Storia e Fascino del Mandolino: Un Simbolo dell'Italianità

Il mandolino, insieme a pasta, pizza e, stereotipicamente, alla mafia, fa parte dell'immagine internazionale più diffusa dell'Italia. Questo strumento musicale è profondamente legato all'italianità, evocando un'idea di Italia mediterranea, meridionale e musicale.

Mandolino Napoletano

Nonostante ciò, siamo un popolo di musicisti e teatranti, oltre che di poeti, santi e navigatori. Il mandolino è diventato uno strumento etnico nell'Ottocento, grazie alla sua ampia diffusione popolare, soprattutto nell'Italia meridionale, favorita dalle sue dimensioni ridotte e dalla maneggevolezza. La caratteristica tecnica del tremolo, eseguita con il plettro, produce un effetto simile a una melodia sostenuta.

La Bottega del Mandolino: tradizione e cultura nel cuore di Napoli

Le Origini Italiane del Mandolino

Il mandolino è innegabilmente uno strumento italiano. Le sue origini risalgono alla metà del Seicento, ma fino al secolo successivo i termini "mandolino" e "mandola" erano utilizzati per indicare lo stesso strumento, simile al liuto ma di dimensioni minori.

Generalmente, era dotato di sei "cori", ovvero corde doppie di budello fissate alla tavola armonica tramite una traversina che fungeva anche da ponticello. Le corde venivano pizzicate sia con le dita sia con una penna, con l'accordatura più frequente sol-si-mi-la-re-sol.

Il Mandolino Milanese

Questo strumento, ridisegnato e rinforzato a metà Ottocento probabilmente dalla famiglia Monzino di Milano, fu chiamato "mandolino milanese". Questo termine è poi entrato nell'uso comune per designare anche, retrospettivamente, tutti gli strumenti più antichi riconducibili alla stessa tipologia. Nel Settecento, erano apparse molte varianti regionali diversificate nel numero e nel materiale delle corde, nei dettagli costruttivi e nell'accordatura.

Il Mandolino Napoletano

Sviluppato a partire dagli anni 1740 dai costruttori della famiglia Vinaccia, il "mandolino napoletano" differisce dal "milanese" per una serie di particolari costruttivi. Ad esempio, la cassa è più profonda e bombata. Ma soprattutto, si differenzia per il numero delle doppie corde, quattro anziché sei, e per l'accordatura, identica a quella del violino (sol-re-la-mi).

Intorno al 1835, Pasquale Vinaccia diede allo strumento che oggi conosciamo come mandolino la sua configurazione definitiva, introducendo le corde d'acciaio, più risonanti e da pizzicare con il plettro, al posto di quelle di budello e di ottone usate fino a quel momento.

Accordatura Mandolino

Il Mandolino nella Musica: Dall'Arte al Popolo

Sin dalle origini, il mandolino è stato uno strumento tipico sia della musica popolare che dell'intrattenimento aristocratico. È stato utilizzato frequentemente anche nella musica d'arte, e la storia dello strumento, nelle sue due tipologie principali, ha conosciuto fasi alterne.

Il XVIII Secolo: Un Periodo di Splendore

Nel XVIII secolo, il mandolino non solo trovò impiego come tocco coloristico nelle partiture di opere e oratori di autori illustri come Vinci, Händel e Hasse, ma divenne anche destinatario di una cospicua produzione di sonate e concerti. Antonio Vivaldi utilizzò lo strumento nel Concerto RV 425 e nel doppio Concerto RV 532, risalenti agli anni Trenta e scritti verosimilmente per il marchese ferrarese Guido Bentivoglio, e ancora nello spettacolare Concerto RV 558, eseguito nel 1740 alla Pietà, dove una coppia di mandolini partecipò a un organico solistico sontuoso con due "violini in tromba marina", due flauti, due chalumeaux, due tiorbe e un violoncello.

Sensibile come nessun altro compositore dell'epoca all'invenzione timbrica, Vivaldi valorizzò in maniera straordinaria il suono esile e breve dello strumento con un trattamento assai leggero degli archi. Per il Concerto RV 425 era prevista anche la possibilità di un'esecuzione alternativa, "Si può anco fare con tutti li violini pizzicati", con i violini dell'orchestra sottoposti a un mimetismo che li faceva suonare come mandolini, creando una suggestione da fiabesco carillon.

