Il panino, un classico intramontabile della cucina italiana e internazionale, racchiude in sé un concentrato di cultura e territorio. Che sia goloso, piccolo, gigante, ipercalorico o gourmet, il panino è un’icona del nostro saper fare nazionale. Ma qual è la storia di questa prelibatezza così versatile e amata in tutto il mondo?

Le Origini Antiche del Panino
Se tentassimo di ricostruire la storia del pane e companatico, probabilmente dovremmo spingerci molto lontano, fino a giungere alla notte dei tempi. Sembra che siano stati proprio i Romani a diffondere l’usanza di mangiare il pane con qualcos’altro in mezzo. Nell’Urbe, infatti, le bancarelle dei mercati cittadini preparavano spesso panini al mosto e prosciutto cotto nell’acqua di fichi secchi, soprattutto per i lavoratori di strada che dovevano nutrirsi velocemente per tornare alle faccende quotidiane (una prima idea di fast food e street food).
Ed è proprio nella città eterna, precisamente a via Panisperna che, all’interno dell’antico quartiere della Suburra, sembra essere nata l’usanza di consumare il pane con qualcos'altro in mezzo: da qui spiegata l’etimologia del nome della strada, formata dalle parole Panis ac perna.
Il Panino nel Rinascimento: Leonardo Da Vinci e il suo Invennto
La storia del panino passa anche attraverso il genio rinascimentale di Leonardo Da Vinci il quale, oltre ad essere pittore, scultore, architetto, ingegnere, matematico, anatomista, musicista e inventore, era anche appassionato di arti culinarie. All’interno del suo Codex Romanoff sono inseriti, oltre a bozzetti su armi e macchine, una lunga serie di arnesi e ricette da cucina. Fu lui ad inventare un antenato del tramezzino, senza però riuscire ad attribuirgli un nome: “Pensavo di prendere una fetta di pane e metterla fra due pezzi di carne: ma come posso chiamare questo piatto?”.

Lord Sandwich e la Rivoluzione Britannica
Sarà un incallito giocatore di carte, ben due secoli dopo, a rispondere all’interrogativo leonardesco. La leggenda, ormai entrata negli annali, narra che nel 1765 al “White”, un famoso pub londinese, John Montagu IV, conte di Sandwich, stesse partecipando a una partita di carte da più di 24 ore. L’anglofono conte Lord Sandwich era talmente preso dal suo vizio da non riuscire ad abbandonare il tavolo verde neanche per mangiare; facendo di necessità virtù, decise di farsi servire l’arrosto di carne, che costituiva la sua cena, non su di un piatto bensì tra due fette di pane imburrato.
Si fece così preparare due fette di pane imburrato contenenti una fetta d’arrosto di carne, in sostituzione dell’ingombrante piatto di portata. Nasce in questo modo l’antesignano del sandwich, anche se il famoso tramezzino Club Sandwich verrà creato negli Stati Uniti nell’Ottocento, diffondendosi rapidamente in particolare negli scompartimenti dei treni.
Il Panino in Italia: D'Annunzio e il Tramezzino
A portare il sandwich nella tradizione italiana con il nome di tramezzino fu Gabriele D’Annunzio, il poeta che grazie al proprio estro si dilettava anche nel campo della pubblicità, innanzitutto di se stesso, intuendo l’importanza dello scandalo come elemento essenziale ad attirare l’interesse del pubblico. Quello spuntino, ancora senza nome, nacque nel gennaio 1926, nel retrobottega del caffè Mulassano di Torino, dove ancora oggi vengono proposti i tramezzini più golosi d’Italia, da scegliere fra 40 varietà.
Artefice di quel panino squadrato, che ha ormai compiuto 90 anni, fu la signora Angela De Michelis Nebiolo, sposata con Onorino. Una coppia lungimirante e avventurosa che, dopo aver lavorato qualche anno negli Stati Uniti, tornò a Torino per acquistare un locale. La buona sorte li fece tornare proprio nel momento in cui i Mulassano mettevano in vendita lo storico locale. Fino ad allora, per tutti, i sandwich italianizzati, farcici inizialmente con burro e acciuga si chiamavano paninetti. Poi arrivò il Poeta, che, seduto ai tavolini, sorseggiava vermouth, scrivendo su alcuni fogli e mangiando distrattamente l’aperitivo propostogli. Ma la golosità dello spuntino doveva averlo colpito, perché chiese al cameriere “un altro di quei golosi tramezzini”.
