La Storia e il Ritorno delle Bici in Acciaio: Un'Analisi Approfondita con un Focus sulla Salsa Fargo

Oggi parliamo dell'acciaio, materiale che ha fatto la storia della bicicletta e che si è evoluto con essa. Le persone utilizzano bici in acciaio da oltre un secolo anche perché fu l’unica soluzione presente fino a metà degli anni settanta quando furono introdotti i telai in alluminio, preferiti insieme a quelli in carbonio per maggior leggerezza e rigidità, soprattutto in ambito competitivo.

I grandi brand investirono in linee produttive e stampi e, in poco tempo, l’acciaio venne accantonato a discapito di una diffusione veloce e massiccia dei materiali emergenti. Oggi, con la crescita del cicloturismo, del bikepacking e del gravel, le bici in acciaio stanno finalmente tornando in auge.

In Italia abbiamo (avevamo) Columbus, uno dei produttori leader a livello mondiale insieme alla giapponese Tange e all’inglese Reynolds.

Vantaggi e Svantaggi dei Telai in Acciaio

I telai bici acciaio sono i più durevoli: possono sopportare colpi come nessun altro materiale per biciclette. Un telaio in acciaio può essere graffiato profondamente, ammaccato e persino piegato senza perdere l’integrità strutturale. Inoltre, l’acciaio può sopportare un impatto improvviso più forte dell’alluminio senza rompersi poiché è meno fragile. La nostra lega prediletta non si affatica come l’alluminio: ciò significa che il telaio può durare più a lungo senza cedere.

Il motivo è che l’acciaio ha un limite di fatica mentre l’alluminio no: un telaio in acciaio può sopportare sollecitazioni inferiori al limite di fatica un numero infinito di volte senza che il telaio ceda. Dopo anni o decenni di utilizzo il telaio della tua bicicletta prima o poi si romperà, indipendentemente dal materiale di cui è fatto. La differenza tra le varie leghe ed elementi chimici sta però nella possibilità di dar loro una nuova vita: qualsiasi saldatore può riparare un telaio in acciaio. Questa prerogativa è particolarmente importante per i cicloturisti che viaggiano attraverso le aree in via di sviluppo. Non importa in quale parte del mondo tu stia pedalando, perché puoi sempre trovare qualcuno che sappia saldare l’acciaio.

I telai bici acciaio possono sopportare ciclisti e carichi pesanti. I frames hanno un peso massimo consigliato per il fruitore e quelli in lega di ferrosa generalmente possono sostenere un aggravio maggiore rispetto ai telai in alluminio e carbonio.

Una delle caratteristiche meno conosciute è che, su una bici con telaio in acciaio, puoi modificare la spaziatura del mozzo. Se desideri installare un mozzo posteriore leggermente più largo o più stretto, puoi piegare leggermente i foderi per adattarlo. Questo processo è spesso chiamato “cold setting” e Surly, ad esempio l’ha applicato ai propri telai in acciaio col nome di Gnot Boost.

Spesso si sente dire che le bici in acciaio sono più pesanti, ma di quanto? É vero, l’acciaio è il materiale più pesante utilizzato oggi sulle biciclette perché è circa 2,5 volte più denso dell’alluminio e, anche utilizzando tubazioni più sottili visto che è più resistente, il divario di peso rimane. Con lo sviluppo degli ultimi anni il gap è stato notevolmente ridotto rispetto al passato, per cui possiamo dire che, a parità di montaggio, una gravel in carbonio pesa 9 kg (o qualcosina meno) mentre una gravel in acciaio 11,3 kg.

Quindi, se dai importanza a ogni grammo che metti sulla tua bici, ti consigliamo di evitare i telai in acciaio, ma se come noi usi la tua bici per viaggi e divertimento, e non per competizione, allora credo che sia meglio buttare giù qualche chilo in eccesso piuttosto che scegliere una bici più leggera.

Tuttavia, ci sono anche degli svantaggi. Innanzitutto l’acciaio non è rigido come alluminio e carbonio e quando pedali forte il telaio può flettersi lateralmente. In terzo luogo, i telai in acciaio sono meno aerodinamici perché i tubi devono essere rotondi. Questo crea più resistenza al vento che ti rallenta. Riassumendo: con un telaio in acciaio brucerai più energia, pedalerai leggermente più lento e coprirai meno terreno.

Inizialmente i telai in alluminio furono introdotti anche perché erano più economici da produrre in serie, dove gran parte del processo di produzione può essere automatizzato con macchinari. Ciò ha portato a creare biciclette più economiche. Se consideriamo fattori come la quantità di energia per produrre un telaio, la vita media e il fatto che sia riciclabile all’infinito, possiamo affermare che l’acciaio al momento sia il materiale più sostenibile sul mercato.

