Preparare la marmellata fatta in casa può sembrare semplice: servono solo frutta e zucchero. Tuttavia, per ottenere un risultato perfetto, è importante seguire la ricetta passo passo e conoscere qualche nozione scientifica. Una delle domande più comuni è: perché la marmellata si addensa quando si raffredda?
La risposta risiede nella pectina, una molecola naturalmente presente nella frutta. Questo articolo esplorerà in dettaglio il ruolo della pectina, come preparare la marmellata senza aggiungerla, e altri trucchi per una conserva perfetta.

Il Ruolo della Pectina
Non bisogna aggiungere pectina per facilitare la densificazione, perché questa molecola è già naturalmente presente nella frutta. La pectina è una sostanza naturale che si trova in particolare nella buccia, nei semi e nel torsolo.
Non tutti i frutti ne contengono lo stesso quantitativo: mele e arance ne sono particolarmente ricchi, mentre kiwi, meloni e cocomeri ne sono quasi privi. Nelle marmellate/confetture, la frutta si addensa grazie al contenuto di pectina che durante la cottura si trasforma in gelatina.
Per la preparazione di marmellate/confetture è possibile utilizzare la pectina estratta dalla frutta oppure quella disponibile in commercio.
Come Preparare la Marmellata Senza Pectina Aggiunta
Per evitare di usare la pectina, strizzate la frutta quando è ancora cruda per farne uscire il succo che terrete da parte, poi con un frullatore amalgamate la polpa rimasta. Una volta frullata la polpa unitela al succo. Questo metodo aiuta a concentrare la pectina naturale presente nella frutta.
Proporzioni tra Frutta e Zucchero
La proporzione tra la frutta e lo zucchero varia: con la frutta più dolce dovrebbe essere di 2:1 (due chili frutta, un chilo di zucchero), con frutta più aspra come le arance dovrebbe essere più vicina a 3:2 (tre chili di frutta, due chili di zucchero).
Cottura a Fuoco Lento
Fate cuocere il composto a fuoco lento, mescolando il meno possibile. La regola “fuoco basso e mescolare poco” serve a non produrre troppo vapore che porterebbe via con sé l’aroma della frutta.
Trucchi per Addensare la Marmellata
Oltre alla pectina naturale, ci sono altri modi per addensare la marmellata:
- Frutta Ricca di Pectina: Aggiungere frutta che contiene molta pectina. In questo caso sono molto utili, per esempio, le mele cotogne.
- Pectina in Polvere: In commercio esiste proprio la pectina in polvere. Si trova facilmente al supermercato!
- Tempi di Cottura: In alternativa si può scegliere di allungare i tempi di cottura, facendo così evaporare più acqua. Può essere, però, molto rischioso! La marmellata, infatti, continua ad addensarsi una volta versata nei barattoli.
Fattori Importanti per la Conservazione
I fattori più importanti che influiscono sulla conservazione di una marmellata/confettura sono l’acidità e il contenuto di zucchero.
- Acidità: L’acidità della frutta, oltre a svolgere la sua azione come conservante, evita che lo zucchero cristallizzi durante la cottura. Se si utilizzano frutti poco acidi è consigliabile aggiungere anche succo di limone.
- Zucchero: Per quanto concerne lo zucchero è importante non eccedere nella quantità utilizzata per evitare che durante la cottura cristallizzi. È però altrettanto importante non difettare, pena la conservabilità del prodotto. Si dovrebbero preferire le ricette in cui è previsto uno stesso quantitativo di zucchero e di frutta, in ogni caso non si dovrebbe mai scendere sotto i 700 g di zucchero per kg di frutta.
- Cottura: Una cottura eccessiva potrebbe provocare la cristallizzazione dello zucchero, ma una cottura non sufficiente renderà il prodotto troppo liquido e facilmente attaccabile da muffe e da microrganismi.
Per capire quando si è raggiunto il giusto grado di cottura è possibile effettuare due prove empiriche:
- Se versando una goccia di marmellata/confettura su un piatto questa scivola lentamente aderendo alla superficie, la cottura è giusta.
