L'aspetto curatissimo di ogni piatto, compresi i dolci tradizionali, fa parte della preparazione stessa: nella cucina giapponese tutti i sensi devono essere coinvolti dal piacere che un cibo può offrire. Quindi non solo grande tradizione e rigore nella preparazione dei piatti, ma anche grande ricerca estetica di perfezione e armonia. In Giappone anche i dolci sembrano assumere una magica ed elegante leggerezza.

La Tradizione dei Dolci in Giappone: I Wagashi
La tradizione dei dolci in Giappone ha radici antiche. Prima che il Giappone si facesse affascinare da creme, panna e tecniche occidentali, i suoi dolci avevano forme, profumi e consistenze molto diverse da quelli oggi più noti. Un aspetto che differenzia la pasticceria tradizionale giapponese da quella occidentale, è la quasi assenza di zucchero. Le preparazioni dei dolci giapponesi sono, generalmente, ottenute con prodotti di origine vegetale: riso, soia, azuki (fagioli rossi), matcha…
Questi dolci tradizionali sono noti anche con il nome di Wagashi (letteralmente “dolce giapponese”) e vengono serviti durante il sadō, la nota cerimonia del tè. Da ‘Wa’, termine che indica il concetto di pace e armonia, ma per esteso si applica a tutte le cose giapponesi, e ‘Kashi’ o ‘Gashi’, che si rifà invece all’aspetto della dolcezza, la pasticceria del Sol Levante ha una storia antica. Parte da soli ingredienti vegetali - niente uova, latte o burro - come riso, frutta fresca e secca nonché castagne, spesso trasformati in farina e addizionati con dolcificanti naturali come lo sciroppo di succo d’uva.
Inutile dire che ogni dolcetto sia sottoposto all’attenta cura dei dettagli (forma, colore, sapore…) e che vengano modellati e decorati a seconda delle ricorrenze. Niente torte di grandi dimensioni e sontuose: solo piccoli dolcetti esteticamente armoniosi e perfetti.
Durante il periodo Nara, nell’VIII secolo, gli ambasciatori giapponesi importarono dai loro viaggi in Cina vari ingredienti e ispirazioni, come farine di altri tipi, pasta di soia e fagioli che si prestavano a essere modellati in forme particolari. Un ulteriore passaggio si ebbe nel Cinquecento, quando dai contatti coi Portoghesi furono introdotti lo zucchero bianco e le uova come ingredienti a rendere ancora più ampio il ricettario.
All’interno del cappello Wagashi rientrano varie tipologie di dolci. Dai Nama-gashi - con farina di riso glutinoso, confettura di fagioli azuki chiamata anko e gelatina Kanten a base di agar agar - ai più asciutti e zuccherini Hi-gashi.
25 Dolci Giapponesi da Scoprire
Cosa dobbiamo quindi aspettarci di mangiare durante un viaggio in Giappone? Spesso i dolci non vengono serviti all’interno dei ristoranti tradizionali giapponesi che sono specializzati in una sola portata. Il modo migliore di consumare un dolce giapponese è quindi all’interno di un café o in una delle tante panetterie. Se sei un kuishimbo (una via di mezzo tra goloso e buongustaio) non dovresti farti sfuggire l’occasione di assaggiare i dolci tipici giapponesi.
Ecco una lista di 25 dolci giapponesi che forse non conoscevi:
- ANMITSU: è un dolce dal sapore retrò ed esotico. Si tratta di frutta a pezzi (ananas, pesca, ciliegie), addensata con gelatina di agar agar e succo di mela, insaporita con marmellata di fagioli azuki.
- ANPAN: è un dolcetto giapponese molto popolare, ideale per merende con il tè verde. Inventato da un ex samurai, intorno all’800, è un panino dolce farcito con pasta di azuki zuccherata, con sesamo o fagioli bianchi.
- CASTELLA: è una sorta di sponge cake. Viene presentata in forma rettangolare (27 cm di lunghezza). Preparata con: farina, uova, zucchero, sciroppo di amido. Pare l’abbiano portata a Nagasaki dei mercanti portoghesi nel XVI secolo.
- CHINSUKO: biscottino tipico di Okinawa, adatto per l’ora del tè. L’impasto è fatto con: farina, zucchero e strutto; dopo essere stato lavorato, viene cotto velocemente al forno. Esistono due varianti: con tè matcha o con semi di sesamo tostati.
