Bergamo, città ricca di storia e arte, custodisce tra le sue vie edifici che narrano secoli di trasformazioni e culture. Uno di questi è Palazzo Dolci, situato nel cuore della città, un esempio affascinante di come l'architettura possa riflettere i cambiamenti sociali ed economici di un territorio. Questo articolo esplora la storia e l'architettura di Palazzo Dolci, inserendolo nel contesto più ampio delle evoluzioni urbanistiche e culturali di Bergamo.

Le Radici Storiche di Bergamo e l'Influenza della Chiesa
Per comprendere appieno il contesto in cui sorge Palazzo Dolci, è essenziale esplorare le radici storiche di Bergamo, in particolare l'influenza della Chiesa e le trasformazioni urbanistiche che hanno portato alla configurazione attuale della città. Sono passati diciassette secoli, eppure il vescovo non se ne è mai andato dal colle. Ha avuto diverse abitazioni, ma sempre attorno alla piazza di Santa Maria Maggiore.
Edifici che si collegano alla storia della città e dei suoi cambiamenti. Il libro di don Bruno Caccia e di Paola Dolci, dedicato a La Casa del Vescovo, è l’occasione per andare a scoprire come si è trasformata la città nei secoli, e in particolare l’occasione per cercare di leggere il cambiamento intorno al suo centro monumentale.
Le Antiche Residenze Vescovili
Nel corso dei secoli, la residenza del vescovo ha subito diverse trasformazioni e spostamenti, testimoniando l'evoluzione urbanistica e sociale di Bergamo. Quattro abitazioni. La prima, ipotetica, doveva trovarsi accanto alla cattedrale di San Vincenzo, residenza che diventa la domus Sancti Vincenti: è probabile che si trovasse a nord della cattedrale, sull’attuale via Mario Lupo; una seconda domus dedicata a San Vincenzo dovette con probabilità sorgere dove oggi si trova l’ingresso del Museo del Cinquecento (in questo luogo vennero poi collocate le scuderie del vescovo); a questa domus, da una data che non si conosce e di certo fino al 1296, si affianca una domus sancti Alexandri; quando la casa di San Vincenzo andò distrutta, fu la casa di Sant’Alessandro a diventare sede del vescovo.
E questo edificio lo si ammira ancora oggi: coincideva in parte con quella che chiamiamo Aula Picta, all’ingresso degli uffici della curia vescovile. Nel libro, don Bruno Caccia e Paola Dolci ci portano a spasso per la Città Alta come era nei secoli passati, ci conducono per esempio alla piazza di San Michele all’Arco (la chiesa che si trova accanto alla biblioteca Mai e che oggi funge da magazzino dei libri) che man mano si ingrandì verso sud, fino a formare l’attuale Piazza Vecchia, “Platea nova”, inaugurata il 27 maggio del 1402.
Prima si trovava qui una stradina che collegava la piazzetta di San Michele alla piazza della cattedrale: questa area si sviluppò nel senso che conosciamo oggi a cominciare dalla prima costruzione della cattedrale, forse già nel IV secolo, e che testimonia «La precoce occupazione dei luoghi del potere romano, prima ancora della caduta ufficiale dell’impero… sintomo lampante del “potere” del Cristianesimo all’interno della comunità cittadina bergamasca.
Fra le presenze più antiche, attorno alla casa del vescovo, c’è quello che oggi chiamiamo il tempio di Santa Croce accanto a Santa Maria Maggiore, che è stato oggetto di lavori e ricerche archeologiche in anni recenti. Una chiesa che precedette Santa Maria Maggiore? Ma è possibile che Santa Croce sia la ricostruzione di questa chiesetta, ricostruzione da parte del vescovo Cornaro nel 1561. «Lo sconosciuto edificio di cui sono state trovate le fondazioni, sarebbe l’antica Cappella di S. Croce di cui si hanno notizie almeno dall’anno 1133. Demolito nel 1187 per lasciare il posto alla basilica di Santa Maria Maggiore, è stato ignorato fino alla recente scoperta… L’edificio potrebbe essere del IX, X secolo o addirittura dell’ottavo secolo se coincidesse o si collegasse alla S. Maria Vetus di cui parla Taidone nell’anno 774.
