Il Comune di San Giuseppe Jato sorge ai piedi del Monte Jato (852 m), sul versante sinistro dell'omonima valle. La valle dello Jato è orientata ad occidente ed è ampia e morbida di terreni argillosi intensamente coltivati a seminativo e vigneto.

I rilievi calcarei che la circondano, che presentano ripidi versanti rocciosi, costituiscono la porzione più meridionale del gruppo dei Monti di Palermo. Il fiume Jato raccoglie le acque della sorgente Cannavera, della fonte Rizzolo e della fonte Chiusa, il suo corso, ai piedi del Monte della Fiera è interrotto dal lago artificiale Poma.
Le Masserie
Nel folto della vegetazione, coperte ormai da un paesaggio estremamente rigoglioso, le Masserie degli antichi Feudi Jato, Traversa, Dammusi e Chiusa lasciano, appena, trasparire le antiche vestigia quando erano, cioè, spazi costruiti intorno al Baglio, in cui, un tempo, vivevano i lavoratori dei campi, alla dipendenza dei Signori.
- Masseria Jato: Si trova in prossimità della contrada Vaccaio e del fiume Jato. Accanto vi sono una Torre cilindrica ed il Mulino più antico della zona, menzionato nel 1182.
- Masseria Traversa: È ubicata nell'omonima contrada e apparteneva alla Camperia del Balletto.
- Masseria Dammusi: In questo feudo incide il Casale dei Gesuiti che fu trasformato dal principe Giuseppe Beccadelli nella sua residenza estiva, denominata "Casa del Principe". All'interno vi è, anche, la Cappella con lo stemma dei Gesuiti.
- Masseria Chiusa: Il feudo aveva comode case, vigne e giardino; acque abbondanti, due mulini ed una cartiera che conobbe il suo splendore soprattutto nell'800.
I Mulini della Valle dello Jato
La forte presenza dell'acqua ha fatto sorgere nella Valle dello Jato numerosi Mulini che, attivi fino ai primi del 900, si erano affermati nella zona, come primiera industria della molitura. È noto, ad esempio, come fin dall'antichità essi fossero a servizio dell'Arcivescovado di Monreale.
- Il Mulino del Principe: È così chiamato perché fu costruito per iniziativa dal Principe di Camporeale. È il più bel mulino presente nella zona. La sua struttura è a martello ed è stato costruito con pietra squadrata, (ai lati), e pietra informe mista tufo (il resto dell'edificio).
- Il Mulino della Chiusa: Esso sfruttava le acque provenienti dal vallone Procura, dove un piccolo sbarramento innalzava l'acqua fino alla condotta. L'acqua arrivava sopra il mulino, in una botte di carico e, tramite una condotta verticale, acquistava pressione.
- Il Quarto mulino.
- Il Mulino della Provvidenza: Risalente alla fine del 1880, ha la tipica struttura a martello.
I Vini della Valle dello Jato
Terra di latifondo e di vigneti, la Valle dello Jato offre, oggi, quale prodotto di qualità, esito della specifica vocazione del territorio, una grande quantità di vini forti e generosi, dalla spiccata personalità, estremamente ricchi di fragranza e di sapore mediterraneo. Le uve utilizzate per la produzione provengono tutte dalle falde del Monte Jato.

La provenienza, in massima parte collinare, su impianti a spalliera, e il fatto che la raccolta, come in parte il trattamento, siano ancora manuali, danno ai vini un gusto particolare, armonico e vellutato. Le loro rispettive linee di produzione dei bianchi, dei rosati e dei rossi, è ricca ed eccellente. Nel novero delle rassegne nazionali ed internazionali, i vini della Valle dello Jato hanno sempre grande riscontro, riempiendo il medagliere di medaglie d'oro e d'argento e premi vari. San Giuseppe Jato è stata riconosciuta Città del vino, e partecipa al Circuito turistico che il 2 aprile di ogni anno porta i visitatori a vedere stabilimenti e luoghi di produzione, e a gustare vini e prodotti generosamente offerti nell'ambito della tradizionale Festa di Primavera che ogni anno connota l'evento, con mostre mercato e spettacoli folklorici.
I Formaggi
Tra i prodotti caseari, spiccano:
- Formaggi freschi: Tra questi si ricorda la ricotta, ottenuta dal riscaldamento del siero intero, residuo dalla lavorazione dei formaggi vaccini, pecorini e misti. La ricotta siciliana presenta un sapore delicato, un aspetto soffice, una struttura finissima e un colore variabile dal bianco al giallo. Essa rappresenta l'ingrediente base per la preparazione delle più rinomate ricette della dolceria tipica siciliana.
- Pecorino siciliano: Prodotto con latte di pecora intero, di forma generalmente rotonda, può essere consumato fresco (tuma o primo sale), semistagionato (secondo sale) o stagionato, offrendo in questo caso un intenso sapore piccante.
- Canestrato: Prodotto con latte di vacca o misto, lavorato manualmente, sottoposto a scottatura e stufatura naturale e salato a secco.
