Nel mondo in cui il confine tra arte, lusso ed esperienza sensoriale è sempre più sottile, anche l’oro ha trovato un ruolo inaspettato: diventare commestibile. Foglie, polveri, frammenti e scaglie d’oro puro 24 carati arricchiscono piatti e bevande trasformandoli in vere e proprie opere d’arte da gustare. È il lusso che si scioglie in bocca.
Questo fenomeno, nato nei secoli scorsi come gesto rituale e simbolico, oggi si è trasformato in una tendenza globale dell’alta cucina, coinvolgendo chef stellati, pasticceri d’élite e mixologist creativi. L’uso dell’oro come alimento non è un’invenzione moderna.
Già nel Rinascimento, nelle corti italiane e francesi, si decoravano dolci, carni e liquori con foglie d’oro come simbolo di ricchezza, potere e protezione spirituale. In Asia, soprattutto in India e Giappone, l’oro alimentare ha avuto per secoli un ruolo cerimoniale, ritenuto purificante e benefico per il corpo e l’anima.
Nell’alta ristorazione moderna, l’oro 24k è diventato un simbolo di eccellenza. In alcuni ristoranti iconici di Dubai, New York o Montecarlo, una semplice foglia d’oro può aumentare il valore percepito del piatto del +300%.
L’oro alimentare, essendo inodore, insapore e totalmente atossico, aggiunge valore estetico senza alterare la composizione del cibo. Per poter essere usato in campo alimentare, l’oro deve essere assolutamente puro (24kt) e certificato secondo standard europei (E175). Viene lavorato in ambienti sterili e reso disponibile in diversi formati: foglie sottilissime, flakes, polvere o spray.
L’inserimento dell’oro in un piatto o in un drink non è mai banale: è un gesto scenico che eleva l’esperienza a qualcosa di unico e memorabile. È il tocco teatrale che fa da firma a un momento speciale, che sia un anniversario, una cerimonia esclusiva o una degustazione privata.
Mentre cresce l’uso dell’oro nella gastronomia e nel lifestyle di fascia alta, aumenta anche la consapevolezza del suo valore trasversale: dal lingotto al dessert, dalla banca alla tavola, l’oro si conferma un simbolo universale di bellezza e solidità.
Con Orodei Banco Metalli Preziosi, ogni utilizzo dell’oro - anche il più artistico e inaspettato - trova un punto di partenza sicuro: purezza certificata, consulenza professionale, filiera tracciabile. Che si tratti di un investimento finanziario o di un capolavoro da gustare, l’oro resta una scelta che non passa mai di moda. Ogni Lingotto in Oro ha il suo numero seriale, che rende unico e riconoscibile.

Kintsugi: L'Arte di Valorizzare le Cicatrici
Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Quest’arte giapponese prescrive l’uso di un metallo prezioso - che può essere oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro - per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create. La tecnica consiste nel riunirne i frammenti dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite.
Tradizionalmente, il collante usato è la lacca urushi, che si ricava da millenni dalla pianta Rhus verniciflua. I cinesi la utilizzavano da millenni e in Giappone, nella Tomba Shimahama nella Prefettura di Fukui, sono stati rinvenuti oggetti laccati come pettini e vassoi, usati nel periodo Jomon circa 5.000 anni fa.
La tecnica kintsugi potrebbe essere stata inventata intorno al XV secolo, quando Ashikaga Yoshimasa, ottavo shogun dello shogunato Ashikaga, dopo aver rotto la propria tazza di tè preferita la inviò in Cina per farla riparare. Purtroppo le riparazioni all’epoca avvenivano con legature metalliche poco estetiche e poco funzionali.
La tazza sembrava perduta, ma il suo proprietario decise di ritentare la riparazione affidandola ad alcuni artigiani giapponesi, i quali sorpresi dalla tenacia dello shogun nel riavere la sua amata tazza, decisero di provare a trasformarla in gioiello riempiendo le crepe con resina laccata e polvere d’oro. La leggenda è plausibile perché situa la nascita del kintsugi in un periodo molto fecondo, per l’arte, in Giappone.