La Nuova Casa del Vescovo
Tanti spunti. come quello che riguarda la nuova casa del vescovo, quella attuale, e la chiesa di San Biagio, indicata in mappe del 1819 e poi scomparsa. Arriviamo alla casa nuova del vescovo, voluta da monsignor Radini Tedeschi, progettata dall’ingegner Cesare Nava. Radici Tedeschi decise la costruzione in quanto «Trovò la residenza vescovile così brutta, scomoda e insalubre, quale non si ha in nessuna città anche piccola d’Italia!», come scrisse il suo segretario, Angelo Roncalli.
La casa inglobò quella dei Deleidi, con tanto di salone d’onore, l’attuale anticamera delle udienze vescovili, con quei begli affreschi del pittore Luigi Deleidi, detto il Nebbia. Il progetto Nava negli anni successivi venne modificato. Un cambiamento venne apportato nel 1935 per volontà del vescovo coadiutore Bernareggi e con progetto dell’ingegner Luigi Angelini. A partire dall’inizio del Novecento, il vescovo dai locali dove oggi si trovano gli uffici di Curia, si trasferì nel nuovo edificio. Lasciò anche quella che oggi chiamiamo Aula Picta, che pare fosse una sorta di sala del trono, dove nei tempi più antichi, il vescovo amministrava il suo potere.

Palazzo Dolci: Un Gioiello Architettonico
Palazzo Dolci, eretto negli anni ‘70 dell’Ottocento, rappresenta un segno architettonicamente dominante dell’incrocio tra via Paleocapa e il viale della Stazione, dove esprime il linguaggio eclettico del tempo. Veduta da Palazzo Dolci intorno al 1890, tra l’attuale viale Papa Giovanni e via Ermete Novelli. In quest’area, nel 1899 sorgerà il politeama Ermete Novelli e nel 1908 la Casa del Popolo, dove ha sede L’Eco di Bergamo.
L’edificio a destra dovrebbe corrispondere al retro dell’odierno Hotel Piemontese, mentre quello a sinistra è un ampliamento del piccolo bar-ristorante intestato a Luzzana Maddalena, in fronte al piazzale della Stazione, dove ad oggi si sono avvicendati numerosi esercizi di ristorazione.
Bergamo, il diamante di pietra

Oggi, Palazzo Dolci ospita il Mercure Bergamo Centro Palazzo Dolci, un hotel che combina comfort moderni con l'eleganza storica dell'edificio. “L’evento Expo ha dimostrato che non solo Milano ma anche altre ampie fasce di Lombardia hanno retto bene” dice Cristiana Crippa, Direttore del Mercure Bergamo Centro Palazzo Dolci. “Quindi è ragionevole pensare che potremo sempre più beneficiare di un effetto a cascata che dalle grandi città sposta i flussi turistici verso le città d’arte”.
Nell’Hotel tutto è perfettamente organizzato all’insegna del comfort e accanto ai tavoli del breakfast sono sempre disponibili i quotidiani del giorno e i programmi sugli eventi cittadini. La dinamica manager, con esperienze gestionali in altri prestigiosi alberghi del gruppo, conferma l’immagine di una città che non presenta squilibri di integrazione: “Abbiamo vari dipendenti che sono arrivati come migranti e sono perfettamente inseriti nell’organico, anche grazie a una policy aziendale molto attenta alle risorse umane e capace di gestire il diversity management: molti dirigenti delle varie strutture del gruppo sono donne, c’è grande attenzione all’orientamento di una clientela di qualità e siamo fra i pochi alberghi ad avere la certificazione del corretto smaltimento dei rifiuti.
L'Evoluzione Urbana di Bergamo Bassa e la Fiera
La Bergamo al piano è dominata dalla grande Fiera di pietra, edificata tra il 1732 ed il 1740 e per molto tempo un importante centro di scambi commerciali di livello nazionale ed internazionale. Sul fondo la città alta, cuore invece dell’attività politica ed amministrativa della vecchia Bergamo (Bergamo, proprietà dr. E. Dislocazione della Fiera di Bergamo in una carta del 1809. Cerchiato in rosso il Mercato dei Cavalli, tra il Portello delle Grazie e il Teatro Riccardi (da M. Gelfi, Op, cit.
Pianta di Bergamo del 1816 disegnata dall’ing. Manzini. Nell’area antistante il quadrilatero della Fiera, il Campo di Marte da un lato e il Mercato del Bestiame dall’altro: quest’ultimo si estendeva tra l’attuale Prefettura e l’allora Teatro Riccardi, oggi Donizetti (M. Gelfi, Op, cit. Tra Piazza Cavour e via XX Settembre ai primi del Novecento.
