Il celebre dipinto "Le Due Dame Veneziane" di Vittore Carpaccio, databile tra il 1490 e il 1495, è un'opera ricca di riferimenti simbolici che alludono a virtù, fedeltà coniugale e nobiltà sociale. In passato noto come "Cortigiane", titolo derivatogli dalla letteratura romantica, il dipinto è oggi interpretato come la raffigurazione di due dame in attesa del ritorno dei mariti dalla caccia in laguna, come conferma il legame con la "Caccia in laguna" oggi al Getty Museum di Los Angeles.

Le Due Dame di Carpaccio
Simbolismo e Allegoria
A sottolineare la virtù delle due signore vi sono molti elementi simbolici:
- Le perle al collo della più giovane indicano rigorosa osservanza delle regole matrimoniali e condizione sociale elevata.
- Il candido fazzoletto è segno di purezza.
- Le tortore sono simboli di pudicizia.
- La femmina di pavone è simbolo di concordia coniugale.
- I cani sono simboli di fedeltà e vigilanza, di cui si fa garante la donna più matura, somigliantissima alla giovane, e quindi forse madre o sorella maggiore.
- Il mirto e l’arancia sono elementi solitamente connessi alla Vergine Maria.
In più, si aggiunga lo stemma sul vaso, non ancora esattamente identificato. Dunque, tutto ciò chiarisce finalmente che il soggetto rappresenta due dame, certo alquanto annoiate, in attesa del rientro dalla caccia dei rispettivi consorti.
Possiamo affermare infatti che nessuna delle presenze - animali, vegetali o inanimate - è posta a caso nel dipinto: la raffinata cultura tardo-medievale e umanistica di questo periodo era intessuta di simbologie e allegorie; in pittura nulla era concepito e raffigurato casualmente: ogni oggetto, animale, forma, segno aveva una sua ragione ed esprimeva un concetto o un messaggio, rinviava cioè a un insieme di saperi e di valori rappresentati simbolicamente. Anche nel caso delle Dame vale questo principio.
Gli oggetti, gli animali, le piante fanno riferimento più o meno esplicito e più o meno facilmente decifrabile a una chiara allegoria morale: così i cani, da sempre simbolo di fedeltà, rinviano alla fedeltà tra gli sposi; le tortore fin dall’antichità classica sono utilizzate per rappresentare il legame coniugale e la fertilità del matrimonio; l’alberello di mirto sopra la balaustra sulla destra, rappresenta anch’esso sia nel mondo pagano che in quello cristiano un riferimento coniugale e per di più, sacro a Venere, è un riferimento all’amore e alla riproduzione.
Anche l’arancia sulla balaustra e il giglio (tagliato) nel vaso rinviano alla verginità e all’amore coniugale, così come la femmina del pavone che è simbolo esplicito della fecondità della sposa. Più complessa la figura del pappagallo che, nella sua caratteristica di essere capace di ‘parlare’ sa ripetere il nome dell’amato lontano e saprebbe, per di più, formulare parole di devozione religiosa.
Quindi: amore coniugale, purezza, resistenza alle tentazioni dei sensi, omaggio ai frutti del matrimonio e dominio delle passioni disordinate; tutto questo ci fa chiaramente intendere che il dipinto apparteneva (portella di un armadio o pannello di un paravento o imposta interna) a un arredamento di camera nuziale che, quindi, del matrimonio (e della sposa in particolare) ricordava ed esaltava virtù, pregi e caratteri.
La casa, le stanze destinate alle donne in particolare, sono il luogo nel quale le virtù femminili si manifestano e sono riconosciute; in questi spazi l’universo femminile ha modo di affermarsi e di esercitare il suo ruolo e il suo potere, ma in questi spazi la donna è anche in qualche modo limitata e prigioniera.
Le dame veneziane - Carpaccio
La Storia dell'Opera
La storia dell’arte presenta altri esempi di quadri mutili. Questa sorte è toccata ad una tavola del Carpaccio, smembrata in due parti che hanno dato vita ad altrettante opere distinte, le "Due dame" e la "Caccia in valle". A metà degli anni 90, in occasione del restauro di entrambi i pannelli si è avuta conferma di quella che, fino a quel momento, era stata solo una supposizione degli studiosi.
La mostra tenutasi a Palazzo Grassi nel 1999 ha finalmente dato l’opportunità di poter rivedere le due tavole riunite nella visione originaria, prima del crudele taglio, che, credo per facilitarne la vendita, fu operato, nel susseguirsi dei proprietari. L’insieme raddoppia lo stupore e dà senso compiuto al racconto.
Dietro le due donne di età diverse ma somiglianti, forse madre e figlia, oppure sorelle, si apre un paesaggio lagunare ove alcuni personaggi in barca, probabilmente i loro familiari, sono intenti insieme ai servitori in una battuta di caccia ai volatili sotto un cielo di cristallo.
