Il caso del locale "Don Panino" di Vienna ha sollevato un'ondata di polemiche a livello internazionale, aprendo un dibattito sull'uso dell'immagine della mafia per scopi commerciali. Un pub viennese ha utilizzato i nomi di boss mafiosi e di eroi antimafia, vittime di Cosa Nostra, per pubblicizzare i suoi panini.
Le denominazioni dei panini, come "Don Greco", "Don Buscetta", "Don Corleone", "Don Mori", "Don Falcone" e "Don Peppino", hanno suscitato indignazione e sconcerto. In particolare, il riferimento a Peppino Impastato, che attaccava la cosca di Don Tano Badalamenti da una radio privata, ha destato particolare scalpore. Impastato fu ucciso con una bomba in un attentato simulato, un delitto di mafia.
Nella descrizione del menù si leggeva: "Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue".
L'idea dei panini-mafia cult è nata nell'estate del 2009 a Marco e Julia Marchetta, a casa nel Sud Italia. Entrambi avevano una fame enorme e nessuna voglia della cucina del luogo. Fast food o pizza non erano in questione. Vivendo in Austria, entrambi avevano una fame enorme e nessuna voglia della cucina austriaca.
Gli internauti hanno espresso il loro dissenso sulla pagina del social network, insultando i due: "Vergogna, Schande! Shame! Offendete la memoria dei caduti come Giovanni Falcone e tutto il movimento antimafia, il vostro menù pseudo umoristico può far ridere solo gente idiota e/o di merda", ha scritto ad esempio Dario.
Danilo Sulis, presidente di Radio 100 passi, chiede “l’immediato intervento” del ministro degli Esteri, Emma Bonino sulle autorità austriache, ritenendo l’episodio gravissimo e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo.
Sulis aggiunge: “Temiamo che non si tratti, come supposto da alcuni giornali, di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film ‘Il Padrino‘ lo abbiamo già visto anche in Germania in alcuni locali spesso gestiti da italiani”.
Il ministro degli Esteri Bonino è intervenuta nella questione, istruendo l’incaricato d’affari dell’Ambasciata italiana a Vienna ad intervenire sul caso presso le autorità austriache. Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando è intervenuto, chiedendo di ”non infangare la memoria delle vittime della lotta alla mafia”.
I parlamentari del Pd Michele Anzaldi, Laura Cantini ed Ernesto Magorno hanno segnalato il caso al governo ed al Presidente del Senato Pietro Grasso, giudicando “imbarazzante il silenzio del governo sulla vicenda”.
Secondo alcune verifiche dell'Ansa, il locale risulta chiuso da due mesi. Un residente dell’edificio in cui si trova il locale ha raccontato: “Non vedo più nessuno già da due mesi, forse si sono trasferiti. Vendevano prodotti italiani e panini, consegnandoli anche a domicilio".
Operazione Pizza Connection.divx
Il patron Arrigo Cipriani ha spiegato che probabilmente il locale importava prodotti del suo marchio. E' diventato un caso diplomatico internazionale l'utilizzo da parte del locale 'Don Panino' di Vienna di nomi delle vittime di Cosa nostra per la vendita di alcuni sandwich.
Un'iniziativa di cattivo gusto, bollata come "volgare e blasfema" dalla sorella del magistrato Maria Falcone, che ha innescato una rovente polemica con interventi di esponenti politici e associazioni antimafia. La vicenda ha scatenato egualmente una pioggia di reazioni, fino ad approdare negli uffici della Farnesina.
Sulla bacheca Fb del pub, dopo l'avvio di due petizioni online, fioccano gli insulti, le proteste e persino l'idea di boicottare viaggi in Austria.
Il locale 'Don Panino', che strizzava l'occhio allo stereotipo della mafia con coppola e lupara anche nei cartelloni pubblicitari, era già chiuso prima della petizione, "ma il menù - sottolinea Federico - è ancora presente su tutti i siti di consegna a domicilio di Vienna lieferservice.at, willessen.at, mjam.at.