Il telaio di una bici comoda non dovrebbe essere particolarmente rigido, ma piuttosto mostrare una certa flessibilità, questo per smorzare le vibrazioni e assorbire gli urti trasmessi dal terreno garantendo una guida più fluida e confortevole. Molti ciclisti ritengono che un telaio in acciaio sia più comodo di uno in alluminio poiché si flette maggiormente. A nostro avviso questa osservazione non tiene conto della flessibilità della forcella. In situazioni di terreno sconnesso le forcelle in acciaio flettono così tanto verticalmente che capita di notare il fenomeno anche ad occhio nudo: questo senza dubbio aiuta ad assorbire urti e vibrazioni e a migliorare il comfort di guida.

La Salsa Fargo: Un'Icona nel Mondo del Bikepacking

L’acciaio sta vivendo un grande ritorno grazie alla crescita e diffusione delle bici d’avventura, che siano Gravel in acciaio, MTB o bici da cicloturismo. La predisposizione a cercare il comfort di guida invece che la performance trova nell’acciaio una valida soluzione. Inoltre si esalta la customizzazione poiché la produzione è in mano ad artigiani e ad aziende di piccole dimensioni che propongono spesso e volentieri solo il telaio invece che la bici completa.

Volevamo iniziare in grande stile questo 2024? Correva l’anno 2017 quando la Salsa Fargo in acciaio sostituiva la mitica Deadwood nella gamma adventure tra le drop-bar di Salsa, anche se in verità il modello esiste dal lontano 2008. Nel suo stato attuale, Salsa Fargo è la più famosa tra le drop-bar off-road touring bike.

Però ribadire le caratteristiche di questo mezzo non fa male: Salsa Fargo 2024 è progettata come mountain bike con manubrio drop (espressione che ha sempre fatto rabbrividire i puristi ma che ora è la regola normalizzata nel mondo delle gravel e monstercross), ottimizzata per adattarsi ai manubri Salsa Woodchipper o Cowchipper, in grado di gestire qualsiasi cosa, dai percorsi tecnici singletrack, ai double track, ghiaia e occasionali strade asfaltate.

Una caratteristica poco usata ma molto utile è la presenza dei forcellini Alternator, 1.5 in questo caso. E che fa, sto portento? Questa misura è molto importante per definire la maneggevolezza e la stabilità della bici: con un carro corto (poca distanza tra perno ruota posteriore e perno pedivelle) sposti il baricentro più vicino alla ruota posteriore e agevola i cambi di direzione e la risposta in passaggi tecnici, mentre con un carro lungo (tanta distanza tra perno ruota posteriore e perno pedivelle) rendi il peso più centrale, la bici più stabile in velocità e più facile da guidare quando si viaggia carichi.

Siamo nel decennio delle 29″, l’evoluzione inarrestabile alimentata da idee create dalle esigenze più disparate aprivano nuovi filoni di esplorazione per Pro-M. Quando importò la prima fat bike, la Pugsley, Gianni aveva visto nei due marchi gemelli Salsa Cycles e Surley due produttori che avevano le caratteristiche che da sempre contraddistinguevano le scelte di Pro-M: prodotti fuori dal coro, con una loro specifica visione.

LE MIE BICICLETTE: dalla Bianchi Ragno alla Salsa Fargo

La Storia di Salsa Cycles e Ross Shafer

Salsa Cycles fu fondata da Ross Shafer un irriverente, pragmatico e brillante costruttore “Flower Power” di telai negli Stati Uniti: già nel 1976 aveva saldato il suo primo telaio da strada, ma per vivere gli toccava giostrare tra lavori di carpenteria metallica e impieghi stagionali in negozi di biciclette in California mantenendo uno stile di vita randagio che anni dopo avrebbe trasferito nelle sue biciclette, fino a quando poté dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di telai grazie all’assunzione in Santana Cycles come capo officina. Nel 1981 costruì la sua prima MTB con ruote da 650 B quelle che ora si conoscono come 27,5″, ma essendo quello che definiremmo uno spirito libero, dopo un anno lasciò Santana perché si sentiva come un nativo Americano in prigione, stava perdendo la sua anima.

