Jack Kirby: La vera storia del Re dei comics

Jack Kirby, nato Jacob Kurtzberg a New York il 28 agosto 1917 e scomparso a Thousand Oaks il 6 febbraio 1994, è stato uno dei più grandi, celebri ed influenti autori di fumetti della storia. Detto "The King" (Il Re) dei comics, è stato prolifico e inconfondibile grazie al suo stile riconoscibile a prima vista, divenuto il modello per generazioni di autori.

La biografia a fumetti di Jack Kirby realizzata da Tom Scioli è un bel lavoro, disponibile in libreria per Rizzoli Lizard. Tom Scioli decide di scomparire nel racconto, e affidarsi direttamente alla voce di Kirby e dei tantissimi comprimari, rifacendosi a materiale di repertorio. In Italia abbiamo una visione distorta delle opere di questo grande autore: ci viene presentato come se la sua esperienza artistica e professionale sia cominciata in Marvel, sia proseguita con una breve fuga in DC Comics, che ci viene raccontata, tutto sommato, come un capriccio, e si sia conclusa in Marvel, un po’ sottotono.

In questa biografia i trascorsi di Jack Kirby con Marvel occupano una quarantina di pagine sulle 190 totali e si collocano oltre pagina 100, poi il suo ritorno ne impegna un’altra ventina più avanti. Ma ecco, il nodo è che Jack Kirby realizza i Fantastici Quattro a quarantaquattro anni quando è già uno degli autori più affermati nel panorama editoriale. Quella incredibile opera di world building che è la saga del Quarto Mondo comincia a realizzarla a 54 anni. Gli Eterni sono l’opera di un autore sessantenne. Poi è chiaro che, per mero cinismo editoriale, Marvel abbia tutto l’interesse a rivendicarlo come un proprio autore, ma leggendo il libro si avrà più chiaro quali fossero i veri rapporti di forza.

Si capisce con assoluto nitore quanto la sua figura sia stata usata e sfruttata finché è stato utile, quanto si sia poi cercato di sbarazzarsene, di ridurne l’impatto, di, a volte, addirittura umiliarlo. Jack Kirby è stato credo uno dei pochi autori al mondo a poter consegnare, da vivo, delle statuette di un premio che porta il suo nome.

Immerso nella lettura, come ovvio con libri di questo genere, sono immediatamente scattati dei percorsi paralleli: qual è un fumetto che Kirby è stato felice di realizzare? Siamo fortunati: dopo decenni di condanna all’oblio, da qualche anno, possiamo leggere anche in italiano Sky Masters of the Space Force, realizzato in collaborazione con Dave Wood e Wally Wood (che non sono parenti e condividono solo il cognome).

Oggi ne sono disponibili due edizioni: una di pregio in grande formato per Re Noir, in due volumi cartonati, e una popolare nel classico formato bonellide, pubblicato in due albi da Edizioni Cosmo. Siamo nel 1958 e Jack Kirby ha per la prima volta la possibilità di accreditarsi come autore di strisce a fumetti per i quotidiani. Essere qualificato come autore di comic book era tutto fuorché un complimento: se ti chiedevano «che lavoro fai?» rispondevi altro; c’era una forte possibilità che il tuo interlocutore ti considerasse un corruttore degli animi giovanili della nazione. Questo non valeva, però, per gli autori di strisce quotidiane.

Nel 1958 Jack Kirby, accompagnato dal grande Wally Wood, entra nel pantheon degli autori rispettabili con la sua striscia sindacata. Riuscirà a portarla avanti per due anni, poi per lo stesso tipo di problemi che hanno costellato la sua vita ha dovuto abbandonarla.

JACK KIRBY: KING OF COMICS! - lezionidifumetto.it

La prima serie di supereroi Marvel è I Fantastici Quattro, una rilettura con superpoteri dei Challengers of the Unknown di Kirby. Tutte le prime storie Marvel sono rimaneggiamenti di idee precedenti di Kirby.

Leggere Sky Masters in questo senso è illuminante, da diversi punti di vista. Prima di tutto, la qualità del disegno: Sky Masters è di un livello così alto che avremmo dovuto attendere anni per rivedere una qualità del genere nelle sue matite. Concepire e disegnare mucchi di albi a fumetti ogni mese ha senz’altro influito sulla qualità artistica della sua produzione. Sono tra quelli a cui i primi Fantastici Quattro lasciano, tutto sommato, un amaro retrogusto di insoddisfazione; cominciano a coinvolgermi con l’arrivo degli Inumani, di Silver Surfer e di Galactus. Detto ciò, nel 1958 Jack Kirby aveva già disegnato i suoi fumetti migliori, e uno di questi era Sky Masters of the Space Force.

Una serie interessante che può dirci qualcosa anche sulle annose questioni intorno a “chi ha inventato cosa” nell’eterna diatriba tra Lee e Kirby sulla paternità dei personaggi del pantheon Marvel. Solo per fare un esempio, in occasione del lancio di un razzo c’è una scena che è esattamente quella di Bruce Banner che salva Rick Jones dall’esperimento atomico che avrebbe dato vita a Hulk.

