Giovanni Paolo Pannini (o Panini; Piacenza, 1691 - Roma, 1765) fu pittore, architetto e scenografo. Studiò a Piacenza e nel 1711 si recò a Roma dove studiò disegno con Benedetto Luti divenendo famoso come decoratore di palazzi.
La sua fortuna come pittore si deve alle sue vedute di Roma; si interessò in particolare delle antichità della città, diventando uno dei grandi maestri del Grand Tour. Nel 1718 Panini fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Insegnò a Roma all'Accademia di San Luca dal 1719 ed all'Académie de France dal 1732.
Le sue opere ebbero una vastissima fortuna e divennero fonte di ispirazione per numerosi artisti.

Giovanni Paolo Panini - Roma Antica
La Carriera Artistica di Panini
Dopo una formazione come scenografo teatrale, nel 1711 si trasferisce a Roma, dove riscuote grande successo come decoratore di residenze prestigiose, quali Villa Patrizi e Palazzo De Carolis. Artista innovativo ed eclettico, si occupa di architettura sacra e profana, ma anche di arredi, di allestimenti effimeri (allestisce in forma di teatro il salone di palazzo Mancini per festeggiare la nascita del duca di Borgogna), riproducendo a volte le macchine in richiestissime vedute (Festa all’ambasciata di Spagna, 1727, Preparativi dei grandi fuochi d’artificio per la festa in piazza Navona, 1729); dipinge capricci (Capriccio romano,1735), vedute di piazze (Piazza del Quirinale, 1733, oggi nella coffee house del Palazzo) e monumenti.
Ma è soprattutto autore di un genere suo peculiare e molto apprezzato da viaggiatori del grand tour e committenti curiali e aristocratici: gli interni di monumenti celebri, quali il Pantheon, S. Pietro, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori le mura, S. Agnese, S. Carlo al Corso, e la spettacolare Galleria del cardinale Silvio Valenti Gonzaga (1749, oggi al Wadsworth Atheneum, Hartford, USA), dove in una immaginaria e ricca architettura barocca figurano, spesso riconoscibili, molte delle opere appartenenti alla ricchissima collezione del Cardinale, ritratto egli stesso insieme all’artista.
Due opere simili ( Galleria di vedute di Roma antica e Galleria di vedute di Roma moderna, 1753-57) le realizza per il Conte Étienne François de Choiseul, ambasciatore di Francia presso il Papa, dipingendo anche in questo caso un capriccio di architetture, dove in una immensa galleria barocca sono raccolte raffigurazioni di Roma antica e moderna, come appariva a metà del XVIII° secolo.
Giovanni Paolo Pannini - Capricho romano
Accademico di merito presso l’Accademia di S. Luca, Membro dell’Académie Royale de peinture et de sculpture a Parigi, ha tra i suoi allievi Hubert Robert, Jean-Honoré Fragonard, Antonio Ioli. Le sue opere cono presenti in grandi Musei e in prestigiose collezioni private in tutto il mondo
Le Caratteristiche Distintive delle Opere di Panini
Giovanni Paolo Panini, maestro nell’uso della prospettiva, combina nelle sue vedute elementi della Roma antica e moderna, mescolando monumenti reali e architetture fantastiche. I personaggi che popolano le scene sono delineati con sagacia e accuratezza, a costituire un affascinante spaccato della Roma settecentesca

Figure tra le rovine romane
Esempio di un'Opera di Panini: Capriccio Architettonico con Rovine Classiche
L’opera, realizzata ad olio su tavola, raffigura un capriccio architettonico con rovine classiche, quattro figure, un cane e la Piramide di Caio Cestio in secondo piano sulla destra. Il dipinto è ispirato ad una delle numerose versioni con soggetto simile che realizzò Giovanni Paolo Panini. È in questo contesto che va inserita l’opera in oggetto, di bella qualità pittorica e in buono stato di conservazione, presentata all’interno di una cornice in legno intagliato e dorato.
