Marmellata #25: Un Viaggio Emozionale Attraverso la Solitudine e la Rinascita di Cesare Cremonini

Marmellata #25 è una delle canzoni più iconiche di Cesare Cremonini, un brano che ha segnato un'epoca e che continua a toccare il cuore di molti. Ma qual è il vero significato dietro questa canzone apparentemente semplice? Scopriamolo insieme, esplorando la genesi del brano, il suo contesto autobiografico e le interpretazioni che lo rendono così speciale.

La Nascita di una Canzone: Tra Ricordi e Solitudine

La canzone, scritta a Bologna verso le 4 del mattino, nasce da un momento di profonda solitudine. Comincia così questa canzone scritta a Bologna verso le 4 di mattina, in pochi minuti, con la chitarra, davanti agli oggetti “dimenticati” da una Lei dopo il suo addio. Dedicata ad Erica, amore vero. Una casa che rimane impregnata di odori, di ricordi, di suoni e di oggetti appartenuti ad una storia d’amore.

Era l’epoca di Maggese, il suo secondo album da solista. Cesare aveva 25 anni (il famoso numero 25 del titolo - «Perché l’età conta, in amore, eccome», ha affermato una volta) ed era appena stato lasciato dalla fidanzata. Mentre il Duemila era iniziato con Bridget Jones che tracannava vino rosso sul divano cantando in pigiama All by myself, in Italia Cremonini affrontava la rottura affogando il dolore nella marmellata. Una scelta insolita - questione su cui all’epoca ragionavo senza sosta: misteri dell’adolescenza -, come se la marmellata fosse un cibo troppo ‘adulto’ e dignitoso per coccolare il dramma del primo grande amore infranto. Perché non la cioccolata? Ho capito solo una decina d’anni dopo che la convivenza è fatta di riti personalissimi e che un cuore crepato si regge in piedi sugli oggetti dimenticati dall’altra persona.

In una di quelle notti ho iniziato a cantare questa canzone per Erica che era partita per New York e la mia casa era così piena di ricordi che potevo vederla ancora muoversi di fianco a me, letteralmente. Il videoclip è persino stato girato nella stessa casa in cui Cesare si era da poco trasferito, per iniziare una nuova vita fatta di indipendenza, successo, consapevolezza e solitudine. A mancargli è Erica, suo amore, appena partito per New York.

Il Numero 25: Un Simbolo di Maturità

Il numero 25 nel titolo non è casuale. Per questo ho aggiunto il numero 25 al titolo, la mia età. Perché l’età conta, in amore, eccome. 25 anni per me sono stati la fine di un periodo di confusione, di perdite, di abbandoni, ed è a 25 anni che ho trovato seriamente la mia “marmellata”. Ma l’ho trovata solo ed unicamente perché sono stato costretto, come tanti, alla solitudine.

La canzone però descrive cronologicamente ciò che succede dal momento in cui ci si accorge della solitudine determinata dall’abbandono, fino a quando tutto si risolve accettandola, esorcizzandola, facendo sì che i ricordi siano i compagni della propria solitudine, loro stessi la cura, la guida alla via d’uscita.

Marmellata #25 - Cesare Cremonini - significato del testo

La Metafora della Marmellata: Alla Ricerca della Felicità Perduta

La “Marmellata”, (“…quella che mi nascondevi tu, l’ho trovata”, dice l’ultimo verso della canzone), è la metafora della propria felicità. È possibile ritrovarla, se si indaga su se stessi, autoironicamente, su quello che è accaduto. Non c’è tristezza del cuore che non si possa sanare tramite se stessi. Il prezzo da pagare è la maturità, la fine della serenità inconsapevole dell’adolescenza, ma questa è la vita, non c’è via di scampo.

Cesare, ripercorrendo le tappe della sua storia e gli spazi della sua casa, tra patenti stropicciate, calze bucate, sigarette e libri letti, riesce a trovare anche la marmellata che lei gli nascondeva. Quella marmellata è l’essenza della solitudine, del noi come priorità, della nostra felicità, che si può provare solo quando non si ha qualcun altro a cui pensare.

