Nel vasto panorama delle espressioni idiomatiche italiane, alcune ci sorprendono per la loro originalità e il legame con la vita quotidiana. Un esempio è l'espressione "prendere uno spaghetto", che evoca immediatamente l'immagine di un piatto di pasta, ma in realtà si riferisce a tutt'altro.
A proposito di panico: esistono altri modi di dire che tirano in ballo questo particolare stato d’animo umano: un esempio è l’espressione “prendersi uno spaghetto”. La conoscevate? Niente “timore”, ve ne parliamo noi. provare un momento di grandissima paura.
Ma il mondo del cibo e della ristorazione è ricco di curiosità e tradizioni che vanno oltre il semplice significato delle parole. Esploriamo insieme alcune di queste sfaccettature, dalle superstizioni legate al cibo alle tendenze nel settore della ristorazione italiana.
Le 10 Superstizioni Più Diffuse nel Mondo: Tradizioni, Credenze e Mister
Superstizioni a Tavola: Usanze e Credenze Popolari
Da Russia e Cina a Repubblica Ceca e Sud America, dall’Ucraina all’Inghilterra fino alla nostra scaramantica Italia: alcuni Paesi hanno usanze molto precise per quanto riguarda cibo e tavola. Anche se non siete superstiziosi (o così sostenete), vale la pena conoscerle, così da non sconvolgere i vostri ospiti se viaggiate o ricevete.
Ecco alcune delle superstizioni più curiose legate al cibo e alla tavola:
- Sale rovesciato: È la credenza più comune, quella che tutti conoscono e - diciamocelo - rigorosamente rispettano: rovesciare il sale sulla tavola porta male e per scongiurare questa azione malaugurante, non c’è altro modo che gettarsene un pizzico dietro le spalle.
- Olio versato: Altra tragedia: come il sale, l’olio era assai prezioso, e quindi lo spreco era araldo di sfortune. Qui il sale viene però in aiuto. Se rovesciate l’oliera, mettete un pizzico di sale sull’olio versato, e le cose andranno a posto (dopo un lavaggio intenso della tovaglia in lavatrice).
- Posate che cadono: In diversi Paesi, far cadere una forchetta significa che una donna verrà in visita, mentre se cade un coltello, il visitatore sarà di sesso maschile.
- Pane capovolto: In Italia e in Francia, il pane capovolto sul tavolo è considerato di cattivo gusto, in omaggio a un’oscura referenza al tempo di Carlo VII di Francia, quando i fornai - obbligati dal re a compensare il boia in natura - rovesciavano le pagnotte a lui destinate, per disprezzo e per renderle immediatamente riconoscibili dalle altre.
- Lunga vita allo…spaghetto: In Cina, i noodles, le classiche tagliatelle sottili della cucina asiatica, simboleggiano una lunga vita. Questa è la ragione per cui vanno mangiate intere al costo di apparire molto male educati (per la nostra cultura solamente, però) se le “succhiate”: se le tagliaste, interrompereste la longevità.
Queste sono solo alcune delle tante superstizioni che ancora oggi influenzano le nostre abitudini a tavola. Che ci crediamo o meno, è interessante conoscere queste tradizioni che ci legano al passato.

Il Valore della Pasta nella Ristorazione Italiana
Non attingo dai dati da un sondaggio ma ritengo piuttosto evidente che il cibo che dà più sintomi da astinenza sia la pasta. È una costante che ricorre sia quando si incontrano connazionali fuori confine sia quando si parla con qualcuno che non conosce ma vorrebbe conoscere la cucina italiana. Dalla secca alla pasta fresca, dallo spaghettino al raviolo con il ripieno di stagione: qualsiasi sia la forma e lo stile, trovare (o ritrovare) la pasta nel menu è una piacevolissima sensazione per molti.
