È possibile che un poeta definito “quarta corona” fiorentina dopo Dante, Petrarca e Boccaccio sia ancora oggi poco studiato sui banchi di scuola e sia perlopiù misconosciuto? Domenico di Giovanni detto il Burchiello (Firenze 1404 - Roma 1449) è uno dei casi poetici più affascinanti della nostra letteratura, forse perché agisce nel secolo che Benedetto Croce definisce “senza poesia” (Il Quattrocento).
La sua è una poesia toscana anzi toscanissima intrisa di ogni sorta di rimando e citazione, dal gergo popolare a quello biblico, dalla ricetta medica a quella culinaria. Un grande critico come Dionisotti afferma che egli «deliberatamente getta la sua indubbia vena di poesia in un gergo intraducibile, e per l’appunto mira a un impiego non più comico ma senz’altro farsesco di quella poesia» (Geografia e storia della letteratura italiana, p. 40). Anche il giudizio di un grande storico della letteratura come Francesco De Sanctis non fu generoso nei confronti di questo poeta così problematico.
Potremmo infatti definire questo poeta come una sorta di anti-Petrarca. Tra l’altro ognuno ha avuto i suoi discepoli: abbiamo avuto nel Quattrocento e nel Cinquecento i petrarchisti e i poeti burchielleschi. Se fosse una partita di calcio, chissà come finirebbe.

Firenze nel XV secolo
La Vita e la Professione di Barbiere
Domenico di Giovanni nasce a Firenze nel 1404 e muore a Roma nel 1449. Il padre era legnaiolo e la madre tessitrice e cucitrice. Domenico di Giovanni nacque in una famiglia di umili origini e, di conseguenza, non ebbe la possibilità di fruire di una valida formazione culturale. Sed litterae non dant panem - cioè la letteratura non dà il pane - e allora a partire dal 1432 esercitò la professione di Barbiere come risulta dalla sua iscrizione alla Corporazione dei Medici e degli Speziali di Firenze, come a suo tempo fece anche Dante. Riuscì ad avere bottega di barbiere in Calimala, nel cuore della vecchia Firenze.
Del barbiere poeta circolarono per lungo tempo scarse notizie biografiche che alimentarono il proliferare di interpretazioni diverse, fino a farne un personaggio - maschera, protagonista di vicende immaginarie.
Esilio e Rapporti con gli Intellettuali
Era frequente all’epoca lo scambio di sonetti e Burchiello ebbe corrispondenza con intellettuali di rilievo quali Leon Battista Alberti, Rosello Roselli, Anselmo Calderoni e Mariotto Davanzati. Per essersi schierato, in funzione anti-medicea, con Rinaldo degli Albizzi, nel 1434 Cosimo il Vecchio lo esiliò. Da quel momento, la sua vita si complicò notevolmente. Fu prima a Venezia e poi a Siena, dove - aperta una nuova bottega di barbiere - il poeta passò la prima parte del suo esilio, continuando a scrivere e a sperimentare. Trascorse però gli ultimi anni della sua vita sregolata e spendacciona in assoluta povertà.
Le ricerche d’archivio più recenti smentiscono o almeno ridimensionano due miti persistenti nella biografia del poeta: il mito dell’esilio politico e il mito della bottega. L’immagine di Burchiello, avversario dei Medici, costretto ad abbandonare Firenze per Siena al rientro di Cosimo nel settembre del 1434 non trova riscontro nei documenti, non risulta infatti il suo nome negli elenchi di coloro che vennero in qualche modo puniti dal potere ricostituito. Anche il mito della bottega di barbiere come luogo di ritrovo poetico e centro di incontro per i letterati del tempo (SEGRE) non trova conferme, nemmeno nel corpus burchiellesco, dove la scrittura viene presentata sempre in ambiente domestico. In effetti però Burchiello conosceva i maggiori letterati del tempo, fra cui appunto l’Alberti.
