L’estate del 2019 ha portato con sé una serie di interrogativi linguistici per il traduttore, in particolare riguardo alla resa di nomi e giochi di parole nei fumetti. In questo articolo, esploreremo le sfide e le strategie adottate nella traduzione dei primi due volumi della serie Merlin di Joann Sfar, concentrandoci in particolare sul termine "Salsiccia".
L'idea di questo articolo nasce da attimi di smarrimento durante la traduzione: perché non mettere i lettori di fronte a quegli stessi dubbi che mi avevano assalito? L'obiettivo è proporre una sorta di “seminario in absentia e per iscritto”, presentando una serie di problemi traduttivi senza offrire immediatamente una soluzione, ma proponendo in cambio una tipologia che dovrebbe (idealmente) aiutarvi a pensare, in astratto, alle possibili strategie da adottare.
Inizieremo con una rapida presentazione dei testi in questione, i primi due volumi della serie Merlin, dell’autore francese Joann Sfar. Si tratta di una serie piuttosto fortunata, che conta sei titoli pubblicati tra il 1998 e il 2003. I primi quattro volumi sono stati sceneggiati da Joann Sfar, poi sostituito da Jean-David Morvan; tutti quanti sono disegnati da José-Luis Munuera. In Merlin, Sfar immagina l’infanzia del ragazzino che diverrà poi il mago Merlino del ciclo arturiano, in un tripudio di facezie, giochi di parole e rimandi intertestuali (sia alla materia di Bretagna, sia più pop).
Nel primo volume facciamo conoscenza con Merlino, un ragazzino minuscolo e con un berretto decisamente troppo grande, e con i suoi due amici Jambon e Tartine (un maiale parlante e un orco). Conosciamo anche la fastidiosa principessa Viviane, che adora i funghi velenosi e detesta i poveri. Il secondo volume si apre in una notte di Natale; come Merlino, anche Babbo Natale è, in questo momento, ancora un ragazzino. Obbligato a trangugiare una pozione preparata dal giovane mago, il piccolo e tenero Babbo si trasforma in un mostro orribile, affamato di carne di bambino. Eventualmente, aggiungeremo man mano altri elementi relativi alla trama quando verrà il momento di discutere alcune difficoltà incontrate durante la traduzione.
Le difficoltà incontrate avevano a che fare, in generale, con l’uso creativo della lingua (nella scelta di numerosi nomi propri dei personaggi di contorno, nella sovrapposizione di diverse varietà linguistiche e diversi stili letterari), con l’intertestualità e con la presenza di alcuni realia; spesso i diversi elementi erano cumulati - e ne vedremo alcuni esempi. Lascerò da parte, invece, le questioni generali relative alla traduzione del fumetto: penso per esempio al rapporto testo-immagine, allo spazio contingentato e dipendente dalle dimensioni dei balloon, e così via.
Una nota generale, valida per tutti gli esempi che porterò: perché possano partecipare al “seminario” anche i non francesisti fornirò, nelle didascalie di ogni immagine, una sorta di traduzione interlineare del testo presente nei balloon.
Consideriamo un esempio concreto:

Merlino: Accidenti! Che smorfiosa quella principessa! E tu dovevi proprio fare la testa di lardo [la testa dura, il cocciuto], bravo il mio maiale!Jambon: Non maiale… Mi chiamo Jean, Jean-le-Bon [Giovanni, Giovanni il Buono].Merlino: Ah ah! Jambon [Prosciutto]! Ah ah!Jambon: Ssssst!
Qui il problema è doppio: c’è un riferimento alla “maialità” del nuovo compagno di Merlino nell’espressione idiomatica tête de lard e, poi, il gioco di parole vero e proprio, con Jean-le-Bon che diventa Jambon. Il nome "Salsiccia" non è il solo che ha creato difficoltà. Si potrebbero citare, senza riportare le relative immagini, quelli dell’arcinemica di Merlino in questo primo volume, la principessa Viviane (la «dama del lago» arturiana); o ancora quelli di un candidato al supplizio, Julio l’Ecclésiaste (la cui pronuncia è simile in francese - senza che nel plot ce ne sia una ragione particolare - al cantante Julio Iglesias), e di una strega buona, Marie Popine, che arriva in scena volando e con un ombrello in mano (e la cui pronuncia è - ma forse qui si vede - molto simile a quella, francese, per Mary Poppins).
Come tradurreste lo scambio qui sopra?
Sfide aggiuntive nella traduzione
Un altro problema, anche in questo caso “doppio” (formale e intertestuale insieme), riguardava la presenza di alessandrini “nascosti” (non sempre perfetti, solo talvolta rimati) nel discorso di alcuni personaggi. L’alessandrino è il verso classico della poesia e del teatro francesi, ed è un verso di dodici sillabe, con una cesura dopo la sesta.
Esempio:

Ragazza: Così, messere, foste umano prima di essere maiale?Jambon: Sì, driadi poppute le cui labbra sono purpuree e le cui tette sono turgide. [I verbi purpurent e turgescent sono neologismi di Sfar: qualcosa del tipo “porporare” e “turgidare”.]Jambon: Il mio priapeo ardore mi fece trasformare in porco / da parte di un bigotto signore invidioso delle mie imprese, / poiché la sua lancia rimaneva sempre nel fodero / mentre il mio vigore ripopolava il suo castello.Ragazza: Messer Grolent [gros lent, “lentone”], è inatteso! / Sono quasi due anni che la notte vi aspetto. /Ragazzo: È che sono timido, madama Trombinette, / e che ho bisogno di tempo per uscire dal mio nascondiglio. /Ragazza: In questi due anni mi sono annoiata, / e più d’uno, sappiatelo, mi ha riscaldato il… [Il sottinteso ovvio, in rima con morfondue, è cul, che credo non abbia bisogno di traduzione.] /Ragazzo: Ho udito i vostri meriti che superano di questo forte / i modesti limiti e venendo dall’Italia / ho incontrato un trovatore che cantava le vostre imprese. /Ragazza: Se nello stato in cui sono non vi convengo, / tornate da vostra madre e non se ne parli più. /Ragazzo: Da mia madre? Oh là là! No! No!
Ancora alcuni giochi di parole (ne troverete davvero ovunque in questi libri!), tratti dal primo e soprattutto dal secondo volume. La presenza delle immagini, che fungono da vincolo aggiuntivo, non permette grandi modifiche.
Esempio:

Jambon: Perché è un bois constrictor [bosco/foresta constrictor, dove bois e boa sono paronimi]!Merlino: Cos’è?Didascalia: Si fece la volontà di Merlino e il brodo guadagnò in sapore ciò che Jambon perse in sudore.Merlino: Sembra gustoso. Puoi uscire dal bagno, Jambon.Jambon: È la cosa più umiliante che ci sia. Sono desolato.
Altro esempio:

Tartine: Hi hi!Tartine: Babbo Natale… Ha un regalo per me?Babbo Natale: E che cosa hai chiesto, piccino?Tartine: Una poupée-dînette. [Questa è un po’ complicata: poupée è «bambola», dînette è sia un set di stoviglie giocattolo, sia uno spuntino. Il contesto natalizio potrebbe far pensare alla prima accezione, ma come chiarirà Tartine poco sotto non è così…]Jambon: Ehm… Che cos’è una poupée-dînette?Tartine: È una bambola, ma si può mangiare. [Tenete presente che Tartine è un orco, e che ha smesso di mangiare i bambini solo per amicizia di Merlino e Jambon.]Jambon: Ah.Babbo Natale: Ecco, Tartine, una bambola tutta di carne macinata. Buon Natale e buon appetito!Ragazzino: E io, Babbo Natale?
A questi usi della lingua “estemporanei”, ma talmente diffusi da diventare sistemici, si aggiungono altri elementi che vanno nella stessa direzione, spesso riunendo gioco di parole e intertestualità. Nei due esempi seguenti, due buffoni di corte - non particolarmente apprezzati dal re, né dal popolo - si cimentano in brevi spettacoli i cui titoli richiamano quelli di alcune celebri favole di Jean de La Fontaine.
Nel primo caso, lo spettacolo è effettivamente messo in scena e il lettore può assistere a uno dei peggiori dad jokes in cui mi sia imbattuto di recente (inutile dire che ho riso piuttosto sguaiatamente); nel secondo, esso è solo immaginato - ma il calembour non è comunque più raffinato del primo - mentre i due personaggi stanno fuggendo a gambe levate da un più che probabile linciaggio.
Esempio:

Buffone 1: Il pubblico mi sembra molto ricettivo.Personaggio in nero: Quanto mi infastidiscono quei due!Buffone 1: Cra! Cra! Cra!Buffone 2: Qua! Qua!Pubblico: …Buffone 1: Era “Il corvo e l’anatra” [Canard, “anatra”, e renard, “volpe”, sono paronimi; il riferimento è alla favola Le Corbeau et le Renard, ossia Il corvo e la volpe].Buffone 1: Insomma, questa corsa è la vittoria del melenso sulla tortura. Ah! Il melenso e la tortura. [Mièvre, «melenso», «sdolcinato» è paronimo di lièvre, «lepre»; lo stesso accade per torture, «tortura», molto simile a tortue, «tartaruga»; il riferimento evidente è dunque alla favola Le lièvre et la tortue, cioè La lepre e la tartaruga.] Eccellente!
I due Merlin sono zeppi di giochi di questo tipo: avrei potuto sceglierne praticamente uno per ogni pagina. Ve ne risparmio dunque una quantità esosa (spero che mi ringrazierete). Vorrei chiedervi, però, un ultimo sforzo, da indirizzare alla resa di alcuni realia - in gran parte culinari.
Ricorderò: che nella finzione ci troviamo in Inghilterra, non in Francia; e che, come si vedrà, questo contesto geografico fa capolino, ma non sempre - sarebbe troppo facile. Nel primo esempio, l’ancòra antropofago orco Tartine sta per insaccare tre bambini, che poi porterà nella propria tana per mangiarseli.
Sappiamo che l’orco ha già, a casa, una consistente quantità di formaggio, e che gli ingredienti principali della quiche lorraine, una torta salata, sono proprio latticini e carne (non umana, ma di maiale). Inutile dire che una quiche lorraine stona un po’ nell’Inghilterra medievale… ma il riferimento all’Inghilterra torna nel secondo esempio, dove - in una lista eteroclita di prodotti caseari - compaiono anche realtà culture-bound (culturo scpecifiche) come la clotted cream e gli scones.
Che fare, qui (e penso soprattutto al primo esempio)?
Esempio:

Merlino: Ah, no! Ma attenzione, niente latte, il che vuol dire anche niente formaggio, niente yogurt ai frutti di bosco, niente clotted-cream sui tuoi scones del mattino e niente burro sulle tue tartine!Tartine: Niente burro sulle mie tartine? È disumano!Merlino: Lo so.
Con questi esempi, la prima parte è conclusa. Vorrei però fare un passo in più, e suggerire, a chi ha deciso di mettersi alla prova e di tradurre, che, per molti dei casi qui raccolti, un buon modo di agire può essere, in una prima fase, quello di cercare una molteplicità di soluzioni diverse, e di farlo in diverse direzioni.
Per favorire questa sorta di pensiero laterale, perché non ci lasciamo alle spalle troppe buone soluzioni possibili, è possibile provare ad adottare una tipologia “esaustiva” che ci permetta di pensare a soluzioni alternative rispetto a quelle che ci verrebbero normalmente in mente.
Di recente, Anthony Pym (2018) ha proposto proprio con questo obiettivo una tipologia che si vuole più semplice e immediata rispetto alle numerose alternative esistenti (la più celebre e classica delle quali è forse Vinay & Darbelnet 1972).
Secondo Pym (2018, pp. la sintesi cerca di invitare gli studenti ad andare al di là delle soluzioni iniziali o attese. La tipologia ha una categoria di base, la traduzione con il “pilota automatico”, che si comporta come un aeroplano che ha raggiunto la sua quota di volo; tutto va bene finché non si incappa in una turbolenza: a questo punto è richiesta attenzione e bisogna fare qualcosa. Per trattare i casi di “turbolenza” sono disponibili otto macro-tipi di soluzione a cui è possibile ricorrere per un problem solving intenzionale. La tipologia riguarda situazioni in cui è necessario compiere una scelta significativa: non si interessa all’applicazione di regole obbligatorie o a problemi terminologici. Il modello dice: se siete bloccati, se stavate traducendo tranquillamente e a un certo punto vi trovate in una “turbolenza”, ecco una serie di cose che potreste considerare.
Finché traduciamo con il pilota automatico, insomma, il problema non si pone e di queste soluzioni non abbiamo bisogno; ma quando abbiamo bisogno di pensare a soluzioni alternative, ecco che questi suggerimenti possono tornare utili.
Pym propone le seguenti categorie:
- Copying Structure: Si fanno passare da una lingua all’altra strutture sintattiche o precise sequenze di parole.
- Perspective Change: Un oggetto è considerato da un punto di vista diverso, come quando un albergo è complet in francese mentre ha no vacancies in inglese.
- Density Change: È presente un cambio significativo nella quantità di informazioni veicolata in una determinata porzione testuale. I traduttori potranno ridurre la densità usando soluzioni che spalmano le informazioni su una maggiore estensione testuale.
- Compensation: Un valore viene reso in una posizione testuale o a un livello linguistico marcatamente differente rispetto al testo di partenza.
- Cultural Correspondence: Elementi differenti in culture differenti vengono presentati come se svolgessero funzioni simili.
Tabella delle Strategie di Traduzione
| Strategia | Descrizione | Esempio |
|---|---|---|
| Copia della Struttura | Mantenimento della struttura sintattica originale. | (Esempio specifico dal testo) |
| Cambio di Prospettiva | Adattamento del punto di vista per una maggiore naturalezza nella lingua di arrivo. | "Complet" (Francese) -> "No Vacancies" (Inglese) |
| Cambio di Densità | Modifica della quantità di informazioni per una migliore comprensione. | (Esempio specifico dal testo) |
| Compensazione | Spostamento di un elemento stilistico in un'altra parte del testo. | (Esempio specifico dal testo) |
| Corrispondenza Culturale | Sostituzione di un elemento culturale con uno equivalente nella cultura di arrivo. | (Esempio specifico dal testo) |