Vittore Carpaccio: Il Pittore della Serenissima tra Splendore e Dettaglio

Vittore Carpaccio (Venezia?, 1465 circa - Capodistria, 1525/1526) fu un artista straordinario, testimone d'eccezione di un'età dell'oro in cui la Repubblica di Venezia fu protagonista di memorabili trionfi militari e di una supremazia commerciale ineguagliabile per ricchezza e produzione artistica. Riconosciuto universalmente per le sue vaste composizioni pittoriche su tela e per i suoi cicli di opere di natura religiosa e narrativa, Vittore mette in scena nella sua pittura lo splendore e la meraviglia della Venezia del XV secolo.

La sua fortuna, al pari di quella di altri grandi Maestri suoi contemporanei come Perugino, Luca Signorelli o Andrea Mantegna, raggiunto l'apice del successo si vide offuscare dall'avvento dei "giganti" del nuovo secolo, Giorgione, Tiziano, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello, costringendo il pittore degli splendori della Serenissima a trascorrere l'ultima parte della sua vita ai margini della provincia, ormai eco di se stesso.

Ma la sua opera ha superato le avversità del tempo, rivelandosi nei secoli in tutta la sua ineguagliabile poetica, capace di conciliare in perfetta armonia la precisa osservazione della natura ad una lirica ispirazione religiosa, irradiando i trionfi rinascimentali in essa celebrati di una luce vivida e delicata al tempo stesso, in cui riverberano eco medievali di gesta cavalleresche e visioni mistiche e vibrano sempreverdi le più intense sfumature dell'intera gamma dei sentimenti umani.

San Giorgio e il Drago di Vittore Carpaccio

La Vita e le Opere

Nato e vissuto nei territori della Repubblica di Venezia, Carpaccio svolge la sua attività proprio qui e sin dai primi lavori manifesta la sua ampia cultura. La sua qualità artistica viene messa in risalto nella prima opera nota, le Storie di Sant’Orsola del 1490, un ciclo di nove teleri eseguito per la Scuola di Sant’Orsola a Venezia. Nel 1507 avvia una collaborazione con Giovanni Bellini per un ciclo di dipinti storici per la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, che sono andati distrutti nell’incendio del 1577.

Tra le sue opere da ricordare, vi sono la Presentazione di Gesù al Tempio (Gallerie dell’Accademia, Venezia), il Ritratto di Cavaliere (Collezione Thyssen-Bornemisza, Madrid), le Due Dame (Museo Correr, Venezia). Negli ultimi anni ci sono state scoperte sorprendenti, restauri e attribuzioni che hanno riportato la figura dell’artista in auge, tanto da dedicargli nuove mostre.

L’ultima dedicata a Carpaccio risale al 1963 ed è stata allestita sempre a Palazzo Ducale.

`Ricostruire Carpaccio´ por Augusto Gentili

La Mostra "Vittore Carpaccio. Dipinti e Disegni"

La mostra intitolata Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni, è stata allestita a Palazzo Ducale di Venezia ed è stata visitabile dal 1° luglio al 1° ottobre 2021 nelle sale dell’Appartamento del Doge. Il percorso espositivo è stato progettato insieme alla National Gallery di Washington ed è caratterizzato da un itinerario cronologico che porta alla scoperta dell’evoluzione dell’arte di Carpaccio.

Questo tipo di percorso permette quasi di fare un’analisi comparativa fra i suoi dipinti religiosi e quelli più laici e di genere, accanto ai quali sono esposti numerosi disegni che evidenziano la capacità di questo artista nel raffigurare in maniera minuziosa e dettagliata la realtà. Questi disegni mostrano la fervida immaginazione del pittore, l’interesse per la natura e per la prospettiva, il rigore della tecnica e gli effetti della luce.

I dipinti religiosi e di genere evidenziano la spiccata bravura narrativa dell’artista, abile nel rappresentare la vita e lo splendore della Serenissima immergendo le storie sacre nel quotidiano, in scenari in cui nella scena urbana si fondono poetico e fantastico.