Domeniche Malinconiche e Ricordi Indelebili

La domenica di Cesare Com’era? “Ci sono le tue calze rotte, la notte in cui ti sei ubriacata”. Ci vuole almeno un decennio per capirla tutta, per capirla davvero. Sempre la me sedicenne di allora, con Marmellata #25 avrebbe imparato che Senna non era un dio dell’atletica leggera ma della Formula 1; che quando una storia finisce, finché non lo dici ad alta voce ai vicini di casa, puoi ancora far finta che non sia finita davvero. Che recuperare un paio di scarpe può essere la scusa infinita per non dirsi addio. Ma soprattutto che quando “non è più domenica” te ne accorgi e non si torna indietro: diventi grande così, perché l’età dell’innocenza non può finire in altro giorno che in quello cantato in Marmellata. Non il venerdì del doposcuola, non il sabato degli amici, ma la domenica del silenzio e del vuoto a tavola. Ché l’amore si fa e si perde sempre di domenica, aveva ragione Cesare.

Baggio e Senna sono due sportivi ai quali Cremonini è molto legato, che hanno popolato gli schermi delle sue domeniche da tifoso, due personaggi diversi ma emblema ciascuno del proprio sport. Ogni volta che uno sportivo abbandona la sua carriera è uno shock per i tifosi, perché nasciamo consapevoli che tutto una fine, ma tendiamo a dimenticarcene. Cremonini si è sentito abbandonato, le sue domeniche hanno perso il proprio senso, all’abbandono dei due campioni, ma poi ha iniziato a tifare per qualcun altro, e quella ferita irreparabile, quel posto insostituibile, ha invece trovato una soluzione.

L'Influenza di Ayrton Senna e la Profondità della Perdita

Per alcuni la parola “marmellata” non è più la stessa dal 2005, e forse neanche le domeniche. Se rientrate tra quelli che a sentire “da quando Baggio non gioca più” ricordano tutto, allora il vostro cuoricino palpiterà di nostalgia di fronte all’ultimo post pubblicato da Cesare Cremonini. Ricalcando il successo di un brano che ha segnato il suo repertorio musicale (ma pure i momenti topici delle nostre relazioni fallite), Cremonini ha regalato ai fan una versione del brano home-made, solo chitarra e voce, e un tuffo nei suoi ricordi… raccontando ancora una volta la genesi di Marmellata #25. «Ieri notte mi avete chiesto come è nata questa canzone ma era molto tardi. Eccola, è nata esattamente così».

Trent’anni fa, il 1° maggio 1994, Ayrton Senna perdeva la vita dopo uno spaventoso incidente alla curva del Tamburello, sul circuito di Imola. Lo ricorda oggi Cesare Cremonini, raccontando quel che vide e provò quel giorno e l’impatto che ha avuto sulla sua musica. «Ero a Imola il primo maggio 1994, nella tribuna davanti al rettilineo, insieme a mio padre e mio fratello», scrive Cremonini su Instagram. «Ricordo ogni momento di quella giornata, dalla partenza al mattino presto fino al rombo dell’elicottero che portava Senna verso l’ospedale Maggiore di Bologna. Di quel giorno mi è rimasto dentro il silenzio che ci ha accompagnato fino a casa».

«Perché la morte di un poeta è così diversa da tutte le altre? Non è così quando muore un eroe. Alla morte dei poeti non ci sono favole da tramandare ai posteri, gesta da emulare. Quando muore un poeta quel che resta è qualcosa di profondo e misterioso come succede con le divinità. È questo che ha lasciato Senna, che non era un eroe. Nella letteratura dello sport, Senna è stato un poeta».

«Io sono diventato un po’ più grande quel primo maggio a Imola. Le domeniche non hanno più avuto lo stesso sapore infantile. Di carezze e bisticci. Un po’ di quel silenzio mi è rimasto dentro e qualche anno dopo è diventato musica. “Da quando Senna non corre più non è più domenica”.

