Utensile indispensabile e immancabile sulle nostre tavole, ma cosa sapete sulle sue origini? Scopriamolo in questo articolo!
La storia inizia con greci e romani che non conoscevano la forchetta. A tavola, a Roma, avevano una specie di stiletto abbastanza tagliente e incavato che serviva per porzionare gli alimenti, portare il cibo alla bocca e anche consumare zuppe e altri cibi liquidi, la “ligula” o “lingula”.
La forchetta in particolare nasce nei paesi mediterranei; i romani e i greci sono stati sicuramente i primi utilizzatori degli strumenti della tavola, prima dei quali l’utilizzo della mani era la consuetudine. Queste erano accompagnate dai primi ditali di metallo che evitavano di sporcarsi e di scottarsi le dita con i cibi caldi.
I primi antenati della forchetta si trovano già nell’antichità. Il grande scrittore latino Aulo Gellio nel 160 d.C. ne parla come gladiolus, una spada sottile a forma di lingua, tipico del mondo militare dove ciascuno doveva fare da sé.
Storicamente la prima apparizione delle forchette risale ai greci ed ai latini, che le affiancavano a ditali d’argento usati per non ustionarsi le dita durante i pasti. Dopo il crollo dell’Impero romano quest’oggetto cadde in disuso in Europa, conservando però il suo utilizzo nell’Impero Ottomano.
In cucina usavano un forchettone a due punte per prendere le cose più calde che, dopo il mille si ridusse di dimensione e arrivò nelle mense con il nome di “imbroccatoio”.
La forchetta come la conosciamo oggi sembra essere stata inventata dai Bizantini: alcuni reperti dimostrano che già nel X secolo era ampiamente utilizzata ad Istanbul un’evoluzione della lingula romana, sempre a due rebbi ma più simile alla nostra moderna forchetta.
Tuttavia, questo oggetto di lusso ha continuato ad essere usato e ad evolversi in Oriente. Furono i veneziani a reintrodurlo in Italia nel XIV secolo.
Beh è proprio grazie ad una principessa Bizantina che la forchetta giunse a Venezia per la prima volta e venne poi diffusa nel resto d’Europa! La principessa si chiamava Maria Argyropoulaina e nel 1004, a diciassette anni, sposò Giovanni Orseolo, figlio del Doge Pietro II. Le nozze vennero celebrate prima a Costantinopoli e, qualche giorno dopo, gli sposi giunsero in laguna dove i festeggiamenti sarebbero proseguiti con un altro sontuoso banchetto. A quell’epoca era d’uso mangiare con le mani, i Veneziani non conoscevano il raffinato galateo dei Bizantini. Potete immaginare lo stupore generale quando, durante il banchetto, Maria estrasse un astuccio contenente una forchetta dorata che usò per portare il cibo alla bocca e non sporcarsi. Nessuno aveva mai visto un oggetto del genere, lo shock fu tale che il comportamento della principessa venne etichettato come peccaminoso da parte dei preti presenti.
Pare che sia stato usato per la prima volta da Maria Argyropoula, figlia di Romano Argyros, imperatore di Bisanzio e moglie del figlio del Doge Pietro II Orseolo. L’uso dell’utensile venne demonizzato e la Chiesa ne vietò la presenza nei conventi fino al Settecento. San Pier Damiani lo considerava un “demoniaco oggetto”.
La chiesa giudicò la forchetta come simbolo del diavolo, le ragioni di questo accanimento sono dovute ai rapporti “bellicosi” che all’epoca esistevano tra Chiesa di Roma e Chiesa Ortodossa, ogni innovazione proveniente da Bisanzio veniva bollata come peccaminosa e ispirata dal demonio, queste tensioni sfoceranno poi nello scisma del 1054. L’opinione negativa della chiesa bloccherà la diffusione della forchetta: per almeno altri 5 secoli si continuerà a mangiare con le mani. La principessa Maria, la prima “importatrice” di questo utensile, qualche anno dopo le nozze si ammalò di peste e morì assieme al figlio appena nato, questo venne interpretato come un segno della collera divina. La stessa sorte toccò ad un’altra principessa bizantina, Theodora, moglie del doge Domenico Silvio, anche lei usava la forchetta a tavola ed era severamente criticata. Si ammalò a causa di un’infezione e morì dopo una prolungata agonia, anche in questo caso interpretata come punizione divina per il suo lussurioso peccato.
