La cucina giapponese, con il suo sushi e le sue raffinate preparazioni, è diventata un fenomeno globale. Ma cosa succede quando questa tradizione incontra la formula "all you can eat"? Esploriamo recensioni, esperienze personali e riflessioni su questo tema.

Un'Esperienza Personale: Quando l'All You Can Eat Delude
“Non si dice mi fa schifo, si dice non mi piace”. Me lo ripeteva sempre mia mamma quando ero bambina e non volevo mangiare qualcosa, al punto che ogni volta che sento un piccolo umano in pizzeria lamentarsi perché quello che ha nel piatto fa schifo, vorrei far presente ai genitori che dovrebbero insegnargli a dire “non mi piace”. Poi però qualche settimana fa sono stata a cena in un locale sushi all you can eat con delle amiche e mi sento proprio di dire che mi ha fatto schifo. Con tutto il cuore. Ma partiamo dal principio: come sono finita in un ristorante sushi all you can eat dal momento che non mangio pesce crudo? Tutta colpa di un paio di amiche che un martedì sera decidono di andare a cena fuori.
La nostra ridente città di provincia non ha molto da offrire in un banale martedì sera invernale, e per questo io e un’altra amica che non mangia pesce proponiamo una nota pizzeria. D’altra parte la pizza mette sempre d’accordo tutti. Io e l’altra non mangiatrice di pesce crudo accettiamo, ma non sono molto convinta e al mattino leggo le recensioni su TripAdvisor. Quasi tutte positive, alcune delle quali con punte di entusiasmo: locale pulito, ottimi prezzi, pesce freschissimo. Dovrei tranquillizzarmi ma in realtà mi domando come sia possibile far arrivare pesce freschissimo in provincia di Cuneo il martedì sera.
Appena entrate nel locale veniamo accolte da una cameriera che non è giapponese ma cinese come anche gli altri camerieri e il proprietario, e già sento puzza di fregatura visto che in teoria si tratta di un ristorante giapponese. Ci accompagna al nostro tavolo senza troppe cerimonie e ci porge una serie di menu plastificati con tanto di fotografie dei piatti. Orrore. “No!” dice secca la cameriera. Poiché due delle mie amiche hanno scelto il menu all you can eat, allora tutti dobbiamo prendere il menu all you can eat. Sentendomi come Hugh Grant al ristorante cinese, obbedisco.
All you can eat anche per me, ma dopo gli udon e i gamberi poso le bacchette sul tavolo e smetto di mangiare, seguita a ruota dalla mia amica che odia il sushi e che ha ordinato spiedini di pollo e involtini primavera. Le altre due invece mangiano qualcosa come venti portate a testa. Al di là della qualità terrificante e della presentazione da brivido, quello che mi sconvolge è l’idea che sta alla base di una cena all you can eat. La mia conoscenza di questo strano approccio al cibo si limitava a un concetto di base: mangi tutto quello che vuoi a un prezzo fisso, ordinando fino a quando non hai più la forza di buttare giù un boccone.
Non capivo però come mai una delle mie amiche continuasse a dire all’altra di finire tutto senza avanzare nemmeno un roll. La spiegazione è tanto semplice quanto assurda: se non finisci ogni pezzo di un piatto, allora te lo addebitano a prezzo pieno. Ho quasi vomitato, lo giuro. E appena arrivata a casa ho trangugiato un mix letale di Geffer, Maalox e Citrosodina. Di notte ho sognato di essere in un aeroporto dove sul nastro dei bagagli al posto delle valigie c’erano pezzi giganti di sushi.
La mia conoscenza di questo strano approccio al cibo si limitava a un concetto di base: mangi tutto quello che vuoi a un prezzo fisso, ordinando fino a quando non hai più la forza di buttare giù un boccone.
I Ristoranti Preferiti di Giuseppe Sala a Milano
In un vecchio articolo di Conosco un Posto non si era sbilanciato. Aveva raccontato tutti i posti del cuore, e il suo piatto preferito (risotto allo zafferano), ma sui ristoranti era rimasto vago, evidentemente per non scontentare nessuno. Ma quando l’abbiamo incontrato a Monza, a margine di una conferenza stampa di sostegno a Marco Cappato, si è lasciato andare.
La prima risposta è la stessa: “Non ho un locale preferito, amo molto girare, provare ristoranti nuovi, anche per tastare il polso alla città. Ma, poi, qualche nome esce fuori: “Ci sono posti dove ho anche degli amici, che frequento volentieri. Prima di tutto il Ratanà di Cesare Battisti. Poi c’è il J’s Hiro, in via Vittadini. Mi piace molto, è un piccolo ristorante giapponese.
