La Pagnotta "alla Disgraziata": Storia e Ricetta di un'Icona Gastronomica Messinese

La Pagnotta "alla Disgraziata" è molto più di un semplice panino: è un simbolo dell'identità gastronomica di Messina, un cibo di strada con una storia affascinante e un sapore inconfondibile. Nata negli anni '50 grazie all'ingegno di Domenico Mazza, detto Don Minico, questa specialità ha conquistato i palati di generazioni di messinesi e ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

Le Origini: Don Minico e il Chiosco alle Quattro Strade

Domenico Mazza, Don Minico, originario del villaggio di Gesso, fin da giovane portava a piedi in città il pane appena sfornato dal forno in cui lavorava. Dopo varie esperienze, aprì un chioschetto che vendeva gassose sui Colli San Rizzo. Spesso, invitava i clienti e i cacciatori di passaggio a condividere la sua pagnotta.

Il chiosco divenne presto una meta prediletta per le gite fuori porta dei messinesi. Negli anni '70, il figlio Paolo ebbe l'idea di chiamarlo "Casa di Cura di Don Minico", convinto che i panini del padre potessero curare tutti i mali. E in effetti, la Pagnotta alla Disgraziata, con la sua ricchezza di sapori, è capace di "resuscitare i morti".

La storia di Don Minico è stata raccontata dal giornalista Enzo Basso nel libro “Breve storia di Don Minico”, un volumetto fuori commercio che viene consegnato ai clienti più affezionati come un bene prezioso.

La Ricetta Tradizionale: Un Tripudio di Sapori Siciliani

La Pagnotta alla Disgraziata è un trionfo di ingredienti tipici della tradizione messinese, sapientemente combinati per creare un'esplosione di gusto. Ecco gli elementi essenziali:

  • Pane siciliano di semola fatto in casa
  • Melanzane sott'olio
  • Carciofini sott'olio
  • Pomodori secchi
  • Olive schiacciate
  • Formaggio primosale al pepe
  • Salame locale
  • Aromi naturali

La Pagnotta alla Disgraziata, Prodotto Tradizionale Nazionale dal 2003 è una ruota di pane di farina di frumento condita con gli elementi della tradizione messinese dei prodotti sott’olio, cioè un misto di verdure locali conservate secondo i metodi della tradizione peloritana.

L'Aneddoto del Nome "Disgraziata"

Il nome curioso di questo panino ha un'origine aneddotica. Il figlio Paolo Mazza racconta: “Lui aveva un piccolo chioschetto lì e la moglie gli mandava il cibo che puntualmente condivideva con i cacciatori ed i viaggiatori del luogo, un giorno mio padre decise di fare uno scherzo inserendo dentro un pezzo di pane condito un intero peperoncino piccantissimo”. La storia è nota, il cacciatore mangiò il panino e, con le lacrime agli occhi per l'eccessivo piccante disse a Don Minico: “Minucu, stu pani è disgraziatu comu ‘a ttia!”. Ecco com’è nata la pagnotta alla digraziata.

Il panino alla disgraziata, Don Minico, 70 anni di storia a Messina

Riconoscimenti e Popolarità

Nel 2003, il Ministero delle Politiche Agricole ha inserito la Pagnotta alla Disgraziata tra i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali). La sua notorietà ha varcato i confini nazionali, ottenendo riconoscimenti anche nella Guida Michelin e nella Guida del Touring Club Italiano, e arrivando fino in America e Australia.

La baracca creata da Don Minicu, grazie al figlio e ai nipoti, è diventata un’oasi enogastronomica. Ad arricchire l’offerta di pane ci sono i prodotti tipici fatti dall’equipe Don Minicu che in parte vengono dall’isola di Filicudi. Il locale adesso è molto più grande, ospita spettacoli teatrali e musicali.

La “Casa di Cura Don Minico” che si trova sui Colli San Rizzo, in località Quattro Strade è un punto di riferimento per tutti nelle giornata domenicali e non solo.

La Pagnotta alla Disgraziata Oggi: Omaggio alla Tradizione

Oltre ad essere un cibo di strada simbolo della città dello Stretto, la pagnotta ha ispirato anche un asso della pizza locale come Matteo La Spada. Tre Spicchi e Tre Rotelle nella guida Pizzerie d’Italia 2024 del Gambero Rosso, con le sue pizzerie Orso e Orso in teglia (oltre alla nuova Orso in Duomo), La Spada ha voluto omaggiare la tradizione della sua città con una pizza ripiena, riprendendo gli elementi della Disgraziata, dai salumi alle prelibatezze in conserva che fanno parte della genetica dei messinesi.

La farina utilizzata non è solo quella di grano duro ma viene tagliata con una buona percentuale di margarito, un grano antico.

La "Disgraziata" di Matteo La Spada:

  • Pomodori semi dry al posto dei pomodori secchi
  • Salame meno grasso rispetto a quello classico
  • Primo sale grattugiato invece di essere inserito a fette
  • Essenza d’olio per rendere accentuato il piccante (al posto del peperoncino fresco)
  • Melanzane e mortadella

La pagnotta alla disgraziata è “unica e irripetibile” e il titolare Paolo ne rivendica la paternità, anche se qualche “sprovveduto” si è cimentato in “presunte e inesistenti accostamenti a don Minico”.

Don Minico, all'anagrafe Domenico Mazza e originario di queste spettacolari alture, da ex panettiere del paesino Gesso diventa uno dei simboli della ristorazione peloritana e avrebbe compiuto l'8 maggio di quest’anno il centenario. Una bomba per tutti i sensi che è il precursore del pane “cunzatu” e viene accompagnata dal buon vino rosso, prodotto nei vigneti di Filicudi della famiglia Mazza.

Se fosse un matrimonio super resistente, i 70 anni di unione tra ristorazione street food e la natura dei Colli San Rizzo sarebbero le Nozze di Ferro. La ricorrenza del 70esimo deve essere un periodo da ricordare e non una sola giornata, tant’è vero che gli eventi inizieranno entro giugno e si protrarranno fino alla fine del 2021. Il progetto è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura e dal Comune di Messina.

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