- MOCHI: dolcetti di riso, inizialmente ideati per festeggiare il capodanno ma da qualche decennio è possibile trovarli in ogni stagione. Bisogna bollire il riso, pestarlo nel mortaio e modellarlo in polpettine. Esistono diverse varianti, a seconda della guarnizione: daifuku farcito con anko (pasta di azuki), crema di fragole o caffè e sakuramochi con foglie di ciliegio marinate. Il termine si riferisce al riso glutinoso (mochigome) cotto al vapore, pestato per ottenere un impasto denso e appiccicoso impiegato sia in preparazioni dolci che salate. Tra questi proprio i Daifuku, dei piccoli involucri di mochi riempiti di una farcia dolce che può essere anko oppure piccoli e saporiti frutti, come fragole fresche, pasta di melone o castagne caramellate.
- YATSUHASHI: tipico di Kyoto; è una sfoglia croccante ottenuta passando in forno farina di riso glutinoso, zucchero e cannella. Vi è anche la versione nama yatsuhashi: ravioli dolci farciti.
- RAKUGAN: veri e propri dolcetti scenografici, ottenuti grazie a stampi appositi. L’impasto si ottiene con riso glutinoso, acqua e zucchero, a cui si aggiungono i coloranti. Uno dei più comuni accompagnamenti al tè, i Rakugan sono biscottini preparati con un impasto di farina di riso e zucchero, pressato in stampini di varie forme e cotto.
- WARABIMOCHI: è una sorta di mochi dove il riso è sostituito da amido e pasta di soia tostata. Si guarnisce con matcha, sesamo e sciroppi.
- MELONPAN: panino dolce, tipico del Giappone. È un impasto di acqua e farina, rafforzato da uno strato superiore di biscotto. Per giustificare il nome, ogni tanto, alcuni aggiungono un aroma di melone. Detto anche meronpan o melon bread, questo piccolo panino dolce non sa di melone, ma prende il nome esclusivamente dalla sua forma. La pasta lievitata è arricchita con zucchero e burro, e completata con uno strato di biscotto zuccherato da incidere per creare la classica decorazione. È un dolce molto semplice, senza farcitura, da gustare caldo di forno.
- SATA ANDAGI: dolci tipici di Okinawa, croccanti a all’esterno e soffici all’interno. Fatti con farina, zucchero e uova, modellati a forma di pallina e fritti nell’olio bollente.
- DORAYAKI: è tra i dolci giapponesi più rappresentativi. Si tratta di due soffici pancake che racchiudono una farcitura di anko o crema. La merenda che compare più spesso tra manga e anime e una delle più note al di fuori del Giappone, i Dorayaki sono dei pancake il cui impasto è a base di Castella-Kasutera. Nel quartiere di Ueno, uno dei luoghi più famosi per accaparrarsi un ottimo dorayaki è sicuramente Usagiya (metro: Yushima).
- DANGO: sono spiedini dolci, dove si infilano tre o quattro polpettine di riso glutinoso. Farcite a seconda delle ricorrenze: con semi di sesamo, farina di miglio, anko, soia tostata, sciroppo di amido; il dango bocchan si presenta in tre colori, dovuti rispettivamente a fagioli rossi, uova e tè verde. Palline di mochi simili a piccoli gnocchi - a base di farina di riso standard e riso glutinoso - che una volta infilzati su stecco prendono il nome di Kushi-dango.
- MANJU: prevede un ripieno di anko avvolto da polvere di riso e grano saraceno. Vengono, poi, bollite. Esistono versioni all’arancia, al tè verde e allo sciroppo d’acero. I Manju sono probabilmente gli eredi dei Mantou cinesi, dei bocconcini con un involucro a base di farina di frumento, di riso o grano saraceno farciti di anko e cotti al vapore.
- UIRO: ricorda una saponetta. Per l’impasto: farina di riso glutinoso mescolata con lo zucchero e cotta al vapore, fino a risultare morbido e soffice. Ogni porzione viene, poi, aromatizzata con: castagna, fragole, tè verde o fagioli azuki.
- GREEN TEA ICE CREAM: un dessert rinfrescante. La forma originaria avrebbe dovuto richiamare il monte Fuji. Si tratta di un’elaborazione del ghiaccio tritato con tè matcha.
- TAIYAKI: tipico dolce giapponese, tra i più famosi, semplice ed economico. Ha la forma di un pesce e la consistenza dei pancake americani, ripieno di marmellata di azuki. Esistono anche tantissime variazioni: ripieni di cioccolato, crema, ecc… Hanno un richiamo simbolico verso l’acqua e portano fortuna, questi dolcetti iconici a forma di pesciolino. Di questo dolcetto inventato a Tokyo ai primi del Novecento esistono varianti anche a base di crema, cioccolato o gelato, servite nei chioschi per strada e acquistabili anche in versione confezionata nei mini market chiamati Kombini.
