Sei alla ricerca di un ristorante che unisca sapori autentici, un'atmosfera curata e un'ampia varietà di scelte culinarie? Scopri le recensioni e le specialità di ristoranti come La Fabbrica dei Sapori e CasaNori, che offrono esperienze uniche nel panorama gastronomico italiano.

La Fabbrica dei Sapori: Un Viaggio tra Cucina Asiatica, Italiana e Brasiliana
La Fabbrica dei Sapori è la prima catena di ristoranti All You Can Eat in Italia, nata dal desiderio della Famiglia Li di unire la tradizione della cucina asiatica con quella italiana e brasiliana. Questo progetto rivisita e migliora il concetto di All You Can Eat, offrendo una varietà di piatti per soddisfare ogni palato.
“La nostra attenzione per la freschezza delle materie prime è la core value dell’azienda: ci affidiamo soltanto ai migliori fornitori del settore, in grado di garantire la qualità dei prodotti. Inoltre, la varietà della nostra cucina permette a tutti di passare momenti insieme e allo stesso tempo soddisfare i palati e i gusti più diversi.
Che tu sia un amante del sushi, appassionato di cucina cinese, estimatore della carne brasiliana o delle grigliate di pesce, qui troverai qualcosa di speciale. L'ambiente è ampio e arredato con cura, con un grande parcheggio e facile accessibilità. Puoi gustare quello che desideri, dal cibo italiano a quello cinese, sushi e specialità brasiliane. Il buffet offre una vasta scelta, e per alcuni piatti, come gli spaghetti o il churrasco, il cameriere passa direttamente al tavolo.
Per i più golosi, c'è anche un buffet di dolci, frutta e gelato. Con oltre 15 ristoranti, La Fabbrica dei Sapori punta alla qualità e alla varietà, con l'obiettivo di superare ogni aspettativa.
Che sia pranzo, cena o take away: scopri il nostro menu. Materie prime selezionate con attenzione, freschezza e una continua ricerca di combinazioni di sapori e ricette ispirate alla cultura orientale.
Recensioni
Sapori autentici, atmosfera curata, attenzione per ogni dettaglio. La cucina orientale più ricercata, pensata per ogni occasione. Pranzo, cena o take away: scegli il momento, al resto pensiamo noi.
CasaNori: L'Arte dell'Hand Roll Bar a Milano
Aperto a fine ottobre 2024 in Via Pollaiuolo 5, nel quartiere Isola di Milano, CasaNori è un locale giovane, nato dall’idea di Miguel Biffi, Luca Gruttadauria e Luca Criscione, tre imprenditori del mondo della ristorazione. Il format ruota intorno all’hand roll bar, un sushi arrotolato a mano servito in chiave minimalista.
A dare autenticità al progetto ci sono due figure storiche della cucina giapponese milanese: Kato Shozo e Masako Sato, gli ex proprietari del leggendario Tomoyoshi Endo, il primo ristorante di cucina classica giapponese aperto a Milano negli Anni ’60 e chiuso nel marzo 2024. La collaborazione con CasaNori segna per loro una nuova avventura, portando in dote tecniche, ricette e un sapere che ha fatto scuola.
Il menu si divide tra piatti fusion e tradizionali. Tra gli hand roll, veri protagonisti, ci sono quelli al tonno rosso del Mediterraneo (8€), al salmone scozzese (5€), alla capasanta (7,5€) e alla granseola (7,5€), oltre a varianti vegetali. Accanto, una selezione più ampia di piatti giapponesi: i gyoza di manzo cotti otto ore (16€ per 4 pezzi), la pluma iberica impanata nel panko con salsa tonkatsu (23€), i donabe con riso, funghi shitake e uovo poché (16€), i donburi di riso (19€), il chirashi (16€) e il sashimi del giorno (4 pezzi, da 6,5€ a 12€).
Un ponte tra due generazioni di cuochi e due visioni del Giappone, che a CasaNori si incontrano dietro un bancone di legno.

Altre Opzioni Gastronomiche a Milano
Oltre a La Fabbrica dei Sapori e CasaNori, Milano offre una vasta gamma di opzioni culinarie per tutti i gusti:
- Cose Turche: Una piccola gastronomia che racconta la Turchia oltre i soliti cliché del kebab, offrendo meze autentici e piatti regionali.
- Casaburi: Un ristorante pop-up che offre cene su prenotazione con un menu degustazione legato ai viaggi e alle esperienze dello chef.
- Long Song Book & Cafè: Un locale che unisce libreria dell’usato, modernariato e vintage con una caffetteria bistrot, ideale per un aperitivo o un pranzo veloce.
- Bugan Coffee Lab: Un progetto artigianale che propone un nuovo modo di pensare (e gustare) il caffè, con diverse monorigini e metodi di estrazione.
Ristoranti Pugliesi a Milano
Milano è, dopo Bari, la città con la più grande comunità pugliese d’Italia, e questo legame si riflette anche a tavola. In questa guida ai migliori ristoranti pugliesi di Milano si attraversa una tradizione gastronomica che unisce mare e terra: dalle bombette e gli gnummareddi alla focaccia barese, dal pasticciotto leccese al riso, patate e cozze, fino alle grigliate di carne e alle cozze tarantine.
