Mesagne: Storia, Cultura e Gastronomia di un Gioiello Pugliese

A pochi chilometri da Brindisi, in Puglia, si trova Mesagne, una cittadina molto graziosa che ha alle spalle una lunga storia. Fondata dai Messapi, un’antica tribù iapigia che nel passato occupava buona parte dell’attuale Salento, fu, durante il periodo romano, un’importante centro strategico per la sua posizione sull’Appia Antica.

Il piccolo borgo si ampliò successivamente tra Cinquecento e Seicento e l’abitato si arricchì di numerose opere architettoniche in stile barocco che possiamo ancora oggi ammirare.

Un po’ di storia

La forma a cuore del centro storico è dovuta alle antiche mura di fortificazione della città. Proprio nell’attuale centro storico si sviluppava anche l’antico abitato iapigio. Qui, in piccole capanne vivevano intere famiglie di cacciatori, contadini e pastori e veniva prodotto tutto l’occorrente che serviva allora per vivere, come armi e vasellame.

Avevano anche una particolare tradizione funeraria: innalzavano stele antropomorfe in onore dei defunti di alto rango. Adesso, nel centro storico ci sono alcune aree dove è possibile vedere alcuni resti sia dell’abitato iapigio che di quello romano, fino ad arrivare all’abitato medievale. In Via di Castello c’è anche un’interessante necropoli da poter visitare.

Ci sono 6 tombe di età messapica scavate nella terra, rivestite da lastroni di calcare e con le pareti interne dipinta. Tutti i corredi delle tombe adesso sono nel Museo Ugo Granafei. Non troverai le tombe proprio su Via di Castello ma all’interno di un ristorante. Chiedi sempre al proprietario il permesso di curiosare.

Cosa vedere a Mesagne

Il Castello

Il Castello di Mesagne si trova a pochi passi dalla secentesca Porta Grande. Il nucleo originario del castello, risalente all’XI o al XII secolo, venne distrutto insieme a tutto il paese dai Saraceni nel 1254. Venne ricostruito qualche anno più tardi e subì notevoli lavori di rimaneggiamento durante il ‘600.

In questo periodo venne costruito il torrione in stile normanno e anche il loggiato. Nei secoli successivi il castello perse la sua funzione difensiva e divenne un palazzo signorile, di cui ancora oggi si conservano gli affreschi nelle varie stanze. Dal 1999 le sale del castello sono occupate dal Museo Archeologico Ugo Granafei. Adesso il castello è il più importante polo multifunzionale della città di Mesagne.

Chiesa di Sant’Anna

Questa chiesa venne costruita tra il 1683 e il 1699 a seguito di un voto a Sant’Anna che fece Vittoria Capano, vedova del principe Niccolò de Angelis per la guarigione del figlio Carmine. La facciata, in tufo leccese, è uno degli esempi più belli di barocco pugliese.

Chiesa Madre

La facciata della Chiesa Madre è un altro esempio di puro stile barocco. In passato chiesa angioina, fu ricostruita nel 1653 su progetto di Francesco Capodieci ed assunse forme barocche. Se fai attenzione nella facciata puoi anche riconoscere lo stemma cittadino.

Il centro storico

Continuando a camminare per Mesagne ci si può imbattere in un vero e proprio mare! Un’intera via è decorata con dei murales a tema marino sul pavimento. Un bel posto dove scattare qualche foto.

Passeggiando senza una meta tra i suoi vicoli e le sue piazze si possono incontrare tante botteghe caratteristiche, bei ristorantini e dei bellissimi scorci tutti da fotografare.

Un Viaggio tra Storia, Sapori e cultura

Dove mangiare a Mesagne

Osteria del Leone

Un piccolo gioiello nel cuore di Mesagne. Di questo ristorante ho apprezzato tutto, a partire dall’arredamento colorato e raffinato ai piatti, semplici con ricercatezza. Qui viene ancora rispettata la tradizione del sopratavola, un piatto di verdure crude da gustare prima del pasto.