- Se immergendo e risollevando un cucchiaio nella marmellata/confettura il prodotto appare di consistenza collosa e lamentosa, la cottura è giusta.
Attrezzature Necessarie
Per preparare conserve sicure e durature, è fondamentale utilizzare le attrezzature giuste:
- Contenitori: Devono essere utilizzati contenitori di capacità commisurata al consumo. Generalmente preferire contenitori della capacità di massimo mezzo litro. Il vetro è il materiale migliore; in alternativa possono essere utilizzati contenitori in metallo.
- Pentole: Le pentole per la cottura delle conserve devono essere in acciaio inox. Pentole in alluminio o rame non dovrebbero essere utilizzate, soprattutto se si utilizzano per cuocere conserve acide, infatti l’acidità potrebbe provocare rilasci metallici nel prodotto.
Riempimento dei Contenitori: I contenitori non vanno mai riempiti fino all’orlo, ma è necessario lasciare uno spazio vuoto che, nel gergo tecnico, viene definito “spazio di testa”. Tale spazio è indispensabile affinché all’interno del contenitore si generi il vuoto, inoltre, serve per contenere l’aumento del volume della conserva durante il trattamento termico.
Il riempimento dei vasi può essere effettuato a caldo oppure a freddo. Nel caso del riempimento a caldo è necessario che i contenitori siano mantenuti a una temperatura più simile possibile a quella della conserva. In questo modo si eviteranno shock termici che potrebbero provocare la rottura dei contenitori di vetro.
Pastorizzazione
L’unico trattamento di stabilizzazione termica che può essere applicato in ambiente domestico è la pastorizzazione. Tale trattamento deve essere effettuato immergendo completamente i contenitori in acqua.
Per evitare che i contenitori durante l’ebollizione possano sbattere fra loro con il rischio di rompersi, si consiglia di avvolgerli in strofinacci o in carta di giornale (gli strofinacci sono la soluzione migliore).
Il tempo necessario affinché la pastorizzazione sia efficace dipende dal tipo di conserva, dal tipo di contenitore e dalla sua grandezza. Tale tempo va misurato partendo dal momento in cui l’acqua raggiunge una vigorosa ebollizione.
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Prima del Consumo
Prima dell’apertura di una conserva è necessario ispezionare visivamente il contenitore per evidenziare eventuali fuoriuscite del contenuto e la perdita del vuoto.
Se i tappi o le capsule metalliche appaiono convessi (incurvati verso l’alto) e premendo con il dito al loro centro si sente “click clack”, i contenitori non sono più sottovuoto, a seguito dello sviluppo di microrganismi e conseguente produzione di gas. Nel caso di perdita del vuoto la conserva non deve essere assaggiata né consumata.
Dopo l’Apertura
Dopo l’apertura, le conserve devono essere conservate in frigorifero e consumate il prima possibile. A seconda della tipologia di conserva i tempi di stazionamento in frigorifero possono variare da 4-5 giorni fino a due mesi.
Ecco una tabella riassuntiva dei tempi di conservazione in frigorifero dopo l'apertura:
| Tipo di Conserva | Tempo di Conservazione in Frigorifero |
|---|---|
| Conserve acide (sott'olio, sottaceto) | Fino a 2 mesi |
| Vegetali in salamoia | Fino a 2 mesi |
| Marmellate e confetture | Fino a 1 settimana |
| Passata di pomodoro | Fino a 1 settimana |
| Sughi e salse | 4-5 giorni |
| Oli aromatizzati | 4-5 giorni |
| Succhi di frutta | 4-5 giorni |
| Pesto | 4-5 giorni |
Il mantenimento degli alimenti in frigorifero, pur rallentando fortemente la loro degradazione, non la impedisce. Pertanto è importante sottolineare che, indipendentemente dai tempi di conservazione sopra indicati, qualora il prodotto risultasse alterato non deve essere assaggiato né consumato, ma eliminato.