Rimangono da ricostruire le vicende che hanno portato il dipinto ad essere diviso in due e a seguire differenti strade collezionistiche. Sappiamo per certo che nella seconda metà del XVIII secolo la separazione era già stata compiuta: troviamo infatti la sola Caccia (già nelle dimensioni attuali e attribuita senza esitazioni a Vittore Carpaccio) citata nel catalogo di una raccolta veneziana, quella del raffinato letterato ed esperto e mercante d’arte Francesco Algarotti e di suo fratello Bonomo.
Questa collezione fu interamente venduta a fine secolo XVIII; fu allora che la Caccia entrò in proprietà di un celebre personaggio francese: il cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone Bonaparte che aveva messo assieme, grazie alla sua elevatissima posizione nell’Europa napoleonica e alle sue conoscenze, una sterminata raccolta d’arte; morto il Cardinale (1839) l’opera passò per varie mani fino a quelle di un altro collezionista, a Roma, e poi dell’antiquario presso il quale fu casualmente trovata nel 1944.
Le prime notizie delle Due Dame risalgono invece al 1830, quando sono registrate nel catalogo delle collezioni lasciate da Teodoro Correr alla città di Venezia perché diventassero il primo e ricchissimo nucleo dei musei cittadini. E nella casa di Teodoro Correr, come abbiamo all’inizio ricordato, le possiamo ‘vedere’, le nostre Dame, in uno dei fogli di un album che documenta diligentemente parete per parete tutti i dipinti posseduti dal Correr al momento della sua morte.
Non disponiamo di documentazione coeva circa l’acquisto delle Due Dame da parte del Correr, ma da vari indizi sappiamo che egli ebbe a comperare opere, anche importanti, dalla collezione dei fratelli Algarotti nel cui catalogo, come si ricorderà, è registrata la presenza della Caccia ma non quella delle Dame.

Caccia in laguna
Il Contesto Artistico Veneziano
Nel primo Quattrocento, a Venezia, la cultura figurativa di matrice bizantina rimane patrimonio di pittori ormai attardati, mentre l’espansione della città nell’entroterra favorisce contatti e scambi con altre capitali italiane ed europee. Nel cantiere di Palazzo Ducale operano artisti come Gentile da Fabriano, Michelino da Besozzo e Pisanello, che contribuiscono in modo determinante all’introduzione del Gotico Internazionale.
Figura centrale è Michele Giambono, pittore e mosaicista. Altro protagonista è Jacobello del Fiore, autore di immagini di intensa raffinatezza decorativa e dolcezza espressiva. Il percorso prosegue con la ricca collezione di pittori fiamminghi del XV secolo, che testimonia l’intensità dei rapporti tra Venezia e il Nord Europa.
La presenza di Antonello da Messina, attivo a Venezia tra il 1474 e il 1476, fu determinante per l’avvio della pittura rinascimentale veneziana. Il panorama pittorico veneziano del Quattrocento ha dei protagonisti di prima grandezza nei pittori della famiglia Bellini: Jacopo introduce a Venezia suggestioni rinascimentali maturate tra Firenze e l’Italia centrale, mentre Gentile si afferma come raffinato ritrattista della Serenissima.
L'Eredità di Carpaccio
Ciò che divenne Canaletto nel 1700, Carpaccio lo era (a suo modo) tre secoli prima. Le migliori opere del Carpaccio sono quelle ricche di ambientazioni dell’epoca. Venezia affolla gli sfondi delle sue scene sacre, così come quelle che immortalano la sua quotidianità. Il nostro autore doveva avere un ottimo spirito di osservazione, nonché una conoscenza approfondita delle tradizioni e delle simbologie di tutti quei popoli che affollavano gli angoli della Laguna.
Il critico Argan descrive la pittura carpaccesca come un qualcosa che “vede e comunica ciò che si vede”. Uno stile descrittivo, narrativo, che non insegna a pregare, ma restituisce un racconto della quotidianità veneziana di fine Quattrocento, unendo elementi reali, fantastici e orientali.
Il "Carpaccio" Culinario
Chiariamolo subito: il celebre piatto denominato “Carpaccio” deriva proprio da questo artista veneziano. Nel 1950, Giuseppe Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar di Venezia, inventò questo secondo a base di carne cruda, ispirandosi a un quadro del Carpaccio. Sosteneva che il suo colore rosso-violaceo ricordasse molto le tinte delle opere del piittore in questione.
In conclusione, "Le Due Dame" di Vittore Carpaccio rimangono un'opera enigmatica e affascinante, un tesoro della pittura veneziana che continua a incantare e a stimolare nuove interpretazioni.