J’s Hiro è un locale familiare, con sushi man anche ricette nippo/milanese, all’insegna della contaminazione. A pensarci bene, il Ratanà è un ristorante milanese ma il suo titolare e chef, Cesare Battisti, è il campione della “Cucina milanese contemporanea“, come ha intitolato anche un suo libro.
Sala arriva da un momento in cui sta ripensando il suo concetto di Milano e ha spiegato che si è stancato “dell’idea di una città aperta 24 ore su 24“. Pensiero che non è lontano dal recepire le proteste dei residenti per alcune zone che di notte sono diventate particolarmente rumorose.

IL MIGLIOR SUSHI ALL YOU CAN EAT DI MILANO?🍣🥟😱
Jiro Ono: La Ricerca della Perfezione nel Sushi
Concezione, esecuzione, risultato: gesti ripetuti ossessivamente nella ricerca del miglioramento continuo. Giorno dopo giorno. Jiro Ono è uno shokunin: è difficile tradurre in italiano un termine così lontano dalla nostra cultura. Comporta certamente avere competenze tecniche, ma implica anche una coscienza e un atteggiamento sociale.
Lo shokunin ha l’obbligo sociale di lavorare al meglio per il benessere generale della popolazione. Obbligo che è sia spirituale che materiale. Quanto è fortunato l’uomo che riesce a trovare nel proprio lavoro passione e forza innamorandosi di quello che giornalmente è chiamato a fare per la comunità!
«Io continuerò a salire, cercando di raggiungere la vetta, anche se nessuno sa quale essa sia». C’è la storia di Yoshikazu, il figlio maggiore di Jiro San: al fianco del padre tutti i giorni. E’ lui che tutti i giorni va al mercato a scegliere il pesce: solo il meglio per Jiro Ono. C’è la storia del figlio minore Takashi, che ha aperto un suo locale a Roppongi Hills che è l’esatta copia a specchio del locale del padre ( Takashi è mancino).
Al giorno d’oggi i genitori dicono ai figli: “Se non funziona puoi tornare a casa”. Quando i genitori dicono stupidaggini come questa, i figli sono destinati a fallire nella vita.
Gli Elementi Chiave del Sushi di Jiro Ono
- Il riso: Molti tendono a cuocerlo troppo. In quello di Jiro si sente l’aceto ed è servito a temperatura corporea. È cotto ad altissima pressione, il che lo rende soffice e vaporoso, ma allo stesso tempo ogni chicco mantiene la sua forma.
- Il pesce: Niente che sia meno di eccellente.
- Il wasabi: Una spennellata di salsa di soia.
Chissà se avremo ancora la possibilità di gustare il sushi preparato da questo monumento della gastronomia mondiale. Chissà se lo troveremo ancora lì, a perfezionare il suo riso, il suo pesce, il suo sushi.
Il ristorante si trova sotto alla fermata Ginza della metropolitana: per individuarlo cercate il cartello del ristorante Birdland che riporta la scritta in inglese ed entrate nel corridoio.
Alcuni Piatti Iconici
- Mushi-awabi: Abalone
- Katsuo: Tonnetto (bonito). Leggermente affumicato, l’apice di tutto il pasto.
- Iwashi: Sardina.
- Tamago: Frittata dolce di uovo. La consistenza di questa frittata è unica.
Considerazioni sul Giappone e la sua Cucina
E così come l’Italia vista da lontano sembra il paese dei grandi giacimenti gastronomici ma poi da vicino si rivela piena di gente che mangia male, allo stesso modo il Giappone non è il paese dei fanatici della materia prima e della perfezione culinaria.
Certo, ci sono locali di altissimo livello (da 18 e anche da 19), ma il rapporto fra il numero di coperti annui di questi ultimi e il numero di abitanti non è più alto che in Italia. Logisticamente parlando, senz’altro nel raggio di tre ore d’aereo da Roma ci sono più esperienze eccezionali che nel raggio di tre ore d’aereo da Tokyo.
Tornando in tema, personalmente aspetterei ancora qualche anno prima di tornare nella terra del Sol levante in tour gastronomico, ma chiaramente non ritengo che andandoci adesso si corrano grossi rischi.
E’ chiaro che la cucina giapponese non è Jiro o Ryugin per tutti e tutti giorni ma, nella nostra esperienza, fermandosi a mangiare qualcosa per strada a Tokyo è molto più difficile imbattersi in trappole per turisti rispetto a Roma.
