Insalata Confezionata: Rischi per la Salute e Come Proteggersi

Le insalate in busta sono un prodotto comodo e pratico che facilita la spesa e velocizza la preparazione di pranzi e cene. Tuttavia, il consumo di insalata confezionata può esporci ad alcuni rischi alimentari, tra cui quello biologico.

Richiamo per Listeria nelle insalate confezionate

Il Ministero della Salute ha fatto scattare il richiamo per la presenza di Listeria monocytogenes in alcune buste di insalata iceberg di quasi venti marchi italiani, tra cui: Vivinatura, Tres Bon, Torre in Pietra, Tornese, Sigma, Selex, Polenghi, Ortoromi, Ortofresco pulito, Natura è, Mi Mordi, Latte Francia, Il mio orto, Il Castello, Colline Verdi, Ciro Amadio, Centrale del latte, Alifresh, Foglia Verde Eurospin. Successivamente, l'elenco si è allungato fino a comprendere circa 25 brand. Tutte le informazioni sui primi marchi e i lotti coinvolti sono disponibili in questo articolo, mentre in quest’altro sono indicati i successivi.

Luca Piretta, nutrizionista e medico specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva, spiega che la Listeria è un batterio molto diffuso nell’ambiente che tende a contaminare prevalentemente gli alimenti e ha una grossa resistenza a temperatura e acidità. La contaminazione avviene fra prodotti lavorati come carne, insaccati, formaggio prevalentemente a pasta molle e, nell’ambito del vegetale, fra le insalate.

Come avviene la contaminazione da Listeria?

La contaminazione da listeria può avvenire in casa. Piretta fa un esempio: «È la manipolazione dell’alimento che facilita la contaminazione, anche se hai insalata fresca e magari la lavi e poi la conservi, la proliferazione può avvenire».

Listeriosi: sintomi e pericoli

L’infezione causata da Listeria monocytogenes si chiama listeriosi alimentare. Nell’Unione Europea se ne registrano poco meno di 3.000 casi all’anno, con maggiore gravità nei soggetti a rischio: immunocompromessi, anziani sopra i 65 anni, neonati e donne in gravidanza.

Sintomi

I sintomi compaiono dopo poche ore dall’assunzione dell’alimento contaminato e l’infezione può non provocare nulla, se la carica batterica è bassa, oppure febbre e gastroenteriti. In caso di sospetto, è quindi opportuno rivolgersi al proprio medico di base o al pronto soccorso.

La listeriosi può manifestarsi in tre forme:

  • Gastroenterica o non invasiva
  • Materno/fetale
  • Setticemica (la più frequente e grave soprattutto nell’anziano)

La gastroenterite si manifesta in forma acuta, accompagnata da febbre, nel giro di poche ore dall’ingestione e nei soggetti sani è in genere autolimitante, ma in alcuni casi può portare all’insorgenza di meningiti, encefaliti e setticemie. Nelle forme invasive l’incubazione può invece protrarsi anche fino a 70 giorni. In generale, si tratta insomma di un’infezione che può essere causa di malattia grave, associata a un elevato tasso di ospedalizzazione e decessi.

Alimenti a rischio

La presenza di questo batterio non riguarda naturalmente solo l’insalata già lavata, ma molti prodotti da consumare crudi. Si trova più frequentemente negli affettati di carne e pesce, ma anche nei formaggi, soprattutto quelli a crosta fiorita, come il brie, ed erborinati, come il gorgonzola. Occorre inoltre fare attenzione ai surgelati, che salvo indicazione del produttore non dovrebbero mai essere consumati crudi.

Come ridurre il rischio di listeriosi

Sono molte le strategie che è possibile adottare per ridurre drasticamente il rischio di listeriosi, a partire dalla conoscenza delle condizioni in cui questo microrganismo vive e si riproduce.

  • La cottura e la pastorizzazione restano i metodi più efficaci per eliminarlo.
  • Per quanto riguarda i prodotti che si consumano crudi è bene sapere che la velocità di riproduzione di questo batterio aumenta con l’aumentare della temperatura.
  • Una volta a casa, è poi importante mettere subito gli alimenti in un frigorifero impostato su 4°C.
  • Bisogna scegliere gli scomparti giusti e riporre gli alimenti a rischio nei ripiani centrali, evitando di mettere l’insalata confezionata nel cassetto della frutta e della verdura, dove in genere la temperatura è troppo alta.

