Firenze piange la scomparsa di Fabio Picchi, il vulcanico cuoco e ristoratore fiorentino, patron del Cibreo, del Cibreino e del Teatro del Sale. Era malato da tempo, ma nelle ultime settimane si era aggravato all’improvviso. Picchi si è spento il 25 febbraio 2022 all'età di 68 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel panorama gastronomico fiorentino e toscano.
La sua morte ha suscitato cordoglio in tutta la città, con il sindaco di Firenze Dario Nardella che ha espresso il suo dolore per la perdita di un punto di riferimento nella comunità fiorentina e di un amico vero.
Eugenio Giani, presidente della Toscana, ha sottolineato come con la sua scomparsa se ne vada un pezzo di Firenze e di Toscana che si è fatta conoscere e apprezzare nel mondo per la sua creatività e genialità.
Stefania Saccardi, vicepresidente della regione, ha ricordato il suo impegno costante per la cucina di qualità, per il cibo biologico, per la toscanità e per la filiera corta, che deve rappresentare per tutti un generoso lascito.

Gli Inizi e il Successo del Cibreo
Fabio Picchi nasce a Firenze il 22 giugno 1954. Irrequieto nel suo percorso scolastico, trova nei cinema pomeridiani e nei teatri serali felice soddisfazione e profondo insegnamento, innamorandosi di tutto ciò che legge e vede. Dopo aver abbandonato gli studi universitari, trova lavoro nell'alba delle prime Radio e Televisioni libere fiorentine, per poi rifugiarsi per 6 minuti nella ditta paterna e annunciare a tutta la famiglia che avrebbe aperto un ristorante.
L'8 settembre del 1979, Picchi entra nel mondo adulto con il suo Cibrèo. Il locale fu fondato nel 1979, diventando ben presto un punto di riferimento per gli amanti della cucina toscana autentica.
Fabio Picchi ha saputo trasmettere la passione per il cibo, con un'attenzione sempre rivolta all'autenticità e alla sostenibilità. Era un alfiere della cucina regionale, un grande interprete di piatti conosciutissimi. Il suo mondo era il quartiere di Sant'Ambrogio a Firenze, qui aveva dato vita ai suoi locali e ai suoi progetti.
Il Cibreo, e poi anche la sua versione pop che a Firenze tutti chiamano il Cibreino, hanno segnato per anni la storia culinaria della città. Un impero che si è poi allargato con un caffè, con il Teatro del Sale, aperto in onore dell’attuale moglie, l’attrice Maria Cassi, nel 2003, e la trattoria nippo-toscana Cibleo.
ADDIO A FABIO PICCHI, SANT'AMBROGIO IN LUTTO
L'Anima di Sant'Ambrogio e l'Impegno Culturale
A Sant’Ambrogio Fabio Picchi non era solo una presenza assidua e costante, ma incarnava lo spirito stesso, l’anima del quartiere e idealmente di tutta la città. Amato da molti, ma non da tutti come spesso avviene a personaggi dal carattere forte, era un custode della sapienza gastronomica fiorentina e delle tradizioni.
Fabio Picchi era un personaggio a tutto tondo: cuoco, scrittore, volto tv, animatore di iniziative culturali, maestro con l’accademia di Cibrèo - Cibrèo Academy. Una ricerca assidua, senza sosta che poi finiva nel piatto dei suoi locali: il Cibrèo con oltre 40 anni di storia alle spalle, il Cibreino, il Caffè Cibrèo. La sua ultima creatura era il C.Bio - Cibo Buono Italiano e Onesto, una grande bottega gourmet e aveva aperto un paio di attività al mercato di Sant’Ambrogio.

Il Teatro del Sale
Autore di diversi libri, Picchi era molto conosciuto dal pubblico e grande appassionato di teatro. Aveva fondato tra l'altro nel 2003 il Teatro del Sale, dove appunto teatro e cucina si fondono.
La Filosofia Culinaria di Fabio Picchi
La cucina del Cibrèo rappresenta una vera e propria filosofia culinaria, con caratteristiche ben precise che fanno di Picchi un cuoco rinomato anche all'estero:
- La scelta di prodotti di grandissima qualità, freschi e di stagione.