Dal 1732 l’antichissimo mercato di Bergamo, posto a metà fra i borghi, può finalmente avvalersi di una Fiera stabile in muratura, disposta su un’area quadrata con 540 botteghe. Il centro della Fiera di pietra, oggi Piazza Dante, in cui si trova, ultimo ricordo del complesso, la bella fontana opera di G. B.
Nel medioevo, per i loro affari tessitori e commercianti facevano riferimento alle barre di ferro riproducenti le misure in uso a Bergamo, murate nella facciata settentrionale di S. Maria Maggiore. Esse testimoniano non solo il ruolo mercantile di questo centro ma anche della necessità di garantire il valore delle misure locali ai mercanti provenienti da altre sedi.
Intanto nella città al piano, già prima dell’anno Mille, in coincidenza con le festività del santo patrono si teneva una grande fiera annuale nel Prato di S. Alessandro, dove con il tempo confluirono tutti i mercati della città, divenendo ben presto un centro economico e finanziario di grande importanza nel circuito delle fiere cittadine italiane ed europee: tanto che alla metà Cinquecento, grazie alla sua grande capacità produttiva Borgo S.
Dall’alto medioevo, nel vasto slargo a ridosso delle Muraine, in coincidenza con la festività del santo patrono si teneva una fiera provvisoria che ben presto assunse rilevanza internazionale. In questo luogo, a metà tra I borghi di S. Antonio e di S. A pochi passi dalla Fiera, nel 1454 vengono eretti i portici intorno alla piazza del Borgo S.
Da una relazione fatta dagli ispettori della Repubblica Veneta nel 1591 si parla di un mercato dei cavalli lungo la strada che va dal borgo di S. Antonio a S. Nel Settecento, presso il Prato di S. Alessandro si tenevano due mercati del bestiame: uno a maggio e l’altro dal primo all’otto novembre, in occasione del “mercato dei Santi” (il terzo dei mercati annuali cittadini insieme a quelli di S. Antonio e S.
La Strada Ferdinandea, ora viale Vittorio Emanuele, ancora di larghezza modesta, con il viale alberato e il palazzo Stampa. Da Porta Nuova, dopo aver disegnato un’ampia curva poco oltre il monastero Matris Domini, la strada sale per le ortaglie sotto le mura di S. Giacomo per ricongiungersi con la Porta di S. Agostino.
Nella “corografia datata 1878” è evidente la risistemazione della zona delle “Grazie”. La chiesa, , consacrata una prima volta nel 1427, fu demolita nel 1856 per aprire il rettifilo che da Porta Nuova conduce alla Stazione Ferroviaria (costruita quando la ferrovia raggiunse Bergamo), eretta in asse con l’apertura nelle Muraine, e la sua collocazione condiziona ancor’oggi lo sviluppo urbanistico della città. L’attuale Piazzale degli Alpini è ancora indicato come Piazza d’Armi, nonostante a questa data l’area sia da tempo occupata dal Mercato del Bestiame (da “L’Ospedale nella città”, Op. cit.
Intanto con l’800 si va sempre più consolidando il trasferimento delle sedi del potere amministrativo e statale nei pressi della Fiera, con la costruzione di edifici pubblici di corrente tardo-neoclassica disposti lungo il corso che unisce i due borghi centrali, quello di S. Leonardo e quello di S. Nel frattempo la finanza bergamasca si evolve e modernizza attraverso lo sviluppo del sistema bancario e la collocazione di nuove sedi, mentre alla fine del secolo si osserva la costruzione del Manicomio e del Ricovero (1892), del Cimitero monumentale (1896) e del Teatro Donizetti (già Teatro Riccardi).
Nella zona che dal 1857 è chiamata “Campo di Marte”, poi Piazza Cavour e oggi piazza Matteotti, si costruisce il palazzo del Comando militare, che negli anni ’70 diverrà sede degli Uffici comunali. Di fronte, dal 1836 è già edificato Palazzo Frizzoni (attuale sede del Municipio), sorto sull’area dell’antico complesso ospedaliero di S. Antonio di Vienne. Con la metà dell’800, lungo la Contrada di S. Bartolomeo, oggi via T. Tasso sorge la Scuola dei Tre Passi; nell’area del Mercato dei Bovini si costruisce il Palazzo della Pretura, che nel 1874 diventerà sede del Comune (trasferito nel 1933 a Palazzo Frizzoni), mentre tra il 1864 e il 1871 vengono edificati il Palazzo della Prefettura e quello della Provincia. Infine, l’emblematico trasferimento del Municipio dalla Piazza Vecchia al Palazzo della Pretura.