Continuare a leggere il libro di Tom Scioli dopo la nascita della casa editrice Marvel è, in qualche modo, crudele: assistiamo a un vero e proprio caso di mobbing protratto per anni nei confronti della stessa persona. Quando andrà in DC Comics e potrà cominciare il suo grande affresco del Quarto Mondo avremo un’altra occasione, almeno per qualche tempo, di vedere un autore felice alle prese con le sue creazioni.

Il Re inaspettatamente optò per “Superman’s (ex-)Pal Jimmy Olsen”, ossia la meno famosa tra quelle dedicate all’Uomo d’Acciaio. Questi ultimi in particolare, negli intendimenti dell’autore avrebbero dovuto costituire una novità nel panorama fumettistico, dal momento che erano stati concepiti come un’unica storia che, una volta conclusa, sarebbe stata raccolta in volumi autoconclusivi.

Nel caratterizzare uno dei due pianeti come pacifico e solare, l’altro invece oscuro e bellicoso, lo scopo di Kirby era quindi immediatamente palese, ossia creare due gruppi di divinità antagoniste, con il compito quasi manicheo di rappresentare il Bene ed il Male in perenne lotta tra di loro, come anche rappresentato graficamente dalla forma dei due pianeti. Lo stesso tipo di marcata divisione si può osservare nei personaggi che compongono questo vasto ed originale affresco.

Parallelamente a questa tematica “biblica”, o comunque più spirituale, sono molto spinti anche gli elementi fantascientifici che rendono di fatto la serie una specie di space-opera. Un discorso a parte meritano poi alcuni personaggi che, con le loro azioni, influenzeranno le vicende dei Nuovi Dei. Per questo Scott Free, primogenito di Altopadre viene inviato presso Cara Nonnina e le sue Furie Femminili, mentre Orion, figlio minore, ma prediletto, di Darkseid è affidato alle cure di New Genesis.

Proprio questa soluzione costituirà il motore degli eventi da cui si dipaneranno le vicende delle quattro testate narrate da Kirby, nel momento in cui Scott Free fuggirà da Apokolips (unico ad esserci riuscito), seguito da Big Barda, una delle Furie Femminili, che per amore tradirà il suo retaggio, mentre Orion verrà profondamente cambiato nel suo animo dagli insegnamenti di Altopadre.

Come si può intuire, nella mente di Kirby questa saga doveva assumere un respiro molto ampio, costituendo di fatto un pantheon originale per la Dc, con una sua struttura mitologica e un marcato simbolismo. Il Quarto Mondo del titolo trarrebbe origine dall’alba dei tempi quando al centro dell’Universo esisteva solo la Fonte, ossia il principio vitale originario.

Questo era appunto il Primo Mondo, dal quale in seguito, con la coagulazione della materia primigenia, nacque il Secondo Mondo, abitato da una serie di divinità antiche che con le loro guerre caratterizzarono la loro era. Questa lotta portò alla loro totale distruzione, a cui seguì l’esplosione del pianeta con la nascita di una potente onda di energia che diede origine al Terzo Mondo. Questo evento coinvolse anche la Terra, quando l’onda di energia raggiunse proprio il nostro pianeta, generando le divinità della mitologia classica, come quelle Greche o Nordiche.

Nel frattempo veniva anche ripreso Mister Miracle, la cui testata, curata dapprima da Steve Enghlehart e Marshal Rogers, si concluse nuovamente nel 1978 con i tre numeri realizzati da Steve Gerber e Michael Golden, che però lasciavano nuovamente incompiute molte delle vicende del nostro escapista.

Alla fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 Mister Miracle e i Nuovi Dei apparvero come comprimari al fianco di numerosi supereroi come Batman, Superman, la JLA e la JSA, quando nel 1984 la Dc decise di ristampare i primi 11 numeri di New Gods in una run di 6 albi (con due ristampe in ognuno). Nell’ultimo albo, oltre al #11 della serie originale, Kirby volle aggiungere un one-shot intitolato “On the road to Armagetto”, che però fu rifiutato dalla Dc perché non portava a termine le vicende.

Al suo posto venne quindi inserita la storia “Even Gods must die” che di fatto costituiva il prologo alla imminente graphic novel “Hunger Dogs” con la quale si sarebbe dovuto dare un finale definitivo alla saga. Tra il 1995 e il 1996 furono aperte la quarta serie di “New Gods” e la terza di “Mister Miracle”, ma entrambe chiusero nel 1997 sostituite dalla nuova “Jack Kirby’s Fourth World”, scritta e disegnata dal grande autore anglo-canadese John Byrne.

