Resistere alla tentazione del cioccolato è impossibile, soprattutto con l’arrivo dell’autunno, quando il desiderio di un dolce “cioccolatoso” o di una cioccolata calda si fa più forte. Tuttavia, molte persone non possono consumare cioccolato a causa di intolleranze o dell'alto contenuto calorico.

Alternative al Cioccolato: La Carruba
Se si desidera sostituire il cacao con un altro alimento, la carruba è un'ottima opzione. Questa ha proprietà nutrienti, poche calorie e non contiene sostanze psicoattive. Ricorda il gusto e il colore del cioccolato, ma è più dolce del cacao amaro in polvere.
Ecco a voi l’alternativa: il cioccolato di carruba. Se avete delle ricette con il cacao in polvere potete modificarle utilizzando la stessa quantità di farina di polpa di carruba e il gioco è fatto! In questo modo si possono realizzare anche le barrette di cioccolato di carruba.
Cosa sappiamo della carruba
Somiglia al baccello dei fagioli, all’interno contiene semi e ha un colore bruno intenso. È il frutto dell’albero di carrubo, arbusto longevo che può vivere fino a 500 anni. Dalla carruba si possono ottenere: una farina della polpa, essiccandola; una farina di semi dalla loro tostatura e macinazione; infine uno sciroppo che viene utilizzato per addolcire piatti o bevande.
La carruba è un concentrato di salute perché ha proprietà antiossidanti, è un probiotico che disinfetta l’intestino riequilibrando la flora batterica. Contiene vitamine del gruppo A e B, magnesio, potassio e ferro. È un alimento privo di glutine, quindi perfetto per i celiaci.
La farina di carruba in cucina è un ottimo addensante naturale per creme dolci, salse, confetture, gelati e vellutate. Per non alterarne il gusto e le caratteristiche è importante conservarla all’interno di un barattolo di vetro ermetico al riparo dalla luce.

Ricette con la carruba
Avete voglia di una crema di cioccolato di carruba su una fetta di pane? Per farla occorrono 60 grammi di zucchero di canna, 150 grammi di nocciole sbucciate che farete tostare in forno per 10 minuti a 170 gradi e poi acqua e farina di carruba a piacere.
Fate raffreddare le nocciole mettendole quindi nel frullatore con lo zucchero, aggiungendo acqua quanto basta fino a ottenere una consistenza cremosa. Per ultimo aggiungete la farina di carruba continuando a frullare.
E la cioccolata calda? Con la farina di carruba si può ottenere una deliziosa bevanda calda e profumata mettendo in un pentolino 2 cucchiai di farina di carruba, 1 cucchiaio di farina, 2 cucchiai di zucchero di canna e aggiungendo 250 ml di latte soia mescolando lentamente.
Una volta ottenuto un composto liscio accendete il fuoco e mescolate fino a raggiungere il bollore.
Intolleranza al Cioccolato: Sintomi e Diagnosi
Sembra incredibile ma esiste anche l’intolleranza al cioccolato. Tra tutte le intolleranze alimentari quella al cioccolato è una delle più temute, soprattutto dai più golosi che potrebbero essere privati da un giorno all’altro dell’amata tavoletta.
L’ intolleranza al cioccolato come si manifesta? Per quanto rara, tuttavia, l’intolleranza al cioccolato esiste e per questo è necessario trattarla. È una condizione di malessere causata da una specifica molecola, la feniletilamina.
I sintomi dell’intolleranza al cioccolato appaiono in modo repentino, sono tanti e diversi e in alcuni casi possono essere così gravi da richiedere un intervento medico urgente. I sintomi più diffusi comprendono emicrania, mal di testa, cefalea, eruzioni cutanee di vario genere come orticaria, rossore della pelle, bruciore e prurito, oltre al calo della pressione sanguigna e dunque senso di stanchezza e spossatezza.
In alcuni casi, rari per fortuna, l’intolleranza al cioccolato può causare anche problematiche neurologiche. Dopo aver ingerito cioccolato, compaiono sintomi come confusione mentale e ansietà, irrequietezza e insonnia, ma anche mal di testa e incapacità di pensare con lucidità. Sono tutti effetti che indicano che il corpo sta reagendo male all’assunzione del cioccolato.