Il kintsugi suggerisce paralleli suggestivi. Non si deve buttare ciò che si rompe. La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Le sue fratture diventano trame preziose. Si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna. È l’essenza della resilienza.

L'arte del Kintsugi, riparare le ferite con l'oro applicata alla vita
Sapori Innovativi dal Giappone: Oltre il Sushi Tradizionale
Sapori del Giappone, ma non i soliti noti. Quindi, per intenderci, niente sushi, sashimi, uramaki e compagnia mangiante: da Matanè il menù rivolge il palato verso un altro percorso organolettico, ma sempre provenienti dal Sol Levante.
Con questa insegna, che in giapponese significa ‘ci vediamo’, si amplia il dizionario gastronomico giapponese con termini non così famigliari a una fetta di consumatori italiani. Alcuni esempi: Onigirazu, sorta di panino di riso e condimenti vari avvolto in alga e nato dalle colonne di un fumetto manga; Shusai, saporiti appetizer crudi, fritti, di pesce e di carne; Dezato, dolci classici riletti in chiave giapponese.
Matanē propone dunque ricette da scoprire per consumatori curiosi. E che ora avranno l’occasione di assaggiarle di persona visitando il secondo ristorante della catena. Si rimane sempre nei confini milanesi.
La catena, infatti, in questa sua fase di start-up è presente soltanto nel capoluogo lombardo. Nel 2021 ha esordito in Via Rosales 1 con un format ristorativo in stile street food, mentre da sabato scorso 3 febbraio è stato fatto il bis in Piazza Wagner inaugurando una location più grande, con una cinquantina di posti a sedere e nella quale lavorano 5/6 dipendenti tra cucina e sala.
Oltre ad alcuni piatti singoli appena citati, nel nuovo ristorante è possibile optare per quattro diversi menu, ognuno dei quali battezzati con il nome di una delle fermate della metropolitana di Tokyo: Shibuya, Roppong, Asakusa e Tsukiji.
Sul fronte delle bevande, l’offerta è made in Japan, dal sake a una selezione di tè freddi e caldi, mentre a livello alcolico spiccano quattro liquori, rispettivamente al miele, yuzu, shochu e matcha. Non mancano all’appello alcune note marche di birra asiatica.
Sono invece dei twist, in chiave sempre giapponese, i due cocktail in lista, ovvero il Gin Tonic e l’High Ball, proposti soprattutto durante l’aperitivo che debutterà fra una decina di giorni. I vini, dal canto loro, sono invece tutti provenienti da terroir italiani.
Insomma, si affaccia sul mercato della ristorazione commerciale un nuovo percorso del gusto intenzionato a rinnovare in città quella che è l’offerta culinaria d’Oriente. Questo è l’obiettivo dei proprietari della catena, vale a dire Alan Sartori e Giuseppe Solzi, a cui si aggiunge Alessandro Giuffre che ha la responsabilità diretta di sviluppare il brand. In cucina, invece, c’è il giovane chef, Giacomo Spretti, da sempre innamorato e appassionato di food asiatico.
Il layout è stato affidato allo studio di architettura Vudafieri-Severino Partners, che ha creato un ambiente vivace e colorato, adottando disegni e stilemi tradizionali della cultura giapponese reinterpretati in chiave moderna. Sulle pareti penzolano poi fumetti manga, illuminati da lampade multicolor.
I piani di sviluppo prevedono ora un consolidamento delle due location meneghine, iniziando al contempo a pianificare una futura, e si ritiene probabile, espansione del marchio. «Abbiamo scelto Milano perché la ritentiamo la città italiana più aperta a scoprire nuove tipologie culinarie, come quella che proponiamo noi - spiega a Mixer il brand manager Alessandro Giuffre -. È un banco di prova importante e ci siamo prefissi di aprire un paio di nuovi locali entro i prossimi due anni. Non escludiamo comunque di esportare Matanē fuori dai confini milanesi, puntando su luoghi a forte appeal turistico come possono essere, per esempio, Torino, Bergamo e Verona. Stiamo, inoltre, valutando la possibilità di aggiungere un format, più simile a un corner e, in questo caso, il canale retail & travel potrebbe fare al caso».
