È bastato uno sguardo dalla finestra sull'Ottagono, illuminato dalla cupola di vetro e ferro del salotto più elegante di Milano, per convincere Carlo Cracco che aprire il suo ristorante in quel luogo fosse un'opportunità imperdibile. Dopo un meticoloso restauro degli spazi, il 21 febbraio 2018 ha segnato l'inizio dell'avventura di Cracco in Galleria, all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II, progettata dall'architetto e ingegnere Giuseppe Mengoni negli anni della nascita del Regno d'Italia per congiungere due simboli della città: il Duomo e La Scala.
La galleria, universalmente nota come Il Salotto di Milano, è il fulcro della tradizione dell'aperitivo e del mito della Milano da Bere. Ogni giorno, centomila persone attraversano questo spazio, testimone di eventi significativi: dalle rivolte sociali per i salari bassi al ritrovo dei futuristi intorno a Filippo Tommaso Marinetti, dai racconti di Luigi Capuana al punto d'incontro di musicisti e librettisti come Giacomo Puccini e Arrigo Boito. Qui, nel 1913, Mario Prada, nonno di Miuccia, aprì una bottega che diede origine al distretto della moda milanese, vendendo borse, bauli e pelletteria. Ernest Hemingway, durante la sua convalescenza milanese dopo essere stato ferito lungo la linea del Piave nella Grande Guerra, menziona la galleria nel suo romanzo "Addio alle armi".
Dopo anni trascorsi nel suo ristorante di via Victor Hugo, dove si è guadagnato fama e apprezzamento a livello internazionale, Cracco ha voluto creare in Galleria un luogo aperto a tutti, dal Café al Ristorante al primo piano, dallo spazio eventi di Sala Mengoni alla Cantina nei sotterranei. Come descritto nel libro "Cracco in Galleria" di Carlo Cracco, Toiletpaper, Gabriele Zanatta e Luca Sacchi, con fotografie di maestri contemporanei come Maurizio Cattelan, Pierpaolo Ferrari, Alberto Zanetti e Sebastiano Mastroeni, si tratta di "un sogno che si sviluppa su quattro piani, ognuno caratterizzato da diverse potenze estetiche".
Il libro racconta la nascita, le ispirazioni e l'evoluzione di un ristorante già diventato iconico: uno spazio complesso, proiettato in luoghi e tempi vicini e lontani. Milano è presente, ma si avverte anche l'eco dell'architettura del ferro di Parigi, l'Europa e qua e là accenni d'Oriente che infondono serenità. È uno scrigno che attraversa le epoche, partendo dall'Ottocento e scivolando tra gli anni Venti e Quaranta fino alla contemporaneità.
Nel libro sono presentati e illustrati alcuni dei migliori piatti di Carlo Cracco, alcuni iconici, altri più recenti proposti nel ristorante. Ecco dieci esempi:
Dieci piatti iconici di Cracco in Galleria
- Il tuorlo d'uovo marinato: L'uovo è l'ingrediente preferito di Carlo Cracco. Viene separato l'albume dal tuorlo e quest'ultimo viene fatto riposare nel sale e nello zucchero, una tecnica di ascendenze asiatiche che lo fa solidificare. Alla marinatura si aggiunge una purea di fagioli bolliti in acqua.
- L'insalata russa caramellata: È l’unico piatto che non è mai stato tolto dal menù dal primo giorno in cui vi entrò, nel 2001. Affinché non risulti stucchevole al palato, ne viene servita una porzione di appena trenta grammi all’inizio del pasto.
- Sformato Flammand: Conosciuto anche come Cerino di Bucatini, è una delle preparazioni più affascinanti dell’epoca borbonica. La spirale di pasta è spalmata sulla superficie interna con una crema di pollo e tartufo nero, poi da uno strato sottile di riso mantecato allo zafferano e infine da una farcia di polpettine, pomodori, uova sode, piselli e funghi.
- Morbido allo zafferano, oro e caviale: Un piccolo assaggio, giocato sulle consistenze soffici, come quelle di un pan brioche, di un pane al latte o di un pane semplice all’italiana, abbinati a gusti decisi, da concentrare in due o tre morsi al massimo.
