Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 ca. - 1525 o 1526) è tornato trionfalmente nella sua Venezia dopo un’assenza di sessanta anni dall’ultima mostra monografica, presentata a Palazzo Ducale nel 1963. Nella rassegna Vittore Carpaccio, i dipinti di soggetto religioso e le animate scene della vita in laguna, fra cerimonie civili e fastose processioni, appaiono accomunati dalla stessa creatività, scaturita dalle doti narrative e descrittive dell’artista ed espressa con la maestria tecnica e pittorica che caratterizzano tutta la produzione di Carpaccio.
Andrea Bellieni, co-curatore della rassegna veneziana, lo definisce “uno dei pittori più originali, fantasiosi e inventivi operanti nella Venezia del pieno Rinascimento, all’epoca straordinario crocevia economico e culturale”. Ancora Andrea Bellieni ci ricorda che Carpaccio “fu sempre celebrato soprattutto per i suoi cicli, serie coordinate di tele (teleri) che tramandano articolati racconti sacri: quasi cinematografici, perfettamente ‘sceneggiati’ nella loro eloquente narrazione visiva popolare, furono realizzati per le sale di riunione di confraternite religiose laicali, a Venezia dette scuole”.

La Fuga in Egitto di Vittore Carpaccio
Lo Stile Narrativo e Descrittivo di Carpaccio
Carpaccio è il massimo rappresentante di quella pittura veneziana fra Quattro e Cinquecento che John Ruskin definisce “prosaica e franca”, dotata di un “supremo senso comune”, ma allo stesso tempo avvolge le accurate notazioni naturalistiche e la propria inesauribile capacità narrativa in un’aura leggendaria che trasporta lo spettatore all’interno di scene fiabesche, come nelle Storie di Sant’Orsola (1490-1495), forse il ciclo pittorico più rappresentativo nella parabola creativa dell’artista.
Custodite presso le Gallerie dell’Accademia le Storie, insieme con i teleri per la scuola di San Giorgio degli Schiavoni (1502-1507) - tuttora nella sede per cui furono concepiti - costituiscono un’imprescindibile appendice al percorso della mostra. Tra celebrazione e atmosfera fiabesca si colloca anche l’effigie del Leone di San Marco, rappresentato con le zampe anteriori sulla riva e quelle posteriori nell’acqua, con un’allusione ai successi militari della Serenissima che con la vittoria contro la Lega di Cambrai mirava ad avanzare ulteriormente nell’entroterra.
La "Fuga in Egitto": Un'Opera Simbolo
La Fuga in Egitto, opera simbolo di Vittore Carpaccio, trasporta lo spettatore in un universo di dolcezza e pace. La composizione, ricca di dettagli, mette in scena la Sacra Famiglia in viaggio, circondata da una natura rigogliosa. I colori pastello, mescolando tonalità morbide di blu e verde, creano un'atmosfera rilassante, mentre la luce gioca sui volti dei personaggi, accentuando la loro umanità.
Vittore Carpaccio, pittore veneziano del XV secolo, è riconosciuto per il suo stile narrativo e la capacità di catturare momenti di vita quotidiana. Influenzato dal movimento del Rinascimento, ha saputo unire tradizione e innovazione, integrando elementi della cultura italiana mentre si ispirava alle opere fiamminghe. I suoi dipinti, spesso carichi di simbolismo, testimoniano l'importanza della narrazione visiva in quell'epoca.

Dettaglio della Fuga in Egitto
L'Enigma delle "Due Dame" e la Ricomposizione di un'Opera
Forse è proprio per la coinvolgente capacità di affabulatore che distingue Carpaccio fra gli artisti del suo tempo, che l’enigma della tavola raffigurante Due dame ha suscitato l’interesse e l’attenzione riservati a una storia il cui finale è avvolto nel mistero. Nella mostra di Palazzo Ducale, la tavola con le due figure femminili e la scena di Caccia in laguna sono tornate a congiungersi, riportando alla forma originaria quella che doveva essere una delle due ante della porticina di accesso a uno studiolo, o di un armadio.
L’ipotesi è suffragata dal trompe-l’oeil dipinto sul retro della Caccia in laguna che raffigura alcune lettere appese a un pannello incorniciato. Mentre le Due dame sono sempre rimaste a Venezia, custodite presso il Museo Correr, e la Caccia in laguna - ritrovata presso un antiquario romano alla fine della Seconda Guerra Mondiale - è approdata al Getty Museum di Malibu, non si ha alcuna notizia del pannello di sinistra, che quasi certamente completava la narrazione: danneggiato irreparabilmente nel corso del tempo e andato distrutto?
In questo nuovo e più ampio contesto l’immagine delle due dame - nella quale John Ruskin trovava l’eco “del Van Eyck nei particolari, di Giorgione nelle masse, di Tiziano nel colore” - che si stagliano sullo sfondo della distesa lagunare, dove lo svolgersi della caccia è descritto con ricchezza di particolari, sembra caricarsi di significati e sottintesi densi di mistero.
L'Influenza e l'Eredità di Carpaccio
Il Mansueti, allievo di Gentile Bellini, ne continua la tematica narrativa; anche in seguito sarà insensibile alle novità tizianesche e continuerà a desumere dal Bellini, Cima, Carpaccio come è evidente in questo dipinto.
In generale, Carpaccio ha sempre favorito temi agiografici, dimostrando di possedere una vasta cultura umanistica, grazie all'inclusione nelle sue opere di particolari citazioni e alla capacità di inserire elementi non realistici all'interno di episodi realmente accaduti. Era molto rinomato per la sua tendenza a dedicarsi in modo molto laborioso ai minimi dettagli della composizione.
La vita e la parabola artistica di Vittore Carpaccio sono strettamente legate alla città di Venezia. Qui, l'artista è nato intorno al 1465.