Centocelle a Roma: Un Quartiere in Rinascita Gastronomica
Popoloso e popolare, il quartiere Centocelle di Roma, tanto denso di abitanti e attività quanto, fino a non molto tempo addietro, un po’ carente dal punto di vista gastronomico. Nell’ultimo decennio però le cose sono cambiate, e anche grazie ad alcuni locali che hanno fatto da apripista mangiare benissimo, anche qui, si può. Abbiamo quindi composto una guida che comprende un po’ di tutto: dall’osteria con cantina monumentale alla gelateria d’autore, passando per la pizza romana moderna, la fraschetta casereccia e i lussuriosi panini con pollo fritto.
Ecco una tabella riassuntiva di alcuni dei ristoranti menzionati:
| Ristorante | Specialità | Prezzo Medio | Ubicazione |
|---|---|---|---|
| La Fabbrica dei Sapori | All You Can Eat (cucina asiatica, italiana, brasiliana) | 25-40€ | Varie sedi |
| CasaNori | Hand Roll Bar (cucina giapponese) | 20-35€ | Via Pollaiuolo 5, Milano |
| Cose Turche | Gastronomia turca (meze, piatti regionali) | 15-25€ | Via Daniele Crespi, 11 |
| Casaburi | Cene su prenotazione (menu degustazione) | 40-70€ | Via Thaon di Revel, 7 |
IL MIGLIORE RAMEN di Milano - Ep. 07
Wicky Priyan: Un Percorso Incredibile dalla Strada alle Cucine Stellato
Secondo gli indiani d’America ogni uomo ha un animale totem: guardo Wicky Priyan seduto al bancone nero e scintillante del suo ristorante a Porta Genova e penso a un’aquila, il guerriero spirituale per eccellenza.
Nel 1970, quando è nato, Ganpaha era un piccolo villaggio nella parte occidentale dello Sri Lanka, la televisione non c’era e neppure la luce, arrivò un decennio dopo. Ma a Wicky non serviva, perché la casa era illuminata di suo: il padre medico, studioso e maestro Ayurveda da generazioni, aveva trasformato la fattoria di famiglia in uno dei centri culturali più importanti del Paese.
Così mentre gli altri bambini del mondo imparavano semplicemente a scrivere lui si addestrava in sanscrito, «perché la vera saggezza è racchiusa in quell’antica lingua», si diceva in famiglia. A dieci anni lo aspettavano gli esami di cingalese, non ci volle molto a capire che Wicky era un bambino speciale.
Sino ai diciotto anni, sveglia alle 5.30: l’autobus per la capitale Colombo non aspettava, e all’ingresso di casa si materializzavano i suoi, uno con un bicchiere di latte in mano, l’altra emergeva dal brusio della cucina con i pasti del giorno. In quella casa passavano filosofi e santoni, scienziati e religiosi e «io, quando tornavo dalle lezioni, per anni ho preparato i bento per i miei quattro fratelli, quei profumi e quelle spezie mi hanno accompagnato per tutta la vita».
L’idea del suo acclamato oriental burger di oggi, nasce proprio da lì: patata, tonno bollito, foglie di curry. Non era sapore, era amore.
Il buddismo gli insegna a non invidiare, a non tradire. Le arti marziali lo addestrano al self control e ad ampliare il raggio visivo di 300 gradi, come le aquile appunto, senza muovere di un millimetro la testa: dote indispensabile in una cucina.
Wicky parla cinque lingue, è uno studente modello, ma vuole fare il detective, così si iscrive a criminologia a Colombo e prosegue brillantemente con un master in Giappone, a Tokyo. Specialità: cattura di serial killer. L’università, a quei tempi, obbligava a vivere per un certo tempo la strada insieme con i clochard, gli intoccabili e «i senza Dio».
Fu di quel periodo l’esperienza più forte. «Ho provato tutto: ho mangiato spazzatura e il cibo degli dei», dice Wicky. Sette mesi passati a Madras, in India, dove impara che cosa significa essere svegliati nel cuore dell’alba da un secchio di acqua gelida. Poi il ricordo vivido di quell’ultima notte, quando confessa al gruppo di barboni con cui vive la sua vera identità di studioso. E poi l’addio con un’ultima cena cucinata dal gipsy, leader del branco.
Con fiero imbarazzo, Wicky racconta il menu di quella serata d’addio: avanzi di verdure strappate ai bidoni e qualche grasso ratto acchiappato al volo.
Capo di una squadra di bodyguard (lo è stato anche per Michael Jackson) per due anni Wicky viaggia per i grandi alberghi del mondo a fare da occhi e orecchie a presidenti e politici. Il destino lo porta nelle cucine di un Four Seasons, da lì la svolta. Vuole conoscere tutto della cucina giapponese, le pieghe più nascoste delle antiche arti del taglio, i mix di erbe e spezie, le tecniche di cottura più occulte.
Le lezioni preziose da Keller a Bali e dal Maestro Kikuchi in Giappone lo portano, otto anni fa, in Italia. Prima nel ristorante Zero, poi in un locale tutto suo. Ogni anno, in estate torna in Giappone (il paese di sua moglie) e cucina tradizionale Kaiseki dal Maestro Watanabe nel ristorante Kaneki.
Perché, dice il saggio, non si può stare più di quindici giorni senza fare sushi, le dita perdono l’abitudine al gesto.
Wicky Priyan sogna di aprire altri ristoranti nel mondo, e aggiunge veloce: « Ma io resto qui, devo tutto all’Italia e a Milano».