità detox in grado sopperire.

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