Storia degli Spaghetti tra Italia e Albania: Tradizione, Evoluzione e Innovazione

La produzione di pasta di qualità combina passione, know-how, scienza e tradizione. La Molisana è uno dei più antichi produttori di pasta oggi in Italia, con oltre un secolo di storia. Divella produce pasta di semola di grano duro dal 1890. La sua storia è iniziata nelle mani di Francesco Divella, che costruì il suo primo mulino per la farina a Rutigliano, una piccola città agricola in provincia di Bari.

Giorno dopo giorno, l'impegno appassionato di molte persone ha dato i suoi frutti, trasformando l'azienda, ora alla sua quarta generazione, in una solida realtà che affronta le sfide quotidiane dei mercati italiano ed estero. La passione per il buon cibo, il rispetto per la tradizione, l'amore per la qualità e i legami con il territorio pugliese guidano le scelte e le decisioni ogni giorno.

Divella mantiene elevati standard di qualità attraverso un'attenta selezione delle materie prime, un intervento tempestivo e preciso nelle varie fasi di produzione, condizioni igieniche e sanitarie ottimali e attraverso la diffusione della cultura della produzione etica. Questi principi sono alla base delle certificazioni aziendali.

L'Importanza del Vuoto nella Produzione della Pasta

L'aspirazione è essenziale per la produzione di pasta secca poiché è necessario estrarre l'aria dalla pasta. Inoltre, ciò prolunga la durata di conservazione e migliora il colore e l'odore della pasta. Il livello di vuoto ha un effetto diretto sulla qualità dei prodotti di pasta La Molisana.

Atlas Copco ha suggerito di utilizzare la pompa per vuoto a vite a iniezione di olio GHS VSD⁺, che è dotata di un azionamento a velocità variabile e del controller Elektronikon. La velocità della pompa varia in base alla domanda proveniente dal processo, con un conseguente risparmio energetico significativo. Il design a vite si basa sul noto principio "plug-and-play" dei compressori Atlas Copco. Il design è stato ottimizzato dai progettisti di pompe per vuoto per garantire prestazioni ottimali e la massima efficienza energetica. La vite rotativa a tenuta di olio ad alta efficienza ha un design molto robusto.

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La pompa per vuoto GHS VSD⁺ ha consentito un risparmio energetico fino al 50% rispetto alla vecchia installazione.

Inoltre, la GHS VSD⁺ è una pompa molto silenziosa. Questa tecnologia specifica combinata con la cofanatura insonorizzata garantisce una pompa più silenziosa del 40% rispetto ad altre pompe. Atlas Copco e la Molisana condividono lo stesso impegno per la qualità. La GHS VSD⁺ è un esempio perfetto della reputazione di Atlas Copco in termini di risparmio energetico, sostenibilità e rispetto per l'ambiente. La Molisana non ha bisogno del vuoto solo per produrre la pasta ma ha bisogno di aria compressa per confezionarla.

La Dieta Mediterranea: Storia e Realtà

L’espressione dieta mediterranea è nata con riferimento alla situazione alimentare del Mezzogiorno d’Italia e di alcune aree del Mediterraneo in ambito medico-nutrizionista tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Nel 1948 uno studio condotto a Creta per conto della Rockfeller foundation aveva gettato le basi per la costruzione di un regime alimentare mediterraneo efficace per prevenire determinate malattie.

La promozione di un ‘regime mediterraneo’, contrapposto ai modelli alimentari di tipo ‘continentale’ dei Paesi industrializzati occidentali, si era affermato con le indagini del biologo e fisiologo Ancel Keys che, a partire dal 1952, mise in relazione consumi alimentari ‒ in particolare l’eccesso di grassi animali ‒ e fattori di rischio di aterosclerosi in sette Paesi. Grazie a ricerche condotte a partire dal 1957 in Grecia, a Creta e nel Mezzogiorno d’Italia (a Nicotera in Calabria e a Pioppi, frazione di Pollica, nel Cilento), Keys e altri studiosi, tra i quali un ruolo centrale ebbe Flaminio Fidanza, segnalarono come il tradizionale modello alimentare svolgesse una funzione preventiva per le malattie cardiovascolari.