Mesagne e la gastronomia locale

Persino quando a governare c’era Pino Rogoli e la sua Sacra Corona Unita, nei mesagnesi non si era spenta la fiamma eterna di eterno amore per la città, che si è rivoluzionata con intelligenza e capacità, importando anche imprenditori brindisini e masse di giovani e vetero adolescenti nostrani, che gli basta il profumo di una pizza o di una fritta per tradire origini e tradizioni.

Quando una volta all’anno io cerco una fritta, la compro a Mesagne e non vi dico da chi e da dove proviene. Mi siedo davanti alla mole del castello Granafei e respirando piano mi attardo tra pensieri strani e resoconti inconsulti per fare l’elenco degli “scintrusi” tutti brindisini, che hanno ucciso la propria tradizione e la propria storia e tutto il proprio futuro e se questo dovesse passare da Mesagne, sia chiaro ai Brindisini, come fu chiaro a me, già trent’anni fa, che la via Appia si fermava a Mesagne e non a Brindisi.

Ristorazione pugliese e Covid-19

Nell’Italia del Covid, i sogni dei ristoratori pugliesi sono ridotti a una misura elementare, come i progetti di chi giocoforza naviga a vista. Finalmente ammessi al programma di riaperture (almeno a pranzo) grazie al transito della regione dalla zona arancione alla gialla, i cuochi e i cuochi imprenditori di se stessi, sono rientrati nei loro panni, ma a scartamento ridotto. Di certo non tutti. C’è chi ha deciso di attendere tempi più certi.

C’è chi per la prima volta nella storia, apre la pizzeria a pranzo. E chi invece la pizzeria ha dovuto chiuderla in mancanza di spazi adeguati a rispettare le distanze di sicurezza, e nel frattempo si è rimboccato le maniche tornando a fare il dipendente altrove (per pagare l’affitto del locale rimasto chiuso nel mentre). E c’è persino chi ha riaperto sì, ma non senza paura. Dei contagi? Nossignore. Di tornare nel tritacarne di ritmi forsennati di un lavoro al limite dell’umano, perdendo il diritto conquistato a «un film sul divano con mia figlia, davanti al camino».

Esempi di resilienza nella ristorazione pugliese

Angelo Sabatelli: aperto dall’8 dicembre, solo a pranzo fino a contrordine, tutti i giorni tranne il lunedì. Hanno anche prolungato di un’ora l’apertura, dalle 12 alle 15 piuttosto che alle 14, per consentire alla gente di organizzarsi con i propri orari, con più comodo. Hanno cambiato il menu dalla prima all’ultima portata.

400 gradi a Lecce: l’apertura a pranzo non è nelle corde di una pizzeria, per lo meno non qui. Decidere di riaprire è stato un moto sentimentale, appena hanno dichiarato la Puglia zona gialla non ho esitato, andremo avanti sicuramente fino alla fine di dicembre ma poi non so.

Lievito 72 a Trani: aperti a pranzo e via con la produzione di pane, taralli, focaccia, calzoni con gli sponzali, pizza alla pala, insomma tutto tranne la pizza al piatto che abbiamo riservato all’asporto e domicilio serale. Il personale è tutto qui, accanto a me. Le perdite sono dell’80 per cento. E ci siamo, non “ci sentiamo”, siamo completamente abbandonati dallo stato.

Pashà a Conversano: stanno riflettendo se abbia senso riaprire solo a pranzo o se non sia meglio ripartire il prossimo anno con più energia. A gennaio magari, che di solito non è un grande periodo per la ristorazione, ma forse il prossimo anno sarà diverso, dopo tanta reclusione forse la gente avrà più voglia di uscire.

La resilienza e l'adattamento sono diventati elementi chiave per i ristoratori pugliesi in questo periodo incerto. Le strategie variano, ma l'obiettivo comune è superare le difficoltà e continuare a offrire esperienze culinarie di qualità.

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