Il cinema italiano ha dato i natali a numerosi attori che hanno saputo incarnare lo spirito della commedia, spesso con un tocco di erotismo e situazioni paradossali. Tra questi, spiccano gli interpreti di film come "Spaghetti a Mezzanotte", un genere che ha saputo mescolare elementi di pochade, commedia degli equivoci e thriller mafioso.
Un esempio emblematico è Lino Banfi, pseudonimo di Pasquale Zagaria, nato ad Andria l'11 luglio 1936. Banfi è uno degli attori comici più popolari e amati d'Italia. La sua carriera è iniziata nell'avanspettacolo, per poi approdare al cinema e alla televisione, dove ha riscosso un successo straordinario.
La sua irresistibile verve ha contagiato i produttori cinematografici, che lo hanno scritturato in diverse commedie, anche se inizialmente in ruoli secondari. Il suo debutto televisivo è avvenuto nel 1975 in "Senza rete", con Alberto Lupo.

Lino Banfi
La Carriera di Lino Banfi: Dagli Inizi al Successo Televisivo
Dopo una breve parentesi a Canale 5, Banfi è tornato in Rai nel 1987, conducendo "Domenica in...". Negli anni successivi, ha dimostrato la sua versatilità artistica in diverse produzioni televisive di successo, come "Il Vigile Urbano", "Un inviato molto speciale" e "Un medico in famiglia".
Nel 1992, Lino Banfi ha ricevuto il Premio Personalità Europea, nel 1993 il Premio Gino Tani per gli spettacoli di varietà, ed è stato insignito delle onorificenze di Cavaliere, Comandante e Grand'Ufficiale dell'Ordine di Merito della Repubblica Italiana.
Nel 1991 ha pubblicato la sua autobiografia dal titolo "Alla grande" e nel 2003 "Una parola è troppa...". A gennaio 2008, a distanza di 24 anni dall'uscita nelle sale de "L'allenatore nel pallone", e dopo una lontananza dal grande schermo durata 20 anni, riveste i panni del celeberrimo Oronzo Canà nel sequel del famoso film.
Il Ruolo di Banfi nella Commedia Erotica Italiana
Nel decennio tra il 1974 e il 1983, Lino Banfi è diventato un emblema della commedia erotica all'italiana, recitando al fianco di altri esponenti del genere come Mario Carotenuto, Gianfranco D'Angelo, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Edwige Fenech, Gloria Guida, Ennio Antonelli, Jimmy il Fenomeno e Nadia Cassini in pellicole quali La liceale seduce i professori, L'onorevole con l'amante sotto il letto, La moglie in bianco...
Nel 2005 ha interpretato il ruolo di Babbo Natale nella fiction per Canale 5 Il mio amico Babbo Natale, prodotta da Pietro Valsecchi e che ha visto recitare anche Gerry Scotti e Vittoria Belvedere. Sempre del 2006 è la fiction Rai Il padre delle spose in cui interpreta il padre di una lesbica (la figlia Rosanna) che si sposerà in Spagna con una compagna indigena madre di una bambina, e tornerà poi in Italia: nel cast anche i pugliesi Gianni Ciardo e Antonio Stornaiolo, Cosimo Cinieri e Lucia Poli.
Nel 2011 ritorna a lavorare per Mediaset, infatti ha interpretato il commissario Pasquale Zagaria nella miniserie in due puntate per Canale 5 Il commissario Zagaria. Con Banfi torna a lavorare Sandro Ghiani nel ruolo famoso di De Simone, colui a cui funzionava tutto all'inverso di Banfi a cui non funzionava niente.
Il Ritorno al Cinema e i Riconoscimenti Accademici
A gennaio 2008, a distanza di 24 anni dall'uscita nelle sale dell'Allenatore nel pallone, e dopo una lontananza dal cinema durata 20 anni, Banfi ha rivestito i panni del celeberrimo Oronzo Canà nel sequel intitolato L'allenatore nel pallone 2. Il 2009 ha segnato il suo ritorno in Puglia, a Gravina da attore.
Il 20 ottobre 2011 a Lino Banfi è stata data dall'Università Giovanni Paolo I con sede a Caserta, una Laurea Honoris Causa in scienze della comunicazione.