Anche le ricerche effettuate da Euratom nel 1962 a Montescaglioso, Pomarico, Bernalda e Policoro (Matera) individuarono una tipologia alimentare che si può ritenere paradigmatica della dieta mediterranea. Biologi, nutrizionisti, medici che si ispiravano a Keys, segnalarono, a partire da allora, come un’alimentazione mediterranea ‒ ricca di cereali, legumi, frutta e verdura, con una significativa presenza di pesce fresco e pasta, con una percentuale bassa di prodotti di origine animale come formaggi e uova, ma povera di grassi saturi, con olio di oliva come principale condimento ‒ fosse la più adatta a contrastare malattie degenerative, legate a modelli di vita delle società industriali avanzate, in maniera particolare le affezioni cardiovascolari, il diabete, il cancro.

Nel periodo in cui veniva costruito il modello della dieta mediterranea le popolazioni conoscevano ancora situazioni di disagio alimentare e si apprestavano a fare scelte che le avrebbero allontanate da un regime considerato precario e insufficiente. Massimo Cresta, uno dei maggiori studiosi dell’alimentazione nelle regioni meridionali e dei Paesi africani analizza i consumi alimentari a Rofrano nel Cilento, in un periodo che va dal 1954 al 1995.

Evoluzione dei Consumi Alimentari nel Sud Italia

Diverse ricognizioni sui consumi alimentari condotte dall’Istituto nazionale della nutrizione alla fine degli anni Novanta hanno contribuito a mostrare come i meridionali si fossero allontanati dalle precedenti abitudini, e avessero abbandonato, nonostante i revival e le mitizzazioni in voga, quella dieta mediterranea che veniva promossa e proposta in vari modi. Dagli anni Sessanta, nelle regioni meridionali era aumentato significativamente il consumo di carne, pesce, grassi, zuccheri, mentre era diminuito il consumo di pane, pasta, cereali, verdure, olio.

Gli studiosi - soprattutto medici, biologi, nutrizionisti - hanno sottolineato i risvolti positivi (dietetici, psicologici, sociali e culturali) di tali trasformazioni. L’uscita da condizioni di sofferenza e di fame ha comportato anche alcuni risvolti negativi e preoccupanti. I migliorati consumi alimentari, l’invecchiamento della popolazione, la diminuita attività fisica degli individui sono stati la causa, da un punto di vista nutrizionale, di uno squilibrio tra bisogni e apporti energetici, con gravi conseguenze per la salute. La scomparsa del tradizionale equilibrio e l’abbandono di un antico stile di vita hanno contribuito a creare situazioni di difficoltà metaboliche nell’organismo dell’uomo della sponda nord del Mediterraneo.

Tabella Comparativa dei Consumi Alimentari

Alimento Prima degli anni '60 Dopo gli anni '60
Carne Basso Alto
Pesce Basso Alto
Grassi Basso Alto
Zuccheri Basso Alto
Pane Alto Basso
Pasta Alto Basso
Cereali Alto Basso
Verdure Alto Basso
Olio Alto Basso

Poiché il peso corporeo degli individui è aumentato più della statura si è verificata una condizione di sovrappeso, prima quasi inesistente ed eccezionale. L’obesità è diventata quindi uno dei principali problemi di natura alimentare, a causa delle malattie a essa collegabili. Si sono manifestate altre sindromi della ‘malattia del benessere’ e di una ‘malnutrizione per eccesso’: il diabete, la maggiore facilità a contrarre infezioni, l’aterosclerosi, le retinopatie, la patologia renale, la neuropatia diabetica e le ulcere ai piedi.

Nel 2010 l’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio immateriale culturale dell’umanità. Una ricerca condotta dal Ministero della Salute dal 2008 al 2010 ha registrato come in Campania ci fosse un elevato numero di ragazzi e ragazze con problemi di sovrappeso e di obesità, identificando come responsabili un regime alimentare scorretto, modalità non equilibrate di preparazione e di consumo di alimenti e bevande, orari e scansioni disordinate nell’assunzione dei pasti, consumo molto elevato di prodotti e alimenti industriali con esagerato apporto calorico e basso contenuto proteico.

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