Paolo Federico, originario della provincia di Napoli, vive da quattro anni a Vienna, dove lavora come “research assistant” presso la Facoltà di Informatica della Technische Universität Wien. “Qualche accenno di malumore si è registrato tra noi per come alcuni media italiani hanno rilanciato la notizia, tacendo il fatto che i proprietari di Don Panino fossero di origine italiana, come invece correttamente riportato da Panorama, peraltro il primo a pubblicare la storia della nostra petizione.
“C’è ha obiettato che i panni sporchi si sarebbero dovuti lavare in famiglia, senza interessarne le autorità: idea omertosa e inaccettabile. Altri hanno obiettato che la paninoteca fosse chiusa e quindi la mobilitazione fosse inutile. Ne eravamo in parte al corrente.
Il menu era ben visibile sul sito donpanino-wien.at (che è stato oscurato nel fine settimana n.d.r.) nonché sui portali di consegne a domicilio: lieferservice.at, mjam.at, willessen.at ed è rimasto visibile online fino a sabato.
“Come già scritto nella nostra petizione” precisa il ricercatore, “solo a Vienna si trovano tantissimi esempi di uso del marchio mafia/camorra, già citati anche su Panorama, ovvero due Pizzerie Camorra, una Pizzeria Mafiosi, due pizzerie Al Capone. Una catena di saloni di parrucchiere Haarmafia, la mafia dei capelli”.
“Capisco che si possa scherzare su Al Capone o su storie lontane da noi nello spazio e nel tempo” osserva il ricercatore, “ma la mafia siciliana, con vittime recenti e processi importanti ancora in corso, è una ferita aperta e non può diventare oggetto di ironia e propaganda pubblicitaria.
Il Presidente della Regione Sicilia e Sindaco di tutti i siciliani, Rosario Crocetta, Sonny Foschino, presidente dell’Ass. La società civile deve indignarsi. Indignarsi in maniera decisa e convinta quando la memoria degli emblemi laici martiri della lotta la cancro mafioso viene banalizzata, calunniata e martoriata per sporchi fini e interessi.
Per cui Giovanni Falcone sarebbe diventato il panino «Don Falcone» omaggiato con aglio pesto, insalata iceberg, salsiccia grossa di maiale e grana.
Noi gridiamo con forza che i siciliani, gli italiani onesti a questo gioco non ci stanno più.
Dopo la notizia data da Panorama diventa sempre più grande la polemica sul locale di Vienna “I promotori della petizione sono soddisfatti per l’interessamento dell’opinione pubblica italiana e della stampa”.
Difficilmente il trasloco annunciato da Don Panino a questo punto diventerà effettivo. E se qualche mese fa il locale lavorava solo con servizio a domicilio, da un paio di mesi anche le consegne erano sospese.
“In Italia ne stanno facendo un caso “internazionale” e la gente si sta indignando in questo modo solo perchè crede che i soliti crucchi se la stiano spassando sui morti di mafia, quando invece questi locali sono in mano ad italiani di primissima emigrazione” scrive Andu Taras.
Nel mondo sono numerosi i ristoranti di cucina italiana che, per contraddistinguersi dagli altri ristoranti e per attirare i clienti, portano nomi che si rifanno al mondo mafioso. I ristoranti con nomi quali “Cosa Nostra”, “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia”, “Mafia Pizza” sono presenti ad esempio a Vienna, a Newport negli Stati Uniti, a Palma de Maiorca, come a Ohrid in Macedonia.
Sempre a Vienna è possibile pranzare e cenare da “don Panino” un locale ispirato al mondo della mafia. Questo pub, davvero di pessimo gusto, accomuna semplici panini a nomi importanti della storia italiana ridicolizzandoli.
Questi fatti sono gravissimi e hanno fatto bene ad intervenire le autorità diplomatiche italiane. Questi ristoranti pubblicizzano in maniera esplicita la mafia, facendola passare come se fosse una cosa positiva. Come se essere mafioso fosse un vanto.
Questi tipi di ristoranti associano alla mafia elementi in sé positivi come il rispetto della famiglia, delle regole e il coraggio mitizzando così l’organizzazione criminale siciliana oltre ad offrire un’immagine all’estero distorta e denigratoria del nostro Paese.
Le autorità pubbliche italiane dovrebbero intervenire anche per una catena di ristoranti in Spagna dal nome “La Mafia se sienta a la mesa” ovvero “La Mafia si siede a tavola”. Questa catena di ristoranti è presente nella penisola iberica con più di 35 ristoranti.