I sintomi dell’intolleranza al cioccolato sono talmente vari e generici che non è facile riconoscere la causa; del resto è un problema comune a tutte le intolleranze alimentari. Di tanto in tanto emergono sintomi strani, che con maggiore difficoltà vengono ricondotti all’intolleranza al cioccolato.
Alcuni intolleranti, infatti starnutiscono, o meglio vengono colti da un eccesso di starnuti nei momenti successivi all’ingerimento di cioccolato. Spesso, in concomitanza, emergono sintomi respiratori blandi ma fastidiosi, come la rinorrea, ovvero la sensazione di avere il naso tappato e che cola.
Conoscere questa sintomatologia è importante per far scattare i giusti campanelli d'allarme, quando necessario. Perché l’intolleranza al cioccolato può dare anche starnuti e problemi al naso? Il motivo è semplice ed è da ricercare nella feniletilamina, una sostanza che causa l’intolleranza e vanta proprietà vasoattive.
Se pensate di essere intolleranti al cioccolato, rivolgetevi subito al medico per una diagnosi e concordate insieme una cura. Il fai da te è sempre sconsigliato in medicina, e le intolleranze alimentari non fanno eccezione. Anzi, proprio in virtù della genericità dei sintomi, chi ne è affetto tende ad agire secondo pregiudizi, convinzione erronee e credenze rassicuranti.
Per concludere questo piccolo excursus sull’intolleranza al cioccolato, è bene sgomberare il campo da alcuni dubbi e operare una distinzione tra intolleranza e allergia al cioccolato. Spesso si fa confusione tra questi due disturbi, pur manifestando parecchie differenze in termini di meccanismi e di sintomatologia.
L’allergia è un’affezione ben più grave, che coinvolge in modo massiccio il sistema immunitario. Inoltre, genera sintomi spesso molto gravi, che possono finanche porre in serio pericolo chi ne è affetto. Essi vanno ben oltre le reazioni gastrointestinali e cutanee, ma coinvolgono la respirazione.
Chi, da allergico, ingerisce l’allergene, può subire una crisi respiratoria, accompagnata da tosse abbondante e pesante. E’ evidente come, in questo caso, il problema sia più serio. Anche perché può portare allo shock anafilattico e alla morte. Una condizione, questa, che richiede un intervento medico urgente e risolutivo.
L’unica nota positiva è che, in caso di allergia, la diagnosi è molto più semplice, specie se si utilizzano metodi strumentali.
Allergie alla Frutta a Guscio e Cioccolato
Capita, infatti, molto più spesso di essere sensibili a uno degli ingredienti che compongono il dolce che abbiamo mangiato come ad esempio noci, arachidi, soia, latte e coloranti; ingredienti altamente allergizzanti che molto spesso fanno parte di snack e dolci ricoperti al cioccolato che troviamo in commercio.
Tenete presente, però, che anche il cioccolato puro potrebbe comunque contenerne delle tracce di aromi e altre sostanze come mandorle, pistacchi e nocciole e questi possono amplificare la reazione allergica e irritare maggiormente l’organismo. E non dimentichiamoci che il cioccolato contiene un’elevata quantità nichel, perciò è da mangiare con estrema moderazione per chi è intollerante.
Infatti, in Italia, secondo un’indagine proposta da GFK Food&Bev nel 2016, sarebbero circa 984 mila le famiglie italiane che presentano almeno un componente con un’intolleranza a questi frutti, seconda solo a quella al lattosio (circa 1,8 milioni di famiglie).
Secondo un’altra indagine telefonica eseguita nel 2014 sulla popolazione adulta europea dal Ministero della Salute, invece, circa il 9,7% della popolazione soffre di una vera e propria allergia alla frutta a guscio. C’è chi è allergico a uno solo di questi frutti, altri invece manifestano reazioni allergiche a più di una varietà.
A quanto pare, circa il 3% della popolazione adulta italiana ha messo al bando non solo molluschi, ma anche frutta con guscio: le varietà esistenti sono così numerose che spesso è difficile capire esattamente da quali di queste sia scatenata la reazione allergica.
Generalmente, i principali sintomi sono: disturbi gastrointestinali (come vomito, diarrea, gonfiore addominale) e manifestazioni cutanee (come orticaria e prurito al naso e agli occhi). A queste manifestazioni sicuramente fastidiose, ma abbastanza innocue, se ne aggiungono alcune più gravi, come lo shock anafilattico, che causa formicolio, gonfiore improvviso alla bocca e alla gola con conseguente difficoltà respiratoria e svenimenti, per cui non è da sottovalutare.