Lino Banfi riceve la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione
"Spaghetti a Mezzanotte": Un Film Tra Commedia e Controversie
Il film "Spaghetti a mezzanotte" ha avuto una produzione travagliata. La produzione del film pagò il conto dell'hotel Salera solo cinque anni dopo, e solo in parte. Gli “spaghetti a mezzanotte” rimasero sullo stomaco a chi, per circa 20 giorni, diede vitto, alloggio e ospitalità alle oltre 40 persone della troupe cinematografica (fra attori e tecnici) e al momento del conto si sentì rispondere: «Grazie di tutto… pagherà la Regione».
Non andò così e ci furono inevitabili strascichi giudiziari con due procedimenti: uno civile iniziato e terminato nel 1981, e l’altro penale definito con sentenza a maggio 1985. La città di Asti era stata scelta come set cinematografico destando la curiosità di molti, l’entusiastica disponibilità di decine di comparse, assoldate in pochi giorni, e il coinvolgimento e l’impegno di enti e istituzioni, dal Comune alla Provincia, dal Tribunale all’Ente provinciale per il Turismo.
Dopo i sopralluoghi furono scelte piazza Alfieri, i giardini pubblici, il cimitero, una villa a Valterza, il castello di Belangero per girare gli esterni. La scena del processo fu allestita nella vera aula del tribunale in piazza Catena. L’intera troupe si installò per oltre due settimane al Salera, tra ottobre e novembre.
Alla fine delle riprese, dopo le foto ricordo e gli autografi Angelo Lupo esibì il conto: una fattura di circa 60 milioni di lire. Nessun problema, almeno all’apparenza. Borghese glissò dicendo che la cifra sarebbe stata pagata dalla Regione, come da accordi con la produzione, e firmò un assegno di 18 milioni di lire come acconto. L’assegno però risultò non incassabile.
La causa civile arrivò a una sentenza di condanna in pochi mesi perché la “Alex” non si costituì e fu giudicata in contumacia. Si arrivò al pignoramento e si scoprì che la sede della società era in realtà un bugigattolo alla periferia di Roma e che il legale rappresentante non era Luigi Borghese, bensì un signore ultra ottantenne ricoverato in una casa di riposo a Napoli, nullatenente.
Nel 1983 si arrivò al processo penale con il giudice istruttore Renzo Massobrio. Ci furono alcune udienze. Arrivò finalmente al dibattimento anche Borghese che vi presenziò con l’avvocato e altri consiglieri. Erano nel frattempo passati cinque anni dalle riprese e le parti trovarono finalmente una transazione su una cifra di circa 35 milioni di lire, oltre le spese legali. Il tutto venne finalmente pagato.
Insomma il conto degli spaghetti a mezzanotte fu finalmente, almeno in parte, onorato. E non sono rimasti strascichi. Oggi in Angelo Lupo e nella moglie Edi che conducono, insieme al figlio Gian Luca, un bar-tabaccheria, ad Asti, in via Morando 17, prevale infatti un ricordo positivo. «Borghese, la signora Bouchet, Banfi e gli altri attori e ospiti sono stati sempre molto gentili con noi - afferma l’ex titolare del Salera -, non posso che ricordarli comunque con affetto e simpatia.
Vent’anni dopo aver girato Spaghetti a mezzanotte, Sergio Martino tornò ad Asti per le riprese di un nuovo film. Da lunedì 8 maggio 2000, per un’intera settimana, venne in città per la realizzazione de L’ultimo sogno, film tv prodotto dalla Dania Film di Roma e trasmesso l’anno successivo dalla Rai nel ciclo Donne al bivio.
L'Eredità degli Spaghetti Western e della Commedia all'Italiana
Oltre a Lino Banfi, altri attori hanno contribuito a definire il genere della commedia all'italiana, spesso caratterizzata da situazioni erotiche e paradossali. Tra questi, spiccano i nomi di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Alberto Sordi, Nino Manfredi e Totò. Questi artisti hanno saputo interpretare al meglio lo spirito del loro tempo, offrendo al pubblico un ritratto ironico e spesso irriverente della società italiana.
Un esempio emblematico è il genere degli "Spaghetti Western", film western girati in Italia da registi italiani come Sergio Leone, caratterizzati da budget ridotti ma capaci di imporsi al grande pubblico. Alcuni titoli del genere: "Per un pugno di dollari" (1964), "Il buono, il brutto e il cattivo" (1966).
Ma un attore che si associa quasi immediatamente agli spaghetti è Alberto Sordi. Soprattutto per la scena del film "Un americano a Roma" di Steno dove Sordi nei panni di Nando è alle prese con un piattone di spaghetti e rimane celebre la frase pronunciata dall'attore romano: "Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone!

Alberto Sordi in "Un americano a Roma"
Un altro celebre attore simbolo della "romanità" al cinema è Nino Manfredi protagonista, nel 1982, di un film intitolato "Spaghetti house" dove Manfredi in un ristorante gestito da italiani, durante una rapina, vede i protagonisti rapiti rinchiusi in uno sgabuzzino e costretti a mangiare pasta cruda.
Anche un principe della risata come Totò è associato a scene memorabili con gli spaghetti. A metà anni '80 gli spaghetti tornano protagonisti in pellicole come "A me mi piace" di e con Enrico Montesano alle prese con una vera e propria predica all’amante americana che gli serve un piatto di pasta scotta; ma li ritroviamo anche nel genere un po' di serie b come la commedia sexy all'italiana.
Sono numerosi i film che riguardano il mondo della pasta, o semplicemente ci giocano; eccon alcun” "Roma città aperta" di Roberto Rossellini, "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti, "I soliti ignoti" con Totò e Vittorio Gassman, "C'eravamo tanto amati", “Maccheroni", "La cena", "Gente di Roma" tutti di Ettore Scola e anche "Roma" e "La voce della luna" di Federico Fellini.
In conclusione, gli attori di "Spaghetti a Mezzanotte" e i loro colleghi hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema italiano, contribuendo a definire un genere che ha saputo divertire e far riflettere il pubblico.
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