All’interno di questi locali viene ricreato un vero e proprio ambiente mafioso con immagini raffiguranti Al Capone e chiari riferimenti al film “Il Padrino”.
Questi ristoranti che pubblicizzano la mafia e ne offrono un’immagine positiva si inseriscono in una categoria più grande che ho definito il “Brand della Mafia”. Il Brand della Mafia è infatti composto da tutti quei settori che per scopi di marketing sfruttano, soprattutto all’estero, l’immagine conosciuta della mafia per attirare i clienti e aumentare le vendite.
Questi settori comprendono il cinema, la televisione, i videogiochi, la musica e la moda.
Così facendo si alimenta all’estero uno stereotipo che purtroppo ci contraddistingue da anni, quello dell’italiano mafioso. Come italiano mi sento davvero offeso ogni volta che sento il nome del mio Paese associato a quello della mafia.
Ci s'indigna per il "Don Panino" viennese ma si tace per il Padrino ostentato in Italia, si denunciano le violenze all'estero ma si tace la repressione italica.
Son passati 372 anni ma son parole di oggi. Tacere è una delle più subdole, ipocrite e vigliacche complicità all'arroganza, alla violenza, alla prepotenza, del Potere.
In tempi moderni è nata anche una variante: il tacere parziale. Si parla o si rimane muti a comando, a convenienza. Per lavarsi la coscienza e tentare di mantenere la propria parvenza di coscienza, parafrasando Dé Andre, si fa finta di cantare per l'Amazzonia ma si guarda sempre alla pecunia.
Le mafie possono prosperare solo col tacere degli onesti, con la complicità delle "anime candide", con chi si ricorda dei "martiri dell'antimafia" nei giorni degli anniversari ma il giorno dopo, così come quello prima, tace e si rende complice della prepotenza e dei criminali affari delle mafie.
Qualche solerte giornalista è andato oltre, e con raro fiuto investigativo, ci ha raccontato di un ristorante in Argentina a sua volta inneggiante alla mafia. Ma di voci indignate contro questo commerciale ostentare la convivenza con le mafie e i loro sporchi affari se ne sentono meno che poche.
Ed infatti non ci hanno raccontato l'altro tratto comune tra il pub viennese e il ristorante argentino: il nazionalismo non c'entra nulla, gli ideatori di questi due locali sono italianissimi, sono figli e figlie dell'Italia del Sud.
Le mafie non si combattono con le belle parole, con le cerimonie di un momento. Si combattono con l'impegno quotidiano, si combattono togliendo le mani dalle tasche e alzando tutte le dita delle due mani, rifiutando di tacere, urlando, gridando.
Domandiamoci quanti e quante lo pensano ancora oggi in Italia.
In questo contesto complesso, è fondamentale analizzare come l'immagine della mafia viene percepita e utilizzata all'estero, e quali azioni possono essere intraprese per contrastare la diffusione di stereotipi dannosi e promuovere una corretta informazione sulla realtà della lotta alla mafia in Italia.
Esempi di Ristoranti con Nomi Ispirati alla Mafia nel Mondo
La tabella seguente mostra alcuni esempi di ristoranti che utilizzano nomi ispirati alla mafia in diverse parti del mondo:
| Nome del Ristorante | Località | Note |
|---|---|---|
| Cosa Nostra | Vienna, Austria | Ristorante di cucina italiana |
| Ai Mafiosi | Newport, Stati Uniti | Ristorante di cucina italiana |
| Bella Mafia | Palma de Maiorca, Spagna | Ristorante di cucina italiana |
| Mafia Pizza | Ohrid, Macedonia | Ristorante di cucina italiana |
| La Mafia se sienta a la mesa | Spagna (35+ ristoranti) | Catena di ristoranti con ambiente ispirato al film "Il Padrino" |
| Arte de Mafia | Buenos Aires, Argentina | Ristorante che celebra i boss mafiosi con piatti dedicati |
L'uso di nomi e immagini legate alla mafia per scopi commerciali solleva importanti questioni etiche e culturali, e richiede un'attenta riflessione sulle conseguenze di tale pratica.

Manifestazione contro la mafia