Ecco dunque che, l’uso della forchetta, per la sua forma considerata demoniaca, non ebbe subito una larga diffusione, ma venne a lungo osteggiata dalla cultura cristiana.
La forchetta fino ad allora conosciuta in Occidente era stata solo la “ligula o lingula” a due rebbi usata nella Roma del Tardo Impero per mangiare datteri e piccoli dolci al miele.
I primi strumenti furono degli spiedi a due punte e i punteruoli in legno utili per mangiare la pasta. Le forchette e gli altri strumenti da tavola, però, non ebbero vita facile: la Chiesa volle bandirle perché considerato del Diavolo.
Venivano però rappresentate ed utilizzate nelle famiglie nobili e nell’arte. Il dipinto di Botticelli (Nastagio degli onesti) nella Firenze dell’epoca testimonia l’uso della forchetta nella famiglia Pucci. Ad esempio, una delle prime prove dell’uso della forchetta, si ha presso la prestigiosa famiglia fiorentina Pucci grazie a un quadro del 1483 di Sandro Botticelli Nastagio degli Onesti, quarto episodio.
Tra la fine del medioevo e il Rinascimento gli imbroccatoi e i coltelli sono sempre più diffusi come arredo delle case dei ricchi borghesi e poi nelle corti. Precedentemente ogni commensale usava il coltello personale che portava appeno alla cintura, ma già nel Quattrocento arrivarono in tavola serviti di coltelli tutti uguali. In Italia l’abitudine di non toccare il cibo con le mani si diffuse prima e più ampiamente che altrove.
Carlo V aveva una piccola collezione di forchette e Caterina de’Medici introdusse la forchetta in Francia, dove suo figlio Enrico la adoperò per la prima volta in una locanda di Parigi.
Caterina de’ Medici, quando sposò re Enrico II di Francia, portò con sé la sua collezione di argenteria da tavola, che comprendeva anche le forchette, che utilizzò al banchetto di nozze del 1533, destando scalpore tra la corte che non apprezzò subito quella novità.
In Francia la forchetta fu importata da Caterina de Medici ( 1519 - 1589) moglie del re Enrico II. Usare la forchetta era difficile per chi era abituato a mangiare con le mani, benché fosse ricco e persino sovrano di un intero stato. La forchetta veniva usata come civetteria e distinzione ma nessuno sentiva l’imbarazzo di avere mani sporche di unto e di sugo. Persino il Re Sole Luigi XIV venne convinto ad usare le forchette solo con il trasferimento della corte a Versailles nel 1684, perché prima le usava solo nei pranzi ufficiali.
Bisogna aspettare il 1684, quando il Re Sole Luigi XIV ne intuì la funzionalità ed eleganza e ne promosse la diffusione alla corte di Versailles, per vederne una larga diffusione tra l’aristocrazia francese prima ed europea poi.
Fortunatamente, nel corso dei secoli, il giudizio sulla forchetta diventò meno severo. Nelle corti Europee si iniziò a considerare l’uso del mangiare con le mani come un gesto poco educato, presentarsi in società con le mani unte e sporche era inammissibile. A partire dal 1500 la forchetta inizierà timidamente ad essere introdotta sulle tavole della nobiltà e, successivamente, anche la popolazione cittadina inizierà ad usarla. Il giudizio della Chiesa su questa posata divenne meno severo, la forchetta restò comunque bandita all’interno di monasteri e conventi.
La chiesa si aprì all’uso della forchetta solo nel 1700.
Quando compare in Italia la forchetta?Il primo evento in cui comparve una forchetta in Italia si svolse a Venezia nel 1003: si trattava del banchetto nuziale del figlio del Doge Orseolo II. La sposa, la principessa bizantina Maria Argyropoulaina, utilizzò durante il ricevimento una forchetta d’oro a due rebbi, scandalizzando tutti gli ospiti. Lei però poi continuò a servirsene anche negli anni successivi, infilzando piccoli bocconi che precedentemente si faceva tagliare dai servitori.
