Quanto Aspettare per Fare il Bagno Dopo Aver Mangiato: Guida Completa

Fare il bagno dopo mangiato, sì o no? È una questione spinosa, soprattutto se hai figli che proprio non vogliono saperne di stare lontani dall’acqua. Chi non si è sentito ripetere infinite volte quando era piccolo? E chi, ora che è genitore, non lo dice ai figli che non vedono l’ora di rituffarsi in acqua per giocare? Quindi quanto bisogna aspettare?

SI PUÒ FARE IL BAGNO DOPO MANGIATO?

Per la grande maggioranza dei genitori è una verità assoluta, anche perché sembra una semplice norma di buon senso. Eppure l’argomento è quanto mai discusso. Sempre più spesso, ormai, durante l’estate compaiono online notizie che confermano come fare il bagno dopo mangiato non faccia male affatto. Subito smentite, poco dopo, da articoli che affermano che invece può portare addirittura al rischio di annegamento.

A tratti sembra essere diventata una questione nazionale: le mamme italiane sarebbero le più iperprotettive (per loro servono almeno due ore) mentre quelle inglesi e tedesche le più permissive (basta una mezz’ora). C’è chi ha notato che le mamme sudamericane in genere dicono di aspettare tre ore! La digestione, com’è ovvio, non dipende dalla nazionalità, quanto da fattori esterni e, soprattutto dall’alimentazione.

I Rischi del Bagno Dopo Mangiato: La Congestione

“Non tuffarti subito, ti viene una congestione!” Questo, di solito, è il principale argomento portato dalle mamme a supporto della loro tesi. A cui i bambini, in genere, non possono ribattere. Ma cosa s’intende con congestione? In poche parole, è il blocco della digestione dovuto a shock termico.

La digestione richiede molte energie all’organismo, che vengono fornite richiamando molto sangue dalla circolazione per mandarlo all’apparato digerente. Questo significa che le altre zone del corpo ne ricevono di meno (compreso il cervello), mentre lo stomaco ne riceve di più. Se fuori fa caldo e ci si tuffa in acque troppo fredde (ma avviene lo stesso se si beve una bevanda ghiacciata) l’intero processo viene alterato.

Nel fare il bagno dopo mangiato, il pericolo maggiore è quello della cosiddetta congestione. Un’eventualità da non sottovalutare mai, perché può portare, in alcuni casi, al collasso e alla morte. Il problema, infatti, nasce dallo sbalzo termico che il corpo subisce nel passare repentinamente da una situazione di caldo ad una di freddo.

Per mantenere la temperatura corporea (i nostri 37 gradi) il cervello deve richiamare il sangue dallo stomaco per riscaldare il corpo. In questo modo la digestione si blocca di colpo, e questa brusca interruzione può causare crampi, dolori addominali, nausea, vomito. All’occorrenza, in caso di nausea o vomito, la vitamina B6 può essere d’aiuto. Più difficilmente può capitare un malore più grave o addirittura la perdita di coscienza.

Questo non significa che si rischi sempre la congestione. Il nostro corpo, infatti, è in grado di gestire due attività diverse come la digestione e uno sforzo fisico, purché questo sia leggero. Il vero problema cui prestare attenzione è lo sbalzo di temperatura: lo shock dipende dalla differenza tra la temperatura dell’aria e quella dell’acqua. Per questo un bagno caldo si può fare tranquillamente.

Quanto Tempo Aspettare Realmente?

Come sempre, sarebbe troppo bello avere una risposta definitiva: anche in questo caso dipende da diverse circostanze. In effetti, per essere una questione così diffusa, non ci sono studi scientifici e le certezze sono poche. È comunque bene tenere sotto controllo tre fattori:

  • La digestione stessa: che naturalmente dipende da quanto e cosa si è mangiato. Il processo digestivo, di solito, richiede da una a tre ore, a seconda della pesantezza e della complessità del pasto. Quindi se i bambini, com’è facilmente prevedibile, vogliono tornare presto in acqua, può essere il caso di non appesantirli troppo. Date loro piatti leggeri, con più carboidrati e meno grassi e proteine, in modo da rendere più rapida la digestione e ridurre l’attesa (la tipica focaccia va bene in piccole porzioni).
  • La temperatura dell’acqua: se è molto fredda rispetto a quella dell’ambiente bisogna assicurarsi di avere completamente digerito il pasto. Se è calda, si può anticipare il bagno.
  • Entrare in modo graduale: se l’acqua è molto fredda è sempre meglio immergersi lentamente, in modo da abituare l’organismo al cambio di temperatura.

Insomma non ci sono certezze scientifiche ma come sempre, quando si parla di bambini, bisogna usare un atteggiamento prudente. La saggezza popolare di casa nostra suggerisce di aspettare tre ore dopo l’ultimo pasto. Il rischio paventato da sempre è la congestione, ossia il blocco della digestione dovuto allo sbalzo termico tra la temperatura corporea e quella dell’acqua di mare.