La panoramica più antica della città, risalente al 1865, riprende il secondo tratto della Strada Ferdinandea visto dalla stazione. Dopo la sua demolizione (1856) per la formazione del secondo tratto della Ferdinandea, la chiesa delle Grazie presenta la cupola ancora in costruzione, mentre lungo il viale sono state disposte le giovani alberature. La Stazione Ferroviaria fu costruita nell’ambito del progetto della ferrovia Ferdinandea (Milano-Venezia) e fu inaugurata il 12 ottobre 1857 assieme al tronco Treviglio-Bergamo-Coccaglio.
Mappa catastale 1866 con indicata la nuova Piazza d’Armi con il Bersaglio e relativo corridoio di tiro in corrispondenza dell’attuale via Foro Boario (mappali 1020.1021, 1074, 2046, 1042, 2044), la Stazione Ferroviaria, il viale intitolato a Napoleone III, oggi viale Papa Giovanni XXIII. Dal Foro Boario verso Città Alta intorno al 1895. E’ visibile la chiesa di S. Maria delle Grazie e a destra l’edificio del Macello comunale.
Mappa Catastale 1876. A questa soglia la vecchia Piazza d’Armi è già occupata, dal 1865, dal nuovo Mercato del Bestiame. Viene tracciato il primo tratto della via del Macello (attuale via A. Mai) realizzato fino alla rogge Nuova e Morlana, ed entro il 1868 il Comune acquista le strisce di terreno (mappali 1031 e 1033) necessarie per allargare il marciapiede del viale.
A questa soglia la via A. Panoramica della Fiera di Bergamo sul “Prato Sant’Alessandro” vista dalle Mura di Città Alta, così come si presentava nel 1885. Davanti alla Fiera il Teatro Riccardi e verso destra i propilei. Oltre l’ultima cortina edificata la chiesa delle Grazie e, al centro dell’immagine, la vasta area non edificata del Foro Boario, preceduta dall’edificio del Macello e da un primo abbozzo dell’attuale via A.
L’attuale viale della Stazione, all’imbocco del quale sorge il piccolo bar-ristorante intestato a Luzzana Maddalena - oggi sede di Mc Donald - indicato sulla mappa del 1876. In lontananza, la cupola delle Grazie è completata sebbene non si noti il campanile, rialzato successivamente. Si notino le giovani alberature lungo il viale, ancora mancanti in via del Macello (attuale via A.
La ripresa mostra il Giardino e il laghetto del floricoltore Codali (che vi teneva una grande serra), alimentato dalla roggia Ponte Perduto. D’estate fungeva da “piscina”, rigorosamente riservata alla popolazione maschile e affittata a 10 centesimi, mentre d’inverno lo specchio d’acqua ghiacciava diventando pista da pattinaggio e rifornendo ghiaccio per uso domestico.
Il Politeama Ermete Novelli, sorto nel 1899 nella via Ermete Novelli riadattando la grande e singolare serra del preesistente Giardino Codali. In alto si riconosce la mole della Casa del Popolo, costruita agli inizi del Novecento cambiando la fisionomia del viale per la stazione. Fu proprio l’attore Ermete Novelli, con la sua compagnia, a tenere lo spettacolo con il quale si inaugurò la nuova sala.
Primi del Novecento: il Macello comunale (cerchiato in rosso) affiancato da Casa Benaglio-Nava (in giallo) delimita a nord l’area del Foro Boario. A destra la via Foro Boario (in verde), è rimarcata da una fila di alberi.
L’edificio visibile all’interno del Foro dovrebbe corrispondere alla struttura a croce evidenziata nel mappale del 1898.
Agli albori del Novecento, la qualificazione architettonica di tutta l’area ulteriormente viene favorita dalla realizzazione in stile liberty della Stazione della Valle Brembana (1904-1906 arch. R. L’edificio della F.V.B a destra e, a sinistra, quello della F.V.S.