L’esposizione è un riconoscimento dovuto ad un artista che ha consolidato il legame tra l’arte e il capoluogo veneto e si propone di ripercorrere i percorsi di vita e d’arte di Vittore, dalla giovinezza alla consacrazione come artista. Le opere presenti nella mostra sono prese in prestito da musei europei e statunitensi, oltre che da prestigiose collezioni private, e ricompongono anche alcuni cicli narrativi del pittore che ad oggi sono dispersi.

Mostra su Carpaccio a Palazzo Ducale

Il percorso traccia anche i vari luoghi del territorio dove poter ammirare le sue opere, fra cui la Galleria dell’Accademia, dove è presente la sua collezione di dipinti, la scuola di Santa Maria degli Albanesi e la scuola di San Giorgio degli Schiavoni.

Formazione e Influenze

Per una datazione molto prossima all'Arrivo a Colonia proponiamo, dei teleri della Scuola di S. Orsola, I fidanzati Orsola ed Ereo ricevuti a Roma dal papa. La data 1491, apposta sul dipinto con L'Apoteosi della santa, è stata considerata da alcuni (vedi Perocco, 1967, p. 92 n. 14), in rapporto con i mutamenti intervenuti nell'edificio della Scuola, solo memorativa. Ma il colorismo che vi è stato usato dall'artista impedisce di postdatarla.

E vi sono un impegno monumentale e una cadenza costruttiva che fan pensare che cada qui la esperienza del C. dell'Italia centrale, la conoscenza del Perugino, del Pinturicchio, a Roma, e ancora del Signorelli, come sembra mostrare il successivo Martirio dei pellegrini e funerali della santa. è nel Martirio dei pellegrini e funerali della santa del 1493 che l'artista cerca una ragione compositiva non più estrinseca ma legata al paesaggio vivo e vero e alla luce; il colore viene sfrangiandosi anche se non con gli ardimenti delle tele successive.

Da queste due opere bisogna comunque partire per considerare il problema della formazione del C., e in queste tutto concorre per definirla veneziana. Nel Cristo Bonacossi sono presenti gli aspetti preminenti della cultura pittorica del momento a Venezia: c'è l'insegnamento volumetrico e di colore di Antonello da Messina, a Venezia nel '75-'76, il rapporto con Giovanni Bellini, e si osservano contatti con Alvise Vivarini e il forte influsso di opere fiamminghe. Nulla costringe a pensare a un'educazione fuori di Venezia, ed è accettabile l'ipotesi (Muraro, 1966) che ricerca in Iacometto, pittore ai suoi tempi famoso, il possibile maestro del Carpaccio.

Lo Stile Narrativo e la Tecnica

Progressivamente il C. elimina dai dipinti una distribuzione o anche una architettura formale che ne regoli l'unità, così che il dipinto va esplorato secondo i suoi percorsi interni, legandosi ai rapporti per cui ogni elemento del reale presuppone gli elementi che gli stanno intorno, uno per uno nella sua autonomia, e che si compongono in unità solo per il significato che assumono nella trama narrativa. Quella che egli ci presenta è la vita degli uomini, il loro esistere di cittadini, il loro costituirsi in comunità, l'orizzonte dei loro interessi, la coscienza della eccezionalità della natura urbana di Venezia e del suo rapporto con il mare.

La Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Segue il lavoro per il ciclo della Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni, le cui date sono il 1502 per la Vocazione di s. Matteo e i Funerali di s. Girolamo e il 1507 per il S. Nei dipinti di S. Giorgio lo stile del C. è in parte mutato: alla poetica che proponeva gli individui come definiti dal loro reciproco nesso e dalla struttura generale, l'artista ha sostituito una definizione specifica del personaggio; alla libera sperimentazione degli ambienti e degli spazi della vita dell'uomo ha sostituito il regolato possesso mentale, la completa definizione prospettica di origine umanistica.