Se da una parte si può evitare di mangiare la frutta secca così com’è, dall’altra, riuscire a evitarla negli alimenti di produzione industriale è pressoché impossibile. La prima regola è: occhio all’etichetta! Infatti, la frutta a guscio è quasi sempre presente in tutti i prodotti industriali, anche solo in minima traccia.
Non basta stare lontani, quindi, da prodotti come cereali o muesli, ma occorre fare attenzione anche dalle merendine o barrette che, pur non essendo al gusto di qualche specifico frutto a guscio, possono contenere contaminazioni e “possibili tracce”- sotto forma di farina o di residui - tali da scatenare una reazione allergica.
Purtroppo, sono poche le aziende - almeno in Italia - in grado di garantire l’assenza di frutta a guscio. Quasi tutte i produttori di cioccolato riportano sulle etichette “può contenere tracce di…” riferendosi alla frutta a guscio per tutelarsi dai possibili rischi, non perché effettivamente le contengano, ma perché i macchinari di produzione per i diversi tipi di prodotti sono gli stessi e, anche se puliti, è possibile una contaminazione.
Alcune delle ditte italiane produttrici di cioccolato, pur non escludendo in maniera assoluta una contaminazione, garantiscono un’accurata pulizia degli stampi che ridurrebbe a quantità infinitesimali le tracce di frutta secca. Purtroppo, le possibilità non sono molte, ma continueremo a tenere controllare le etichette.
In realtà, come abbiamo sottolineato prima, più che una vera e propria intolleranza, spesso si tratta di reazioni legate ad altri fattori come l’allergia ad ingredienti specifici, la presenza di lattosio, l’eccesso di zuccheri o la sensibilità a minerali o metalli pesanti.
È noto, ad esempio, che nel cioccolato c’è il nichel, un metallo che può provocare dermatite da contatto in soggetti sensibili. Questa composizione lo rende un alimento potenzialmente problematico per chi soffre di intolleranza al lattosio. L’allergia al cioccolato, più precisamente al cacao, è molto rara.
Il Nichel nel Cioccolato e Alternative
Il nichel è un oligoelemento molto presente negli alimenti, nel terreno, nell’aria e nell’acqua, inoltre è utilizzato per la produzione di acciaio inox dal quale si fabbricano apparecchiature come i tegami utilizzati per cucinare; è un componente che troviamo anche nei coloranti per oggetti di vetro spesso utilizzati come contenitori alimentari quindi si rende necessaria massima attenzione anche alla metodologia di cottura e alla conservazione degli alimenti.
Nello specifico diversi alimenti contengono nickel alcuni tra l'altro sono particolarmente ricchi perché viene trasmesso dai contenitori in cui sono conservati. Per rispondere alla sua domanda vorrei partire da un dato legato all'introito medio ammesso e ingerito con la dieta pari a 0.3-0,6 milligrammi al giorno, il fabbisogno giornaliero si aggira intorno ai 0.025- 0,035 milligrammi per i bisogni biochimici del nostro organismo; premesso questo si rende quindi necessaria una valutazione legata al suo introito e al suo fabbisogno.
Questo oligoelemento è fortemente accentuato nei vegetali ed è notevolmente presente rispetto ai prodotti animali proprio perché questi prodotti sono fortemente influenzati dalle concentrazioni presenti nel terreno, ovviamente è strettamente legata al luogo, al terreno e alla stagione, infatti vi è aumento della concentrazione in primavera e in autunno rispetto alle altre stagioni, ne consegue che l'assunzione dietetica giornaliera cambia a seconda della quantità del consumo di vegetali rispetto a quelli di origine animale.
Come correttamente riportato dai miei colleghi, il cioccolato bianco non contiene cacao e quindi in teoria non dovrebbe contenere nichel. Tenga in considerazione però che, data l'elevata contaminazione, non esistono alimenti che si possono definire totalmente privi di nichel, quindi bisognerebbe valutare la sua soglia di tolleranza.
Il cioccolato bianco non contiene pasta di cacao, quindi potrebbe essere più tollerabile rispetto al cioccolato fondente o al latte. Tuttavia, contiene burro di cacao, che potrebbe comunque avere tracce di nichel, anche se in quantità inferiori rispetto alla pasta di cacao. Per ridurre il rischio, è meglio scegliere cioccolato bianco di alta qualità, con pochi ingredienti, come burro di cacao, latte, zucchero e vaniglia, evitando prodotti con aromi artificiali o emulsionanti come la lecitina di soia.