- Midollo alla brace, zafferano e gremolada: Un risotto giallo, senza riso: il midollo alla brace viene unito a un gel leggero di zafferano , con i profumi dell’aglio e l’aromaticità del prezzemolo.
- Vignarola del nostro orto, capperi e bruscandoli: La Vignarola è una ricetta popolare nelle campagne del centro Italia. Gli ingredienti del piatto dipendono dalle settimane in cui si raccolgono le verdure.
- Sea Salad World Tour: È un’evoluzione della Marinara in sfoglie, una tecnica di recupero di avanzi di pesce : gli strati sono fatti di polpe di pesce come gamberi, capesante, seppie al nero, polpo, stese sottili e infine messe in forno.
- Polpa di pomodoro, mozzarella e basilico: Non sono solo i colori della nostra bandiera ma anche gli ingredienti della Margherita, la pizza più popolare. Nel tempo, questa preparazione ha assunto identità sempre nuove, con canditure e maggior concentrazione del pomodoro, la mozzarella è diventata spuma e il basilico viene sparso nella corolla croccante del bordo.
- Spaghetti tiepidi, ristretto di pesce alla brace, pomodoro e zenzero: L’Insalata di pasta è una preparazione legata alle nostre tradizioni. Lo spaghetto è servito tiepido per mantenere la freschezza della preparazione, con la salsa di pomodoro crudo e la parte piccante dello zenzero.
- Quaglia ingioiellata: È un viaggio che inizia lontano, dal Riso ingioiellato della tradizione ebraico-persiana, una pietanza che viene preparata in anticipo, scaldata o mangiata fredda durante lo Shabbat, il giorno del riposo.

Cracco in Galleria, Milano
Le carte da gioco hanno una storia millenaria, con l’invenzione cinese nel X secolo e l’arrivo in Europa verso la fine del XIV secolo. Le più diffuse sono quelle francesi con i quattro semi: cuori, quadri, fiori, picche. In Italia, le carte sono spesso associate all'estate, con tornei di canasta, scala quaranta, burraco o scopone scientifico. Proprio per questo, Topolino decise di creare mazzi di carte con i personaggi Disney, soprattutto negli anni Novanta.
In origine, ci fu il Toporamino, un gioco che combinava 40 carte universali con messaggi di buon auspicio a un vero e proprio gioco, con le regole pubblicate sull’Albo d’oro 168 del 30 luglio 1949. Le carte erano semplici e vennero ristampate su Topolino 17, 18 e 19.
Nel dicembre 1964, fu pubblicata una collaborazione tra i personaggi Disney e il produttore di carte da gioco Dal Negro. Si trattava di un mazzo da 52 carte che pubblicizzava Topolino, Almanacco Topolino e Albi della Rosa. L'anonimo autore realizzò personaggi naif, con espressioni vacue e prospettive bizzarre.
Dopo questa parentesi, le carte scomparvero dalle edicole. I lettori del settimanale dovettero aspettare il 1984, quando venne allegato a Topolino una proposta di estrema qualità, grazie alla presenza di Marco Rota. Con Topolino 1479-1482 vennero allegate le carte Nesquik, in cui Rota ricreò lo stile delle carte francesi, con le figure tagliate a metà e speculari.

Evoluzione delle carte da gioco Disney
Nel 1992, con le Carte d’oro di Topolino (sui numeri 1907-1910), i disegni furono realizzati da Giovan Battista Carpi, con dettagli accurati e colori di Silvano Scolari. Nel 1994, per festeggiare i 60 anni di Paperino, Giorgio Cavazzano venne incaricato di realizzare le carte, distribuite tra i numeri 2011 e 2014.
Nel 1995, le carte tornarono ad avere uno sponsor, la marmellata Zuegg. Queste presentavano una figura per ogni carta, con il tema dello sport. Nel 1997, l'ultimo mazzo di carte Disney fu dedicato ai personaggi di PKNA, con disegni di Corrado Mastantuono e colori di Max Monteduro.
Dopo una pausa di diciassette anni, nel 2014 venne realizzato un nuovo mazzo di carte per celebrare gli 80 anni di Paperino, realizzato da Ettore Gula. Nel 2019, le carte tornarono come gadget estivo, focalizzate sui grandi autori italiani, assumendo il nome di “Carte d’Autore“. Il primo artista a cimentarsi fu Paolo Mottura, seguito da Marco Rota nel 2020 e Fabio Celoni nel 2021.