L’occasione della sua rinascita gli fu data dalla costruzione di sei biciclette su specifiche di altrettanti Clienti, con angolo sella specifico per ognuno di loro e sterzo da 71° che ancor oggi viene utilizzato da Salsa. Nel 1982 nacque Salsa Cycles: inizialmente si occupava di produrre attacchi manubrio su specifiche dei Clienti, alternando produzioni di telai custom senza pensare ad una distribuzione massiva pur quanto molto apprezzati. Rimaneva in ogni caso un sognatore che non aveva le capacità di affrontare tutte le dinamiche dell’industria quindi nel 1997 togliendosi dalle spalle il peso delle troppe competenze, vendette il marchio a QBP spostando il quartier generale a Bloomington, Minnesota (Quality Bicycle Products, probabilmente il più grande distributore sul suolo statunitense di componenti che gli avrebbe, un anno dopo merito del suo ingresso del mercato single speed, affiancato Surley) fatto che gli permise di focalizzarsi sulla sua creatività.

La Fargo: Un Connubio di Tradizione e Modernità

Così l’occhio mi precipita curioso su un telaio che sembra disegnato da Elio dio del sole: un connubio di sano acciaio come le biciclette degli esordi (mi sovviene una Breeze Lighting tutta rigida verniciata come una muscle car degli anni sessanta con la quale ebbi i primi approcci da Biker), condita con particolari moderni quali freni a disco e cambio da corsa con doppia anteriore, un finto retrò che rassicura, alla faccia dei telai in carbonio che stanno cercando di propinarci. Il suo nome è FarGo.

Sicuramente non la posso definire bella come Afrodite, mi pare piuttosto la sorella di Efesto: Omero racconta di come Efesto fosse brutto ma con una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui tutto ciò che faceva era di un’impareggiabile perfezione, proprio come scoprii in seguito cavalcando la mia FarGo visto il grado di parentela.

La FarGo è una finta rigida, il suo telaio in sano acciaio sa adattarsi con dolcezza alle asperità del percorso, le sue ruote da 29″ annullano le buche, o per lo meno ne attenuano la gravità. Profilo dei pneumatici adorabilmente semislick, perché con le 29″ le gomme sono un dettaglio, il manubrio una curva stradale che si apre come le ali di un’aquila (John Tomac ne sarebbe orgoglioso), dischi rigorosamente meccanici e sella senza alcun ammennicolo riduttivo della corsa. Ma il suo pregio nascosto dalla sua forma allungata verso il basso è la geometria che fa invidia ad Euclide, Ross Shafer avevi ragione.

Persi la sfida temporale, ma capii che la FarGo avrebbe aperto un nuovo (seppur antico per uso) filone fuoristradistico: la bici da avventura, semplice ed essenziale, l’esametro epico della pedalata. FarGo è comoda, silente si carica delle sofferenze del biker: gli appoggi sono tagliati su misura, ti senti tutt’uno con l’ampio manubrio e la strada sterrata, bocciardata o malamente asfaltata scorre come lo Stige… Impetuosa e rapida.

Il suo nome lo si può leggere come FarGo (lontano andare) oppure come più correttamente il nome di un film dei fratelli Cohen sottolineato dal riferimento al manubrio il mio amatissimo “Woodchipper” che per chi non fosse avvezzo ai lavori forestali è un macchinario che riduce in frammenti la ramaglia quando si disbosca: nel film è protagonista della scena più macabra dove uno dei due rapitori dopo una discussione senza senso viene ucciso e smaltito con la cippatrice (in Italiano). Tutti i prodotti di Salsa e Surley sono riferiti a citazioni di film, FarGo non poteva essere da meno: penso sempre a quante sostanze psicotrope ora legali in molti stati dell’Unione sono state consumate durante il progetto e la costruzione dei telai con sottofondo musicale “Hit from the Bong” dei Cypress Hill in loop 24 ore su 24.

Un'Odissea sui Pedali

Orbene, iniziai la mia Odissea sui pedali: non esisteva in quel momento il bikepacking sarebbe arrivato in seguito avevamo le borse laterali oppure il carrellini B.O.B. che ti permetteva di portarti carichi sostenuti, partii con un amico come Eumeo assai fidato che poi si sarebbe buttato nella produzione di borse specifiche qualche anno dopo ed attraversata la valle dell’Eridanio ci portammo lido dopo lido su un isola al largo di Hvar. Lì trovammo ospitalità come Odisseo da Alcinoo re dei Feaci, stanchi e distrutti dal caldo torrido che ci accompagnò senza mai lasciarci. Percorremmo più di mille chilometri con qualche migliaio di metri di dislivello, 24 kg di bagaglio stivato sul B.O.B. , in sei giorni: più la pedalavo e più aumentava il desiderio di farlo!

