La canzone "Chiare, fresche e dolci acque" di Francesco Petrarca è una delle liriche più celebri del suo "Canzoniere". In questa composizione, Petrarca celebra la bellezza di Laura immersa nella natura primaverile e esprime il desiderio di essere sepolto in quel bosco a lei caro. La speranza del poeta è che Laura, dopo la sua morte, si mostri più affettuosa, pregando sulla sua tomba.

Struttura della Canzone
La canzone è costituita da cinque stanze, ognuna delle quali è divisa in una fronte e una sirma. La fronte è composta da due piedi, mentre la sirma è formata da due volte. Un verso detto "chiave di volta" unisce la fronte e la sirma. La canzone si conclude con una piccola strofa conclusiva, il congedo. I due piedi della fronte sono legati da rime ripetute, secondo lo schema "abC-abC", mentre le due volte della sirma presentano rime secondo lo schema "deeDfF". L’ultimo verso del secondo piede rima con la chiave di volta. Ogni stanza è composta da tredici versi, con una combinazione di endecasillabi e settenari, questi ultimi per conferire maggiore fluidità alla canzone.
Struttura metrica:
- Stanze: Cinque
- Divisione: Fronte (2 piedi) + Sirma (2 volte)
- Schema rime fronte: abC-abC
- Schema rime sirma: deeDfF
- Versi: Endecasillabi e settenari
Temi Principali
I temi principali della canzone includono:
- La bellezza di Laura immersa nella natura
- Il desiderio del poeta di essere sepolto nel bosco amato da Laura
- La speranza che Laura diventi più dolce dopo la sua morte
Nella prima strofa, Petrarca si rivolge ad acque, erbe e alberi che sorgono sulle rive del Sorga, chiedendo alla natura di essere testimone delle sue ultime volontà. Petrarca tiene viva nella sua memoria l’immagine della donna gloriosamente immersa nella natura, che ha inizialmente suscitato in lui un forte sbigottimento, come sottolinea l’espressione nel cinquantaquattresimo verso “pien di spavento”. Nella quinta stanza, poi, con la spiegazione del poeta circa i motivi che l’hanno spinto a prediligere quel luogo, viene resa nota la ragione per cui nella prima stanza egli aveva scelto come suoi interlocutori gli elementi naturali del luogo stesso.
Emerge, quindi, la struttura ad anello della canzone, sottolineata anche dalla presenza dell’espressione, alla fine della quinta stanza, “Da indi in qua mi piace questa erba sì, ch’altrove non ho pace”, in cui viene ripreso il termine “erba” già utilizzato nel settimo verso della prima strofa. La parola “erba”, inoltre, associata all’aggettivo dimostrativo “questa”, costituisce una sineddoche, in quanto indica una parte, l’erba, per il tutto, il luogo.
Nella terza strofa, Petrarca spiega il motivo per cui immagina di morire presto, immaginando che Laura ritorni a passeggiare lì, cercando i ricordi di quel giorno e trovando la sua tomba. Il venticello leggero stacca i fiori dall’albero, facendoli scendere dolcemente sulla gonna aperta di lei. "Da indi in qua mi piace" da allora quest'erba lo attrae così tanto che non ha pace in altro posto, aspirando a una pace interiore che coincide con l'Edonismo (l'idea della vita come piacere, la ricerca del piacere come agio, bellezza, ricchezza).
Qual è il tema principale della prima strofa del poema? Come viene affrontato il tema della morte nella seconda strofa? Qual è il desiderio del poeta espresso nella terza strofa? In che modo la quarta strofa celebra Laura? Cosa rappresenta l'oblio nella quinta strofa?
La Figura di Laura