Riscoperta e Fortuna Critica
Burchiello fu a lungo dimenticato, ma a partire dall’edizione pseudo-londinese del 1757, poi dagli studi novecenteschi e in misura maggiore a partire dal convegno “La fantasia fuor de’ confini”. Burchiello e dintorni a 550 anni dalla morte” (Firenze - 1999), questo poeta è tornato all’attenzione di tutti - di moda, addirittura- forse anche perché rappresentava un terreno ancora vergine per gli interessi accademici.
Esistono circa 85 codici miscellanei su cui sono riportate le poesie del Burchiello. Recentemente però ci sono state due edizioni molto importanti: quella di Michelangelo Zaccarello e quella di Antonio Lanza. Zaccarello pubblica, emendata e dotata di apparato delle varianti, la vulgata quattrocentesca, cioè il libro pubblicato a Firenze nel 1481 per i tipi di Francesco di Dino.
Lo Stile "alla Burchia" e il Nonsense
Intanto che cosa significa “burchia” e quindi “burchiello”? È un modo di indicare uno stile poetico ben presente già dalla seconda metà del Duecento e poi nel Trecento. Le poesie ‘alla burchia’ erano poesie alla rinfusa, mettendo insieme tanti elementi diversi perché la burchia è una barchetta da carico dove tutto veniva buttato alla rinfusa. Tutti i significanti - cioè le parole - però subiscono una trasfigurazione semantica dando l’impressione che ci troviamo davanti ad una poesia nonsense: la poetica di Burchiello sembra basarsi sull’ «arte di versificare a vuoto, che prova le sue capacità di inventare rime astruse» (Pullini). Ma non è così.
La fortuna della maniera di Burchiello in vita e dopo la sua morte è testimoniata dal grande numero di seguaci e di imitatori che fecero del corpus burchiellesco un testo aperto, liberamente contaminato, in un’ottica di artigianato poetico, una bottega, questa sì, della poesia (PASQUINI).
Michelangelo ZACCARELLO parla di una liberazione del linguaggio, di un recupero della realtà a partire dalla parola. Emerge in Burchiello uno stretto contatto con la realtà materica delle cose il cui correlativo linguistico è una dimensione strettamente denotativa del linguaggio che, escludendo il simbolismo proprio della cultura tardomedievale, si rende disponibile al travisamento e all’equivoco.
Claudio GIUNTA confronta la tecnica di Burchiello con quella delle fatrasies rilevando una serie di analogie nell’elaborazione dei pensieri e delle immagini. In entrambi i casi i poeti dichiarano di aver visto oggetti ed eventi che con fanno parte quindi di un’enumerazione caotica, ma recuperano, facendone la parodia, la retorica di un genere come quello della visione. In secondo luogo, non offrono il quadro statico di una situazione, ma raccontano una vicenda, configurandosi come poesia narrativa. L’accumulazione ha luogo nella trama di un evento presentato come reale: è, per così dire, una festa dell’immaginazione, un’immaginazione discorsiva che costruisce storie, non puri elenchi, prima che una festa del linguaggio.
Secondo ZACCARELLO questi due linguaggi poetici sembrano basati su una comune trasgressione di base: collegare in maniera conforme al discorso tradizionale elementi del tutto irrelati o incongruenti rispetto alla materia verbale e agli operatori logici impiegati. Il fatto che la letteratura del nonsense propriamente detta abbia una tradizione recente e prevalentemente inglese non fa altro che rendere più curiosa la convergenza.
Le Regole Burchiellesche
In lui il gioco, il ludo poetico diventano un valore fondante e ci spingono a un’ulteriore riflessione su tale aspetto. Il gusto di porsi delle regole metriche, ad esempio, o usare parole anti-poetiche per pura sfida rientra nell’idea di gioco perché ludico è “superare volutamente degli ostacoli non necessari”: è così che le tre regole burchiellesche sono a) il sonetto; b) l’invenzione continua c) la cripticità d) la dimensione ludica.
La caratteristica principale delle poesie del Burchiello è il linguaggio assurdo e grottesco, una combinazione di immagini surreali, giochi di parole e riferimenti criptici. Nei suoi sonetti, il Burchiello utilizza un lessico bizzarro, spesso composto da metafore inusuali e accostamenti illogici di parole, creando versi dal significato enigmatico e ironico. Questa tecnica, nota come "burchiellesco", influenzò la poesia comico-realistica e satirica, anticipando elementi del barocco.