- AGE MANJU: il manju è una tortina tonda cotta al vapore, mentre l’age manju viene ricoperto di pastella e fritto. Le guarnizioni sono varie, a seconda del gusto: anko, sesamo nero, zucca e anko aromatizzato ai sakura. Lungo la Nakamise street, all'inizio della strada che porta al tempio Senso-ji (metro: Asakusa), troverai uno degli street food più amati della zona. Il manju classico è una tortina tonda cotta al vapore, ma qui si fa lo step successivo: coperto di pastella il manju è poi fritto e servito caldo.
- FRUIT SANDO: è un sandwich di pane bianco, con ripieno di panna e frutta. I giapponesi lo mangiano come spuntino. Solitamente ripieno di frutta fresca mescolata a una dose generosa di panna montata, il fruit sando più amato unisce fragole a fettine e panna.
- KAKIGORI: è una specialità giapponese che si presenta come una granita morbidissima, aromatizzata con sciroppo alla frutta e latte condensato. Definirlo la granita nipponica sarebbe sbagliato, perché il kakigori è molto di più. Una montagna di ghiaccio tritato finemente, della stessa consistenza della neve fresca che si mangiava da bambini, è poi aromatizzata con frutta fresca, gelatine, latte condensato, palline di gelato e molto altro. I gusti più gettonati solitamente sono mango, melone, caramello e caffè.
- YŌKAN: è un dessert gelatinoso e compatto, composto da marmellata di fagioli rossi, agar agar e zucchero. Vi sono due tipi di yōkan: neri yōkan (congelato e consumato in estate) e mizu yōkan (mizu vuol dire acqua e indica che è preparato con più acqua del solito). Altro utilizzo degli onnipresenti fagioli azuki, lo yokan è una gelatina di pasta di fagioli rossi, zucchero e agar-agar. Si tratta di uno dei dessert tradizionali giapponesi più antichi.
- CRÊPES DI HARAJUKU: sono crêpes super colorate, tipiche di ‘Takeshita Dori’ ad Harajuku. Farcite con: gelato, panna, frutta, cioccolato, fette di torta e caramelle.
- KUZUKIRI: si tratta di noodles dolci, preparati con farina di kuzu (pianta selvatica rampicante). Si intingono, poi, nel kuru mitsu (sciroppo di brown sugar). Se pensate che i noodles siano solo salati, provate i kuzukiri. Si tratta di nastri simili a tagliatelle preparati con farina di kuzu, una pianta selvatica rampicante. Si gustano freddi, da intingere nel kuro mitsu - sciroppo di brown sugar - come una sorta di tsukemen dolce.
- COTTON CHEESECAKE: è la tipica cheesecake giapponese, nota per la sua sofficità che ricorda una nuvola. Con la cheesecake originale condivide solo il formaggio spalmabile.
- FLUFFY PANCAKES: come definirli? Fluffosi. Soffici, ma allo stesso tempo spumosi. Si preparano con una pastella simile alla meringa. Per ottenere il massimo dell’altezza, gli albumi e la pastella vengono fatti raffreddare prima di lavorarli. Inoltre, bisogna cuocerli molto lentamente per mantenere la delicatezza. Alti quasi una spanna ognuno, della stessa consistenza di un soufflè, delicatamente burrosi.
- SHIRO HIGE CREAM PUFF: bignè a forma di Totoro, protagonista del famoso studio Ghibli. Guarniti, in base alla stagione, con: matcha, crema alla banana e caramello, crema di fragole e panna, mousse di castagne, ecc… Dove si possono trovare? Da Shiro hige’s cream puff factory.
Preparazione impasto dei mochi giapponesi
Ingredienti Chiave della Pasticceria Giapponese
Quando il soggetto sono i dolci giapponesi, le parole chiave sono: Azuki e Anko. La prima si riferisce ai fagioli rosso scuro, la seconda alla relativa confettura dolce e farinosa. Vi accorgerete che la pasticceria tradizionale giapponese è disseminata di fagioli rossi e anko, in ogni forma e come ripieno, accompagnamento, base. Gli altri elementi imprescindibili sono la farina di riso, il tè matcha - polvere verde che di recente ha tinto bevande e dessert in tutto il mondo - la frutta di stagione (fragole, pesche e meloni soprattutto).
Dall’isola di Hokkaido arriva la panna ricca e dolce che fa da base ai gelati; dall’isola di Shikoku - precisamente dalle prefetture di Tokushima e Kagawa - giunge lo zucchero Wasanbon, ideale per confezionare dolci tradizionali giapponesi, detti wagashi.Ciononostante, anche i dessert yogashi o occidentali sono molto apprezzati in Giappone, soprattutto a Tokyo, ma anche a Kyoto e Osaka.

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