La Casa del Popolo, l’edificio oggi conosciuto come Palazzo Rezzara, ospita anche la sede de L’Eco di Bergamo. La Casa del Popolo, all’angolo tra viale Papa Giovanni XXIII e via Paleocapa. Oltre alle istituzioni cattoliche erano presenti anche un albergo, un ristorante, negozi, appartamenti, la redazione de “L’Eco”, la Banca Piccolo Credito, la cappella, sale di lettura, biliardo e il teatro Rubini che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta fu sostituito dal Centro Congressi Giovanni XXIII.
Carretti al Foro Boario e il Macello, nel 1903. Tuttavia, verso il 1915, quando il Foro Boario perse la sua agibilità a causa della costruzione di nuovi edifici, il Mercato del Bestiame venne trasferito alla Malpensata, a quei tempi estrema periferia.
L'Accademia Carrara: Un Tesoro Artistico
Nell’aprile scorso ha riaperto dopo vari anni di chiusura per restauri l’Accademia Carrara, museo non grande ma assolutamente prestigioso, fondato nel 1796 con annessa scuola di belle arti, famoso per la presenza di opere di grande valenza artistica. Le opere di epoca rinascimentale collocate al primo piano varrebbero da sole un tour in città: dai dipinti di Giovanni Bellini a Mantegna, dalla complessa Nascita di Maria del Carpaccio agli splendidi quadri di Lorenzo Lotto, il grande veneziano emarginato in patria e spinto a recarsi a Bergamo che era il possedimento più occidentale della Serenissima,in cui visse e operò ad altissimi livelli per ben tredici anni.
”I musei saranno sempre più straordinari luoghi di dialogo” ha detto Emanuela Daffra nuovo direttore della Carrara alla conferenza stampa col Sindaco Giorgio Gori sul nuovo corso dell’Accademia. Impossibile dar conto di tutte le opere presenti nel museo, che lasciamo alla curiosità del viaggiatore,ma non c’è dubbio che il percorso artistico trovi il suo culmine nel famoso San Sebastiano di un Raffaello non ancora ventenne.
Restaurato nei laboratori della Scuola di Restauro dell’Accademia di Brera, per colmare le lacune pittoriche della tavola, il famoso dipinto è ritornato al suo splendore e propone la nota icona in una chiave aristocratica in cui non emerge la consueta morbosità della postura corporea, ma la figura si iscrive nell’ordine teologico della pazienza sacrificale propria della santità.

Il Fascino del Centro Storico e le Vie dello Shopping
Nel centro storico della città bassa, che ruota intorno a Piazza Matteotti, difficile non cedere al fascino di una passeggiata fra la miriade di palazzine fra via XX settembre e piazza Pontida, che testimoniano l’influenza della lunga dominazione veneziana e hanno visto crescere la presenza di eleganti fashion corner che propongono abiti, calzature, accessori moda e si alternano a piccoli bar e bistrot; non dimentichiamo che qui sorse la guanteria di Dante Trussardi (nonno di Nicola) nel 1910 e nel 1935 vi nacque Mariuccia Mandelli in arte Krizia.
Nonostante la comodità dell’aeroporto di Orio al Serio, rimaniamo convinti che la migliore porta di accesso a Bergamo rimanga la linea ferroviaria da Milano. Perché attraversando i territori che non separano ma uniscono il capoluogo orobico alla metropoli, si avverte la netta sensazione che Bergamo sia uno degli assi di sviluppo fondamentali di una nuova dimensione produttiva delle aree settentrionali.
Serre modernissime si alternano a piccole e medie imprese, capannoni accanto a piccoli insediamenti abitativi, sia disseminati nella campagna a macchia di leopardo sia addensati in comunità molto efficienti: a Dalmine c’è uno dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) più attivi d’Italia, che applica principi di equità e solidarietà agli acquisti globali, scegliendo soprattutto prodotti alimentari provenienti da agricoltura biologica.
Tabella: Cronologia delle Principali Trasformazioni Urbane
| Anno | Evento |
|---|---|
| IV secolo | Prima costruzione della cattedrale |
| 1402 | Inaugurazione di Piazza Vecchia ("Platea nova") |
| 1732-1740 | Edificazione della Fiera di pietra |
| 1856 | Demolizione della chiesa delle Grazie |
| 1857 | Inaugurazione della Stazione Ferroviaria |
| Anni '70 dell'Ottocento | Costruzione di Palazzo Dolci |
| 1899 | Costruzione del Politeama Ermete Novelli |
| 1904-1906 | Costruzione della Stazione della Valle Brembana |