Caratteristiche dello Stile di Burchiello
Si ha come l’impressione che Burchiello talvolta applichi un preciso formulario del comico e che il motivo della sua poesia in fondo sia unico, eppure esso presenta dei moti interni, sottili variazioni, gli stessi meccanismi che sono alla base del canzoniere petrarchesco: sono cioè variazioni di un unico motivo ossessivo. Burchiello accumula, accumula accumula, squaderna parole che scoppiano come fuochi d’artificio e diventa proprietà del lessico poetico: «Ma vedi le cose che escono dall’anonimo, s’affacciano, riempiono imperterrite lo spazio, senza uno sguardo indietro, sopraggiunte, cancellate da altre cose (anche i perché non sono che nuove cose, nuovi fatti, così come l’allusione bruciava nell’attimo): una vitalità fatta di mille vite» (De Robertis). A ben vedere, questa è un’operazione tipicamente carnevalesca poiché questo poeta innalza a dignità poetica elementi che non avevano mai fatto il loro ingresso nella poesia, «come obbedendo ad un irresistibile impulso degli oggetti» (De Robertis) a manifestarsi di continuo. E la spinta si traduce in un continuo procedere in qualunque direzione poetica.
Rimare alla burchia significa innanzitutto usare una forma chiusa, il sonetto caudato, uno schema canonico e ripetitivo. Le irregolarità sono logico-sintattiche: la correlazione fra termini incompatibili, le sinestesie, la rottura della concatenazione causa effetto o quella del prima e del dopo, gli sviluppi o le associazioni analogiche sull’ambiguità semantica dei vocaboli, la deminutio parodica della citazione dotta (qui lo specchio di Narciso ridotto a un paiolo, lucido come lo ha lasciato dopo aver mangiato tutto e il re Priamo sofferente per la sua sorte).
La satira del falso sapiente si accompagna alla rivendicazione di un linguaggio concreto e corporeo, che rifiuta le griglie interpretative prestabilite e irride alla lunga serie di pseudoargomentazioni filosofiche che nella concatenazione insistita perdono di rilevanza e che erano tipiche della tarda scolastica. Questa tradizione polemica era preesistente al Burchiello ed è stata definita da Antonio LANZA la berta della loica, cioè la presa in giro della logica pseudoaristotelica.
Il godimento di questo genere di poesia nasce dalla condivisione e dalla disponibilità del lettore a farsi coinvolgere dall’estemporaneità dell’allusione verbale e dal gioco. C’è una logica da scoprire nei versi, quella associativa, una sorta di sviluppo radiale del vocabolo, grazie a fenomeni quali l’aequivocatio lessicale, il bisticcio derivativo, la iunctura ossimorica o paradossale.
Temi e Schemi Ricorrenti
Lo schema farmacopeico - cioè delle ricette da farmacia e dei rimedi - ricorre spesso nella rimeria ‘alla burchia’ così come la ricetta culinaria. Entrambe le ricette permettono al poeta di vestire i panni di un medico cialtrone o di un cuoco maldestro. A queste aggiungiamo la ricetta per le donne: quella cosmetica, che talvolta contiene gli elementi di una critica contro i costumi femminili - un topos letterario.
Il metodo ‘alla burchia’, con la sua parodia continua, mostrava che la poesia comica e faceta aveva conservato una forza di rottura ancora poderosa. Inoltre emerge il pessimismo, in modo contro-intuitivo rispetto a quanto il comico dovrebbe trasmettere.
Ci sono due sonetti dedicati a Giovanni e Piero de’ Medici. Sonetti pepati che gli costarono l’esilio (LXXXVII e CXXXI). Burchiello si oppone alla cultura dominante esibendo la sua cultura di strada, fatta di empiria e pragmatismo, di dilettantismo e di entusiasmo creativo. Non sottostà a dettami di non nessun tipo e anzi prende in giro i due padroni di Firenze, poco importa se gli costa la povertà: Cecco Angiolieri e Dante avevano già dato prova di come fosse un tema caro ai poeti e anche lui ne fa esperienza.