La Vocazione di s. Matteo ha ancora un sapore di sperimentale imprevedibilità. Ma il Cristo nell'orto ha un vero significato di "ricognizione" che il C. fa sulla cultura antonellesco-belliniana, di ricostituzione in proprio di un versante della cultura umanistica, più legata alle ragioni specifiche e singole delle figure, quale, partendo dalla definizione mantegnesca, era stato riproposto in fondo anche dalla cultura ferrarese.

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Nella figura del santo della Visione di s. Agostino è stato individuato il ritratto del cardinal Bessarione (G. Perocco, La scuola di San Giorgio…, in Venezia e l'Europa, Atti del XVIII Congr. internaz. di storia dell'arte, Venezia 1955, Venezia 1956, pp. 24ss.; Z. Wazbinski, Portrait d'un amateur d'art de la Renaissance, in Arte veneta, XXII[1968], pp. 21-29). Uno stesso rigore analitico e una stessa intensità di lume iperlucido appaiono nel dipinto con S. Giorgio che uccide il drago.

Il Restauro della Vocazione di San Matteo

Da settembre 2019 è in corso un importante intervento di restauro finanziato da SAVE Venice sulle opere di Vittore Carpaccio realizzate per la Scuola Dalmata di Venezia tra il 1502 e il 1511. La Vocazione di San Matteo è l’opera scelta per raccontare il restauro (intervento concluso a dicembre 2020) e spiegare cosa abbia rappresentato nel processo di conoscenza e approfondimento della tecnica esecutiva e del procedimento creativo adottati dal Carpaccio.

Prima di approfondire l’analisi della Vocazione possiamo già affermare che grazie ai risultati alle indagini diagnostiche condotte prima e durante l’intervento, sono emersi alcuni elementi comuni alle opere del ciclo. La prima informazione emersa dall’osservazione del supporto è l’uniformità: tutti sono composti da due tessuti di lino con un’altezza di circa cm 70-72. La scelta dell’armatura a tela e la sua fittezza rispondono ad una specifica finalità cioè la realizzazione di un supporto il più possibile liscio.

Analisi del "Ritratto di Cavaliere"

Giovane cavaliere in un paesaggio è uno dei capolavori di Vittore Carpaccio; si tratta di un dipinto ricco di simbologie figurative, realizzato nel 1510 con la tecnica olio su tela. L’opera misura 218,5 x 152,2 x 3,2 cm ed è esposta al museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. In primo piano si può osservare un giovane che indossa un armatura mentre sfodera la sua spada. Dietro al cavaliere si può intravedere un fortino dal quale sta uscendo un altro cavaliere che in sella ad un destriero porta con sé una lancia.

Questo capolavoro, ricco di dettagli e perfetto nella realizzazione figurativa, è uno dei quadri più importanti di Vittore Carpaccio, pittore di grande capacità narrativa che in Giovane cavaliere in un paesaggio realizza una vera e propria collezione di simboli. Sia la flora che la fauna rappresentate in ogni punto della tela, rimandano al destino, alla fede, alle qualità e alle virtù del cavaliere.

Simbolismi nel Dipinto

  • Ermellino: Simbolo dell’Ordine cavalleresco dell’Ermellino fondato da Ferdinando I di Borbone, re di Napoli.
  • Cani: Rappresentano la sua fedeltà all’ ordine e al re.
  • Pavone: Posto sopra all’ elmo dell’altro cavaliere, rappresenta l’immortalità dell’anima.
  • Lotta fra falco e airone: Che volteggiano in alto rappresentano, invece, le sorti della guerra.
  • Foglie che cadono dall’ albero: Simboleggiano la caducità della vita.
Simbolo Significato
Ermellino Ordine Cavalleresco dell'Ermellino
Cani Fedeltà
Pavone Immortalità dell'anima
Falco e Airone Sorti della guerra
Foglie che cadono Caducità della vita

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