Antonello Paparella suggerisce di risciacquare l’insalata già lavata sotto l’acqua corrente prima di metterla nel piatto per 15/30 secondi, sfregando bene le foglie con le mani. La raccomandazione dell’esperto è di non portare questo genere di alimenti alle persone ricoverate in ospedale o nelle RSA (Residenze sanitarie assistenziali).

Anche se quelle diciture sulle confezioni della verdura in busta sembrano tranquillizzarci riguardo le varie fasi della filiera, studi e pareri di esperti presentano opinioni contrastanti sulla sicurezza delle insalate in busta. D’altro canto, esistono invece altri studi che ne evidenziano la mancanza di sicurezza alimentare.

In particolare, uno studio condotto dall’Università di Torino ha evidenziato alcuni rischi associati alla tanto cara (in tutti i sensi) insalata confezionata, che sarebbe lontana dall’essere considerata sicura. La ricerca ha esaminato un campione di 100 buste di insalata pronta: molti prodotti presentavano una contaminazione di batteri e microrganismi già al momento del confezionamento, contaminazione che può peggiorare notevolmente in quanto la carica microbica può aumentare in modo esponenziale assai prima della scadenza.

Insalata in busta, bisogna lavarla?

Toxoplasma gondii: un altro rischio per la salute

Le persone che rientrano in categorie particolarmente sensibili alla contaminazione degli alimenti da Toxoplasma gondii, come le donne in gravidanza, devono lavare con abbondante acqua corrente le insalate già pronte in busta, per evitare i rischi. L’Iss ha presentato due ricerche, una sul lavaggio dell’insalata e una sulla comunicazione delle buone pratiche.

La prima è un’indagine multicentrica, che ha coinvolto 10 paesi europei tra Ottobre 2021 e Settembre 2022, ha esaminato in totale quasi 3300 campioni di insalate in busta e pronte al consumo. Una contaminazione da Toxoplasma gondii è stata riscontrata nel 4,1% dei campioni, anche se la distribuzione non è risultata uniforme in tutti i paesi.

Marco Lalle commenta i risultati suggerendo che, soprattutto se si fa parte di categorie particolarmente esposte ai rischi di una eventuale infezione, come le donne in gravidanza, è consigliabile lavare ulteriormente le insalate prima di consumarle. Non servono prodotti particolari, è sufficiente l’utilizzo di abbondante acqua corrente. Le oocisti di Toxoplasma, che possono contaminare le insalate comprese quelle pronte al consumo, sono resistenti al comune trattamento con ipoclorito di sodio, contenuto in molti disinfettanti commerciali per alimenti, così come al bicarbonato di sodio. È quindi consigliabile risciacquare l’insalata sotto l'acqua corrente, in uno scolapasta o utilizzando una centrifuga per insalata, ed in fine asciugarla con un tovagliolo di carta o un canovaccio.

Lavare o non lavare l'insalata in busta?

Per capire se è necessario lavare la verdura in busta, bisogna leggere le indicazioni sulla confezione. Come spiega Piretta: «L’insalata in busta viene già lavata e selezionata in condizione di igiene e l’imbustamento viene fatto in ambiente sterile». Inoltre, non c’è differenza tra l'insalata in busta e quella fresca, quella in busta è stata già tagliata e lavata per noi e non contiene conservanti.

Simone Gabrielli rassicura che se in etichetta è indicato ‘pronta al consumo', questa non va lavata di nuovo, altrimenti si rischia di contaminare ciò che era sterile. Una volta aperta, consumiamola entro 24 ore e conserviamola in frigo ben sigillata.

Consigli per scegliere e consumare l'insalata in busta

Nonostante si tratti di un prodotto sicuro, ecco qualche consiglio del nostro esperto per consumare l'insalata in busta senza alcun rischio per la salute:

  • Controlliamo la data di confezionamento e quella di scadenza, e cerchiamo di consumarla il prima possibile.
  • Verifichiamo che le foglie siano fresche, croccanti e integre, senza zone scure o umide.
  • Evitiamo le confezioni con rigonfiamenti eccessivi e anomali, che potrebbero indicare la possibilità di proliferazione batterica, e quelle con troppa condensa.
  • Cerchiamo di salvaguardare la catena del freddo e, soprattutto durante la stagione estiva, andiamo a fare la spesa con la borsa frigo.
  • Consumiamo il prodotto entro 24 ore dall’apertura, conservandolo in frigorifero ben sigillato e nell'apposito ripiano.
  • Una volta aperta, non laviamo nuovamente l'insalata se in etichetta è indicato che questa è “pronta al consumo”, altrimenti si rischia di contaminare ciò che era sterile.

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