Sembra incredibile, ma in realtà l’uso comune di questa posata è abbastanza recente. Come mai tale lentezza nella sua diffusione nel corso dei secoli? Basti pensare all’espressione per i condannati a morte: «Essere mandati alla forca».La forca inoltre è un oggetto che iconograficamente è sempre stato simbolo del diavolo e nella società fortemente cristiano cattolica del Medioevo qualsiasi cosa diabolica era fortemente da evitare.
I rebbi della forchetta, che derivano dal francese “ripil” ovvero “pettine con denti di ferro”, passarono dall’essere due, poi tre nel Cinquecento e infine agli attuali quattro tra Settecento e Ottocento.
Bisognerà aspettare il 1700 per arrivare alla forma definitiva della forchetta come la conosciamo oggi: con 4 rebbi. Sembra sia stata ideata a Napoli, presso la corte dei Borbone, per facilitare la presa degli spaghetti!
Nel 1770, durante il regno di Federico IV di Borbone, la forchetta ha la sua prima evoluzione. Ad opera di Gennaro Spadaccini, ciambellano di corte Borbone, diventa più corta e i 3 rebbi (le punte) diventano quattro. Fu un napoletano, Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte di Ferdinando IV di Borbone, che introdusse il quarto rebbo, per facilitare l’arrotolamento degli spaghetti, formato di pasta già molto amato a Napoli in quell’epoca.
Si può affermare quindi che la forchetta ebbe da quel momento notevole diffusione nel Sud Italia dove si consumava pasta lunga. Infatti nell'Italia del nord, dove non erano diffuse le stesse abitudini alimentari, arrivò solo successivamente questa posata.
La ricetta tradizionale che associa a questa pasta il pomodoro iniziò a circolare sulle tavole intorno alla seconda metà del 1600, dopo l’importazione di questo condimento dal nuovo continente: l’America.
Ed è proprio la cucina è uno dei simboli più iconici dell’italianità. La dieta mediterranea unita all’immensa disponibilità di prodotti che popolano le tradizioni culinarie delle regioni italiane ci rendono unici ed inimitabili. Ma facciamo un passo indietro, allarghiamo il campo e figuriamoci un piatto di spaghetti al pomodoro. La mano si posa sulla forchetta, i rebbi toccano la pasta e il movimento delle dita ad arrotolare è ormai automatico. Questo gesto è estremamente italiano, e sapete perché? Da qualche secolo mangiare con le posate è normale, anzi, obbligatorio!
Si mangiava con le mani, dalla pentola e tutti insieme. Si utilizzava al massino il coltello come un punzone o, nel caso di brodi, si beveva dalle ciotole. Pier Damiani, vescovo di Ostia, narra che nel 1003 nella Repubblica di Venezia ad un matrimonio nobiliare tra il figlio di un politico locale ed una principessa bizantina i commensali furono colpiti dall’eleganza dei modi a tavola della nobildonna: utilizzava una forchetta d’oro a due rebbi.
Il termine “forchetta” (dal latino furca) si affaccia timidamente in Italia nell’immaginario comune nel 1300 facendo capolino, oltre che sulle tavole, anche nei quadri e nei libri. Il suo utilizzo cominciò ad essere visto come uno status symbol portando chi la utilizzava ad un livello superiore, lontano dall’animale voracità della fame. Agli inizi del 1400 usavano le forchette i letterati, i mercanti e i nobili. Fa sorridere sapere che la famiglia Medici possedeva un servizio di sole 56 forchette d’argento.
E poi arrivò “Il Galateo” di Monsignor Giovanni Della Casa nel 1558 che strutturò il concetto di “etichetta” dando delle regole che avviarono la società al buon costume a tavola. Ricordiamo che fino a questo momento la forchetta era a 2 rebbi e per vederne 4 bisogna aspettare il 1700.
Da dove viene la forchetta, quel piccolo tridente - di solito a quattro punte - che ci accompagna, apparentemente da sempre, durante ogni nostro pasto? La piccola forca, stando all’etimo, che sposata a qualche pietanza di mare è pronta a farci sentire dei piccoli Nettuno, è un oggetto che non possiamo immaginare distante più di pochi centimetri dal nostro piatto, ma che in realtà non è sempre stato lì.