Il mattino dopo aver dormito in tenda, riprendevo a pedalare fino a sera, senza alcun indolenzimento, cullato dalla posizione in sella. Seconda dimostrazione di impareggiabile perfezione.

Non sarà il cocchio solare di Elio, ma sicuramente rientra nel mito: un mezzo concepito per gli Dei, donato ai mortali pedalatori per alleviare le fatiche, qualunque strada si voglia intraprendere. C’è chi dice che la Salsa Fargo non sia solo una bici, ma un’idea.E forse è vero. Perché da quando è comparsa, nel 2008, ha cambiato il modo in cui intendiamo il viaggio in bici: mescolando concetti che fino a quel momento non stavano bene insieme, strada e sterrato, leggerezza e robustezza, libertà e controllo.

In un periodo in cui il mercato era diviso tra mountain bike da cross country e bici da corsa, la Fargo arrivò come un esperimento ai confini della logica: una mountain bike con manubrio drop bar, progettata per viaggiare, caricare borse e andare lontano.All’inizio fu vista come un azzardo.

Evoluzione della Salsa Fargo nel Tempo

Tutto comincia nel 2008. Telaio in acciaio, ruote da 29” con spazio fino a 2.3”, manubrio drop bar e nessuna possibilità di montare una forcella ammortizzata. In molti la guardarono con sospetto: sembrava una bici da corsa infilata dentro una MTB.

Eppure, dietro quell’aspetto strano c’era una visione chiara: creare una bici pensata per andare lontano, caricare borse e affrontare qualsiasi terreno.

Con la seconda generazione, la Fargo fa un salto tecnico importante.Arriva una nuova tubazione in Kung Fu CroMoly, più resistente e performante, e la bici diventa compatibile con forcelle da viaggio da circa 80 mm. È il momento in cui Salsa comincia a trattare la Fargo come piattaforma di viaggio e non solo come un modello unico.

Il 2013 segna un punto di svolta: arriva un tubo sterzo da 44 mm compatibile con forcelle coniche o ammortizzate. È una piccola modifica che apre però la porta a una grande libertà: chi viaggia può finalmente scegliere tra rigidità, comfort o sospensione, a seconda del terreno.

Tra il 2014 e il 2016, la Fargo entra nella sua età adulta.Il telaio viene aggiornato per ospitare forcelle da 100 mm e fa il suo debutto il sistema Alternator Dropout, che consente di variare lunghezza del carro posteriore e tipo di trasmissione: deragliatore, mozzo interno o single speed. È anche il momento della nascita della forcella Firestarter, in carbonio, con attacchi multipli per borse, borracce o cargo cage.

La quinta generazione, dal 2017 al 2021, è quella che consacra la Fargo come icona del bikepacking. Adotta mozzi Boost e può ospitare ruote 29×3” o 27.5×3”, combinando stabilità e comfort. Le colorazioni sono un tripudio di creatività: Matte Warm Grey, Forest Service Green, poi nel 2018 arrivano le versioni Purple e Cream. Nel 2020 la versione in titanio riceve anche la forcella Firestarter Ti, una chicca per chi cerca la combinazione definitiva di leggerezza, comfort e durata.

Oggi, a più di quindici anni dalla sua nascita, la Salsa Fargo è ancora lì, fedele a se stessa ma aggiornata con cura. Il colore scelto per celebrare questa nuova era è il Brass, un tono caldo e metallico che sintetizza la sua anima: tecnica, solida e intramontabile. Non una rivoluzione, ma un raffinamento.

Dalle prime versioni “brutte e strane” al modello moderno, la Salsa Fargo ha attraversato più di quindici anni di evoluzioni senza mai perdere la sua filosofia. Una bici che ha inventato il concetto di off-road touring drop bar e che ancora oggi è il riferimento assoluto nel mondo del bikepacking. Far-go.

Tabella: Evoluzione della Salsa Fargo

Anno Caratteristiche Principali
2008 Telaio in acciaio, ruote da 29", manubrio drop bar, nessuna sospensione
Seconda Generazione Nuova tubazione in CroMoly, compatibilità con forcelle da viaggio da 80 mm
2013 Tubo sterzo da 44 mm compatibile con forcelle coniche o ammortizzate
2014-2016 Telaio aggiornato per forcelle da 100 mm, sistema Alternator Dropout, forcella Firestarter in carbonio
2017-2021 Mozzi Boost, ruote 29x3" o 27.5x3", colorazioni creative
Oggi Aggiornata con cura, colore Brass, fedele alla sua filosofia

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