Acqua Tofana: Storia, Ricetta e Ingredienti del Famigerato Veleno Italiano

L'Acqua Tofana non è un semplice veleno, è stata protagonista della storia e dell’immaginario per oltre due secoli. Conosciuta con diversi nomi, si è mossa con discrezione tra le pagine di cronaca giudiziaria, quelle di grandi romanzieri e di amanti delle teorie del complotto.

Bottiglia di Acqua Tofana

Origini e Storia di Giulia Tofana

Le notizie biografiche su Giulia Tofana sono scarse e lacunose. Probabilmente era figlia, forse nipote, di Thofania d’Adamo, giustiziata a Palermo il 12 luglio del 1633 per aver avvelenato il marito. La ragazza ereditò dalla parente, assassina, la volontà d’uccidere e il sangue freddo di attuare tale volontà. Affermazione che possiamo certificare con l’accusa, a Thofania, di aver avvelenato il marito.

Esistono molte possibilità che sia stata la donna stessa, madre o zia di Giulia, la reale inventrice dell’acqua tofana. Se fosse vera questa ipotesi, Giulia avrebbe avuto il grande merito d’aver incrementato le vendite, allargando il mercato potenziale creato dalla parente, commercializzando il prodotto fuori dalla Sicilia, giungendo ad ottenere ricavi nelle città di Napoli e Roma.

Giulia riuscì in breve tempo a far conoscere il suo veleno e a commercializzarlo fuori dalla sua zona d’origine. Il mercato si allargò a tal punto che decise di trascinare in questa impresa la figlia, forse sorella, Girolama Spera. Furono costrette a lasciare Palermo per colpa di una cliente che non aveva ben usato il prodotto, gli occhi della santa inquisizione e della giustizia ordinaria erano su di lei.

Lo stesso accadde a Roma, questa volta però non riuscì a scappare. Durante l’interrogatorio emerse che aveva venduto Acqua Tofana sufficiente per uccidere circa seicento uomini. Questo ha fatto di lei una paladina per molte donne vessate dell’epoca (non esisteva il divorzio). La sentenza non tardò ad arrivare. Nell’anno 1659 fu condannata e giustiziata a Roma, nello stesso luogo che vide ardere il libero pensatore Giordano Bruno.

Nel pomeriggio del 5 luglio 1659 penzolavano dalle forche erette in Campo de’ Fiori a Roma cinque donne, per alcuni erano megere che intrattenevano commerci con il Diavolo in persona. La follia omicida che aveva attraversato un lungo tratto della nostra penisola, si trasformò in paura. Molte donne accusate dalla Tofana d’aver ricorso ai suoi veleni, furono catturate, torturate e pubblicamente giustiziate.

L' Acqua Tofana

La Composizione Chimica dell'Acqua Tofana

Risulta molto interessante scoprire la composizione chimica della mortifera pozione. Gli ingredienti sono noti, ma non se ne conoscono le esatte dosi. L’acqua tofana conteneva arsenico, piombo e, probabilmente, belladonna. Giulia Tofana faceva bollire, in una pentola sigillata, dell’acqua con miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio, ottenendo un liquido trasparente e privo di odore e sapore.

Salvatore Salomone Marino, nel 1882 pubblica alcune notizie su l’Acqua Tofana: “Si fa l’acqua con arsenico e piombo, che si mettono a bollire in una pignatta nuova, otturata bene, che non rifiati, fino a che cali un dito; l’acqua che ne resta è chiara e pulita; presa in vino o in minestra provoca il vomito; poi viene la febbre, ed in quindici o venti giorni si muore: bastano cinque o sei gocce per volta in ogni giorno per far l’effetto, e non altera il sapore della minestra né del vino”.

“Io dirò quello (dice a sua volta la serva) che mi ricordo che ho veduto che faceva la mia padrona quando voleva comporre la detta acqua, et era che pigliava un grosso di piombo limato, et un altro grosso di antimonio ed un pezzetto di arsenico cristallino; acciaccava l’antimonio e lo metteva dentro una pignatta piccola e ci metteva tant’acqua comune che arrivava sotto al collo della medesima pignatta, et poi la copriva col coperchio di ferro et acciaio che non sfiatasse; pigliava una pagnotta di pasta e stesa la metteva attorno alla bocca della pignatta, acciò chiudesse bene il coperchio et la bocca di essa che non sfiatasse; et poi la metteva a bollire per un’hora, pare a me, poi la levava dal fuoco, la lasciava raffreddare e raffreddata bene la cavava fuora e la metteva in un fiaschetto o boccia quadra; per ordinario era solita di pigliare un giulio d’antimonio e un giulio di piombo per volta; ma quando la faceva ce ne metteva la metà solamente che viene a essere un grosso per volta, et questo se lo comprava lei e tanto diceva averne comprato che io lo vedeva; ma l’arsenico poi come lei se l’aveva io non lo so; vedeva bene che lei l’aveva, et se ne serviva come ho detto”.

