Gli spaghetti con tonno e limone sono un piatto semplice, veloce e delizioso, ideale per un pranzo leggero e saporito. Questa ricetta richiede solo pochi ingredienti facilmente reperibili e non richiede abilità culinarie particolari, rendendola perfetta anche per i cuochi meno esperti.
La preparazione è rapida; in circa 20 minuti potrete servire un piatto fumante e gustoso. L’abbinamento tra tonno, limone e pasta crea un primo piatto dal sapore fresco e mediterraneo che conquisterà tutta la famiglia, anche i palati più esigenti.

Ingredienti e Preparazione
Il bello degli spaghetti con tonno e limone è che potete preparare il condimento mentre la pasta cuoce.
Preparazione del Condimento
- Lavate e tritate il prezzemolo.
- Grattugiate la scorza del limone e spremete il succo.
- Lavate il peperoncino, rimuovete il gambo e i semi, e tagliatelo a pezzettini.
Cottura della Pasta e Assemblaggio
- Portate a bollore una pentola con abbondante acqua salata e cuocete gli spaghetti per i minuti indicati sulla confezione.
- In una padella, versate un filo d’olio extravergine d’oliva e rosolate il peperoncino.
- Lasciate cuocere il tutto per qualche minuto a fuoco medio, aggiungendo un mestolo di acqua di cottura della pasta se necessario.
- Quando la pasta è al dente, scolatela e trasferitela nella padella con il condimento, aggiungendo un altro mestolo di acqua di cottura.
- Unite il prezzemolo tritato, la scorza di limone e un filo di olio extravergine d’oliva a crudo.
- Mescolate bene affinché tutti gli ingredienti si amalgamino perfettamente.
Quando la pasta è ben condita, impiattate e spolverizzate con pepe nero appena macinato e servite subito.
Consigli e Varianti
Per un tocco in più, potete aggiungere olive taggiasche denocciolate o capperi dissalati al condimento. Se preferite un sapore più intenso, utilizzate tonno sott'olio di qualità superiore.
Potete arricchire il piatto con pomodorini freschi tagliati a metà o con un pizzico di origano per un profumo ancora più mediterraneo.
Spaghetti tonno e limone - un piatto velocissimo
Benefici Nutrizionali
Spesso la nostra salute e quella del pianeta vanno a braccetto. L'insalata di riso, che è uno svuotafrigo perfetto e quindi un modo intelligente per evitare gli sprechi: cuoci il riso, lo condisci con tutto quello che avanza - che siano formaggi, salumi, sottoli e molto altro ancora - ed è pronto.
Il “trucco” sta proprio negli abbinamenti: «L'insalata di riso può essere un piatto equilibrato se contiene nelle giuste quantità carboidrati, proteine, fibre e grassi buoni» dice Chiara Manzi, nutrizionista autrice anche di diversi libri bestseller legati al rapporto tra alimentazione e salute. «Fondamentale, anzitutto, abbinare verdure in quantità doppia rispetto al riso, perché ne abbassano l'indice glicemico. Poi bisogna aggiungere proteine in quantità variabili: la quantità è minore se il riso è un primo piatto e non un piatto completo. Idem i condimenti» spiega l'esperta.
In sostanza, «se il riso è un primo piatto, la quantità consigliata per una persona normopeso è 70 grammi, con 140 di verdure al vapore o crude. Se è un piatto completo vanno bene anche 100/120 grammi di riso» dice l'esperta. Poco cambia se bianco o integrale: «La differenza, sia in termini di fibre che di indice glicemico, non è così sostanziale, perciò consiglio sempre di sceglierlo in base ai gusti» continua la dottoressa Manzi.
Per darci un esempio pratico la dottoressa Manzi ci ha dato la sua ricetta dell'insalata di riso della longevità: un piatto sano, bilanciato, gustoso, ricco di tutti i micro e macronutrienti preziosi per il buon funzionamento dell'organismo. Una ricetta facilissima, in cui il riso integrale è abbinato al prosciutto crudo, alla mozzarella, alle zucchine e ai pomodorini, ma con qualche accorgimento: «Al prosciutto va tolto il grasso, la mozzarella è light - cioè con il 10% di grassi in meno -, la quantità di verdure è esattamente il doppio rispetto a quella del riso e anche l'olio è presente in quantità minime» spiega la dottoressa Manzi.