Nessuno ha sostenuto, ci mancherebbe, una superiorità della cucina giapponese rispetto a quella italiana (tantomeno sulla base di sole esperienze eccellenti) ma tra un bento box alla stazione di Tokyo (e ce ne sono decine differenti) e un panino di gomma io la differenza la vedo.
Quanto ai giovani: sulla ribellione e il mito dell’occidente nulla da obiettare se non che sono parte della storia giapponese sin da subito dopo la seconda guerra mondiale (basta vedere i primi film di Oshima, per esempio); ciononostante, che parlare di cibo o vino sia decisamente più popolare tra quel pubblico giovane rispetto al nostro è testimoniato da manga, cartoni animati e libri ad argomento cibo (riesci a citarmi qualcosa di simile da noi?).
In quale altre città del pianeta se non a Tokyo puoi trovare una tale scelta di ristoranti e di tale livello? Abbiamo passato 10 giorni mangiando sempre a ottimi livelli. Come scelta forse solo Parigi regge il paragone. Tokyo è la prima _città_ gourmet del mondo, assolutamente.
Nelle città italiane vi sono innumerevoli trappole per turisti, ma probabilmente la causa è da ricercarsi nel fatto che le città italiane sono _estremamente_ turistiche e c’è chi se ne approfitta (anche certa mentalità italiana deteriore fa molto).
Sushi All You Can Eat a Milano: Una Classifica
Chissà quante volte ci si è chiesti quali fossero i migliori sushi all you can eat di Milano tra i tanti ristoranti della città che offrono questa formula. Eh si perché tra Milano e dintorni si contano circa 500 ristoranti sushi all you can eat e non; l’esperienza ci insegna che non sempre la qualità è garantita, per questo ci siamo prodigati a selezionarne alcuni.
Criteri di Valutazione
Per quanto si cerchi di essere obiettivi e imparziali, c’è sempre una componente soggettiva e di gusto (d’altronde si tratta di cibo!) quindi come si suol dire “de gustibus“. Tuttavia, abbiamo deciso di considerare alcuni parametri nello stilare la classifica sui Migliori sushi all you can eat di Milano:
- Il parere della nostra community tramite i sondaggi che spesso facciamo;
- L’atmosfera e la cura della location;
- La velocità e la qualità del servizio;
- La varietà offerta dal menù;
- La qualità dei prodotti e dei piatti;
- Il prezzo del menù all you can eat;
Classifica dei Migliori Sushi All You Can Eat a Milano
Questa classifica è dinamica e si aggiorna col tempo in seguito a nuovi ristoranti recensiti e considerando i pareri di tutta la community:
| Posizione | Ristorante | Valutazione | Prezzo (Pranzo Feriale) | Prezzo (Pranzo Festivo) | Prezzo (Cena) |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Ifu Oriental Milano | 9 | 17,80€ | 20,80€ | 33,80€ |
| 2 | Ishi | 8,6 | 18,00€ | 23,00€ | 31,90€ |
| 3 | Ginza Loreto | 8,4 | 18,00€ | 20,00€ | 28,00€ |
| 4 | Yoji Sesto | 8.2 | 14,90€ | 29,00€ | 29,00€ |
| 5 | Kaiseki | 8.2 | 18€ | 22€ | 33€ |
| 6 | Ayu Sushi | 8 | 18,00€ | 22,00€ | 35,00€ |
| 7 | Duo Rice | 7.8 | 16,90€ | 18,90€ | 33,90€ |
| 8 | MiSushi | 7.8 | 18,90€ | 18,90€ | 31,90€ |
| 9 | Toyama | 7.6 | €16,90 | €18,90 | €31,90 |
| 10 | Umi | 7.4 | 15,90€ | 19,90€ | 28,90€ |
Street Food Cinese a Milano: Un'Alternativa Interessante
Il Capodanno rappresenta uno dei più importanti giri di boa della folta comunità cinese che popola Via Paolo Sarpi e le aree limitrofe di quella che oggi a Milano è conosciuta come Chinatown. Luogo di incontri e di scoperte insolite, questa zona del capoluogo lombardo è diventata negli anni un vero e proprio hub gastronomico per locali e non; una costellazione di trattorie, ristorantini, bar, ora anche pasticcerie e altre delicatessen che hanno capillarmente occupato ogni angolo delle vie snodate tra l’Arco della Pace e il Cimitero Monumentale.