Convincersi che la pasta sia un diffuso e inamovibile oggetto del desiderio italiano, anche per gli stranieri che vengono in Italia, dovrebbe indurre quei ristoratori che l’hanno abolita dal proprio ristorante, e puntano a fare una cucina italiana, a ripensarci. Penso a un’intervista pubblicata su questo magazine mesi fa, a Claudio di Bernardo; il restaurant manager del Grand Hotel di Rimini affermava come le paste tradizionali italiane siano la voce del menu che tutti si aspettano di trovare in un ristorante italiano.
Olio Extra Vergine di Oliva e Pane: Elementi Essenziali
Mi riferisco a un buon olio extra vergine di oliva, che sia ingrediente nel piatto o servito a parte, e il pane. Partendo dal primo: è folle che alcuni ristoratori italiani reputino l’olio extra vergine di oliva, anche quello riposto sopra al tavolo, come un elemento accessorio. No, è un valore aggiunto e come tale deve essere scelto e proposto, come ben ci racconta ogni mese Luigi Caricato nella rubrica che trovate nelle prime pagine della rivista.
In quanto al pane, vi pongo una domanda. Qual è il modo migliore per identificare il ristorante italiano attraverso il pane?
Il Servizio: un Elemento Chiave
In due mesi di lontananza dalla ristorazione italiana ho personalmente avvertito delle mancanze, ma ho pure incontrato delle consuetudini straniere molto gradite. Ci si sente nelle mani di qualcuno di cui oltre a conoscere il volto si conosce il nome. Quella persona da lì alla fine del pasto diventa riferimento, dialogo, intrattenimento.
L’altro elemento estremamente interessante riguarda le accortezze al momento del servizio al tavolo. Nei ristoranti e nei locali italiani spesso mentre vengono consegnati i piatti o le bevande si assiste ad uno sgradevole sbracciamento, con tanto di contorsioni, per capire quale dei commensali abbia ordinato cosa. Fanno eccezione a questo bieco costume (in genere) i ristoranti gastronomici, in cui le attenzioni durante la raccolta dell’ordine sono più spiccate.
Se in generale frequentando alcune insegne americane ho incontrato una maggiore organizzazione, posso affermare che il savoir faire della sala italiana può davvero fare la differenza in termini di accoglienza. Non parlo solo di movenze e personalizzazione del servizio. Parlo di suggerimenti disinteressati sul vino o sul piatto da scegliere, di consigli sugli abbinamenti, sulla sequenza dei piatti per apprezzare appieno il menu senza accavallare i sapori. E ancora, le informazioni essenziali ma fondamentali sui produttori che mettono la firma sulle materie prime.

Ambiente e Atmosfera: Creare un'Esperienza Autentica
Potremmo stare a discutere per ore sulla direzione che stanno prendendo architettura e design nella ristorazione. Di quanto lo stile nordico e industriale siano entrati nei nostri locali negli ultimi anni. Ma c’è una parola che vale la pena mettere al centro quando si parla di ambiente e atmosfera nei ristoranti italiani. Arredare un locale in modo genuino, allestire la sala con trovate originali, non necessariamente eccentriche, creare insomma un’atmosfera vera, per noi italiani non è difficile.
Non è dappertutto così, chiaramente. Ho in mente un luogo mentre scrivo. È in un centro storico di montagna, nascosto dietro un arco incorniciato da una pianta. C’è un portone in legno, una botte che sorregge un vaso di fiori e, subito dietro, il menù. L’ingresso del ristorante Boivin di Levico è di quelli che mette curiosità e fa venire il felice sospetto che lì ci sia un posto autentico. Quando si entra… solo conferme. Le sale ricordano una cantina che oggi non c’è più, con i muri spessi che mantengono una temperatura gradevolissima. L’ambiente è caldo, sincero; i suoni, delicati e di sottofondo, fanno venire voglia di sedersi a tavola e stare bene. Nessuno tra il personale pecca in gentilezza; i tavoli sono minimali ma curati, e così i piatti.