Filetto al Pepe Verde: Una Rivisitazione
Di origine francese, lo si capisce dall’abbondante uso di burro e di panna, e con l’ ingrediente principale raffinato, elegante e che “faceva ricco”: questo secondo piatto aveva sulla carta tutte le caratteristiche per spopolare nel famoso decennio d’oro. Quella sua aurea ricercata lo rendeva il secondo piatto perfetto per le cene dei cumenda e delle loro mogli ingioiellate a cotonate. Inoltre, considerata la -poca- cultura che al tempo gli italiani avevano sulla carne, mangiare filetto era spesso l’unico modo conosciuto per trovarsi nel piatto carne sufficientemente tenera.
Il pepe verde non è nient’altro che la bacca acerba della pianta del Pepe Nigrum, originaria dell’Asia. Questa bacca è la base di diversi tipi di pepe che comunemente troviamo in commercio. Ciò che cambia è la sua lavorazione. Infatti i processi che si possono effettuare possono essere quelli di fermentazione, di essiccazione o di salamoia. Se applichiamo una salamoia alla bacca acerba della pianta di Pepe Nigrum, otteniamo il cosiddetto pepe verde in salamoia. Con l’essiccazione dello stesso frutto otteniamo quello verde essiccato. Se invece lo andiamo a fermentare per qualche giorno e poi lo essicchiamo, otteniamo il quello nero.
La bacca del pepe verde, proprio perché ancora acerba, ha in sé un profilo aromatico più intenso e un sapore più erbaceo, che risulta anche più marcato se si utilizza quello in salamoia. In fase di cottura, a contatto con i liquidi, questa caratteristica fa sì che vengano rilasciati maggiori composti aromatici.
Il filetto è sempre stato considerato (e tutt’ora l’idea persiste) il taglio più pregiato e di conseguenza il più tenero e saporito che ci possa essere. Ma è davvero così? Il filetto, conosciuto anche come chateaubriand o tournedo (quando tagliato dalla parte più piccola e conica) si ricava dalla zona lombare dell’animale, nella porzione centrale del grande psoas. Poiché si tratta di un muscolo che, durante la vita dell’animale, non viene mai allenato, va da sé che rimanga tenero. Di contro, però, è povero di grasso e quindi di sapore. Inoltre proprio perché magro, è molto più propenso ad asciugarsi in cottura.
La salsa del filetto al pepe verde è una delle preparazioni classiche della cucina francese, costituita da una riduzione di fondo bruno che viene arricchito da una generosa quantità di panna. Abbiamo capito, dunque, il motivo per cui a questo piatto è stata aggiunta una salsa così grassa e ricca di aromi: per dare un sapore al filetto che, preso da solo, non avrebbe affatto. Ma non solo: questo condimento voluttuoso serve anche a tenerlo più morbido e succoso.
Dopo gli anni ‘80 il filetto al pepe verde è stato via via sempre più demonizzato: non di rado si trovano esperti gastronomici che lo definiscono addirittura cibo spazzatura. Esagerati! Come sempre, la via giusta è quella in mezzo; niente va demonizzato e niente esaltato immotivatamente.
Ricordiamo la ricetta originale: si prendeva il filetto, si legava con lo spago da cucina e lo si rivestiva di grani di pepe pestato al mortaio. Poi lo si metteva a rosolare in padella col burro, si sfumava col brandy e infine si aggiungevano senape e panna.
Una Versione Modernizzata
Partiremo cambiando completamente il taglio. Useremo la Teres Major, che in Italia è conosciuta anche come filettino di spalla. Non ha niente da invidiare alla tenerezza del suo più blasonato collega, ma costa un quinto e soprattutto ha trame di marezzatura decisamente più intense. Faremo poi una riduzione di teriyaki e pepe verde, fatta a parte e servita in finitura: lo ripetiamo, il sapore non deve sovrastare quello della carne, ma deve esaltarlo.
Partite preparando la riduzione di salsa teriyaki. Tostate i pinoli in forno preriscaldato a 190° C, disponendoli in un unico strato su una teglia e lasciateli cuocere per circa 10 minuti. Tagliate la vostra Teres Major al fine di ottenere dei medaglioni.
Raggiunta la temperatura ideale, poggiate i medaglioni sulla ghisa e laaciate la carne qualche secondo per lato sulla padella, rivoltandola dall’altro lato dopo aver spennellato con olio. Togliete la ciccia dalla padella e adagiatela sul piatto; appoggiate sopra la carne ancora calda il pepe verde rimanente.