Consigli Utili per un'Estate Sicura

Non c’è un vero e proprio pasto ideale per il mare, ma esistono alcune regole, valide per i più piccoli ma anche per gli adulti, che è importante tenere a mente per godersi al meglio la giornata. Per prima cosa, cerca di consumare sempre porzioni piccole, quando ti trovi in spiaggia, ma anche prima di andare al mare: se fai pasti piccoli, distribuiti nell’arco della giornata, ricordandoti di masticare sempre bene, sarà più facile digerire, anche quando le temperature salgono.

  • Colazione: per quanto riguarda la colazione dei bambini, privilegia sempre liquidi, cioè succhi e latte, accompagnati da carboidrati complessi come pane, fette biscottate, biscotti e cereali.
  • Merenda in spiaggia: invece, puoi scegliere un frutto o una macedonia, ma anche qualche biscotto.

Evita i cibi pesanti ed elaborati, optando per alimenti che proteggono dagli effetti negativi dei raggi solari sia te che il tuo bambino. Privilegia alimenti ricchi di sali minerali come frutta e verdura fresca: ti aiuteranno anche a reintegrare quelli persi con il sudore. Se possibile, mangia spesso cibi crudi come le insalate. Evita cotture troppo elaborate, ma anche le fritture. Non mangiare cibi non conservati perfettamente. Il rischio di contaminazione, soprattutto in estate, è elevato. Limita al massimo il consumo di bibite gasate e zuccherate.

Fermo restando che lo sbalzo termico può essere pericoloso anche lontano dai pasti, non esiste un tempo di attesa specifico da rispettare tra pasto e entrata in acqua. Se il bambino ha mangiato poco, può fare il bagno subito ma senza tuffarsi in acqua. E’ importante, però, che non faccia eccessivamente caldo e che l’acqua non sia troppo fredda.

Tabella dei Tempi di Digestione degli Alimenti Comuni

Alimento Tempo di Digestione
Succo di frutta 20 minuti
Frutta (anguria) 20 minuti
Frutta (mele) 40 minuti
Verdura cruda 30-40 minuti
Verdura cotta 45-50 minuti
Patate 60 minuti
Carboidrati 1 ora

Consigli Aggiuntivi per la Sicurezza in Acqua dei Bambini

Ma da che età si può fare il bagno al mare? «Su questo punto occorre far prevalere il buon senso. Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo. Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore.

I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare”. Ci sono dei bambini, infatti, che hanno un vero e proprio terrore dell’acqua. “E’ una paura insita nella natura umana come quella del fuoco. Con l’esperienza, cioè prendendo a poco a poco confidenza con l’elemento liquido, in genere il bambino la supera e piano piano comincia a trovare piacevole giocare con l’acqua e sentirla sulla pelle.

Questo passaggio è ostacolato però dalla temperatura del mare, che per un piccolino è generalmente sempre troppo fredda e quindi respingente. Non dimentichiamoci che il liquido amniotico entro cui si nuota prima di nascere ha una temperatura di circa 37 gradi mentre l’acqua di mare è intorno a i 24-25 gradi, quandova bene arriva a 28 gradi…”.

L’alternativa è la piscinetta. “Una soluzione saggia, almeno fino a i due-tre anni di vita, o fino a quando il bambino non esprime chiaramente il desiderio di fare il bagno nel mare. I vantaggi sono vari: l’acqua della piscinetta si può far intiepidire al sole e, quindi, evita che il bambino si raffreddi, dopo di che può essere posizionata sotto l’ombrellone, limitando il rischio di scottature. Fermo restando che comunque la protezione solare va messa sempre , almeno mezz’ora prima di scendere in spiaggia”.

Da ricordare però che “la piscinetta va riempita poco (l’acqua deve arrivare al massimo all’ombelico del bambino seduto) e il bambino, anche se l’acqua è bassissima, non deve mai essere perso di vista”. I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli. È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino”.

Ma che succede se il bambino facendo il bagno beve l’acqua di mare? «E’ tossica per l’organismo per via del suo alto contenuto di sale. In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra. Dunque sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero.

Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni. È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta”.

Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre : i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra. Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.

Ma è bene far indossare una maglietta al bambino? “Una maglietta di cotone è utile perché diminuisce il rischio di scottature però non basta: sulla pelle va comunque applicata la crema solare protettiva . A meno che non si scelga una maglietta realizzata in tessuto specifico, che agisce da schermo solare”.

Così come “quando il bambino gioca in spiaggia è buona cosa fargli indossare un cappellino, a patto però che sia molto leggero, meglio se di paglia bucherellato. Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi l a testa”. Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino . Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.

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