Fu merito suo anche il nome di uno degli spuntini più consumati in Italia, il tramezzino, da ordinare “tra” o “in mezzo” ai pasti. Tutti sanno che è lui l’artefice di uno dei dolci più golosi d’Abruzzo, il parrozzo. Ma non tutti sanno che fu lui a denominare anche i grandi magazzini La Rinascente, i biscotti Saiwa, l’amaro Montenegro o l’amaretto di Saronno.
Il Boom Economico e la Cultura dei Paninari
Nel corso degli anni ‘80, in Italia, esplose la cultura dei “paninari” che divennero un vero e proprio movimento di culto. Fecero diventare il panino alla piastra la pietanza ideale per chi è spesso in movimento nelle aree urbane.
È degli anni ‘70 la nascita delle paninoteche, che aggiungono al panino una valenza aggregatrice e sociale, che culminerà negli anni ‘80 con i fast food di impronta americana.
La Famiglia Panini e il Mito delle Figurine
Storia delle figurine e della Panini, con intervista a Giuseppe Panini (1989)
La storia della famiglia Panini è una di quelle storie italiane fatte di sacrifici, intuizioni geniali e successo mondiale. Tutto inizia a Pozza (Maranello) e Modena (capoluogo) tra il 1897 e il 2018, dalla nascita del futuro padre alla scomparsa dell’ultima dei figli e delle figlie. Il capostipite Antonio Tonino Panini conobbe solo una delle decine dei nipoti e non seppe mai delle figurine create dai figli. Morì di cancro a soli 44 anni. Era stato una personalità vitale.
Apparteneva a una famiglia di contadini meccanici della piccola frazione di Pozza, un popolano con il guizzo della creatività, non certo lettore ma attivo affabulatore. S’innamorò di Olga Cuoghi, tre anni più piccola, figlia di un casaro, gentile e ben educata, intellettualmente molto curiosa. Si sposarono e, fra il 1921 e il 1931, nacquero quattro bambine e quattro bambini (persero due delle dieci gravidanze), nella radicata convinzione che ogni erede è certo una bocca in più da sfamare ma anche due braccia in più per lavorare: la maggiore Veronica (1921), poi Maria Luisa, Giuseppe, Edda, Norma, Benito, Umberto, il minore Franco Cosimo (1931), dopo il quale (nel 1932) decisero di trasferirsi in città a Modena.
Antonio era stato assunto alla rinomata potente Accademia Militare, aveva il brevetto per conduttore di caldaie a vapore, lavorava con soddisfazione e apprezzamento come addetto al riscaldamento. Olga si occupava della casa e della prole, attenta a che studiassero, capace lei di declamare poesie e scrivere niente male. I primi anni di guerra coincisero con l’arrivo della malattia di Antonio: morì il 9 novembre 1941. Proprio quel giorno Giuseppe, il maschio più grande, aveva preso il primo stipendio in un’officina, i soldi servirono al funerale. La famiglia cercò di reagire al dolore e alla miseria.
L’Accademia offrì alla vedova un lavoro da sarta, figli e figlie s’industriarono: nel 1944 Olga propose di provare a gestire l’edicola sulla piazza principale in Corso Duomo, il 6 gennaio 1945 iniziarono, poi ebbero l’idea delle buste, dei francobolli e delle figurine.
Insieme ai fratelli Giuseppe, Benito, Franco e alle sorelle, Umberto era il cuore della parte operativa delle Edizioni Panini, attività legata alle figurine e a innumerevoli successi nel mondo editoriale e dello sport. Attraverso piccoli rettangoli di carta, la famiglia Panini contribuì a diffondere l’ottimismo nel Paese del Boom. Quattro fratelli e quattro sorelle, nati in povertà, seppero immaginare il futuro, partendo da una piccola edicola. E dalle loro intuizioni, passando da buste di semplici francobolli alle bustine di calciatori e non solo, è nato un mito globale.