Lo street food più ruvido e ruspante domina la scena e tutto ciò che può essere servito in vetrina, dal banco o direttamente dalle porte d’ingresso, trasporta ogni persona che percorre queste strade in un vero e proprio mondo altro. In occasione della ricorrenza più importante dell’anno siamo andati a scoprire questi micro-luoghi che ancora conservano questa espressione gastronomica senza tempo.
Alcuni Locali da Non Perdere
- Collo d’Anatra: Minuscolo locale solo con rivendita affaccio strada, Collo d’Anatra rappresenta l’hotspot di Paolo Sarpi dedicato interamente alla cucina dell’anatra in tutti i suoi tagli più o meno particolari. Protagonista indiscusso è il quinto quarto dell’animale proposto in porzioni singole o abbinate a verdure come radici di loto e alghe, in alternativa ‘side’ troviamo tofu di varie declinazioni o semplici patate.
- Roll Pechinesi: Nella batteria di locali che si susseguono lungo la via principale di Chinatown spicca un banco che propone una selezione verticale di roll tradizionali provenienti originariamente dalla regione di Pechino. Simili ad una piadina o a una crêpe, i roll pechinesi sono fogli sottilissimi di farina o di soia tirati a mattarello sfogliati e successivamente piastrati pronti ad accogliere un ripieno misto di carne e verdure più salse e condimenti piccanti dopo una spennellata sul fondo di una collosa salsa a base soia.
- Baozi: Una cucina a vista interamente affacciata su Paolo Sarpi si apre a grandi gruppi di avventori che, a qualsiasi ora del giorno, si servono di un unico prodotto: i baozi, ravioli chiusi ripieni di ogni tipo di bontà e cotti al vapore. I sofficissimi panini sono diventati il food cinese da passeggio per eccellenza; facili da mangiare, caldi e avvolgenti nel gusto, conoscono numerose varianti, dal maiale tradizionale al manzo con patate fino a proposte vegetali come funghi e verdure.
- Ravioleria Sarpi: Sapienza, cultura e visione imprenditoriale sono state le leve che hanno guidato la creazione di una minuscola miniera d’oro divenuta un riferimento assoluto dello street food in Italia, ormai invasa a qualsiasi ora del giorno, fino a contare migliaia di ravioli venduti. Tre tipologie di ravioli shuijiao (bolliti): manzo e porro, maiale e verza e una declinazione vegetale a base di verdure e tofu, tutti realizzati a regola d’arte sia nella chiusura della pasta che nel ripieno ottenuto da materie prime di qualità eccelsa prodotte in prossimità.
- Hua Cheng: Un tempo popolato solo da avventori cinesi, Hua Cheng è diventato uno dei punti di riferimento del mangiare popolare più autentico, richiamando frotte di milanesi che ogni sera formano lunghe code nel cuore di Chinatown. Pietanze di carne e di pesce di ottimo livello si alternano nella tradizionalità del manzo e dei gamberi, spesso inseriti in involtini o come ripieno nei ravioli, fino a sperimentazioni e stranezze davvero memorabili che includono rane, parti di quinto quarto e meduse.
- Ramenamano: In prossimità di Via Paolo Sarpi Ramenamano si attesta come un piccolo tempio nel quale scoprire l’antichissima ricetta del Lanzhou Lamian, antenato del più conosciuto ramen. Voce praticamente solista a Milano, questo ristorantino con cucina completamente a vista offre il Lamian in una versione senza eguali: brodo di manzo cotto per quattro ore unito a più di quindici diverse spezie, aggiunta di salsa piccante home made e aceto cinese come lo chef consiglia.
- Chateau Dufan: In zona Chinatown questo locale moderno rappresenta la nuova generazione di ristoranti cinesi a Milano. Aperto nel 2017, Chateau Dufan proietta nel futuro la cucina tradizionale della Cina con stile e impronta Occidentale. Dimsum, ramen, zuppe, scodelle di fuoco e un’ottima cantina che molto spesso manca in questo genere di locali.
- Wang Jiao: Non una ma ben quattro sedi dislocate in città per Wang Jiao (oltre a via Lomazzo anche Via Padova, Via Casati 7 e viale Col di Lana 14). Ristoranti piuttosto spartani con i piatti cult della cucina cinese di Hong Kong e buone materie prime. Qui il cavallo di battaglia sono da sempre le scodelle di fuoco, i tipici wok che si chiamano così perché vengono servite a tavola con un fornelletto per mantenerle calde.