I Panini di Adone: Un Viaggio tra Mito, Sapori e Tradizioni Mediterranee

La cucina italiana è diventata patrimonio UNESCO. Un riconoscimento che non parla solo di piatti straordinari, ma delle storie, dei gesti e dei profumi che abitano le nostre case da generazioni.

Il finocchio, più che un semplice ortaggio, è un mito. Senza di lui, forse, non avremmo la civiltà. La leggenda narra di Prometeo che, per aiutare l'umanità, osò rubare il fuoco al suo divino cugino Zeus. L'astuto parente si arrampicò sull'Olimpo e nascose una scintilla della sacra fiamma nella cavità di un gambo di finocchio selvatico, donandola poi agli uomini. Questo gesto audace mandò Zeus su tutte le furie, ma rese Prometeo il padre fondatore della gastronomia.

Il Finocchio: Simbolo di Vigore e Fertilità

Per i nostri progenitori mediterranei, il Foeniculum non era un'insalata croccante o un fritto stuzzicante, bensì un condimento e una medicina. Le sue doti rinfrescanti, carminative e rigeneranti lo trasformarono ben presto in un simbolo di vigore, sia guerriero che sessuale. Al nome del finocchio è legata persino la memoria eroica di Maratona, la madre di tutte le battaglie. Marathon, in greco, significa appunto «piana dei finocchi».

Principio attivo di forza, ma anche di fertilità e di sensuale sregolatezza, il finocchio era esaltato per le sue proprietà afrodisiache da Plinio nella sua Storia naturale. Un infuso concentrato, secondo l'autore, era garanzia di sex appeal. Ma c'è di più: il fiore giallo e profumato del Foeniculum vulgare era una pianta sacra ad Adone, figlio e amante voluttuoso di Venere, simbolo di bellezza effeminata e dio della vegetazione dall'aura languidamente ambigua, amatissimo sia dalle donne che dagli uomini.

In suo onore venivano allestiti i cosiddetti giardini di Adone, vasi in cui si seminavano grano, orzo, lattuga e finocchi, miniature della natura e della sua forza vitale che esplode in primavera. Anche nelle licenziose feste di Dioniso, dio di tutte le ebbrezze, i suoi sfrenati sacerdoti si cingevano la testa con corone di finocchio, proprio come gli eunuchi sacri, adepti del culto di Cibele e di altre Grandi Madri mediterranee, che andavano in processione vestiti da donne.

Il Finocchio nella Storia e nelle Tradizioni Popolari

Durante il Medioevo, Carlo Magno decretava la presenza negli orti imperiali di questa pianta dalle qualità taumaturgiche. Presso la Scuola Salernitana si insegnava che “Semen cum vino sumptum veneris moves actus, atque senes eius gustu juvenescere dicunt” (il seme del finocchio bevuto col vino eccita i piaceri di Venere e si dice che ridesti nei vecchi il giovanil vigore). Nella stessa epoca, i semi del finocchio si usavano per aromatizzare piatti di maiale o conservare salumi come la finocchiona.

Nel corso del tempo, il finocchio non ha perduto nulla della sua fama di pianta legata alla profezia, alla fecondità e alla buona fortuna, tanto da essere ancora usato come antidoto contro l'invidia. Credenze popolari, superstizioni, mitologia, religioni misteriose e saperi naturalistici sembrano aver concorso a fare di questo placebo dei poveri una pianta altamente simbolica, buona da mangiare e quindi buona da pensare, forte e delicata, aggressiva e sensuale, inebriante e sobria.

Un vento che sparge sull'Europa un profumo di lontananze mediterranee.

La Festa di San Giuseppe e i "Giardini di Adone"

Ancora oggi, la tradizione della festa di San Giuseppe è viva in Sicilia e si celebra il 19 marzo, in concomitanza con l’arrivo della primavera e il risveglio della vegetazione. Il culto di San Giuseppe viene collegato a culti antichi a carattere esoterico, sviluppatisi in età ellenistica e durante l’impero romano, con l'offerta votiva del pane e del grano fatto germogliare al buio, i cosiddetti giardini di Adone, chiamati “lavureddi”, posti votivamente e simbolicamente sull’altare allestito in onore del santo.

A Giuliana, la festa di San Giuseppe è particolarmente sentita. “Tutte le feste che si celebrano in onore di San Giuseppe condividono una caratteristica fondamentale, cioè la preparazione del banchetto collettivo che, come nelle feste di origine contadina, assume un valore propiziatorio teso ad assicurare buoni raccolti ricorrendo ai segni dell’abbondanza” (M.A.).