Nel 2021, venne proposto un mazzo di carte napoletane con i personaggi Disney, illustrate da Blasco Pisapia, che rese omaggio alla tradizione delle carte napoletane con un approccio fedele e ricco di dettagli.
Il cinema ha spesso raccontato la vita e i sogni dell'uomo, toccando ogni aspetto dell'esistenza, compreso il gioco. Tra tutti i giochi presenti nella cinematografia, un posto d'onore è riservato al poker, per la sua natura e per il suo impatto narrativo.
Il poker riesce a focalizzare l'attenzione di registi e sceneggiatori, ritagliandosi ruoli principali e dando vita ad un filone vero e proprio. Il poker è stato usato in lungo e in largo, lo praticano agenti segreti ("007-Casinò Royale") e supereroi (Gambit ne “X-Men, le origini: Wolverine”) ed è diventato fulcro di molti film.
Una tipologia di film che più di altri ha presente il poker nelle sue pellicole è il genere Western. Una classica partita a poker ha notevoli similitudini con un duello in stile vecchio west, non a caso i pistoleri si sfidano sul tavolo da gioco, finendo di solito la partita a pugni o sparandosi addosso.
L'attesa del momento topico, sia esso la scoperta delle carte o l'estrazione delle pistole è contornato in entrambi i casi dagli sguardi dei contendenti e dalle loro mani, in un crescendo di tensione che coinvolge lo spettatore in egual modo.
L'immaginario del poker va cambiando, dalle bettole pericolose di "Lock and Stock" e "Rounders" passiamo alle sale del Texas Hold'em di Las Vegas di "Deal" ed al gioco on line di "From Paris with Love" (2010).
Roma si prepara ad accogliere un'ondata di pellegrini per il Giubileo 2025. Confcommercio ha annunciato l'introduzione di un sistema di buoni pasto per i pellegrini, da utilizzare nei ristoranti aderenti all'iniziativa.
Ecco sette consigli gastronomici per i visitatori, tutti situati a Prati, a massimo venti minuti a piedi da Piazza San Pietro:
- Il Matriciano: Un sancta sanctorum della romanità mondana, dove gustare i superclassici come l'amatriciana, i fiori di zucca fritti con le alici, i carciofi alla giudìa, l’abbacchio e la coda alla vaccinara.
- Carnal: Per gli amanti della cucina latinoamericana, un'esperienza gustosa a due passi dal Vaticano.
- La Veranda dell’Hotel Columbus: Un ristorante elegante con affreschi del Pinturicchio e una vista mozzafiato sulla Chiesa dei Santi Michele e Magno.
- Gelateria dei Gracchi: Una roccaforte del gelato artigianale, senza additivi né conservanti.
- Chorus Café: Un locale elegante con cocktail d'autore e una parte food curata da Arcangelo Dandini.
- Slap: Un locale che abbina la mixology all'arte pizzaiola di Mercuro di 180g.
- Gabrini: Una versione enhanced di Franchi, con pane, pizza in teglia, piatti pronti e romaneschi.

Gabrini, Roma
Ettore Boiardi, nato a Piacenza nel 1897, è il re della pasta in scatola negli Stati Uniti. Nel 1929, nacque il marchio Chef Boyardee, con l'inconfondibile immagine del cuoco baffuto.
Tra gli anni Quaranta e Sessanta, Boiardi comparve in tv come testimonial pubblicitario dei propri prodotti. Il suo ultimo spot televisivo fu trasmesso nel 1979, sei anni prima della sua morte a Parma, Ohio.
Il Pastafarianesimo, nato in America grazie a Bobby Henderson, è una parodia dell’atteggiamento dogmatico religioso. Henderson ha rivelato che il mondo è stato creato dal “Prodigioso Spaghetto Volante”. Il paradiso esiste, ed è un vulcano che erutta birra sulla cui cima c’è una fabbrica di spogliarellisti/spogliarelliste; l’inferno è lo stesso ma con birra stantia e gli spogliarellisti hanno malattie veneree.
