La vicenda degli Internati Militari Italiani (I.M.I.) e l’andamento dell’industria tedesca si intrecciano strettamente durante la Seconda Guerra Mondiale. La necessità di incrementare la produzione bellica, unita all'esigenza di mobilitare le nuove generazioni tedesche al fronte, portò a una pressante ricerca di manodopera per i settori produttivi del Reich, dall’agricoltura all’industria mineraria e manifatturiera. Partendo dal contesto di produzione tedesco, è possibile analizzare l’esperienza degli I.M.I. dal 1943 al 1945, cercando di rispondere a domande fondamentali come: come era strutturata la domanda di manodopera tedesca? In che misura vi contribuì il contingente italiano? Come può essere descritta la forza lavoro degli I.M.I.?
Per comprendere appieno il ruolo degli I.M.I., è essenziale esaminare le riforme della produzione e della gestione della forza lavoro intraprese dalla Germania nazista.
La Riforma della Produzione e la Gestione della Forza Lavoro
Nel 1942, Hitler varò una serie di atti di riforma della produzione di armamenti e della gestione della forza lavoro, con l'obiettivo di incrementare la produzione bellica. Questi atti, tuttavia, potevano generare conflitti di competenza tra i vari soggetti coinvolti: il Ministero per gli Armamenti, il Comando Supremo della Wehrmacht (OKW), il Plenipotenziario per l’Impiego della manodopera (GBA) e le industrie tedesche.
L’8 febbraio 1942, la produzione industriale di armamenti e la gestione della manodopera "ospite" e coatta (inclusi i prigionieri di guerra) furono affidate ad Albert Speer, nominato Ministro per gli Armamenti e Plenipotenziario per gli armamenti del piano quadriennale. Speer aveva il compito di far incontrare la domanda di forza lavoro dell’industria e l’offerta di manodopera, con il potere di emanare direttive di impiego.
Di fronte alla scarsità di manodopera, Hitler affidò il compito di reclutare lavoratori, soprattutto nelle zone occupate dell’est, a Fritz Sauckel, nominato GBA il 21 marzo 1942. L’OKW, originariamente responsabile dei prigionieri di guerra e della politica degli armamenti, vide ridotte le sue competenze, conservando un ruolo residuale sulla logistica e la custodia dei prigionieri/lavoratori.
Dal punto di vista industriale, il sistema corporativo tedesco si basava sull’integrazione della produzione finale e dell’industria dei semilavorati/materie prime in associazioni di comparto. I dirigenti, soprattutto imprenditori dell’industria pesante, esercitavano una notevole influenza sulle politiche di pianificazione della produzione.
L’assegnazione dei lavoratori coatti e dei prigionieri avveniva, per la maggior parte, tramite una procedura chiamata dei "moduli rossi - Rotzettel". Questa procedura prevedeva una triangolazione di richieste dalle aziende strategiche al Ministero degli Armamenti, che trasmetteva le domande agli Stalag gestiti dall’OKW. Gli Stalag, attraverso gli uffici dell’impiego dei Gauleiter (GBA), organizzavano la ripartizione della manodopera alle ditte richiedenti.
Un decreto del 30 novembre 1942 stabilì le competenze del Ministero degli Armamenti (individuazione delle priorità dei piani di armamento) e quelle dei Gauleiter (gestione regionale e centrale della forza lavoro). Insieme, questi enti determinavano le quote e i settori di impiego della manodopera, mentre la logistica e la sicurezza dei prigionieri di guerra rimanevano a carico della Wehrmacht.
Fino al 1942-43, un numero significativo di italiani scelse volontariamente di recarsi in Germania per lavoro, godendo di un trattamento relativamente privilegiato. Tuttavia, a partire dal 1942, con il peggioramento della situazione lavorativa e la diminuzione delle risorse in Italia, il trattamento riservato a questi lavoratori peggiorò, equiparandoli, se non peggio, ai prigionieri di guerra.
Il lavoro coatto civile in Germania, gestito dall’ufficio del GBA, impiegava manodopera civile (Zivilarbeiter) reclutata nei paesi occupati, in maniera volontaria o meno, limitando la loro capacità contrattuale e le loro libertà personali. L’impiego dei prigionieri di guerra, invece, era regolato dalla "Convenzione Internazionale sul trattamento dei prigionieri di guerra", che ne permetteva l’impiego in mansioni lavorative compatibili con le loro attitudini fisiche, ma ne limitava i settori (escludendo armamenti e materiale bellico).