Petrarca in questa poesia inserisce anche alcune espressioni riferite all’aspetto di Laura, come “belle membra” al secondo verso, “bel fianco” al sesto, “gonna leggiadra” tra il settimo e l’ottavo verso, “begli occhi” all’undicesimo, “bella” al ventinovesimo, “trecce bionde” al quarantasettesimo, “divin portamento” al cinquantasettesimo verso e “dolce riso” al cinquantottesimo. Tra queste espressioni spicca, in particolare, la presenza dell’aggettivo “bello”, che Petrarca utilizza molto spesso nella caratterizzazione fisica della donna. Tale aggettivo, pur essendo abbastanza generico, comunque conferisce un ritmo musicale alla poesia, grazie alla sua sapiente collocazione.
Laura è descritta attraverso espressioni convenzionali che enfatizzano la sua bellezza. Tutte queste espressioni riferite all’aspetto fisico della donna, però, sono convenzionali e fanno riferimento al campo semantico dell’ideale stilnovista di donna, non definendo, quindi, una figura concreta. L’idea che si ha leggendo questa canzone è che Laura sia una donna molto bella e con i capelli biondi, ma non si riesce a comprendere il suo reale aspetto esteriore. Tale stilizzazione della figura femminile è propria di tutto il “Canzoniere” di Petrarca.
Le espressioni utilizzate per descrivere Laura includono:
- “Belle membra”
- “Bel fianco”
- “Begli occhi”
- “Trecce bionde”
- “Divin portamento”
- “Dolce riso”
Inquietudine e Tormento Interiore
Non mancano nella poesia, però, riferimenti all’inquietudine e al tormento interiore del poeta, che tuttavia non vengono posti al centro del componimento, in quanto emergono per lo più solo nelle prime due strofe. Le espressioni che fanno riferimento alla sofferenza di Petrarca sono: “con sospir mi rimembra” al quinto verso, “le dolenti mie parole extreme” al tredicesimo verso, “ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda” al sedicesimo, “spirto lasso” al ventitreesimo verso e “la carne travagliata e l’ossa” al ventiseiesimo. Queste espressioni occupano, quindi, un ruolo marginale nel componimento, in cui ad emergere maggiormente sono gli aspetti positivi dell’amore e la delineazione di Laura come donna più amorevole e affezionata al poeta.
Non in tutte le liriche, però, Petrarca descrive gioiosamente il sentimento amoroso, come nel sonetto “Padre del ciel, dopo i perduti giorni”, in cui, invece, tratteggia negativamente l’amore e si rammarica per avergli ceduto, al punto da chiedere perdono a Dio per il suo lungo “vaneggiare”. Egli ricorda anche come siano trascorsi undici anni dal momento in cui iniziò la sua sottomissione al “dispietato giogo”, ovvero quando si innamorò di Laura, e chiede al Signore di ricondurre i suoi pensieri “vaghi” a “miglior luogo”, cioè di indirizzarli ad una meta migliore, il cielo. L’alternarsi all’interno del “Canzoniere” di poesie che esprimono gioia e felicità per il sentimento amoroso provato e componimenti, invece, che lo condannano fortemente, rispecchia il dissidio interiore del poeta, che tende contemporaneamente a due condizioni opposte, l’interesse per il divino e la propensione per il profano.
Il poeta vive un dissidio interiore tra la gioia e la felicità dell'amore e il rimorso per aver ceduto a esso, come evidenziato in altre liriche del "Canzoniere".

Aspetti Linguistici e Lessicali
A livello linguistico e lessicale, infine, nella canzone si susseguono sostantivi che indicano elementi della natura, come “acque”, “erba”, “fior”, “aere”, “pietre”, “rami”, “onde” e “bosco”, e parti del corpo, quali “membra”, “fianco”, “occhi”, “grembo”, “trecce” e “volto”. Gli elementi di ciascun campo semantico che si ripetono con maggior frequenza sono quelli della tradizione lirica precedente, trobadorica e stilnovistica. In particolare i sostantivi riferiti alla natura compongono il “locus amoenus”, ovvero l’immagine di un luogo di gioia e di delizie, mentre quelli attinenti alle parti del corpo sono parte del formulario tradizionale della bellezza femminile.
Ricorre, poi, la parola “ove” (vv. 2, 4, 11 e 30), costituendo un’anafora, che è un avverbio di luogo, così come “altrove” (v.65). Il termine “ove”, però, è un avverbio di luogo relativo, poichè introduce una proposizione subordinata relativa. Infine, analizzando l’ultima strofa dal punto di vista sintattico, emerge la presenza di quattro proposizioni principali, che sono: “Quante volte diss’io allor pien di spavento”, “costei per fermo nacque in paradiso”, “così carco d’oblio il divin portamento e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso m’aveano” e “da indi in qua mi piace questa erba”.
La canzone include sostantivi che indicano elementi naturali come "acque", "erba", "fior", e parti del corpo come "membra", "fianco", "occhi". Questi elementi creano un "locus amoenus" e seguono la tradizione lirica precedente.
Elementi lessicali ricorrenti:
- Natura: acque, erba, fior, aere, pietre, rami, onde, bosco
- Corpo: membra, fianco, occhi, grembo, trecce, volto