L’accettazione ufficiale del Pastafarianesimo in Olanda è solo l’ultima delle iniziative nel mondo che riguardano questa dottrina. Cosa comporta dunque questa ufficialità? Finalmente i Pastafariani olandesi potranno mangiare pasta, bere birra, vestirsi da pirati e fare riflessioni, però ora in modo libero e ufficiale.
La produzione della pasta risale alla fine del XVI secolo quando comparvero i primi pastifici a conduzione familiare. Fino al XVII secolo era un alimento poco diffuso ma, a seguito della carestia che colpì il Regno di Napoli, divenne un alimento fondamentale grazie alle sue qualità nutritive e per l'invenzione che consentiva di produrre pasta, detta oro bianco, a basso costo pressando l'impasto attraverso le trafile.
I terreni ideali per consentire la produzione furono Gragnano e Napoli, grazie ai loro microclima composti da vento, sole e giusta umidità. Proprio gli abitanti del Regno di Napoli furono i primi a dare delle svolte importanti alla produzione di pasta, e nel 1861 all'apice della produzione della pasta c'erano gli stabilimenti dell’allora Regno di Napoli. In quel periodo, furono i maggiori produttori di pasta nel mondo in particolare nella vendita dei maccheroni.
Machiavelli è un gioco di carte appassionante, amato per la sua semplicità di base e per le dinamiche strategiche. Variante del Ramino, combina abilità tattica e flessibilità mentale. Il gioco si basa sull’obiettivo di liberarsi di tutte le carte in mano, formando combinazioni valide sul tavolo. Per farlo, i giocatori possono creare tris o scale. È possibile aggiungere carte alle combinazioni già presenti o riorganizzarle per massimizzare le proprie mosse. Vince il primo giocatore che si libera di tutte le carte. Una partita di Machiavelli utilizza due mazzi di carte francesi con quattro jolly, per un totale di 108 carte.
All’inizio della partita, il mazziere distribuisce 13 carte a ciascun giocatore (o 8, se il numero di partecipanti supera cinque). Ogni turno inizia con il giocatore che pesca una carta dal tallone o dall’ultima carta del mazzo degli scarti. Dopo la pesca, il giocatore può calare sul tavolo una o più combinazioni valide.
La dinamica principale di Machiavelli risiede nella possibilità di modificare continuamente le combinazioni sul tavolo. I giocatori possono aggiungere carte, spostare combinazioni e persino smontarle per crearne di nuove, purché tutte le combinazioni risultanti siano valide.
Machiavelli è un gioco versatile che si presta a numerose varianti, tra cui Jolly a Punti, Combinazioni Bloccate, Torneo a Punti, Turni a Tempo, Jolly Multipli, Chiusura con Scarto e Combinazioni Speciali.
La storia del gioco di carte Machiavelli non è documentata in modo ufficiale, ma si ritiene che sia nato in Italia nel corso del XX secolo come una variante del Ramino. Il nome richiama il celebre pensatore politico rinascimentale Niccolò Machiavelli, riflettendo lo spirito strategico del gioco.
Machiavelli condivide molte caratteristiche con altri giochi di carte come Ramino, Scala 40 e Burraco. È rimasto prevalentemente un fenomeno italiano, ma negli ultimi anni, con l’avvento del digitale, ha raggiunto una nuova generazione di appassionati attraverso versioni online e app per dispositivi mobili.
Quante Carte si Danno a Machiavelli?La risposta dipende dal numero di giocatori:
- 2-5 giocatori: Ogni partecipante riceve 13 carte.
- Più di 5 giocatori: Ogni partecipante riceve 8 carte.
I jolly sono tra le carte più potenti di Machiavelli. Possono sostituire qualsiasi altra carta nelle combinazioni, rendendoli estremamente utili per completare tris e scale.
Regole Aggiuntive e Varianti per il Gioco di Machiavelli:Tra le varianti più popolari troviamo:Punti Bonus per i Jolly: In alcune versioni, i jolly calati singolarmente in una combinazione speciale offrono un bonus negativo (ad esempio, -25 punti).Blocco delle Combinazioni: Le combinazioni calate non possono essere modificate, riducendo la complessità strategica del gioco.