Come dicevo, la forchetta non esiste da sempre - e grazie mi risponderete, non poi così tanto tempo fa eravamo una razza di scimmie che scorrazzava nelle praterie africane. Ok, ribatterò a mia volta, ma stavo relativizzando cari amici, anche perché se pure è vero che la forchetta fu con ogni probabilità inventata già nel IV secolo d.C. nell’Impero Romano d’Oriente, prima che divenisse un oggetto ampiamente diffuso sarebbero passati ancora molti secoli. Quel che è certo è che nel mondo classico di forchette non ce n’erano, romani e greci mangiavano con le mani, con l’unico possibile ausilio, nel caso delle famiglie nobili, di ditali in argento per non scottarsi con le vivande più calde. Questa abitudine era destinata a modificarsi solo molto più tardi, per influsso proprio delle usanze dell’Impero Bizantino, dove la nostra piccola forca era riuscita a sopravvivere... A Padova e Torcello - due importanti fulcri della cultura bizantina sul nostro territorio - sono stati infatti trovati diversi esemplari di forchette con due o tre rebbi risalenti a quell’epoca, ma dopo questo breve fulgore lo strumento - comunque ancora lussuoso - era destinato a cadere nuovamente in disuso (almeno in Occidente) lungo tutta l’era medievale.
Essendo la forchetta in qualche modo sopravvissuta nelle abitudini dell’Impero d’Oriente - nei palazzi più eleganti di Bisanzio durante l’Alto Medioevo non poteva proprio mancare - tornò nuovamente a essere introdotta in Italia (e non nomino il nostro paese per sciovinismo, lo faccio perché sarà decisivo nella successiva diffusione di questo utensile) dai veneziani, le cui rotte commerciali puntavano come noto principalmente verso oriente. Al contrario di quanto avveniva anticamente in questo periodo la forchetta era usata dai mercanti, anche perché a corte l’etichetta imponeva di afferrare il cibo rigorosamente con tre dita. L’uso si andava diffondendo soprattutto in quelle città dove le nascenti classi borghesi costituivano una porzione significativa della popolazione, come Pisa, Firenze e Napoli, oltre naturalmente a Venezia. Un altro aspetto interessante è che l’occhio lungo della Chiesa pensò fosse necessario mettere bocca anche su questo apparentemente innocuo utensile, bollandolo come demoniaco (cos’altro sennò?).
Col passare dei secoli, malgrado gli strali ecclesiastici, la forchetta si andava tuttavia diffondendo nel Bel Paese, siamo per esempio certi che l’oggetto si impiegasse a Firenze per lo meno in casa Pucci, a fornircene una splendida testimoniata è il dipinto di Sandro Botticelli per le nozze di Nastagio degli Onesti, commissionato come regalo nientemeno che da Lorenzo il Magnifico nel 1483. Le forchette seguirono i Medici anche in Francia, dove le portò Caterina, in un set particolarmente chic disegnato da Benvenuto Cellini. Tuttavia oltralpe l’utensile seguitava a essere considerato un po’ disdicevole, segno addirittura di stramberia - tanto che ben due secoli dopo il Re Sole continuava a preferire portare alla bocca il cibo con le mani (pare che si risolse a usare la forchetta solo una volta stabilitosi a Versailles).

Ovunque la musica era la stessa, anche per via del fatto che la Chiesa continuò incredibilmente a condannarne l’uso fino al pieno ‘700 (una sorte simile toccò al caffè), e le forchette non saranno infatti fino ad allora ammesse nei conventi.
Il fortissimo successo nel nostro Paese di questo strumento - con buona pace di ciò che ne potessero pensare in Vaticano - è legato a doppio filo a quello della pasta, e in particolare degli spaghetti, destinati a portarlo in dote ovunque sarebbero andati (classicamente accompagnati da pomodoro e formaggio, che completano quello che con buona ragione si può considerare il colpo di fulmine in grado di definire il carattere generale della gastronomia nazionale).
Ci avrete fatto caso ma le forchette non hanno sempre quattro rebbi: tradizionalmente quelle che ne hanno tre sono le forchette da dolce mentre, a volte, quelle che ne mostrano solo due si usano per la frutta.
I signori avevano scalchi, trincianti che gli servivano bocconcini belli e pronti.