Se vuoi essere ancora più sicura, potresti optare per cioccolato bianco artigianale con ingredienti selezionati.
Molte persone sono ancora convinte dell’esistenza di cibi “naturalmente cattivi”. Il cacao è spesso considerato un possibile nemico a causa del suo contenuto di nichel ma oggi, la funzione stessa del nichel nei cibi e il suo possibile ruolo nella salute umana sono radicalmente cambiati ed è certo che la reattività a un alimento che contiene nichel dipende anche da molti altri aspetti.
Il nichel in sé stesso è un minerale naturalmente presente nell’organismo (ogni molecola di emoglobina ne contiene un po’), e la sua presenza nei cibi può fa bene (ad esempio a chi abbia problemi di anemia) o anche dare fastidio in alcuni casi di dermatite da contatto o nel caso di disidrosi.
Inoltre si è capito che in molti casi il consumo di alimenti che contengono nichel (come pomodori e spinaci) scatena reazioni sistemiche e generali sulla pelle e nell’intero organismo, generando quei sintomi classificati come SNAS o Sindrome da Reazione Sistemica al nichel.
Fino a qui le notizie cattive, perché si è potuto riconoscere grazie alla esperienza clinica che sebbene nocciole, mandorle e pomodori contengano molto nichel, il loro uso diventa possibile senza riceverne danno appena una persona inizia a disintossicarsene.
Si deve quindi distinguere tra la presenza di nichel in un alimento e i suoi possibili effetti, che possono dipendere da molti altri aspetti. Un recentissimo studio, pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, relativo alla reattività nei confronti di alcune sostanze che contengono nichel, come le mandorle, ha concluso indicando come responsabile della reazione non tanto la mandorla in sé, ma il fatto che fosse stata tostata nella sua preparazione con la formazione di sostanze diverse, come quelle che si generano per la reazione di Mallard che rende colorate le superfici di alcuni cibi (come avviene appunto per i semi oleosi arrostiti) e che accentuano la produzione di anticorpi contro il cibo stesso.
Una mandorla seccata può non dare fastidio (nonostante il nichel che contiene), ma la sua preparazione “roasted” può portare a una reazione molto intensa verso quel cibo (Chinthrajah RS et al, J Allergy Clin Immunol. 2016 Apr;137(4):984-97.).
Negli ultimi anni, grazie alla pratica clinica diretta, si sta comprendendo che quando l’organismo reagisce al nichel contenuto in un cibo, questo dipende dal contatto con metalli pesanti anche di altro tipo. In pratica, il nichel contenuto in un frutto reagisce molto di più nell’organismo se è affiancato da altri metalli pesanti come il cadmio o il cromo, indicatori di una possibile contaminazione dei terreni o di un eccessivo sfruttamento degli stessi con fertilizzanti chimici.
Una coltivazione etica e responsabile può quindi essere il punto di partenza per fornire cacao che contenga naturalmente nichel ma che non contenga Cadmio, Cromo e Arsenico come residui di contaminazione ambientale. In quel caso anche il nichel contenuto, che è meno del previsto, può non dare fastidio.
Inoltre uno studio del 2015 ha verificato differenze tra la coltivazione tradizionale del cacao a secco e quella intensiva, con irrigazione, che porta ad un contenuto anche doppio di nichel nel prodotto finale.
Quando una nuova cultura produttiva o le capacità di nutrirsi scegliendo per la qualità diventeranno più diffuse e sarà evidente anche sul piano sociale che prendersi cura del cioccolato lo rende diverso dal vecchio fatto con grassi potenzialmente inquinati, ecco che il nichel tornerà accettabile mentre la scarsa qualità dei grassi no.
Questo porterà anche alla presenza di un ridotto quantitativo di nichel negli alimenti ma quel nichel avrà sempre minore possibilità di reagire in individui sensibili, proponendo una reattività clinica molto ridotta, simile a quella di noci e mandorle biologiche.
Per chi vuole semplificare la gestione delle proprie restrizioni alimentari, esistono strumenti innovativi come MyCIA e la Carta d’Identità Alimentare.MyCIA è un’applicazione che permette di creare un profilo personale indicando intolleranze, allergie e preferenze.

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