Kaiseki: Un'Esperienza Culinaria Nobile
Fino all’estate del 2018 Sol Levante si distingueva come autentico sushi bar in una città in cui il cibo giapponese era (e tuttora quasi sempre è) addomesticato per i palati milanesi cui non interessa scendere nelle vere pieghe del genere gastronomico più affascinante. Già quella era un’impresa lodevole e ne scrivemmo.
Il sushi-man dell’epoca, Masashi Suzuki, è poi andato a esercitare il suo mestiere da Osaka e Tokyo Grill, entrambi in Brera. In tutto questo, Sol Levante è rimasta la bomboniera di sempre: nonostante i seggiolini qui non proprio comodissimi, pochi concept come quello del sushi-banco generano intimità con l'assaggio e accorciano le distanze tra cuoco e commensale.
Ora però il locale ha mutato missione. L’estate scorsa è arrivato Masaki Okada, classe 1976, ex sushi master all’Iyo di Claudio Liu. Appreso qui il mestiere dal grande Ichi (al secolo Haruo Ichikawa, ora consulente di G Sushi e a sua volta pronto per nuove avventure, sempre a Milano), il ragazzo teneva ad allentare un poco i ritmi monstre dell’insegna con stella Michelin di via Pier della Francesca.
Masaki è un giapponese espansivo, sorridente e a suo agio nel dialogo con la gente, una caratteristica che ben dispone chi siede di fronte a lui. A preparare il cibo sono in due: più defilato nella cucina mignon, c'è il bravo e timido Satoshi Hazama, appena uscito nientemeno che da Enoteca Pinchiorri, a Firenze.
«Basta sushi», hanno deciso insieme Hemmi, Masa e Sato «a Milano ce n’è troppi. È il momento di fare un menu fisso kaiseki. Dev’essere il più originale sulla scena milanese».
Kaiseki, ovvero il rito più nobile e antico dell’alta cucina giapponese. Nessun afflato mistico o tempi biblici scandiscono però il pasto, condotto tra crudi perfetti e una cucina cucinata rapida ma piuttosto curata. Gli antipasti misti in apertura (Aki no zensai moriawase).
Si comincia con un corroborante assaggio caldo: Crema di cavolo con ostrica. Poi arriva il favoloso mosaico di Aki no zensai moriawase, cioè piccoli antipasti misti, tutti diversi: c’è il crudo, il cotto, il grigliato, il fritto, le salse acide e umamiche. Masaki pulisce di continuo l'affilato coltello con la pezzuola. E apre e chiude sotto ai tuoi occhi un recipiente in legno che mette in fila scampi crudi, tagli di pesce che cambiano ogni dì e tonni divisi per indice di grassenza: o-toro, chu-toro... dal più scuro al più chiaro.
E' la sorgente principale dei due piatti successivi: la composizione di Crudi, disposti in modo ordinato su una tavolozza quadrata e il Bara chirashi, un piccola barchetta in vimini che contiene cubetti di mazancolla, ricciola, calamaro, salmone, tobiko, tamago e, per la prima e unica volta, riso.
Sui dolci finali diremmo che c’è ancora da lavorare, ma è un appunto da occidentali: in generale, la cucina giapponese non ha mai sviluppato una vera e propria cultura propria di dessert, non per demeriti, semplicemente perché il dolce alla fine del salato non è storicamente contemplato nel suo spartito.
Il menu costa 60 euro, 80 se nel paniere del giorno c’è anche la carne wagyu. Le etichette sono poche ma buone.
Golden Week: La Settimana d'Oro Giapponese
Ogni anno, durante la prima settimana di maggio, si celebra in Giappone la "Settimana d'Oro" (Golden Week). Si respira un'energia molto particolare in tutto il paese. Questa settimana è molto attesa, se non la più attesa dell'anno. Grazie ai numerosi giorni festivi consecutivi, offre agli abitanti la possibilità di viaggiare, partecipare a numerose celebrazioni e fare scoperte culturali in massa.