- L'offerta di piatti semplici della tradizione toscana, rivisti e corretti dalla sensibilità e maestria di un gourmet raffinato.
- La riscoperta di prodotti tipici in via di estinzione, con l'esaltazione di sapori in parte dimenticati.
La grande eredità che Fabio Picchi lascia alla gente sono le sue ricette. Come ad esempio la panzanella croccante, piatto tipico toscano. Nella versione di Picchi il pane viene tostato, per questo è definita croccante. E ancora le sue cozze ripiene, o i suoi tanti modi per esaltare il sapore del baccalà.
Picchi era prodigo di consigli per tutti in cucina. Preziosissime erano le sue dritte antispreco, per sfruttare tutto ciò che c'era in frigorifero o in dispensa.
L'Eredità Letteraria e i Riconoscimenti
Fabio Picchi è stato un appassionato divulgatore e ha scritto numerosi libri. Tra i suoi libri più famosi troviamo:
- "Papale papale. Ricette che salvano l'anima" (2016), in cui Picchi fuse la spiritualità con la cucina, con ricette provenienti anche dai conventi.
- "Firenze, passeggiate fra cibo e laica civiltà" (2015) in cui alla cucina unì in questo caso i suoi ricordi e le sue sensazioni sul capoluogo toscano, la sua culla.
- “Soffriggo per te” edito da Rai Eri.
- “Passeggiate tra cibo e laica civiltà. Guida al cuore di Firenze“.
- “Ho fame di te e di paradiso. Appunti di cucina e intingoli per la voglia di cucinare bene e affrontare i prossimi 1000 anni”.
- “Senza vizi e senza sprechi“.
- “I dieci comandamenti per non fare peccato in cucina”.
- “Il segreto della mezzaluna.
I Dieci Motivi per Amare Firenze Secondo Fabio Picchi
Nel suo libro “Firenze. Passeggiate tra cibo e laica civiltà”, Picchi snocciola dieci ragioni che rendono questa città irresistibile:
- Aspettare l’alba al piazzale Michelangelo.
- Bere una cioccolata calda all’antica da Rivoire.
- Mangiare un panino con il lampredotto dal trippaio di fiducia.
- Gustare un gelato senza tempo da Badiani, Carapina o Vivoli.
- Sentirsi tifosi, anche nello street-food, ad un passo dallo stadio Artemio Franchi.
- Entrare nel tempio del vino alla Cantinetta Antinori.
- Scoprire l’arte del silenzio emotivo (e dei profumi) nei punti alti della città e nell’atelier di Lorenzo Villoresi.
- Uscire da Firenze per visitare Sesto Fiorentino e la Richard Ginori.
- Fare le signore in una sala da tè de La Via del Tè.
- Immergersi nell’universo di Fabio Picchi al Cibreo e nei suoi locali.
La Famiglia e la Continuità
Fabio Picchi lascia la moglie Maria Cassi, nota attrice di teatro, e quattro figli, tre maschi e una femmina. Picchi aveva ceduto al figlio Giulio il Cibreo, dedicandosi poi solo al negozio C-Bio. Del padre, Giulio ha preso non solo le capacità in cucina ma anche la vena artistica. E' lui infatti che produce dei manifesti, che si trovano anche sulle locandine del Teatro del Sale, realizzati attraverso una tecnica mista tra disegno a mano e digital art, come si legge sul sito del Cibreo.
Fino a pochi giorni fa, era al lavoro nella sua bottega di alimentari CiBio davanti al mercato di Sant’Ambrogio. Picchi ha appena fatto in tempo a vedere la nascita dei due ultimi progetti voluti dal figlio Giulio, entrambi all’hotel Helvetia & Bristol: una succursale del caffè Cibreo e una versione più moderna e contemporanea del ristorante Il Cibreo, la sua creatura che lo ha reso famoso a livello internazionale.
Sabato 26 febbraio il C.bio e il Caffè Cibreo sono rimasti aperti, quasi a dare un tacito segnale che lo show deve andare avanti.