La Casa e gli Oggetti: Testimoni di un Amore Passato

La casa in cui vivevo nei primi anni del 2000 era piccola e magica. È la stessa che si vede nel video di Marmellata.. era un periodo strano in cui non avevo la televisione e organizzavo feste in cui si ballava solo twist e i lenti erano tutti dei Beach Boys. Mi piaceva la fotografia e passavo le notti a studiare musica.

In questo primo paragrafo tutti gli oggetti dimenticati, oppure chissà lasciati apposta per potersi reincontrare, un progetto di vita insieme che va sfumando, una partenza che sembra improvvisa. Lei c’è e non c’è e per avvicinarla a sé Cesare fuma una sua sigaretta, cantando questo pezzo mi chiedo sempre se effettivamente ci si possa dimenticare la patente da qualche parte, prima di partire per un viaggio così lungo.

Qui ci addentriamo in una dimensione più immateriale, quella dei profumi, evocatori di ricordi per eccellenza, si può davvero dimenticare qualcuno se il suo profumo impregna ancora il suo cuscino? E allora Cesare la immagina, nei luoghi che hanno vissuto insieme, e che lui ripercorre, solo. Posti che avranno l’eterna maledizione di essere stati vissuti insieme. La verità è che dai ricordi non si scappa, ci sono dei luoghi, che ho vissuto che hanno volti, nomi, indissolubilmente legati a loro.

Quando una relazione dura a lungo, la raccontiamo con fierezza a chi ci circonda e le domande, prima scontate e ovvie, quando ci si allontana, si fanno pungenti, come quelle dei vicini di Cesare, davanti ai quali si fa vedere sorridente. E poi la felicità altrui diventa insostenibile, poiché è lo specchio di quella che abbiamo appena perduto.

Questa volta Cesare lo ammette, la memoria esegue un processo di selezione, noi ricordiamo dimenticando, altrimenti rischieremmo di incappare nella fine del Funes di Borges, ragazzino incapace di dimenticare e quindi di dare vero valore ai ricordi. La casa è vuota e lui è solo, ma sta imparando a prendersi del tempo per sé, quello che prima dedicava solamente a lei, anche nel ricordo, adesso è per lui, impara a convivere con l’immagine di lei e con la solitudine.

Ma c’è un passo ulteriore, che prima o poi siamo obbligati a fare tutti, quando i nostri progetti non coincidono con quelli di qualcuno che amiamo, o al quale vogliamo bene, siamo obbligati a confrontarci con l’immenso vuoto che lascia la sua assenza. Scegliamo ogni giorno a chi dedicare del tempo, e anche se questo è bello e sempre nuovo, diventa una nostra routine, abbiamo la certezza che questa persona ci sarà e dimentichiamo la possibilità della sua assenza. Ma è proprio con la solitudine che ci si deve confrontare per ritrovare quei pezzi di noi che abbiamo perso nel dedicare il nostro tempo ad altri.

La Libertà nell'Amore e la Scoperta di Sé

Se c’è una cosa difficile nell’amore è scinderlo dal possesso, nonostante questo sia il suo esatto contrario, tendiamo a parlare di chi amiamo con aggettivi possessivi, pensateci “il mio ragazzo”/ “la mia ragazza”, “mia mamma”, “il mio amico”, dietro a questa abitudine della nostra lingua italiana si nasconde il terrore di tutti noi di perdere chi amiamo. Una delle cose più difficili è prendere consapevolezza col tempo, che amare è lasciare liberi, pensate ai genitori che ci vedono partire e allontanarci dalla casa nella quale siamo cresciuti, o in questo caso a Erica che, giovanissima, ha seguito i suoi sogni, infrangendo quelli di Cesare, il suo fidanzato, ora vuoto e solo.

L'Eredità di "Marmellata #25"

Anche se nessuno ha la mia patente rosa tutta stropicciata a casa sua, magari ha il mio profumo, i miei gesti e le mie parole, che allora non sono stati vani.

Cos’è il mondo lo ha scritto lui, anni fa. “Ho visto un posto che mi piace, si chiama mondo”. E chi non l’ha cantata, in quarantena, lacrimando in terrazza, cortile, balcone, la “Mondo” di Cesare Cremonini e Jovanotti, per ricordarsi che fuori casa c’era un bene prezioso.

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