Storia di San Giuseppe Jato
La storia di San Giuseppe Jato è relativamente recente, perché risale a poco più di due secoli fa. Il primo nome del paese fu San Giuseppe dei Mortilli, così chiamato perché sorto nell'ex-feudo Mortilli, che, insieme agli altri feudi circostanti (Dammusi, Signora, Pietralunga, Macellare e Sparacia), è appartenuto fino al 1776 al Collegio dei Gesuiti di Trapani.
In quell'anno Ferdinando IV di Borbone, Re delle due Sicilie, firmava un decreto con il quale ordinava l'espulsione dal regno dei componenti della Compagnia di Gesù. In tal modo furono incamerati dalla Corte gli immensi beni da costoro posseduti. Detti feudi vennero allora acquistati da Don Giuseppe Beccadelli di Bologna e Gravina, Marchese della Sambuca, il quale, in seguito a tale acquisto, nel 1778 godette della sovrana concessione di far sorgere un Comune in quel territorio (licentia populandi). Il Marchese della Sambuca, poi Principe di Camporeale, fece costruire un piccolo borgo sotto le pendici del Monte Jato, innalzando delle piccole case intorno ad un Casale ed ad una Chiesetta, appartenuti ai Gesuiti.
Il borgo, sia per la fertilità del suolo che per la sua ubicazione, essendo passaggio obbligato per il traffico che si svolgeva dall'interno dell'isola verso Palermo, ebbe un facile sviluppo tanto che, intorno al 1831, dopo poco più di 50 anni, dalla sua fondazione contava circa 5000 abitanti. Il 24 dicembre 1862 San Giuseppe dei Mortilli cambiava il suo nome in San Giuseppe Jato, per ricordare l'antica città che sorgeva sul Monte.
Preparazione della salsiccia artigianale
Le Grotte
Il paesaggio montuoso è ricco di grotte. Alcune risalgono addirittura a 15.000 anni fa (paleolitico superiore). Tante sono quelle site sul Monte Reitano: 5 aperture circolari nella roccia, di circa 70 cm di diametro, perfettamente levigate ai bordi, con anche dei fori laterali dove, forse, venivano incastrate le coperture.
La cavità è costituita da un unico ambiente della lunghezza di circa 25 metri, con un'altezza variabile: circa sette metri all'ingresso e nel primo tratto; poco più di due metri nella parte terminale. Risalente, presumibilmente, al periodo neolitico, presenta figure di animali e figure di donna.
L'Artigianato
La società di oggi valorizza nuovamente Arti e Mestieri. La tradizione dei prodotti "fatti a mano", artigianali, sembra voler ritornare con la sua scelta di bellezza, di pregio e di qualità. Una notazione a parte merita "l'arte del ricamo". Il Comune sta tentando di ricostruire intorno a questo antico mestiere una ripresa di consenso e di significato, promovendone l'attività all'interno di una vera e propria Fiera/Mercato annuale.
Il Paesaggio
Vallate ricche delle più varie colture, in specie vigneti; strade e trazzere che si disperdono nei boschi; tanti laghetti; acque scintillanti e rumorose. Qui domina il fiume Jato che dalla sorgente Cannavera congiunge le acque della fonte Rizzolo con quelle della Chiusa, in un corso lungo e tortuoso ai piedi del Monte Jato.

Dalla sommità del Monte (852 metri) si gode uno splendido panorama con sullo sfondo le vette che fanno da avamposto alle Madonie: Monte Mirabella, Monte Dammusi, Monte Signora, Monte della Fiera. Formato su tre lati da ripidi pendii, il Monte Jato è, di fatto, praticabile solo se si attraversa, ad est, un contiguo pianoro. All'imbocco della via Umberto è posizionato l'antico Bevaio, documento dei ritmi dell'antica città rurale quando la sua funzione era quella di fornire l'acqua potabile per gli uomini e gli animali; oltre ad essere il luogo dove le donne si recavano per lavare i panni.
Gastronomia Tipica
I primi piatti sono minestre a base di verdure e legumi o paste asciutte condite con salsa di pomodoro, all'uso antico, "con il pelato in bottiglia", preparato durante l'estate all'uso casalingo; oppure, "pasta fatta in casa", condita con l'astrattu, cioè a dire il concentrato di pomodoro essiccato al sole.
I secondi piatti sono a base di carne, pesce, verdure, uova. Su ogni tavola si ritrovano, ancora, le forme rotonde del pane, cotto a legna, secondo l'uso di quello "fatto in casa" e dell'ottimo vino prodotto dai vigneti della valle Jato. È questo un vino robusto, forte, di buon sapore, dalla elevata gradazione alcolica, ottimo quale vino da taglio ma che si preferisce bere genuino anziché "tagliato", accompagnato, per una questione di gusto, con le cosiddette "olive conzate".
La Salsiccia in Italia
La salsiccia è una delle pietanze a base di carne tra le più apprezzate al mondo. Questo prodotto è presente in moltissime varianti nella tradizione culinaria tipica di tutte le regioni italiane. L’origine di questo alimento è antichissima: secondo alcuni studi infatti, la tradizione culinaria annovera le prime testimonianze di preparati di carne simili alle attuali salsicce a qualche secolo prima della nascita di Cristo.