Ora non è dunque più dubbio: l’Acqua tofana risultava dalla miscela dell’arsenico, dell’’antimonio e del piombo. Che poi le processate rivelassero pienamente la verità intorno al segreto dell’Acqua ci è attestato dal processo stesso, nel quale è notato da una parte l’esperimento sopra un grosso cane con il veleno sequestrato nella casa delle ree, e d’altra parte l’esperimento sopra altro cane con il veleno ricomposto dai periti giudiziari sopra le indicazioni qui su riferite.

Non occorre dire che gli effetti sulle due povere bestie furono sicuri ed identici, e non dissimili a quelli che dettero ai mariti il passaporto per l’altra vita.

Ingredienti dell'Acqua Tofana:

Ingrediente Descrizione
Anidride arseniosa Composto chimico tossico
Limatura di piombo Metallo pesante tossico
Antimonio Metalloide tossico
Belladonna (probabile) Pianta velenosa
Acqua Solvente

Altri Nomi dell’Acqua Tofana

L’Acqua Tofana era venduta perlopiù come prodotto cosmetico. Era anche venduto in ampolle o boccette da un quarto di litro con la raffigurazione di San Nicola di Bari ed era detta manna di San Nicola. Essendo questo veleno inodore, insapore e trasparente ben si prestava ad essere scambiato con la manna raccolta a Bari dove ci sono le reliquie del santo di Mira. Tra i vari e più famosi nomi di questa acqua mortifera troviamo:

  • Acquetta di Perugia;
  • Acqua Manna;
  • Acqua di Palermo;
  • Acqua di Napoli;
  • Acqua del Petesino Mantovano.

Acqua Tofana

L'Acqua Tofana tra Letteratura e Teoria del Complotto

All’inizio di questo articolo di ho detto che l’Acqua Tofana ha acceso la fantasia di importanti autori, ora ne vedremo un paio di esempi, ma non poteva mancare tra gli scribacchini del secolo XIX desiderosi di notorietà o degli antiliberali che combattevano una battaglia accesa contro i liberali ed i Repubblicani o Democratici.

Sir Arthur Conan Doyle nel 4 capitolo del suo romanzo a Study in Scarlet ci parla di Acqua Tofana, Socialisti e Carbonari:

“The Daily Telegraph remarked that in the history of crime there had seldom been a tragedy which presented stranger features. The German name of the victim, the absence of all other motive, and the sinister inscription on the wall, all pointed to its perpetration by political refugees and revolutionists. The Socialists had many branches in America, and the deceased had, no doubt, infringed their unwritten laws, and been tracked down by them. After alluding airily to the Vehmgericht, aqua tofana, Carbonari, the Marchioness de Brinvilliers, the Darwinian theory, the principles of Malthus, and the Ratcliff Highway murders, the article concluded by admonishing the Government and advocating a closer watch over foreigners in England.

Sui segreti e sui nomi dei veleni possono essere illuminanti le parole del Conte di Montecristo:

“Ma allora” disse la signora Villefort, “hanno dunque trovato finalmente il segreto di quella famosa acqua tofàna, che in Perugia si diceva perduto.”“Eh, signora, forse fra gli uomini si perde qualche cosa? Le arti si spostano e fanno il giro del mondo, le cose cambiano di nome, ecco tutto: l’uomo volgare s’inganna, ma è sempre lo stesso risultato, il veleno. Ciascun veleno opera particolarmente su un tale o tal altro organo, l’uno sullo stomaco, l’altro sul cervello, l’altro infine sugli intestini. Ebbene, il veleno determina una tosse, questa un’infiammazione di petto o qualunque altra malattia scritta nel libro della scienza, cosa che non le impedisce di essere del tutto mortale, e che quand’anche non lo fosse, lo diverrebbe grazie ai rimedi somministrati da ingenui medici, che in generale sono cattivi chimici.

Ecco un uomo ucciso con arte, e con tutte le regole, sul quale la giustizia non ha da ridire, come diceva un terribile chimico mio amico, l’eccellente Adelmonte di Taormina in Sicilia che aveva molto studiato i fenomeni nazionali.

Per chiudere questa mini carrellata di citazioni prese dalla letteratura è impossibile non citare le Passeggiate Romane di Stendhal:

Agostino Manni pensa che l’acqua tofana esistesse ancora quarant’anni fa, ai tempi della celebre principessa Giustiniani che rischiò di restarne vittima. L’acqua tofana era inodore e incolore; una goccia somministrata una volta alla settimana faceva morire nel giro di due anni. Se, nel frattempo, sopravveniva la benché minima malattia, risultava letale ed era ciò su cui contavano gli avvelenatori. L’acqua tofana poteva essere mescolata al caffè e alla cioccolata senza perdere vigore. Quest’arte per fortuna è perduta.

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