Il giornalista e scrittore Leo Turrini (Sassuolo, 1960) scrive da sempre con competenza e passione di tanti sport; qui narra di uomini e donne che furono decisivi nell’evoluzione del tifo calcistico per le squadre e per i calciatori.
Il bel testo travalica i generi, ha documentate tracce biografiche, molto basate su conversazioni e testimonianze personali; spiega aspetti dell’imprenditoria privata tanto quanto del mondo sportivo; mostra lo storico profondo legame familiare, anche e soprattutto attraverso i tragitti autonomi e i legami acquisiti di ciascuno; garantisce uno splendido meditato ricco apparato fotografico, legato sia a quello specifico secolare ecosistema umano del modenese che all’immaginario pubblico e sociale contemporaneo costruito dal successo degli album e delle figurine.
Il Panino Oggi: Innovazione e Tradizione
Oggi il panino continua a evolversi, grazie all'inventiva degli chef di tutto il mondo che sperimentano con ingredienti e combinazioni di sapori sempre nuovi. In Italia, l’Accademia del Panino Italiano si impegna a tutelare e raccontare al meglio questa eccellenza gastronomica, celebrando ogni anno il 21 novembre la Giornata Mondiale del Panino Italiano.
Più che “semplici” panini sono vere e proprie opere d’arte quelle realizzate da cinque chef pluristellati per “Panino d’autore” svoltosi lo scorso giugno nella splendida cornice della terrazza Martini di Milano con l’organizzazione e il supporto di Negroni Spa.
Semplici o gourmet: proposte da tutta Italia
- Pulled Pork nella nuova Tap room di Birrificio Milano, composto da bun di TraMa Micropanificio, pulled pork, cheddar, porri canditi e riduzione di Otto Cubano.
- Jack Harkness da Doctor Who, con composta homemade di pomodori datterini alla vaniglia, patty vegano, misticanza e dressing vegano a base di yogurt di soia ed erbe fresche.
- Pandoro nelle varianti dolci e salate da Dolzeto, il principe della tradizione gastronomica veronese.
- Lobster Roll, un classico del New England, composto da astice, pan brioche, coleslaw, maionese piccante, erba cipollina e chips di patate.
- Pizza al formaggio marchigiana farcita di Pandefrà, composta da Coppa, insalata di stagione e maionese.
- Focaccia "Porcaccia" da Mamm Ciclofocacceria, con focaccia al Grano Arso, porchetta, bufala DOP, salsa tartara composta da maionese montata con capperi di Pantelleria, cetriolini, senape e prezzemolo.
- Ya rou jiabao e Lu Rou Jia Bao, i bao al vapore proposti da Dao Chinese Bistrot.
- Marco Aurelio e Classic Burger da Classico, con capocollo di Martina Franca DOP, stracciatella pugliese e pomodorini secchi.
- King Prawns Rolls, un soffice bun ripieno di gamberoni, insalata songino, salsa rosa, cipolla rossa caramellata che viene servito con chips di platano.
- Brioche a’Ghiotta, pietanza composta da una brioche salata di grano Maiorca, pesce stocco e la sua salsa ghiotta a base di pomodoro, sedano, cipolla olive verdi denocciolate e polvere di capperi di Salina.
- Cubotto da Saccharum, una focaccia croccante, profumata e gustosa, caratterizzata da un impasto dall’ampia alveolatura cristallizzata realizzato con farine di grano siciliano Bio.
- Panuozzum da Pizzium, tradizionali panuozzi napoletani realizzati con l’impasto della pizza cotto al forno.
Tabella: Ingredienti Chiave nella Storia del Panino
| Periodo Storico | Figura Chiave | Innovazione | Ingrediente Tipico |
|---|---|---|---|
| Antica Roma | - | Pane farcito per lavoratori | Prosciutto cotto |
| Rinascimento | Leonardo Da Vinci | Antenato del tramezzino | Carne |
| XVIII Secolo | Lord Sandwich | Sandwich moderno | Arrosto di carne |
| Anni '20 | Gabriele D'Annunzio | Tramezzino italiano | Burro e acciuga |