La “lucanica”, nome primordiale della salsiccia, viene descritta per la prima volta in un’opera di Marco Terenzio Varrone, storico romano che descrive questo preparato come una delle pietanze predilette dalle milizie dell’Impero. La salsiccia è stata immortalata persino nella letteratura. Agnolo Firenzuola, scrittore molto in voga nel XVI secolo, chiudeva la sua ironica Canzone in lode della salsiccia, dicendo: «Canzon, vanne in Fiorenza a que’ poeti, e palesa i segreti della salsiccia, e di’ lor ch’al distretto questo cibo d’ogni altro è più perfetto».
Che la preferiate con la polenta o coi friarielli, la salsiccia è insomma tra gli alimenti più diffusi nella Penisola, interpretata da territorio a territorio in mille ricette diverse. Vero comune denominatore della gastronomia nostrana, la si può preparare con diversi tipi di carne, dal vitello al cavallo, dall’agnello al cinghiale, fino alle carni bianche. Ma la versione più diffusa è senz'altro quella di maiale.
Varianti Regionali della Salsiccia
L’ampia diffusione della salsiccia ha portato ognuna delle popolazioni delle varie regioni d’Italia a reinterpretare in maniera diversa la preparazione di questo composto di carne: il più antico degli insaccati, infatti, rappresenta una delle pietanze tipiche della tradizione gastronomica italiana e può essere preparato con tutti i tipi di carne come, agnello, cavallo, cinghiale, maiale, vitello e pollo.
Ecco un breve tour delle salsicce più famose d'Italia:
- Basilicata: Salsiccia di polmone, detta anche "pzzentu", preparata con polmone e altre interiora.
- Campania: Cervellatine, salsiccia suina non stagionata, aromatizzata con pepe nero.
- Calabria: Salsiccia calabrese (D.O.P.), aromatizzata con pepe nero, peperoncino piccante e semi di finocchio.
- Sicilia: Salsiccia pasqualora, insaccato di carne di maiale siciliano, stagionata per una o due settimane.
- Puglia: Zampina, a base di carne mista (manzo e ritagli di pecora o maiale), avvolta a forma di spirale.
- Molise: Salsiccia di Pietracatella, preparata con carne di maiale molto grassa, sale, finocchietto selvatico e peperoncino dolce o piccante.
- Abruzzo: Salsicciotto frentano, realizzato con tagli magri pregiati di maiale (prosciutto, spalla, lombo e capocollo).
- Lazio: Salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio, preparata con le parti più pregiate di suini bianchi e neri e aromatizzata con coriandolo.
- Marche: Ciauscolo (IGP), salame spalmabile a base di carne di maiale, pancetta, spalla, rifilatura di prosciutto e lonza.
- Umbria: Salsicce di Norcia, realizzate con i tagli migliori di maiale o cinghiale.
- Toscana: Salsicce di Montignoso, preparate con parti nobili del maiale (prosciutto, spalla, capocollo, pancetta e lardo).
- Emilia Romagna: Strolghino di culatello, salame magro e sottile ottenuto dalla carne che avanza dalla preparazione del culatello.
- Veneto: Luganega e tastasal, una pasta di salsiccia fresca.
- Friuli Venezia Giulia: Salame di Sauris, affumicato con legna di faggio o al naturale.
- Trentino Alto Adige: Hirschwurst, salsiccia di cervo macinata a grana medio-fine e spezie.
- Lombardia: Luganega, insaccato fresco di carne di suino, macinata col grasso.
- Liguria: "Sousissa" di Ceriana, preparata con carne tritata di puro suino, pancetta e grasso.
- Piemonte: Salciccia di Bra, preparata con carni magre di bovino e pancetta di suino.
- Valle d’Aosta: Salsiccia valdostana, a base di carni suine e bovine tritate e aromatizzate con spezie.
Come Preparare la Salsiccia Fatta in Casa
La salsiccia è uno degli insaccati più semplici da produrre. Solitamente, si utilizzano proporzioni di 70% carni magre e 30% grasso (pancetta o lardo). Durante la preparazione, è possibile aggiungere spezie, vino, erbe aromatiche e altri ingredienti per arricchire il sapore.
Tecniche di Stagionatura
Appesa a una Trave: Le salsicce, legate con spago, vengono appese a una trave di legno in un ambiente fresco e asciutto, evitando l’umidità che favorisce la formazione di muffa.

Il Museo
Il museo dispone di circa quattrocento reperti, più della metà dei quali sono di età romana, con presenza di un modesto numero di materiali pre-protostorici e preromani. Il Museo, di recente allestimento, è ubicato nei locali della vecchia farmacia. In mostra una assortita raccolta di testimonianze della civiltà contadina dal XVII secolo alla seconda guerra mondiale. Sono esposti gli attrezzi di lavoro del contadino, del falegname, del bottaio, del fabbro, del maniscalco, del carpentiere, oggetti di uso quotidiano e giochi dei bambini.