Giovanni Boccaccio
Esempi di Parafrasi e Stile Nonsense
Analizziamo alcuni esempi per comprendere meglio lo stile e i temi trattati da Burchiello:
Sonetto Caudato: Il Despota di Quinto
Parafrasi:
Il despota di Quinto e il grande Sultano e trentasette schiere di pollastri fanno coniare molti fiorini nuovi come dice il salmista nel Prisciano; e si dice nel Borgo, a San Friano, che una barca carica di impiastri è giunta al porto dei Pilastri per guarire del catarro Monte Albano. Mille Francesi assai ben cosparsi di cacio, andando a Valle Ombrosa per i cappelli, furono presi tutti per smemorati. Toiano li vide, e diss: “Vecchi, vecchi, non sono più sé stessi, il bagno li ha scambiati o li ha scambiati in alberelli”.
Noterai che ha dei versi in più rispetto ad un sonetto canonico, perché infatti questo si chiama “sonetto caudato”, cioè ha un coda composta da un settenario e due endecasillabi. L’introduzione del sonetto riprende l’idea di una storia non-sense, ma ci introduce l’idea di una cura medica. Le due terzine però sono più importanti: si parla di franciosi incaciati e di un bagno portentoso, che ha avuto un effetto indesiderato. Guardiamo meglio: i mille franciosi sono i francesi, cioè i famosi “Galli”, i quali con sostituzione sinonimica, alzano la testa e beccano, baldanzosi. Sono i membri virili e Valembrosa, Valle Ombrosa, sarebbe con un’evidenza che non serve spiegare, il sesso femminile. I “fegategli” dovrebbero essere i cinedi che, vedendo gli uomini in difficoltà, gridano e si armano alla battaglia con la maglia metallica per riportare la potenza nei franciosi.
Nominativi Fritti e Mappamondi
Parafrasi:
Nominativi fritti e mappamondi e l’arca di Noè infilata fra due colonne, tutti cantavano il Kyrie eleison sotto l’influsso dei piatti di portata piuttosto vuoti. La luna mi diceva “Perché non rispondi?” E io risposi: “Ho paura di Giasone, perché sento dire che la pomata va bene per imbiondire i capelli”. Però le testuggini e i tartufi mi assediano standomi alle calcagna, dicendo “Vogliamo che tu ti stufi”. Ed è cosa nota a tutte le castagne, perché oggigiorno i gufi sono così grassi che nessuno vuol mostrare i propri difetti.
Altro metodo compositivo del Burchiello è la storia nonsense in cui tutti gli elementi si combinano insieme secondo un dispositivo narrativo del tutto improbabile.
Ricetta per Mandare la Moglie alle Terme
Parafrasi:
Chiunque voglia mandare alle terme la moglie, o per un difetto, o per renderla più fertile, mando con lei il servo e la comare, e Donna Nencia, che accoglie i parti. Portino con loro un sacchettino di foglie di sambuco, e di more rosse amare. Lui, come da prescrizione, non ci deve andare, perché altrimenti tutti e due tornerebbero con le doglie. Credi a me che sono medico cerusico, fa che ogni sera pesti una melanzana, e lo prema con due mani, e ne beva il sugo.
In questa poesia si vede bene lo schema della ricetta.
Influenza e Legacy
La poesia di Burchiello è stata messa in relazione con le più recenti forme del nonsense otto-novecentesco, con le quali condivide alcune strategie espressive.
La sua poesia ha influenzato la poesia comico-realistica e satirica, anticipando elementi del barocco.
Quali sono le principali figure retoriche: esempi e classificazione
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Stile | "Alla burchia", caratterizzato da elementi diversi messi insieme alla rinfusa. |
| Forma | Sonetto caudato, uno schema canonico e ripetitivo con irregolarità logico-sintattiche. |
| Linguaggio | Assurdo e grottesco, con metafore inusuali e accostamenti illogici di parole. |
| Temi | Satira, parodia, ricette mediche e culinarie, erotismo, critica dei costumi. |
| Influenze | Poesia comico-realistica, satirica, e anticipazioni del barocco. |
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