Questa serie, che raggiunse i 20 albi, avrebbe dovuto essere un tributo alla creazione originale di Kirby, rinverdendone i fasti ed approfondendo molti dei dettagli prima di allora lasciati in sospeso, ma alla fine si rivelò abbastanza confusa, con ottimi spunti, ma piuttosto frammentari che ne scompongono gli eventi in parecchie sottotrame, non sempre portate a compimento in maniera esauriente, quanto piuttosto lasciate in sospeso per privilegiare altri filoni.

Nel 2007 Jim Starlin ebbe l’incarico di scrivere una ulteriore miniserie intitolata “ Death of the New Gods”, anche se fu di nuovo Grant Morrison a riprendere i personaggi nella sua famosa “Final Crisis” con la quale veniva posta la fine al Quarto Mondo e si introduceva il Quinto, nel quale la Terra avrebbe assunto un ruolo fondamentale per la nascita di nuove divinità.

Nel 2011 il reboot attuato dalla DC Comics, che portò alla nascita della linea denominata “New 52”, vide il ritorno dei Nuovi Dei in seguito alla cancellazione della loro morte. Nell’ultimo decennio infine, le storie originali dei Nuovi Dei sono state ristampate e raccolte in diversi volumi.

Tra il 1997 e il 2004 infatti è stata pubblicata una ristampa integrale di tutti gli albi in bianco e nero su formato trade paperback, mentre tra il 2006 e il 2012 lo stesso materiale è stato inserito in quattro Omnibus Dc, questa volta a colori ed in formato cartonato (poi ripresentati anche in tpb).

Ho ripreso in mano anche il gigantesco omnibus del Quarto Mondo pubblicato da Panini di recente. È illuminante anche perché ci mostra per la prima volta le storie nel loro ordine di lettura tra una serie e l'altra (cominciamo con i primi tre numeri di “Jimmy Olsen”, si prosegue col primo di “Forever People”, poi il primo di “New Gods”, il primo “Mister Miracle” e via così, in ordine cronologico, e non suddivise per collana).

La biografia a fumetti di Jack Kirby realizzata da Tom Scioli è un bel lavoro. Ho trovato efficace, alla fine, proprio quella scelta di impaginazione che tanto mi aveva allontanato da quel file che mi arrivò prima della pubblicazione.

Black Panther #1 fa il suo esordio a gennaio 1977: Kirby catapulta i lettori nel mezzo di una nuova avventura, senza tenere minimamente conto degli sviluppi del personaggio e di quanto era successo nelle storie scritte da McGregor, e lasciando incompiuta la saga che si era sviluppata negli ultimi sei numeri di Jungle Action, Panther vs. Il Re impone da subito le proprie idee, senza perder tempo a legarle alle trame messe in piedi dal suo predecessore negli anni precedenti. Di fatto l’autore newyorkese annulla completamente la continuity della Pantera e la fa debuttare in una storia lontana dall’impegno politico di McGregor e che inizia, inaspettatamente, in medias res.

Le pagine sono un concentrato esplosivo di spunti narrativi e soluzioni grafiche. Negli ambienti, nei costumi dei personaggi, nei mezzi di locomozione, il Re mescola dettagli ipertecnologici a fascinazioni artistiche più arcaiche, che rimandano a fantasie floreali e a elementi dell’arte e dell’architettura delle civiltà precolombiane. Non mancano i primi piani, da sempre presenti nell’estetica kirbyana, utilizzati per trasmettere le emozioni e il carattere dei protagonisti.

A tale necessità si lega anche la scelta di “semplificazione” legata al costume della Pantera, alla sua maschera in particolare, quasi un semplice pezzo di stoffa nera con ritagliati i buchi per gli occhi. Tutta questa esuberanza grafica e narrativa si scontra nelle storie con la presenza di alcuni buchi di sceneggiatura od omissioni che, se da un lato non inficiano la comprensione della vicenda e il divertimento della lettura, dall’altro sono palesemente evidenti.

I due autori chiudono le trame di Kirby e riprendono in mano anche la saga del Ku Klux Klan lasciata in sospeso da McGregor, per darne una degna conclusione. Il volume omnibus di Panini Comics, La rana di Re Salomone, racchiude i quindici numeri dell’intera serie di Black Panther e i tre numeri di Marvel Premiere che chiudono le vicende di T’Challa impostate prima da McGregor e poi da Kirby. Resta un piccolo rammarico per il tipo di carta usata: di ottima qualità, ma troppo lucida, che porta in sé il difetto di rendere psichedelici e “sparati” i colori delle tavole.

Jack Kirby

Opere Principali del Quarto Mondo

Di seguito, una tabella riassuntiva delle opere principali che compongono il Quarto Mondo di Jack Kirby:

Titolo Numeri Note
Superman's Pal Jimmy Olsen #133-139, #141-148 Introduce elementi chiave del Quarto Mondo
The Forever People #1-11 Un gruppo di giovani eroi provenienti da New Genesis
The New Gods #1-11 Esplora il conflitto tra New Genesis e Apokolips
Mister Miracle #1-18 La storia di Scott Free, il maestro dell'escapologia
DC Graphic Novel #4: The Hunger Dogs One-shot Conclusione della saga

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