Per avere qualcosa di più simile alla nostra forchetta si deve aspettare che l’asse del mondo si sposti da Roma a Bisanzio, l’odierna Istanbul, sede della raffinatissima corte bizantina. Teodora moglie di Giustiniano prendeva il cibo offertole dagli eunuchi con una forchetta d’oro a due rebbi e lo portava alla bocca senza mai toccarlo con le mani.
Nei secoli successivi, la forchetta si diffonde sempre più. Lorenzo il Magnifico utilizzava ben 56 forchette e dalle corti italiane la moda si diffonda in Francia.
per portare alla bocca i pezzi di cibo ancora caldi, anche se esistevano vari strumenti, fatti di materiali dall’osso al ferro, per infilzare le carni in cottura. Vi stupirà ma, nonostante fosse conosciuta già nell’antica Grecia, la forchetta come la intendiamo noi è un’invenzione abbastanza recente. Infatti originariamente la cosa più simile alla nostra “forchetta” era quello che oggi noi chiameremmo “forchettone”, uno strumento a due rebbi (=denti) utilizzato principalmente per cucinare e servire il cibo.
Nella letteratura italiana dopo il mille, troviamo le forchette a Venezia, Pisa, Firenze, ma soprattutto in mano a borghesi e mercanti, mentre nelle corti vigeva ancora l’etichetta tradizionale di Ovidio delle tre dita, che imponeva di attingere direttamente dal piatto per pescare il cibo solido. Una notizia inequivocabile dell’uso della forchetta personale da tavola la dobbiamo a San Pier Damiani (1007-1072), il quale narra di una principessa bizantina, venuta a Venezia per sposare un doge, che non toccava il cibo con le mani preferendo usare una forchettina bidente.
La probabile “svolta”, ossia l'imporsi dell'uso della forchetta singola come simbolo di buone maniere si verificò solo nel ‘500. Caterina de' Medici . "Nel portare la forchetta alla bocca, si protendevano sul piatto con il collo e con il corpo. Fu Carlo I d’Inghilterra, nel 1633, a dichiarare che “Si considera decoroso l’utilizzo della forchetta”. Fu oltre la metà dello stesso secolo che in Italia si diffuse l'uso della forchetta tra i nobili, quando venne celebrato il famoso matrimonio con gli spaghetti (vermicelli).
Se vi siete mai ritrovati a mangiare sushi sicuramente ricorderete, della prima volta che l’avete fatto, la difficoltà nell’usare le bacchette.
Ricordiamoci inoltre che fino all’inizio del Novecento, il popolo, in generale, aveva l'abitudine di mangiare con le mani o il cucchiaio, e la forchetta (quando c’era) era destinata al capo famiglia.
Una tavola apparecchiata senza forchetta al giorno d’oggi ci sembrerebbe spoglia e senza un elemento essenziale.
Un’ultima curiosità: in greco “peiro” significa infilzare; la forchetta a Bisanzio era chiamata “piruni”, in dialetto Veneto tradotto con “pirón”. Un’altra testimonianza di come la posata sia stata importata dai Bizantini grazie agli stretti legami di Venezia con l’Oriente.
Ne è passato di tempo dal banchetto di nozze della principessa Maria, oggi la forchetta è diventata un utensile indispensabile, ha cambiato forma e materiale nel corso dei secoli. Ad esempio, le moderne forchette in acciaio inossidabile sono state prodotte per la prima volta un centinaio di anni fa. La prossima volta che apparecchiate la tavola pensate alla storia di questa posata!
| Periodo Storico | Eventi Chiave | Influenza Culturale |
|---|---|---|
| Antica Roma | Utilizzo della "lingula" | Strumento per le famiglie ricche |
| Impero Bizantino (X secolo) | Evoluzione della forchetta a due rebbi | Diffusione a Costantinopoli |
| Venezia (XIV secolo) | Reintroduzione della forchetta in Italia | Tramite la principessa Maria Argyropoulaina |
| Rinascimento | Diffusione tra nobili e mercanti | Simbolo di status e buone maniere |
| XVII-XVIII Secolo | Adozione in Francia e nascita della forchetta a quattro rebbi | Gennaro Spadaccini e la corte dei Borbone |