Nell’agosto del 1943, quasi 5,3 milioni di lavoratori stranieri erano impiegati nell'industria e nell'agricoltura tedesca, a cui si aggiungevano 1.452.860 prigionieri di guerra. La metà di essi trovava impiego nell’industria alimentare e nell’agricoltura, mentre il 20,8% era impiegato nell’industria degli armamenti. All’inizio del conflitto, i prigionieri erano stati occupati prevalentemente nel settore agricolo, ma a partire dal 1941 aumentò progressivamente la loro presenza nella produzione bellica.
Già alla fine del 1943, gli uffici del lavoro assegnavano i prigionieri soprattutto all’industria pesante e degli armamenti (43,2%) e, come stagionali, al settore agricolo (19%). Questo cambiamento rifletteva le crescenti esigenze della produzione bellica tedesca.
Per i prigionieri di guerra italiani, internati proprio in questa fase, ciò significò essere destinati, senza privilegi, in gran parte all’industria bellica e degli armamenti.
Durante gli anni 1943-1944, il contributo dell’Italia alla produzione bellica tedesca incluse anche il materiale di guerra trafugato dai tedeschi al Regio Esercito Italiano dopo l’Armistizio e quello prodotto nel territorio della R.S.I. e messo a disposizione della Wehrmacht.
L’Italia produsse per conto della Germania armi e munizioni per le truppe della Wehrmacht che stazionavano sul proprio territorio, insieme ai servizi di manutenzione e riparazione. Vennero spediti in Germania dal settembre 1943 alla fine di giugno del 1944 ingenti quantità di materiale bellico.

Mappa dei distretti militari (Wehrkreise) della Germania nel 1944
La Vicenda degli I.M.I.
La vicenda degli I.M.I. ebbe inizio nell’autunno del 1943. La prigionia dei militari italiani può essere suddivisa in tre fasi: dall’8 al 18 settembre 1943 (prigionieri di guerra), dalla fine di settembre 1943 al 3 agosto 1944 (Internati Militari), e dall’agosto 1944 alla Liberazione (lavoratori civili). La trasformazione in "Internati Militari Italiani" avvenne a seguito di un ordine di Hitler il 20 settembre, rivolto ai soldati che non avevano manifestato la loro disponibilità a continuare a combattere o a prestare servizio di supporto allo sforzo bellico.
Secondo Ugo Dragoni, la nuova denominazione pervenne ai comandi periferici non prima del 22-24 settembre, per cui i militari italiani in mano ai tedeschi furono inizialmente registrati come prigionieri di guerra, poi come internati militari.
Il Reich, nel 1943, era suddiviso in tredici distretti militari - Wehrkreis (da I a XIII) - più quelli ricavati nelle zone annesse della Polonia occidentale (XX e XXI) e dell’Austria (XVII e XVIII). Ulteriori campi di detenzione dei soldati italiani si trovavano anche nel Governatorato Generale di Lublino.
I dati riportati nel lavoro di Schreiber mostrano l'evoluzione del numero dei prigionieri italiani nel Reich e nei territori occupati soggetti alla giurisdizione dell’OKW. Il numero passò da 321.942 uomini il 1 ottobre 1943 a 594.709 uomini il 1 febbraio 1944, per poi diminuire a 449.431 uomini il 1 settembre 1944.
Di questi, il totale degli Internati militari impiegati in attività lavorativa raggiunse, nel corso del 1944, la media dell’85% (escludendo ufficiali e civili). I militari italiani furono indirizzati soprattutto verso le regioni del Reich a più elevata concentrazione industriale. Gli ufficiali furono inizialmente concentrati nel VI distretto militare e rinchiusi nel lager di Meppen [Oflag VI C] al confine olandese, e in seguito trasferiti nei lager del Governatorato Generale.
L'utilizzo degli I.M.I. come manodopera era già stabilito al momento della deportazione, come dimostra la loro destinazione alle zone a maggiore vocazione industriale.
Ritornando quindi alla domanda iniziale sul significato della sigla "Hamburg Distretto 21", possiamo dire che essa si riferisce a uno dei distretti militari (Wehrkreis XXI) in cui era suddiviso il Reich, comprendente aree annesse della Polonia occidentale, e che in questo distretto, come in altri, furono dislocati e impiegati come forza lavoro coatta gli Internati Militari Italiani (I.M.I.).

Distribuzione degli IMI nei lager tedeschi