A Napoli, nel corso del Settecento, si costituì un repertorio per il nuovo tipo di mandolino, un fenomeno rilevante da leggere alla luce dell'enorme successo europeo dello strumento. Molti autori partenopei composero sonate e concerti, tra cui Carlo Cecere, Emanuele Barbella, Gaspare Gabellone, Tommaso Prota, Gioacchino Cocchi e Gian Francesco De Majo, oltre a figure meno note come Giuseppe Giuliano, Domenico Caudioso e Vito Ugolino. La produzione napoletana per mandolino si poneva all'incrocio tra il professionismo di virtuosi e maestri, come Giovanni Battista Gervasio e Gabriele Leone, e le pratiche dei dilettanti. La produzione per mandolino dei compositori napoletani si diffuse a livello internazionale, come dimostrano la famosa Collezione Gimo, assemblata dal gentiluomo svedese Jean Henri Lefebure nel 1762 e oggi conservata a Uppsala, e i fondi di musica per mandolino conservati a Parigi.

Compositori Napoletani del Settecento e le Loro Opere per Mandolino
Compositore Opere Notevoli
Carlo Cecere Sonate e concerti per mandolino
Emanuele Barbella Sonate e concerti per mandolino
Gaspare Gabellone Sonate e concerti per mandolino
Tommaso Prota Sonate e concerti per mandolino
Gioacchino Cocchi Sonate e concerti per mandolino
Gian Francesco De Majo Sonate e concerti per mandolino
Giuseppe Giuliano Sonate e concerti per mandolino
Domenico Caudioso Sonate e concerti per mandolino
Vito Ugolino Sonate e concerti per mandolino

L'Ottocento: Un Declino Temporaneo

Un periodo di splendore per lo strumento si ebbe tra la seconda metà del Settecento e gli anni Venti dell'Ottocento, quando l'affermarsi del gusto romantico ne segnò la fine. Gli editori musicali pubblicarono raccolte di composizioni e nelle opere teatrali si ricorse allo strumento per la sua simbologia popolare in serenate e canzonette. Anche Beethoven si occupò dello strumento intorno al 1796, a Praga, con alcune deliziose composizioni per mandolino e pianoforte, scritte soprattutto per la contessa Josephine de Clary, una cantante dilettante amata dal compositore e poi andata in sposa al conte Christian Clam Gallas.

Nel corso dell'Ottocento, il mandolino quasi scomparve dallo scenario della musica d'arte, tanto che nel Grand traité de instrumentation (1843) Berlioz lamentò come, persino all'Opéra di Parigi, la parte dello strumento nella canzonetta del Don Giovanni venisse ormai abitualmente affidata a un violino pizzicato o a una chitarra.

La Rinascita del Mandolino

Bisognò attendere la seconda metà del secolo perché prendesse avvio una nuova stagione per lo strumento. Oltre alla riapparizione del mandolino in illustri opere teatrali, tra cui l'Otello (1887) di Verdi, la rinascita partì dall'Italia come fenomeno culturale e sociale quando lo strumento divenne alla moda nell'alta società e persino a corte, dove trovò un'appassionata cultrice nella regina Margherita di Savoia.

Sostenuto dall'attività concertistica di Giovanni Vailati e Luigi Bianchi, il rinnovato interesse per il mandolino diede vita ad associazioni, orchestre di dilettanti e, dal 1892, a un concorso nazionale, per estendersi poi fuori dai confini italiani grazie all'attività di virtuosi, compositori e insegnanti come Carlo Munier, Raffaele Calace e Silvio Ranieri.

Il Mandolino nel Novecento e Oggi

Con il nuovo significato attribuito nel Novecento dal timbro, la particolare voce del mandolino tornò a sollecitare l'inventiva di molti compositori, da Mahler a Schoenberg, da Hindemith a Webern, da Stravinskij a Boulez. Con il movimento dell'Early Music, si avviarono gli studi sulle tipologie più antiche dello strumento. Negli ultimi anni, il mandolino è sempre più al centro di ricerche e registrazioni affascinanti.

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