Il nome "Settimana d'Oro" deriva dalla dorata colorazione che avvolge il paese mentre la primavera è nel suo massimo splendore. Questa caratteristica è particolarmente evidente nelle prime settimane di maggio. Le origini risalgono all'istituzione dei giorni festivi nel 1948. Di solito inizia il 29 aprile, giorno della Festa di Showa, che è il compleanno dell'Imperatore Showa (Hirohito), seguito dal 3 maggio, giorno della Costituzione, e infine il 4 maggio, che rappresenta la Giornata del Verde.
La Settimana d'Oro è spesso utilizzata dagli abitanti per fare molti viaggi all'interno del paese. Le grandi città come Kyoto, Tokyo e Hiroshima sono piene di turisti desiderosi di scoprire la storia, la cultura, la cucina e le tradizioni locali. Le prenotazioni di hotel, treni e attività turistiche sono molto frequenti durante questa settimana.
La Settimana d'Oro è ricca di numerose celebrazioni tradizionali in tutto il paese.
Attività Consigliate Durante la Golden Week
- Assistere a un festival locale (Matsuri): I festival tradizionali giapponesi sono molto numerosi durante la Settimana d'Oro e sono un must. A seconda della regione in cui vi trovate, potete cercare quelli vicini a voi e assistere a splendide parate, danze folkloristiche e gustare specialità tradizionali.
- Escursione o passeggiata nella natura: La primavera è particolarmente favorevole a questo tipo di attività. La natura è nel suo massimo splendore. Potete approfittare per avventurarvi tra le montagne circostanti, passeggiare in uno dei numerosi parchi nazionali del paese o lungo i sentieri di campagna per godere di paesaggi sublimi.
- Assistere a uno spettacolo tradizionale: Non esitate ad assistere a uno spettacolo di arte tradizionale giapponese (Kabuki) o a una rappresentazione di Nō, che sono esperienze culturali autentiche.
- Esplorare i quartieri animati: Scoprite l'atmosfera e l'ambiente dei quartieri molto vivaci come quelli di Tokyo, Shibuya, Shinjuku e Harajuku. Approfittatene per fare shopping e gustare le specialità locali. È anche l'ideale per scoprire la vita notturna giapponese.
- Godersi i fuochi d'artificio: Assistete a uno dei magnifici spettacoli pirotecnici organizzati durante la Settimana d'Oro in Giappone. Sono spesso molto spettacolari.
- Partecipare a workshop culturali: Lasciatevi tentare da una delle numerose attività culturali e artigianali del paese come la calligrafia, la ceramica, la cerimonia del tè o altri arti tradizionali per un'immersione completa.
- Scoprire la cucina locale: Il Giappone è molto famoso per la sua gastronomia conosciuta in tutto il mondo. Assaggiate senza esitazione le diverse delizie culinarie di ogni regione che visitate. Sushi freschi a Tsukiji a Tokyo, ramen a Fukuoka o specialità regionali come il kaiseki a Kyoto, la cucina giapponese vi lascerà un ricordo gustativo indimenticabile.
- Rilassarsi negli onsen (Sorgenti termali): Niente di meglio per rilassarsi dopo un'escursione o una giornata movimentata in una delle grandi città del paese che una visita in un onsen per rilassarvi e rigenerarvi. Queste sorgenti termali sono conosciute per i loro benefici terapeutici e garantiscono un'esperienza rilassante.
- Fare Hanami (Osservare i fiori di ciliegio): Durante la Settimana d'Oro, i ciliegi sono spesso in piena fioritura.
Come indicato, la Settimana d'Oro è molto più di una semplice settimana di ferie nel calendario. È una celebrazione globale, completa e dinamica della cultura giapponese, delle sue tradizioni e della diversità di questo incredibile paese.
| Data | Nome | Descrizione |
|---|---|---|
| 29 Aprile | Festa di Showa | Compleanno dell'Imperatore Showa (Hirohito) |
| 3 Maggio | Giorno della Costituzione | Celebrazione della costituzione giapponese |
| 4 Maggio | Giornata del Verde | Apprezzamento per la natura |
| 5 Maggio | Festa dei ragazzi | Celebrazione della salute e della felicità dei bambini |