Analisi di un "Capriccio Architettonico di Roma"
Capriccio è un termine coniato alla fine del rinascimento e possiede secondo i dizionari due diversi significati con un punto in comune. Capriccio era un movimento dell'anima, o più precisamente una subitanea eccitazione della facoltà immaginativa che dava origine ad ogni varietà di immagini mentali, ma dal punto di vista pittorico è indubbio che il genere si sviluppò a Roma durante i primi decenni del XVII secolo e trovò ispirazione grazie alle rovine dell'età classica.
Se gli antecedenti si riscontrano nelle opere di Viviano Codazzi e Giovanni Ghisolfi, è indubbio che fu Giovanni Paolo Panini a nobilitare queste peculiari creazioni, con una straordinaria propensione paesistica e archeologica. Esemplare in tal senso è il dipinto qui presentato, per l'evidente impatto scenico, le colte citazioni dall'antico e le tonalità cromatiche atte a modellare al meglio i volumi, secondo i migliori parametri espressi dall'artista.
Giunto a Roma nel 1717, Panini concepì straordinarie vedute dell'Urbe e suntuosi Capricci architettonici, ottenendo uno straordinario successo collezionistico e le sue qualità sono ben percepibili osservando nel nostro caso le varietà di atteggiamenti e gesti delle figure, la luminosità del cielo e la cura nel descrivere i dettagli degli edifici e delle rovine, condotti con scioltezza ammirevole.
Nel nostro caso confermano una datazione precoce, all'inizio del terzo decennio, le tonalità cromatiche e i chiaroscuri con cui sono connotate le architetture, così i brani di figura, che trovano analogia con quelle di Benedetto Luti. Osservando la tela, possiamo notare che l'arco presenta figure alate proprio a delimitare il fornice come si riscontra negli archi trionfali di Tito, Settimio Severo e Costantino, mostrando sull'attico l'epigrafe dedicatoria.
Altro elemento peculiare della veduta è l'obelisco egiziano visibile a destra, citazione archeologica, ma altresì elemento d'arredo urbano di cui Roma conta innumerevoli esemplari. Questi monoliti furono in parte trasportati nell'Urbe a partire dall'epoca di Augusto dopo la conquista dell'Egitto avvenuta con la battaglia di Azio del 31 avanti Cristo, ma non pochi furono quelli realizzati in epoca imperiale e su cui vi venivano copiati i geroglifici.
Si deve ricordare che a partire dal pontificato di Sisto V si agì programmaticamente al riposizionamento di obelischi antichi per magnificare la potenza della Chiesa e del papato e che all'epoca di Panini erano quanto mai apprezzati dai cultori dell'antichità. Si può quindi ribadire l'importanza dell'opera qui presentata, da considerare una delle più importanti dell'artista, quando inizia a esprimere la propria autonomia pittorica oramai pienamente affrancato dagli esempi dei Bibiena e in grado di condurre un Fare grande, rinnovando gli esempi del Ghisolfi.
Bibliografia di riferimento:
- F. Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, Roma 1986, ad vocem
- E. P. Bowron, G. P. P., in Art in Rome in eighteenth century, catalogo della mostra a cura di E. P. Bowron e J. J. Rishel, Philadelphia 2000, pp. 416-428
- Il Settecento a Roma, catalogo della mostra a cura di A. Lo Bianco e A. Negro, Roma 2005, pp. 244-254
- G. Sestieri, Panini Gian Paolo, in Il Capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, Foligno 2015, III, pp.
Come riconoscere un quadro di Giovanni Paolo Panini?
Come riconoscere un quadro di Giovanni Paolo Panini?Hai un quadro di Giovanni Paolo Panini? Pensi di possedere una sua opera o l’opera di un pittore paesaggista del Grand Tour?Affidati a Gabriele Gogna Dal 1959 operiamo in tutta Italia.
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