Gli Altari di San Giuseppe

Gli altari di San Giuseppe vengono allestiti in casa dalle famiglie per voto o per tradizione il 19 marzo o nella settimana precedente la festa o, comunque, entro il mese di marzo. All’artaru fanno da cornice grandi rami di alloro, simbolo di gloria e di sapienza. Nella parete di fondo si dispone una coperta con sopra un lenzuolo ricamato che accoglie al centro il quadro di San Giuseppe con il Bambino Gesù o della Sacra Famiglia, affiancato da piante di lavureddu (lenticchie e grano fatti germogliare al buio) e fiori (balicu).

Ci sono poi altre forme di pane, animali, frutti, fiori, che nascondono un complesso sistema di simbolismi religiosi. Dinanzi all’altare si dispone, poi, la mensa per i santi, cioè di coloro che siedono alla mensa che un tempo erano scelti tra i più poveri del paese. Il padrone di casa serve i santi, provvedendo a distribuire le pietanze. I santi, dopo aver recitato una preghiera a San Giuseppe, aprono il banchetto mangiando tre spicchi d’arancia (che alludono all’opera di redenzione dal peccato originale, avendo lo stesso significato della mela che per tradizione è il frutto dell’albero del bene e del male) e un pezzetto di finocchio.

I santi concludono il banchetto con una preghiera di ringraziamento, e dopo di loro si alternano alla tavola i parenti, gli amici e tutti quelli che vogliono visitare l’altare.

Le Promesse e i Voti

Le promesse degli altari di San Giuseppe, considerato l’avvocato delle cause impossibili, nascono dal senso di insicurezza e di precarietà esistenziale dei ceti subalterni. L’altare può essere allestito a proprie spese o tramite “questua”, in questo caso di parla di santu addumannatu. Prima la donna a piedi scalzi si mortificava a girare per il paese e chiedere offerte, in natura (olio, frumento, uova) o in denaro per allestire, appunto, l’altare.

Per voto o tradizione, numerosi altari venivano così allestiti presso le famiglie giulianesi sino a pochi anni fa. Oggi sopravvivono ma non numerosi come prima. Ci sono stati devoti che hanno fatto una promessa al santo “a tempo indeterminato”. Ci sono poi famiglie che fanno l’altare di tanto in tanto per una specifica promessa, oppure più semplicemente preparano i cusuzzi distribuendole alle famiglie più disagiate del paese, a parenti ed amici.

Ricetta del Pane di San Giuseppe (Cusuzzi)

Ecco una ricetta tradizionale per preparare il pane di San Giuseppe, noto anche come cusuzzi:

  1. Mettete il lievito nella farina e fatelo sciogliere aggiungendo l’acqua a temperatura ambiente.
  2. Iniziate ad impastare a mano o con planetaria, aggiungete il sale e continuate ad impastare fino ad ottenere un panetto omogeneo.
  3. Fate riposare e dividete il panetto.
  4. Modellate le forme tradizionali ed aggiungete il sesamo.
  5. Mettete in forno statico a 240 gradi, posizionate il pane nel ripiano più basso, e tenetelo a cuocere per circa 25/30 minuti.

I Panini di Adone: Un'Esplosione di Sapori

Sono ventotto anni e quattro mesi, e precisamente dal giugno del 1981, che ai grandi tavoli di questo buen retiro di paninomani e avventori occasionali ci si accomoda tutti insieme in attesa del proprio succulento spuntino. L’ambiente è informale, si ordina al bancone, ci si siede e si attende di essere chiamati. E fin qui niente di nuovo.

Pane fresco, frusta toscana o casereccio che sia, salumi di qualità, verdure di stagione, accostamenti talvolta più estrosi, tal’altra più tradizionali. Da assaggiare il fresco e estivo Vippone (prosciutto cotto, caprino e melone), il sapido Urlo di Felino (formaggio fresco, acciughe, pomodoro, tabasco e salame), il piccante Pinino (gorgonzola, Praga, caprino, tabasco, pomodoro). E da non sottovalutare l’Efisio (gorgonzola, porchetta, mozzarella, salsa a base di maionese, tabasco e cipolla), per palati e stomaci con pedigree.

Ecco una tabella riassuntiva dei panini menzionati:

Nome Panino Ingredienti Caratteristiche
Vippone Prosciutto cotto, caprino, melone Fresco ed estivo
Urlo di Felino Formaggio fresco, acciughe, pomodoro, tabasco, salame Sapido
Pinino Gorgonzola, Praga, caprino, tabasco, pomodoro Piccante
Efisio Gorgonzola, porchetta, mozzarella, salsa a base di maionese, tabasco, cipolla Per palati forti

Panini gourmet by Brivio: 4 idee per 4 stagioni

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